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Erotika
La mia Ragazza & sua Cugina · Cap. 12
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Capitolo 12 di 15 37 min di lettura

quella troia deve sentirmi urlare

l'intenso ultimo giorno nella casa in montagna, che grava sulle spalle di tutti.

Alessia
7 mesi fa · 845 letture · 6

La mia ragazza è posseduta da una foga che non le ho mai visto. Vuole essere rumorosa. Vuole essere sfacciata. Le sue mani vagano sul mio petto, scendono lungo i miei fianchi, le sue labbra si accaniscono sul mio collo estorcendo gemiti che rimbombano nel silenzio del soggiorno. "Sei mio..." ansima Erika, i seni nudi premuti contro il mio stomaco, alzando il viso per divorarmi la bocca. È un bacio esigente, disperato, carico dell'illusione di aver vinto la sua battaglia invisibile. "Falle vedere di chi sei."

Ma la verità è al di là di quel vetro.

Mentre Erika scivola verso il basso, determinata a farmi impazzire, io tengo gli occhi sbarrati sulla scena che si svolge sul patio illuminato dal sole. Giada è sul lettino. Ha abbassato gli occhiali scuri sul naso. Il suo sorriso è un taglio crudele di pura malizia. Vede l'impegno di sua cugina, vede la sua goffaggine nascosta dalla rabbia, e la trova infinitamente divertente. Un gioco da bambine. Senza mai spezzare il contatto visivo con me, Giada scivola con la mano destra sotto l'elastico dei suoi shorts neri. Il movimento è lento, inequivocabile. Inizia a sfiorarsi, assecondando il ritmo dei respiri spezzati che provengono dall'interno del salotto. Si sta eccitando guardando l'illusione di sua cugina e la mia totale, fottuta schiavitù psicologica.

Ed è proprio in quel momento che la porta a vetri della cucina si apre di scatto.

Giulia esce sul patio, un asciugamano sulle spalle, il viso ancora scuro per la litigata silente del pranzo. Fa due passi e si blocca di colpo. Il suo sguardo attraversa il vetro del soggiorno. Vede Erika in ginocchio davanti a me. Vede me, appoggiato alla vetrata, la testa all'indietro e il respiro mozzo. I pugni di Giulia si stringono fino a farle sbiancare le nocche. La gelosia le deforma i lineamenti. L'arroganza con cui pensava di potermi avere si sgretola davanti alla visione della sorella maggiore che si prende ciò che vuole alla luce del sole.

Fa per voltarsi, per scappare o forse per fare una scenata, ma Giada non ha intenzione di lasciarsi rovinare lo spettacolo.

"Dove credi di andare, piccolina?" la voce di Giada è un sussurro affilato che fende l'aria calda del pomeriggio.

Giulia si volta verso di lei, gli occhi lucidi di rabbia. "Fanno schifo. Siete tutti disgustosi!" sibila, la voce che trema.

Giada non si scompone. Con la mano sinistra si solleva appena sul lettino, mentre l'altra rimane nascosta sotto la stoffa, continuando a muoversi impercettibilmente. "Fanno schifo o ti fa semplicemente rabbia non essere al suo posto?" la provoca Giada, con una crudeltà chirurgica.

Giulia apre la bocca per ribattere, ma Giada è più veloce. Allunga la gamba nuda e perfetta. Con la pianta del piede, preme con forza dietro il ginocchio di Giulia, facendole perdere l'equilibrio.

La ragazzina sussulta e cade in ginocchio sul pavimento di cotto rovente, esattamente di fianco al lettino di Giada. "Stai giù," le ordina Giada, la voce che abbandona ogni traccia di ironia per diventare puro comando. Il suo piede si sposta, premendo leggermente sulla spalla di Giulia per tenerla incollata a terra. "Volevi giocare a fare la donna vissuta? Bene. Inizia a prendere appunti."

Giulia ansima, umiliata, lo sguardo incollato a terra. "Non ho detto di guardare il pavimento," sibila Giada, spingendole il mento con l'alluce per costringerla ad alzare la testa. "Guarda tua sorella. Guardala mentre cerca di tenersi stretto un uomo che non sa gestire. E guarda lui."

I nostri occhi si incrociano di nuovo, attraverso il vetro. Io, Giada e, un gradino più in basso, Giulia, costretta in ginocchio a guardare.

"Guarda come mi fissa mentre lei si danna l'anima per lui," sussurra Giada, la voce rotta da un gemito di piacere che non riesce a trattenere, aumentando il ritmo della sua mano sotto gli shorts. "Sei in prima fila per lo spettacolo, cuginetta. Impara qual è il tuo posto."

E in quella prigione di vetro, con Erika che mi consuma credendo di essere la padrona del mondo, io vengo travolto dall'immagine di Giada che domina tutto: il mio desiderio, la mia ragazza ignara, e la ragazzina in ginocchio ai suoi piedi.

