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Erotika
La mia Ragazza & sua Cugina · Cap. 12
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Capitolo 12 di 15 37 min di lettura

quella troia deve sentirmi urlare

l'intenso ultimo giorno nella casa in montagna, che grava sulle spalle di tutti.

Alessia
7 mesi fa · 845 letture · 6

Il mondo si è ristretto a tre focolai, tre universi che vibrano su frequenze diverse ma sono tutti puntati su di me.

Fuori, Giada è una dea crudele. Con un gemito prolungato che mi penetra le orecchie anche attraverso il vetro, si allena la cugina. "No, piccolina, non solo lì... Senti questo bottone? È il mio. Senti come pulsava? Adesso usi la lingua, non le labbra. Lenta. Più profonda... Sì, così. Falle vedere a quella stronza di tua sorella cosa significa far godere una donna." Mentre parla, le sue mani si stringono sui suoi seni perfetti, i polpastrelli che pizzicano i capezzoli duri, tirandoli verso l'alto in un gesto di autocompiacimento puro e sadico. Il suo sguardo non mi abbandona un secondo, godendo della mia erezione, dell'umiliazione di Erika e della sottomissione totale di Giulia.

All'interno, Erika è un'uragano di carne e furia competitiva. Si rialza di scatto, una foga selvaggia negli occhi. Non c'è più amore, c'è solo la proprietà. "Ti stai distraendo?" mi sibila, afferrandomi il cazzo con una violenza che mi fa sussultare. "Non mi basta succhiare. Ora voglio sentirti dentro." Con un movimento brusco, mi spinge a sedermi sul divano e senza preavviso, si infila il mio cazzo dentro di sé, impalandosi con un gemito che è metà piacere, metta sfida. Si muove su di me con ritmi forsennati, i seni che rimbalzano davanti al mio viso, le unghie che mi graffiano le spalle. "Guarda! Guarda solo me! È questo che vuoi, eh? Una vera donna! Non una bambina viziata!" urla, le sue parole colpi che vorrebbero raggiungere Giada. Il suo obiettivo è farmi urlare il suo nome, farmi venire dentro di lei con una violenza che sia una vittoria, una firma messa sul suo territorio.

E io? Io sono al centro di tutto. Il mio unico obiettivo è tenerla incollata a me, negarle la possibilità di voltarsi, negarle la sconfitta di scoprire cosa sta succedendo davvero. E contemporaneamente, godermi ogni singolo secondo di questo inferno paradisiaco. Affondo le mie mani nei fianchi di Erika, guidandone il ritmo, la sento bagnata, calda, stretta. La sollevo, la giro. "A quattro zampe," le ordino, la voce un ruggito. "E urla il mio nome."

Erika ubbidisce, si mette carponi sul divano, il culo perfettamente inondato dal sole che entra dalla finestra. "Sì, Franci! Sì!" geme, mentre la inizio a scopare da dietro, con colpi profondi e decisi che fanno ondeggiare i suoi fianchi generosi. Le sue urla sono ora genuine, cariche di un piacere che spera sia un'arma.

Fuori, il mio sguardo incrocia Giulia, la cui faccia è sepolta tra le gambe di Giada. Vedo solo i suoi capelli scuri che ondegano al ritmo impartito dalla regina. Vedo le sue lacrime che si mescolano con i succhi della cugina. Vedo la sua totale distruzione.

Mi concentro di nuovo su Erika. Le mordo il collo, le stringo i seni con forza, le sussurro oscenità all'orecchio, le parole giuste che la fanno fremere e urlare più forte. "Godi, stronza. Godi per me." La sento contrarsi, le sue pareti vaginali che stringono il mio cazzo in un'onda di spasimi violenti. Urla il mio nome, un'invocazione disperata che rimbomba nel salotto e spero, anche sul patio.

Non l'ho fatta venire ancora. Non è il momento. Questo è solo l'inizio. Il mio cazzo è un'arma, il mio piacere è una corazza, e sto giocando una partita a cui nessun altro, nemmeno Giada, conosce tutte le regole. La tengo sulla cresta dell'orgasmo, godendo del suo potere e della sua impotenza, mentre fuori, un'altra vita viene rubata sotto il mio sguardo complice.

L'urlo di Erika svanisce, sostituito da un respiro ansimante e rotto che le scuote le spalle. È esausta, un cumulo di membra sudate e soddisfazione che crede di aver vinto. La sua testa ciondola, il corpo molle sotto il mio.

È il momento che aspettavo.

Con una lentezza che è un'ulteriore tortura per lei, mi estraggo dalla sua figa bagnata e calda. Un filo lucido ci lega ancora per un istante prima di spezzarsi. Non le do tempo di voltarsi, di capire. La spingo delicatamente sul fianco, facendola sdraiare sul divano. È completamente alla mia mercé.

