Poco dopo.
Erika respira profondamente, persa nel sonno pesante che segue sempre i nostri amplessi più violenti. La guardo per un attimo, il petto che si alza e si abbassa regolarmente nel buio della nostra stanza. Poi, un fruscio impercettibile mi fa voltare. La porta è socchiusa. Giada è lì, una sagoma perfetta nella penombra del corridoio. Mi alzo dal letto in assoluto silenzio, indossando solo i boxer, e la raggiungo.
Ha un sorriso che è la definizione stessa del peccato. Mi sfiora il petto nudo con un dito, gli occhi che brillano di una malizia oscura. "Esco un po' dalla stanza," mi sussurra all'orecchio, la voce che è seta e rasoio. "Vado a bermi un bicchiere d'acqua giù. Hai campo libero. Mi raccomando... domina la mia cuginetta. Vacci pesante. Falle sputare la verità."
Si allontana lungo il corridoio, lasciandomi solo con il mio abisso. Il cuore mi martella contro le costole a una velocità spaventosa. Cazzo, ma cosa sto facendo? È Giulia. La sorellina della mia ragazza. È la linea rossa definitiva, il punto di non ritorno assoluto. Ma l'eccitazione che mi pulsa nelle vene, drogata dalla manipolazione di Giada e dalla visione di Giulia che ci spiava, è troppo forte. Non riesco a fermarmi. Non voglio fermarmi.
Faccio pochi passi e mi ritrovo davanti alla porta della loro camera. È aperta a metà. Faccio toc toc con le nocche sullo stipite, spingendo lentamente il battente.
Giulia è a letto, mezza sdraiata contro i cuscini. Indossa solo una canottiera bianca e un paio di culotte corte. Sta scorrendo il telefono, ma quando alza lo sguardo e mi vede entrare, illuminato solo dalla luce fioca della sua abat-jour, sbianca di colpo. Il telefono le scivola quasi dalle mani.
"Franci..." balbetta, la voce incrinata. Si tira istintivamente le coperte sulle ginocchia. "Che... che ci fai qui? Dov'è Giada?" "È andata di sotto," rispondo con calma gelida, chiudendo la porta dietro di me. L'aria nella stanza diventa improvvisamente densa, asfissiante.
Mi avvicino e mi siedo esattamente sul bordo del suo materasso, accorciando le distanze. Sento il calore del suo corpo attraverso le coperte. Lei trattiene il fiato, gli occhi sgranati, terrorizzata e fottutamente curiosa allo stesso tempo. "Volevo farti una domanda, Giuly," le dico, abbassando la voce, mantenendo un contatto visivo che la inchioda al cuscino. "Perché ci guardavi scopare prima?"
La sua reazione è immediata. Da pallida diventa paonazza in un millesimo di secondo. "Cosa?! Io... no, ma sei impazzito? Non vi stavo guardando!" sbotta, la voce che trema per il panico e per la pessima recitazione. "Mi sono... mi sono affacciata un secondo alla finestra per vedere se c'era vento, è stato un caso!"
"Un caso," ripeto, scuotendo lentamente la testa, un sorriso amaro e predatorio sulle labbra. "Certo. Solo che sei rimasta lì ferma per un bel po'. Hai guardato ogni singola spinta, Giulia."
Allungo una mano. Lentamente. Senza chiedere permesso. Poggio il palmo aperto direttamente sulla sua coscia nuda, appena sotto l'orlo delle culotte. Al contatto con la mia mano calda, Giulia sussulta, un brivido violentissimo le attraversa la schiena, ma non si sposta di un millimetro. La pelle è morbida, ma i muscoli sotto sono tesi come corde di violino.
"F-Franci, ti prego... togli la mano..." balbetta, ma il suo tono è una supplica debole, priva di vera convinzione. "Cosa stai facendo? Non è come credi, te lo giuro... non volevo..." "Continui a mentire," le sussurro, facendo scivolare le dita di qualche centimetro più su, accarezzandole l'interno coscia con una lentezza estenuante, godendomi il modo in cui il suo respiro si spezza. Sento il calore che emana dal suo bacino. È in trappola, divisa tra il senso di colpa e una lussuria che la sta divorando.
Sposto la mano dalla coscia, afferrandola delicatamente ma con fermezza per il fianco, stringendo la carne morbida sopra l'elastico dell'intimo. La costringo a guardarmi, il mio viso a pochi centimetri dal suo.
"Perché mi menti?" le chiedo, il tono ruvido, spogliato da ogni ruolo di finto fratello maggiore. "La verità è molto più semplice, piccola. Vediamo se indovino." Le sfioro la pelle nuda del fianco col pollice. "Sei fottutamente eccitata ultimamente. Sei invidiosa, sei curiosa, e ti piace da impazzire spiare tua sorella e il suo fidanzato mentre scopano come animali. Dico bene o vuoi correggermi?"
Gli occhi di Giulia si riempiono di lacrime a metà tra il panico e una vergogna che la sta divorando viva. Smette di cercare di scappare, ma il suo respiro si fa ancora più corto.
