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Erotika
La mia Ragazza & sua Cugina · Cap. 12
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Capitolo 12 di 15 37 min di lettura

quella troia deve sentirmi urlare

l'intenso ultimo giorno nella casa in montagna, che grava sulle spalle di tutti.

Alessia
7 mesi fa · 845 letture · 6

Le due cugine sono lì. La luce e l'oscurità. Il bianco e il nero. Ed entrambe si stanno letteralmente mettendo in mostra per me, in una gara silenziosa fatta di sguardi, petti in fuori, gocce d'acqua e lussuria. Giulia, dall'altra parte della piscina, ci guarda aggrappata a un salvagente, il volto scuro di gelosia, ma nessuno le presta attenzione. Il mondo si è ridotto a questo triangolo malato.

Resto immerso nell'acqua fino al petto, il cuore che mi rimbomba nelle orecchie, la mia erezione dura come la pietra che pulsa contro il tessuto del costume.

Mentre guardo Erika, il respiro mi si mozza per un'emozione che va oltre il sesso. Io la amo. La amo follemente. Amo la sua dolcezza, il suo mettersi in gioco per me, il modo in cui cerca di essere disinibita solo per rendermi felice. Guardandola gocciolante e bellissima sotto il sole, immagino il nostro futuro a Milano. Immagino le domeniche mattina, la nostra vita insieme. È lei il mio porto sicuro, la mia sanità mentale.

E poi il mio sguardo scivola su Giada. Le sue labbra dischiuse, il seno perfetto, quell'aura di perversione assoluta che le emana dai pori. Se Erika è il mio futuro, Giada è la fiamma nera che minaccia di bruciare tutta la casa. È il vizio, è la sottomissione, è il sesso sporco che mi svuota e mi annienta. E la verità, la terribile e mostruosa verità che mi colpisce in mezzo a quella piscina, è che non posso fare a meno di nessuna delle due. Ho un disperato bisogno dell'amore puro di Erika per non impazzire, e ho una fame letale del corpo di Giada per sentirmi vivo.

"Sembri incantato, Franci," mi richiama Giada, la voce un sussurro rauco che vola sull'acqua, aprendo gli occhi neri per fissarmi. "A cosa stai pensando?"

"Penso che..." la voce mi esce roca, lo sguardo che salta dai fianchi di Erika alle labbra di Giada. "...penso che questo panorama mi mancherà moltissimo quando torneremo in città."

Erika fa un sorriso fiero, pensando che la mia ammirazione sia tutta per lei. Scende di nuovo in acqua e mi abbraccia, ignara del fatto che il mio cazzo sia duro per il pensiero di averle entrambe.

La competizione in acqua si trasforma in una guerra fredda fatta di pelle nuda, sguardi incendiari e doppi sensi.

Giada non si arrende. Mentre Erika mi tiene le braccia al collo, baciandomi con una foga ostentata, sento improvvisamente il piede nudo di Giada scivolare sott'acqua. L'alluce dal colore scuro risale lungo il polpaccio, sfiora l'interno della mia coscia e si ferma pericolosamente vicino all'inguine. Sott'acqua mi sta letteralmente accarezzando, mentre in superficie sorride innocentemente alla cugina. Devo mordermi l'interno della guancia per non sussultare.

"Sei così affettuosa oggi, Erika," commenta Giada, la voce liscia come l'olio. "È bello vedervi così uniti. Anche se, sai, a volte le fiamme troppo alte bruciano in fretta e poi resta solo la cenere. Ci vuole... costanza."

Erika stringe la presa sui miei capelli. Ignora il vero significato di quelle parole, ma l'istinto territoriale le fa drizzare le antenne. "Non preoccuparti per la nostra fiamma, Giada. Sappiamo come alimentarla. E Franci non si stanca mai di me."

Mi dà un altro bacio, sfacciato, spingendo il bacino contro il mio. Giada, a un metro di distanza, osserva la scena socchiudendo gli occhi. Il suo piede sott'acqua preme per un secondo proprio sul rigonfiamento del mio costume, un tocco fantasma e letale, prima di allontanarsi. Una fitta di piacere puro mi trapassa la spina dorsale.

Il pranzo è un campo minato. La zia chiacchiera del viaggio di ritorno, ignara dell'elettricità che satura l'aria. Giulia mangia in silenzio, lanciandomi occhiate rabbiose e gonfiando il petto sotto la canottiera bagnata, ma io non le presto la minima attenzione. Tutta la mia concentrazione è divisa tra le due donne ai lati opposti del tavolo.

Giada prende un acino d'uva dal cesto della frutta. Lo porta alle labbra con una lentezza esasperante. Lo morde a metà, lasciando che una goccia di succo le lucidi il labbro inferiore, gli occhi neri piantati nei miei. "La frutta estiva è la migliore," sussurra, passandosi la lingua sulle labbra. "Dolce, succosa... va assaporata lentamente, fino all'ultima goccia. Non credi, Franci?"

