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Erotika
una coppia moderna · Cap. 13
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Capitolo 13 di 15 26 min di lettura

impara a stare al mondo…

non si finisce mai di imparare...

metzenbaum
1 anno fa · 489 letture · 0

“hai successo, hai la grana, hai una casa con la piscina… quanto cazzo di tempo pensi di metterci a trovarti una donna?” continuò, “tra poco avrai la coda qui di fuori, dovrai mettere quelle cose che danno i biglietti… ‘chi è la numero tre? è lei signora? culo o figa, oggi?’...”

“ma che cazzo dici Enrico?” gli chiesi svogliato, ripresi la bottiglia e la tracannai, finendola a fatica, e se la matematica non era un’opinione ero già al primo litro in quanto? mezz’ora?

“è solo statistica amico…” continuò, “uomo con soldi…. solo… cattura… cattura fighe… in quantità!”

“ma piantala, cazzo…” mugugnai.

“senti” continuò in tono molto confidenziale, “io di fighe… me ne intendo, modestamente…”

ci guardammo negli occhi per un istante e ci mancò poco perché non scoppiassimo entrambi a ridere.

“le fighe le conosco” continuò, “se ti fai vedere in giro bello carico e bello abbronzato, fai un po’ lo sborone, macchinona… fai vedere che hai la grana e il pacco sempre duro… ne trovi una diversa ogni sera, credi a me!”

non sapevo se era troppo intelligente o troppo stupido, ma lo lasciai giocare.

“il martedì sera, al club, entrano anche i single” continuò, “che ne dici di farci un salto? solo noi due, non diciamo un cazzo alle donne… eh?”

scossi la testa.

continuò ad insistere e mi assicurò che mi avrebbe fatto conoscere una certa Paola, “un troione pazzesco, se riusciamo a convincerla la portiamo fuori, magari qui, e ce la scopiamo in due, le facciamo fare il sandwich!”

“...e che cazzo è il sandwich?” gli chiesi a metà tra il divertito e l’annoiato, Enrico roteò gli occhi e me lo spiegò con due parole, “io davanti e tu dietro, le facciamo il servizio completo…”, e mimò il gesto sessuale.

ridacchiai e sotto sotto scoprii che ero intrigato, ma immaginando che fosse una gran balla nemmeno ci pensai...

o no? e… mi resi conto che ero proprio a terra se rinunciavo anche al solo… pensiero di fare una cosa del genere, una doppia penetrazione… e quando mai mi sarebbe capitata un’occasione del genere?

ma avevo la testa troppo leggera per fare pensieri elaborati… ma che cazzo mi stava mettendo in testa? non ne avevo abbastanza di casini nella mia vita? fanculo a Enrico…

“sì, sì, ci penserò…” gli risposi, liquidandolo con un gesto della mano.

“certo, non martedì questo, siamo in vacanza, giusto?” buttò lì.

ero in procinto di aprire la quarta bottiglia ma mi fermai a metà.

“c-cosa?” gli chiesi, certo non aver capito bene.

“Corsica… sabato… abbiamo il volo… non ti ricordi più? bastano tre birrette e… se già sbronzo? non ti facevo così verginello, si un peso leggero…” disse, ne prese un’altra e da grande uomo la attaccò svuotandone la metà prima di appoggiarla rumorosamente sul tavolino di plastica con un “aaaaaah!” soddisfatto.

feci finta di nulla pensando ad una provocazione… architettata male, e lo ignorai.

“cazzo, non è un hotel a cinque stelle come quelli che scegli tu, non è il Palace…” continuò ammiccando, “ma non gli manca niente, sai? piscine, bar aperto tutto il giorno, un sacco di ‘mademoiselles’ che ti ronzano attorno… tutte sempre pronte a fare quello che chiedi…”

“Enrico…”

“e poi fanno ancora le feste di notte sulla spiaggia da quelle parti, sai?” continuò, “quelle con i falò, come una volta, dove la gente balla, canta, beve, si ubriaca, scopa…”

“dai, piantala…”

“e poi… ci sono le notti… è pieno di pub… strapieni di donne e di ragazze che non vedono l’ora di saltare addosso ai turisti, quelli con la grana, e sai chi sono?”

“sono le mogli e le figlie di quelli che lavorano lì in giro, contadini, pescatori… sono quelle che stanno a casa di giorno quando gli uomini sono al lavoro e la notte… fanno cambio, loro escono e gli uomini dormono! praticamente ai turisti la danno gratis! e noi…”

“dai cazzo, basta!” cercai di farlo smettere, scocciato.

“e poi ci sono dei ristorantini dove dopo una certa ora fanno solo servire a cameriere nude”, continuò, “costano un po’ di più ma ne vale la pena e poi…”

“BASTA CAZZO!” gridai, scagliando nella siepe la mia bottiglia di birra ancora mezza piena (o mezza vuota).