"Non è... non è come la fai sembrare tu," balbetta, la voce che è poco più di un sussurro tremante nel buio. "Io non l'ho mai fatto, Franci... non ho mai provato niente del genere. Ero solo... curiosa. Volevo solo capire cosa si provasse, vedere come funzionava. Ti prego," mi supplica, la voce che si incrina, "ti prego, non dirlo a Erika. Ti scongiuro. Sarebbe troppo strano, distruggerebbe tutto. Non mi guarderebbe mai più in faccia."
Assorbo le sue parole, ma la mia mente, ormai plagiata dalle tattiche di Giada, non prova pietà. Prova solo un'immensa, oscura sete di potere. Ora capisco cosa prova Giada quando mi guarda dimenarmi. È una droga.
Alzo la mano dal suo fianco e gliela appoggio dolcemente sulla guancia. La sua pelle è bollente. Appena la sfioro, Giulia scatta. Afferra il mio polso con la sua mano piccola. "Che cazzo fai..." sibila, cercando di fare la dura. Ma è una farsa. Le sue dita stringono il mio polso, ma non c'è nessuna spinta. Non sposta la mia mano di un millimetro. La tiene lì, intrappolata contro il suo stesso viso, mentre i nostri sguardi si incatenano.
"Tranquilla," sussurro, la voce bassa, calma, spaventosamente sicura. Sto usando lo stesso identico tono che Giada usa con me. "Non dirò una parola a Erika. Sarà il nostro piccolo segreto."
Il pollice della mano che lei tiene ferma si muove, accarezzandole lentamente lo zigomo. Giulia chiude gli occhi per una frazione di secondo, tradita dal suo stesso corpo. "E allora perché mi stai toccando?" mormora, riaprendo gli occhi, cercando di caricare la voce di disgusto. "Sei il fidanzato di mia sorella. Cazzo, Franci, ti rendi conto? Fai schifo. Sei un pervertito squallido."
Le sue parole dovrebbero ferirmi, ma mi eccitano a un livello viscerale. Faccio scivolare l'altra mano, quella libera, giù verso il suo ventre. Mi infilo sotto l'orlo della sua canottiera bianca, sfiorando la pelle nuda e morbidissima della pancia. Sussulta violentemente, ma, ancora una volta, non si scosta. Contemporaneamente, libero il polso dalla sua presa debole e sposto quella mano sul suo collo. Non la stringo, ma la avvolgo con una fermezza possessiva, il pollice che le accarezza la base della gola, dove sento il suo battito cardiaco accelerato impazzire sotto i miei polpastrelli.
Mi chino in avanti, annullando quasi del tutto la distanza tra i nostri visi. Il suo profumo di bagnoschiuma alle mandorle mi riempie i polmoni.
"Faccio schifo?" le sussurro a un millimetro dalle labbra. "Sono un pervertito? Eppure sei bollente, Giulia. Tremi sotto le mie mani." "Ti conosco da anni..." ansima lei, cercando di girare il viso, ma la mia mano sul collo glielo impedisce dolcemente. La ribellione è tutta nelle sue parole, ma il suo corpo è in fiamme. "Mi davi le fottute ripetizioni di matematica in salotto... e ora entri in camera mia mentre Erika dorme di là. Sei uno sporco traditore."
"Sì, lo sono," ammetto, senza abbassare lo sguardo, sfoderando un sorriso freddo, implacabile. La mano sotto la canottiera inizia a tracciare piccoli cerchi lenti sul suo stomaco, salendo di un millimetro a ogni giro, avvicinandosi pericolosamente al limite del suo reggiseno. "Sono un fottuto traditore. Ma tu sei esattamente come me, piccola. Fai la ragazzina indignata, fai finta che la mia presenza qui ti faccia ribrezzo, perché sei terrorizzata dall'idea di ammettere quanto ti eccita l'idea di farti toccare da me."
"Non è vero..." piagnucola, ma incrocia le gambe sotto le coperte in un movimento inequivocabile, un disperato tentativo di alleviare il calore che le sta esplodendo tra le cosce.
"Vuoi che tolga le mani?" la sfido, avvicinando il viso al suo orecchio, la voce ridotta a un graffio oscuro e sensuale. "Dimmelo, Giulia. Dimmi 'Franci, toglimi le mani di dosso e vattene', e io mi alzo, esco da questa stanza e non ne parliamo mai più. Dimmelo guardandomi negli occhi."
Il silenzio cade pesante nella stanza. Sento il suo petto alzarsi e abbassarsi freneticamente sotto la mia mano. Le sue labbra si dischiudono, gli occhi lucidi cercano i miei. Cerca la forza per cacciarmi, cerca la sua coscienza, ma trova solo la stessa lussuria perversa che sta divorando me.
Passano cinque secondi interminabili. E Giulia non dice nulla. Deglutisce a fatica, un piccolo gemito strozzato le muore in gola, e i suoi occhi neri, così fottutamente simili a quelli di Giada, si arrendono alla mia dominazione.
