“ha cominciato a tradirmi con altri uomini praticamente da subito, e non si è più fermata, io lo sapevo e le prime volte mi incazzavo ma sai cosa mi diceva? ‘è la mia natura, è più forte di me, se mi vuoi devi volere anche questa parte di me…’, e secondo te che cosa ho fatto?”
è chiaro che cosa aveva fatto…
“non la tenevi ferma, era inutile, si è fermata solo due anni quando è nata Serena, poi ha ricominciato” continuò, “e io… io provavo a fare il bravo, almeno io, ma ho avuto anch’io le mie amichette, sai?”
ecco, a quello magari credevo un po’ meno.
sembrava che la birra gli avesse fatto effetto perché si era messo a parlare con la voce un po’ impastata, ed era molto più divertente così.
“la prima vacanza che abbiamo fatto insieme si è fatta scopare in spiaggia da un ragazzo più giovane, e io sono andato al bar per non esserle in mezzo ai piedi” continuò, “e quando ha finito è tornata da me e si è fatta pagare un cocktail, tutta dolce e amorevole, e quando siamo tornati in camera nostra mi ha mangiato vivo!”
“ha lavorato in un’agenzia di assicurazioni fino a una decina di anni fa, e pensa che una sera è tornata a casa più tardi del solito, ha giocato un po’ con Serena e poi a tavola mi ha detto che si era appena fatta fare il culo dal suo capo, con un altro collega che la guardava, e che dopo averlo fatto venire sulla sua faccia gli aveva consegnato la lettera di dimissioni…”
evidentemente ne aveva di cose da raccontare e ci voleva molta ma molta birra per farle uscire.
“Stella è fatta così, e… a me va bene così, che vuoi che sia se si diverte anche con gli altri?”
“dipende sempre da che cosa vuoi dalla tua donna, da che tipo di donna vuoi, se vuoi una come Stella… o ti adegui o non la terrai mai con te, è inutile…”
“la conosci Stella” mi disse, “te la scopi, lo sai com’è a letto, è un animale, giusto?”
alzai le spalle.
“secondo te… perché sta con me da così tanti anni? perché non se n’è mai andata con uno… con uno come te, pieno di grana e con la villa e la piscina?” mi chiese, “mi hai visto? sono… sono alla sua altezza secondo te? no, non lo sono!”
no, non lo era, ma non glielo dissi ovviamente, non lo volevo umiliare.
“Gioia cosa ti ha raccontato di me?” continuò mettendomi in imbarazzo, “te l’avrà detto che dopo il giochetto mi addormento, giusto?”
alzai ancora le spalle.
“non è che mi addormento, glielo lascio credere…”
“ma io sono così… che ci devo fare?” seguitò a dire, “io… io vivo così, sono più calmo…”
“Stella mi ha detto che tu sei una furia” continuò ancora, ed io ero sempre più a disagio, “ma una furia va bene ogni tanto, per… per cambiare, o quando una donna ha voglia di sentirsi… spaccare in due!”
“poi… poi Stella torna” mi disse, “torna a casa e siamo di nuovo… quelli di vent’anni fa, pensa che ci addormentiamo ancora mano nella mano, ci crederesti?”
“non… non lo so…” gli risposi, con evidente disagio.
“perché scambiamo, secondo te?” mi chiese ancora, ma senza aspettarsi una risposta, “scambiamo per… restare insieme, per restare vivi…” disse, “senza queste… divagazioni, saremmo già separati da anni!”
“abbiamo cominciato a scambiarci per gioco, cominciano tutti così, per noia dicono, ma è solo un gioco” continuò nella sua confessione-fiume, “c’era un parco che era il ritrovo degli scambisti amatoriali, tu andavi lì, conoscevi qualcuno, fumavi una sigaretta insieme e poi invece di andare via con tua moglie prendevi la sua, te la scopavi in macchina e poi ritornavi, e ti salutavi, e alla prossima, fantastico no?”
“eh, immagino…” gli risposi sarcastico.
“poi il parco è diventato pieno di gente di merda e allora abbiamo cominciato a leggere gli annunci e ci abbiamo dato dentro una o due volte alla settimana”
“cazzo…” mormorai.
“ne abbiamo fatte di tutti i colori” continuò quasi entusiasta nel ricordarlo, “pensa che una sera Stella mi dice che esce e va con uno che conosce, io ci resto male perché penso che resto a casa da solo e non scopo, ma dopo una decina di minuti che lei è uscita mi suonano al campanello e quando apro trovo una… gnocca paurosa, una cosa spettacolare!”