Enrico non si scoraggiò, riprese la sua e la vuotò posandola subito dopo sul tavolino.

e mi guardava… quasi compatendo il povero pirla che aveva di fronte, e quello alla fine era il suo modo di dirmi “tranquillo, amico, sono qui… ti capisco, sono qui…”

“cosa cazzo… continui con quella merda di Corsica…” gli dissi, guardando altrove, “se c’è qualcuno che non ci andrà proprio in quel… cazzo di posto sono io!”

“e perché?” mi chiese con un candore che mi fece incazzare ancora di più, facendomi sentire preso per il culo.

“Enrico… non fare lo stronzo con me” lo aggredii con il dito puntato, “e piantala di rompere i coglioni, ok?”

alzò le spalle.

“sei venuto qui a bere con me o…” cercai di dire ma senza riuscire a completare la frase, “o sei… sei venuto a parlare di… cazzate?”

“Eeeeeeh…” sospirò, “non ci sono più gli uomini di una volta… l’ultimo credo di essere io, sai?”

non gli risposi nemmeno.

“uomini, con la ‘U’ maiuscola” continuò, “uomini che sanno parlare alle donne, uomini che le sanno… tenere al loro posto, ma anche che sanno trattenerle le loro donne…”

lo guardai di traverso, quello era l’ultimo avviso.

“ancora una battuta del genere… e ti sbatto fuori da casa mia!” lo minacciai ancora, e allora lui alzò le braccia in segno di resa dicendo “cedo, cedo, cedo…”.

seguirono diversi minuti di silenzio, Enrico si lasciò andare sulla sedia allungando le gambe e si godette il fresco venticello serale che arrivava sempre… puntuale, da ovest, mentre io… io mi guardavo le mani.

“sai… sai quante volte Stella se n’è andata da casa da quando siamo insieme?” mi disse improvvisamente ancora svaccato sulla sedia, “quante volte l’ho vista preparare le sue cose e poi andare via? e lasciarmi lì da solo come un cretino?”

“le ho contate, almeno ventisei” si rispose da solo.

lo guardai, poi però distolsi lo sguardo.

“se n’è andata ventisei volte, è tornata ventisei volte” continuò, “e lo sai il perché?”

lo fissai, a lungo, poi alzai le spalle.

“perché andava a scoparsi qualcun altro…” rispose, “e dove andava sennò?”

per un istante restai serio ma dopo che vidi lui che… cedeva scoppiai a ridere anche io, risi così tanto che mi vennero le lacrime agli occhi, persi l’equilibrio e cadendo dalla sedia stramazzai a terra senza riuscire a smettere di ridere.

ma era una risata… quasi isterica.

si alzò a fatica e venne da me, mi diede prima una mano e poi tutte e due con uno slancio mi tirò su di peso ma perse l’equilibrio, e come due trottole impazzite barcollammo fino a rovesciare uno dei due lettini, Enrico inciampò e cadde verso la piscina, mise le mani a terra ma scivolò sul bordo umido e splash, finì in acqua.

io riuscii a fermarmi e a cadere in ginocchio sull’erba, ma nel vederlo lì dentro scoppiai di nuovo a ridere.

rise anche lui e per… cercare di farmela pagare ancora mi spruzzò con l’acqua bagnandomi da capo a piedi mentre io stavo lì a prenderla a braccia aperte e faccia verso il cielo, e ormai sbronzo marcio riuscii solo a togliermi le scarpe prima di tuffarmi dentro, riemergendo dall’altra parte.

ridemmo sbronzi come due idioti, uno da una parte e uno dall’altra della vasca, e cominciammo a raccontarci come due veri amici delle nostre storie di gioventù, magari non proprio inventando di sana pianta ma… adattandole per renderle più interessanti e per farci diventare i protagonisti… eroici.

proprio come due amici, proprio quello che mi serviva in quella serata orribile… lui lo sapeva, ovviamente, ma io no…

e una volta fuori, restati in mutande per cercare di far asciugare le cose bagnate, ricominciammo a parlare.

“lo vuoi sapere come l’ho conosciuta?” mi chiese riferendosi ovviamente a Stella, “ero in disco con i miei amici, cercavamo di attaccare bottone con qualcuna ma era una serata fiacca, poi arrivano queste tre e c’è lei, una dea, una cosa mai vista…”

“le sorrido, lei mi sorride e la perdo di vista, ma dopo un po’ mi sento picchiare sulla spalla e ce l’ho davanti, bella come il sole, una meraviglia…”

“e vuole ballare con me, mi vuole conoscere, parliamo, le offro da bere, e quando è il momento di salutarmi mi chiese se la posso portare a casa, mollo gli amici e la porto a casa e poi parliamo ancora, e ancora, ci baciamo e… mi ha fatto un pompino che ancora me lo sogno di notte…”

“avevamo diciannove anni, pensa che ci siamo messi insieme quella sera e poi abbiamo convissuto per un anno in un appartamentino che avevo affittato e ci siamo sposati tre anni dopo, e poi è arrivata Serena…”

Prima di andare avanti…

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