Erika scatta. Prende un pezzo di fragola dal suo piatto, si sporge verso di me e me lo infila letteralmente in bocca, le sue dita che mi sfiorano le labbra con una possessività feroce. "Franci sa benissimo cosa gli piace," ribatte Erika, guardando la cugina con un mezzo sorriso di sfida. "E sa che le cose migliori le ha già in casa."

La tensione è così spessa che si potrebbe tagliare col coltello. Appena il pranzo finisce, la zia annuncia di voler fare un'ultima siesta. Giulia, sbuffando, sparisce di sopra, chiudendosi la porta della camera alle spalle con un tonfo.

Siamo rimasti in tre. Giada si alza languidamente. "Io vado a prendere l'ultimo sole sul patio," annuncia, sistemandosi il laccetto del minuscolo bikini nero. Prende il suo telo e un paio di occhiali da sole, ed esce dalla grande vetrata scorrevole del soggiorno, sdraiandosi sul lettino esattamente di fronte ai vetri del salotto.

Rimango solo con Erika in cucina. Le prendo la mano. "Amore, andiamo di sopra in camera," le sussurro, l'adrenalina che mi pompa nelle vene. "Finiamo quello che abbiamo lasciato a metà ieri sera."

Ma Erika scuote la testa. I suoi occhi castani bruciano di una fiamma nuova, un misto di rivalsa e desiderio. Guarda verso la vetrata del soggiorno. Fuori, Giada è sdraiata sul lettino, il corpo perfetto esposto al sole, rivolta verso l'interno della casa.

"No. Non andiamo di sopra," mormora Erika, la voce che trema per l'audacia della sua stessa idea. Mi afferra per il laccetto del costume e mi tira verso il centro del soggiorno.

Mi ferma esattamente a un metro dalla grande parete di vetro. Fuori, il patio è inondato di luce. Dentro, la penombra ci avvolge.

"Erika... cosa fai?" chiedo, il respiro che si fa improvvisamente corto. "Ci può vedere. Le tende sono aperte."

"Lo so," risponde lei, con una determinazione feroce. "Voglio che ci veda."

Il mio cervello subisce un blackout totale. Erika, la mia dolce, pudica ragazza, è talmente accecata dalla competizione territoriale con la cugina che ha deciso di esibirsi. Vuole sbattere in faccia a Giada la sua "vittoria". Vuole marcare il territorio.

Senza staccare gli occhi dai miei, Erika porta le mani dietro la schiena e sgancia il bikini bianco. I due triangoli di tessuto scivolano a terra. Il suo seno nudo si offre al mio sguardo e, contemporaneamente, alla visuale della vetrata alle mie spalle.

Con un movimento fluido, Erika mi spinge con la schiena contro il vetro fresco della finestra panoramica. Fuori, con la coda dell'occhio, vedo Giada abbassare lentamente gli occhiali da sole scuri. Si è accorta di noi.

"Sei mio, Franci," ansima Erika contro la mia bocca, baciandomi con una foga disperata, le sue mani che scivolano giù, agganciando l'elastico del mio costume e tirandolo via con uno strattone.

È la scena più psicologicamente folle e perversa che potessi immaginare. Erika è convinta di star umiliando sua cugina, di starle dimostrando chi comanda. Si inarca contro di me, i suoi seni nudi premuti contro il mio petto, le sue mani che mi accarezzano con un'urgenza animalesca. E mentre lei geme contro il mio collo, stringendomi i fianchi... io guardo fuori dal vetro.

Giada non è umiliata. Giada non è sconfitta. Giada è sul lettino a tre metri da noi. Ha gli occhiali abbassati sul naso e ci sta fissando. E sta sorridendo. Un sorriso diabolico, predatorio. Ha capito esattamente il gioco di Erika, e lo sta ribaltando.

Erika scivola sulle ginocchia davanti a me, proprio contro la vetrata. "Falle vedere come mi ami," sussurra la mia ragazza, la voce rotta dal desiderio, convinta di essere la padrona del gioco mentre le sue mani si stringono attorno a me.

Mentre Erika inizia a baciarmi, la mia testa si getta all'indietro contro il vetro. I miei occhi incrociano quelli di Giada fuori sul patio. Giada si passa lentamente la lingua sulle labbra rosse. Poi, mantenendo il contatto visivo con me attraverso il vetro, scivola con una mano lungo il proprio ventre, infilando due dita sotto il laccetto del bikini nero, iniziando a toccarsi al ritmo dei gemiti di sua cugina.

Sono intrappolato nel punto esatto in cui paradiso e inferno si toccano. Mia moglie mi sta venerando per dimostrare di possedermi, mentre la mia dominatrice ci guarda, si masturba e mi ricorda con un solo sguardo che io, in realtà, appartengo a lei.

Il vetro della grande finestra scorrevole è fresco contro le mie scapole nude, un contrasto folle con il calore rovente del corpo di Erika che mi si stringe addosso.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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