È un vortice di panico. Si lancia verso il letto, cercando furiosamente il suo intimo, le sue mani che tremano così tanto da non riuscire nemmeno a afferrare il pezzo di stoffa. Il suo corpo, poco prima tempio di passione, è ora un macigno di paura. L'adrenalina del piacere si è trasformata in adrenalina pura di fuga.
"Calma, calma, Giulia," le cerco di dire, ma la mia voce è debole, incerta.
"Vai, va', cazzo!" mi spinge lei, con una disperazione che quasi mi commuove. "Dai, sbrigati!"
Mi infilo i boxer con una goffaggine che non mi appartiene, il cuore che mi martella nel petto. La afferro per un attimo, le bacio la fronte, un gesto istintivo, rapido.
"Niente panico, OK? Stai tranquilla," le sussurro, prima di aprire la porta e scivolare fuori nella penombra del corridoio. La chiudo alle mie spalle, con un click che mi sembra fragoroso.
E lì, appoggiata al muro opposto, in tutta la sua gloria malata, c'è Giada. Ha la vestaglia leggermente aperta, lasciando intravedere il merletto nero del reggiseno. I suoi capelli sono un po' più scomposti del solito, le guance leggermente arrossate, le labbra un po' gonfie. È l'immagine della donna che si è appena masturbata violentemente. Mi fissa con quegli occhi neri e liquidi, un sorriso compiacuto e predatore stampato sul volto.
"Spettacolo meraviglioso, Franci," dice, la sua voce un sussurro di velluto tagliente. Sei stato un performer esemplare. La mia cuginetta... non l'avrei mai detta così... portata. Bravi entrambi."
Il sangue mi ribolle nelle vene. Non è rabbia, non è vergogna. È un misto di frustrazione per l'interruzione e un orgoglio perverso per il suo complimento. La guardo dritto negli occhi, sfidandola.
"Ci hai interrotto sul più bello," sbuffo, cercando di sembrare più arrabbiato di quanto non sia in realtà. "Ero lì per darle una seconda lezione. Una più approfondita."
Il suo sorriso si allarga. Fa un passo verso di me, la sua mano che si posa sul mio petto nudo, le dita fredde contro la pelle bollente. La sua vicinanza è elettrica, un pericolo che attira come un magnete.
"Povero piccolino," mi sussurra, il suo alito che mi sfiora il collo. "Hai le palle dure come il marmo, eh? Ti sei preso la sorellina di Erika davanti alla sua porta. E adesso sei incazzato perché la cugina non ti lascia finire il lavoro?"
La sua mano scende, lenta, deliberata. Si ferma sull'elastico dei miei boxer, le dita che ci giocano, per poi scivolare sotto. La sua presa è sicura, quasi aggressiva, e non può fare a meno di indurirmi di nuovo.
"Guarda un po' qui," continua, il suo sguardo fisso sul mio. "Sei ancora eccitato come un cavallo. Non ti basta una ragazzina vergine? vuoi anche me, vero? Vuoi tutte e tre."
Mi stringe, duro, e un gemito mi sfugge nonostante me. Il controllo che ho avuto su Giulia svanisce al suo contatto. Con lei, non sono io il predatore.
"cazzo tu sai bene quanto ti desidero..." mento, la voce roca.
"Ah, lo so e mi stai meritando" sorride lei, e la sua altra mano mi afferra per i capelli, tirandomi indietro con un gesto padronale. "Ma stasera la prima è Giulia. O meglio, è il suo sapore." La sua scende ancora, fino a che non sento il tessuto dei boxer che le strizza le nocche. Il suo tocco mi trasuda l'intero corpo.
"Con me, Franci, tu resti sempre il cane. E io la padrona," mi sussurra, gli occhi che mi divorano. "Ti sei dato da fare, l'ho vista bene dalla porta. Hai sfondato anche questa. E come premio..."
Si china su me stessa, in un movimento fluido e sensuale. Mi abbassa gli boxer, liberando la mia erezione che pulsa ancora al ritmo del nostro confronto. La guarda per un istante, come un'artista davanti alla sua opera.