"Non finisce qui," le sussurro contro la pelle umida della schiena. "Non ho finito con te."

Mentre dico questo, il mio sguardo vaga fuori, sul patio. Giada si è appena goduta, un gemito gutturale le è sfuggito mentre la schiena si inarca in un arco perfetto. Le sue dita stringevano i capelli di Giulia, costringendola a non fermarsi. Ora, Giada si rilassa, il respiro ancora affannoso, ma con lo stesso sorriso feroce stampato sul volto. Giulia, invece, si ritrae, il viso bagnato e stravolto, gli occhi lucidi di lacrime e umiliazione.

Erika, sentendo il mio silenzio, si volta appena, appena abbastanza per vedermi il viso. Il suo è un mix di orgoglio e incertezza. "Ce l'hai fatta," dico, la voce un rago di velluto e acciaio. "mi hai fatto vincere"

Le mie parole sono un veleno dolce. La fanno sorridere, ma la sua felicità è di breve durata.

"Ma ora," continuo, scendendo verso di lei, "voglio il mio premio."

La mia bocca si posa sulla sua, ma non è un bacio. È un assaggio. Lecco le sue labbra, le sue guance, il suo mento. Scendo, lungo il suo collo, lecco il sale del suo sudore. Il suo respiro cambia. Si fa più veloce, più incerto.

"Franci, che fai?" chiede, la voce che trema.

"Sto prendendo il mio premio," rispondo, la bocca che ora è su un seno. Lecco il suo capezzolo duro, lo morde delicatamente. Lei geme.

"Sei tutta mia," sussurro, la mano che scende lungo la sua pancia, le dita che le sfiorano la figa. "E voglio tutto."

Il mio dito entra in lei, lento, profondo. Lei sussulta, un gemito le esce dalle labbra. "Sì, così," sussurro, leccando il suo orecchio. "Godi per me. Dimostrami che sei tu quella che può soddisfarmi."

Mentre la faccio godere con le mie dita, la mia bocca scende ancora. Lecco il suo ventre, la pelle liscia e calda. Il mio obiettivo è la sua figa, bagnata e desiderosa. Lecco le sue labbra, il suo clitoride, la sento contrarsi, un'altra ondata di piacere che la travolge. Il suo corpo è uno strumento che io so suonare, che io so far cantare.

Ma la mia mente è divisa. Un pezzo di me è ancora con Giulia, con la sua lingua timida che esplora la figa di Giada. Un altro pezzo è con Giada, con il suo corpo nudo che si dondola al ritmo del piacere. E un altro pezzo è con Erika, con il suo corpo che si contorce sotto il mio.

"Non puoi fermarti," geme Erika, le mani che mi afferrano i capelli, mi premono contro la sua figa. "Non osare fermarti."

"Non mi fermerò," rispondo, la voce roca. "Non finché non avrai urlato il mio nome così forte che anche i morti potranno sentire."

E con queste parole, inizio a leccarla con una foga che è quasi violenza. La mia lingua è un fuoco che la divora, le mie dita un martello che la percuote. Il suo corpo è un campo di battaglia, e io sono il vincitore.

Il sapore di Erika è salato, acido, un nettare di vittoria che si spande sulla mia lingua. La sento vicina, così vicina che il suo respiro è un tuono nelle mie orecchie, le sue contrazioni un terremoto che scuote le mie fondamenta. "Franci... Dio, Franci, sì... sì..." geme, le dita piantate nei miei capelli come radici disperate.

Non la lascio andare. La lecco, la succhio, la possiedo con la bocca fino a quando il suo corpo non scatta in un arco teso, un gemito straziato le sfugge dalle labbra mentre un'ondata di calore la inonda, la figa che pulsa contro la mia lingua in una sequenza spasmodica.

E in quel momento preciso, un clangore metallico e secco spezza l'incantesimo.

È stato rapido, quasi impercettibile, ma in quel silenzio post-orgasmico suona come una sirena d'allarme. È il rumore di un bicchiere che cade su un tavolo di metallo. Sul patio.

Erika si irrigidisce. "Cos'è stato?" sussurra, il piacere che già svanisce, rimpiazzato da un brivido d'ansia.

Il mio cuore batte all'impazzata, ma la mia faccia è una maschera di noia. "Nulla. Forse il vento." Le do un ultimo bacio lento sulla figa bagnata, cercando di riportarla nel mio mondo. "Concentrati su di me. Non c'è niente fuori."

Mi alzo, la prendo in braccio con una forza che la sorprende. È leggera, morbida, e si appoggia al mio petto, gli occhi ancora pieni di sospetto. "Sei tutta mia," le sussurro, baciandola mentre la porto verso lo scalino che conduce alla camera da letto.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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