"Vedi, Franci? deve capire quella stonza!." Erika è un'incendio tra le mie braccia, le sue parole sono coltelli che cerca di piantarmi nella schiena per legarmi a sé. Le sue dita affondano nei miei capelli mentre mi spinge con forza sul divano nero di pelle, già lucido di sudore. Un respiro profondo la fa fremere, i suoi seni turgidi si alzano verso di me come un'offerta. "Ora le faccio vedere di chi sei davvero."

Il suono dello scivolare della pelle nuda contro la pelle dei divano si mescola ai gemiti rumorosi di Erika. Con un movimento fluido e feroce, si allarga sopra di me, afferrandomi il cazzo con una presa che è quasi violenza. Non mi guarda. Il suo sguardo è fisso, attraverso la vetrata, su Giada.

Fuori, c'è un leggero cigolio. Giada, con un sorriso beffardo, ha ruotato il suo lettino. Ora è perfettamente rivolta verso di noi, una spettatrice d'eccezione. Sposta gli occhiali in cima alla testa, gli occhi scuri che brillano di divertimento malato.

"Tanto è questo che vuole, no?" la sua voce è un sussurro che, so magicamente, arriva chiaro e teso a Giulia, ancora inginocchiata accanto a lei. "Vuole farci vedere chi comanda. E io... io mi godo lo spettacolo."

Giulia trema come una foglia, il viso teso, gli occhi che non sa se fissare il pavimento rovente o la scena esplicita che si svolge dietro il vetro. È una tortura vivente, e la sua angoscia è il carburante che mi alimenta.

Erika, ignara, si abbassa, la lingua pronta a leccarmi la punta del cazzo, ma Giada la anticipa con una mossa che mi mozza il fiato. Con un gesto teatrale, la burattinaio si alza, il suo corpo scultoreo che si staglia contro il sole. Con le dita, aggancia l'elastico del suo costume bagnato di sopra, lasciandolo cadere a terra. I suoi seni perfetti si offrono all'aria, con i capezzoli duri e scuri. Poi, con una lentezza che è un puro atto di crudeltà, scivola via anche il perizoma.

È nuda. È un'opera d'arte vivente, una regina sul suo trono di umiliazione.

Vede la turbazione di Giulia, la vergogna mista a un'inconfessabile curiosità che le contorce il viso. Giada si ristende sul lettino, le gambe divaricate con una naturalezza che è più erotica di qualsiasi posa provocante. Con un dito, si tocca il labbro della sua figa, già liscia e gonfia.

"Dai, perché non aiuti tua cugina a godere dello spettacolo?" le chiede, la voce un miele avvelenato. "Così non ci pensi."

Giulia scuote la testa, un minuscolo movimento negativo, i pugni serrati.

"Oh, sì, invece," insiste Giada, la sua mano che inizia un cerchio lento sul proprio clitoride. "Sei una brava ragazza, Giulia. Le brave ragazze aiutano. Vieni qui."

Con l'altra mano, le accarezza i capelli lisci, un gesto materno e mostruoso allo stesso tempo. "Non è niente di che. Solo un bacio. Fallo per me. Per noi."

La pressione psicologica è enorme, irresistibile. Giulia cede. Come in un sonnambulismo, si avvicina, il viso a pochi centimetri dalla figa di Giada.

"Leccala," ordina Giada, la voce ora dura, senza inflessioni. "E io mi godrò lo spettacolo mentre lo fai."

Dentro il salotto, Erika mi sta succhiando il cazzo con una foga da cagna in calore, i suoi gemiti riempiono la stanza. Fuori, Giulia esita per un istante, poi la sua lingua timida esce e tocca la pelle calda di Giada.

"E brava," sospira Giada, la schiena che si inarca. "Adesso leccala tutta."

Mentre Giulia, a tratti titubante a tratti disperata, lecca la figa della cugina, io alzo il busto. Con due dita, mi masturbo lentamente, la punta del cazzo bagnata di saliva di Erika. Il suo sguardo è avido, i suoi occhi sono due buchi neri di desiderio, la sua bocca è aperta, la lingua fuori.

"Sì, Franci, sì..." ansima Erika, vedendomi masturbare davanti a lei. "Vieni, vieni in bocca."

"Non ancora," dico, la voce roca. "Ancora un po'."

Erika, frustrata, aumenta il ritmo, la sua testa che va su e giù sul mio cazzo duro come il marmo. Io la osservo, ma la mia mente è altrove. È con Giulia, con la sua lingua che esplora la figa di Giada, con il suo umore che si mescola con l'eccitazione di Giada.

"Guardami," ordino a Erika, la mano che le afferra i capelli. "Guardami mentre ti guardo."

Erika obbedisce, i suoi occhi che mi fissano con una intensità che mi fa tremare. Io, con uno sguardo, la domino.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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