"...e come premio," ripete, la voce ora un sussurro roco di pura lussuria, "ti meriti qualcosa di speciale e domani lo avrai ma ora...voglio assaggiare la mia cuginetta"
Senza altro preavviso, si inginocchia davanti a me. La sua bocca si apre, e la sua lingua mi sfiora la punta, con un tocco leggero, quasi un interrogativo. Poi un'altra leccata, più lunga, più lenta, che parte dalla base e risale fino alla cappella, raccolgendo ogni goccia di piacere.
"Oddio..." esce, un suono strozzato che non riesco a controllare. "Giada... cazzo..."
assapora i fluidi di giulia appiccicati sul mio cazzo con una fame che mi fa tremare. Le sue labbra mi avvolgono, calde e umide, iniziando un movimento che è al tempo stesso una carezza e un'affermazione di potere. Non è l'inesperienza timida di Giulia. È la bocca di una donna che sa esattamente cosa vuole e come ottenerlo. È un atto di possesso, un marchio.
"Hai un sapore familiare, Franci," mi dice, allontanandosi per un istante, con un filo di bava e di sperma che le unisce ancora le labbra alla mia virilità. "Un po' di te... e un po' di Erika. E adesso... un po' di questa innocenza appena rubata. Un cocktail di famiglia. Delizioso."
Con queste parole, riprende il suo lavoro. La sua lingua mi danza intorno, le sue mani mi stringono le palle, giocando con loro, mentre la sua bocca mi divora, mi succhia, mi possiede. Le chioma scura ondeggia al ritmo dei suoi movimenti, e la vedo da dietro le mie palpebre chiuse, la vedo inginocchiata ai miei piedi, nascosta nel corridoio buio, con la vestaglia aperta sul suo corpo perfetto.
"Ti piace, eh? Ti piace sapere che sto assaggiando La mia cuginetta?" mi chiede, con la voce roca dal piacere e dal cazzo in gola.
Non aspetto una risposta. Non me ne serve una. Il mio corpo risponde per me. Le mie anche si muovono in sincrono con la sua bocca, le mie mani che si aggrappano ai suoi capelli, non per guidarla, ma per non cadere. La sento ridere, un suono basso e vibrante che si trasmette direttamente al mio cazzo, facendomi fremere.
"Ah, ah... non credere di essere tu al comando qui, amore," mi sussurra, mentre le sua mano mi stringe il cazzo. "Quando ti tocco io, è io che decido. E stasera ho solo voluto un assaggio. Un antipasto."
si rialza, con un movimento aggraziato e felpato. Si aggiusta la vestaglia, si passa una mano tra i capelli, e mi fissa con un sorriso compiacuto. Mi dà un ultimo bacio profondo, un bacio che sa di me e di Giulia.
"Siamo a posto, per stasera," dichiara, con la sicurezza di chi ha appena vinto una battaglia. "Hai dato a mia cugina la sua prima lezione. E io... beh, ho avuto il mio spettacolo e il mio assaggio. Ma non preoccuparti. Domani... domani ci sarà il secondo atto. E questa volta, la padrona vorrà un ruolo più attivo."
Mi dà una pacca sulla guancia, un gesto che è al tempo stesso affettuoso e umiliante. Poi si gira, e scompare nel buio del suo corridoio, lasciandomi solo, col cazzo duro, col cuore che martella, e con il gusto di lei e di Giulia sulle labbra.
Rientro in camera da letto, il silenzio denso e pesante come una coperta. Erika dorme, ignorante, al mio fianco. Il suo respiro è lento, regolare, un contrappasso surreale alla tempesta che si è appena scatenata a pochi metri da lei. Mi stendo accanto a lei, con il corpo ancora acceso, la mente un vortice di immagini e sensazioni. Giulia che geme, Giada che succhia, il gusto del peccato sulla mia lingua.
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Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!
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visceralmente innamorata di giulia