“lei è sulla porta e si alza il vestito facendomi vedere la figa e mi dice ‘ciao, io stasera sono la tua Stella…’, e sai che cosa ho fatto, l’ho portata in camera da letto e me la sono scopata alla grande, e forse quella era la più bella figa che mi sia mai fatto…”
era sbronzo, ma non dubitavo che fosse la verità.
“per le donne… facciamo maree di cazzate” ricominciò, “a noi sembrano tutte giuste, legittime, no? siamo uomini, facciamo quel cazzo che vogliamo, ok?”
sì, era sbronzo.
alzai l’ennesima birra per fargli capire che era così, che aveva ragione.
“e… loro non possono?” mi chiese, “loro non possono fare le stesse cose?”
sbuffai.
“le donne come Stella hanno bisogno di tutto questo, di tutto quanto” continuò a dire, da vero filosofo della piscina, “hanno bisogno dello stallone che le monta ma hanno bisogno anche del marito premuroso, uno come me, che quando loro rientrano a casa le fa trovare il bagno pronto, con le candele e il loro incenso preferito!”
“e chi sono io per… impedirle di vivere?” mi disse ancora, “io… io tutto sommato ci guadagno da questa situazione…"
“sì? e che cosa ci guadagni?”
sorrise.
“sai quante… grandissime patate mi sono scopato in carriera?” disse a bassa voce, “sai quante… gnocche colossali mi sono trombato? donne che non avrei mai neanche visto con il binocolo!”
“ma che cazzo dici? tu hai Stella! e Stella è… Stella è divina, cazzo!”
“Stella non è mia…” rispose, con il sorriso sulle labbra, “Stella è… è libera, non è proprietà di nessuno e tantomeno mia, per il momento viviamo così, ma poi? chi lo sa? chi lo sa cosa le passa per la testa domani?”
“e Gioia… la tua Gioia… non è diversa” continuò, “ti ama… alla follia, ma ama anche la vita, ama… vivere, e divertirsi, e questo non vuol dire che devi per forza esserci anche tu quando lo fa!”
aveva bevuto troppo, cominciava a straparlare.
ma su una cosa aveva ragione, Gioia… non era diversa.
“Gioia… voleva fare la escort” dissi quasi mugugnando, “Gioia mi ha tradito, mi ha pugnalato dietro le spalle, si è inventata un sacco di… bugie per… per fare quel cazzo che voleva”
“ma che cazzo di parola è ‘escort’? è una Ford?” mi chiese, forse pensava di far ridere ma non ci riuscì.
“escort… escort…” mugugnò anche lui, “escort è una donna, cazzo, è una donna… normale!”
“e tu?” mi chiese, “non dirmi che non sei mai andato per lavoro o per divertimento dove c’erano delle escort, chi pensi che fossero se non altre Gioia o altre Stella?” mi disse, e ovviamente mi fece tornare indietro nel tempo quando ancora giravano soldi per i convegni sponsorizzati dalle grandi case farmaceutiche che puntualmente si tenevano in hotel meravigliosi, e alle cene di chiusura c’era uno stuolo di signore e signorine tutte eleganti e bellissime che si narrava essere a disposizione di chi voleva i loro servizi.
e conoscevo gente che non si era fatta sfuggire l’occasione…
stava facendo il pagliaccio, ma incredibilmente tornò serio, e incredibilmente sobrio.
“voleva solo… divertirsi, ha solo calcolato male le cose, per inesperienza…” mi disse, “è un ambiente… marcio quel club” continuò, “ti usano, ti sfruttano per fare soldi, sfruttano il tuo desiderio per per lucro… non ci sono modi diversi di dirlo”
e lo stetti ad ascoltare molto attentamente.
“Gioia si è ribellata, e si è tirata fuori da sola, ha fatto quello che ha fatto e magari ai tuoi occhi… avrà sbagliato, non lo nego, ma ci ha messo dentro il naso e ha sentito la puzza, così è uscita, tutto qui…”
“non mi ha detto niente…” sussurrai, “non mi ha mai detto la verità… mi ha solo mentito!”
scosse la testa.
“si è solo… nascosta” continuò, “si è nascosta per… vergogna, per pudore… per paura che tu cambiassi idea su di lei e che la respingessi, che la mandassi via, è quella la sua paura più grande!”
“no, non è così…” risposi, “non è così, io…”
“e invece è proprio così, me l’ha detto lei” aggiunse, “me l’ha detto lei dopo che avevamo fatto sesso…”
inspirai profondamente.
“mi ha detto che l’unica cosa di cui era terrorizzata era che tu la rifiutassi, e che la mandassi via”
“ma per piacere…” mugugnai, poco convinto.
