“spiegare?” le chiesi, divertito, “vuoi spiegarmi perché ti sei fatta scopare da due uomini?”
fui assolutamente brutale.
“non l’ho fatto!” rispose, orgogliosa.
“sì, l’hai fatto eccome” continuai, “è solo questione di tempo e arriv…”
“non ci sono fotografie perché non è successo niente!” esclamò interrompendomi, “quella cazzo di sera non è successo niente! niente! lo vuoi capire o no?”
e se la prendeva pure…
“ok” le risposi, e mi voltai per affrontarla, “ok, allora… le aspettiamo?”
“aspettiamo!” esclamò innervosita e incattivita.
“e… mentre aspettiamo?” le chiesi, “vogliamo parlare delle altre cose che mi hai tenuto nascosto?”
“vogliamo parlare delle verità che non mi hai mai detto?”
“che ne so, parliamo di tutto quello che hai fatto dietro le mie spalle?”
tremava, e scuoteva la testa.
“non… non ho fatto… niente…” piagnucolò, “non ti ho fatto niente… dietro le spalle…”, e allora mi fece andare davvero fuori di testa.
“ma se me lo hai confessato un attimo fa!” esclamai, “lo hai fatto tu stessa, cazzo! un attimo fa mi hai detto che non sei stata del tutto sincera con me! cazzo Gioia! la pianti di raccontarmi balle? la pianti?”
si mise la mano davanti agli occhi e si sforzò di non piangere, ma così facendo… mi fece infuriare: ero stanco, ne avevo pieni i coglioni di quel suo atteggiamento da vittima quando TUTTI sapevamo che non era né pulita né innocente.
“puoi anche parlare, ormai” la incalzai, “non c’è più niente da salvare, non c’è più niente che possiamo recuperare, lo sai anche tu che non abbiamo più niente che… ci possa legare, ormai”
sentì quelle parole e tolse la mano, guardandomi… incredula.
“non voglio stare un minuto di più con una donna che mi ha tradito dietro le spalle, e che per paura delle… conseguenze non mi dice la verità” le dissi, risoluto e secco, “ma forse… forsa capisco che è dura per te…” aggiunsi, sorridendo sarcastico, “deve essere davvero dura confessare certe cose, soprattutto a te stessa, come farai a… anzi, scusa, rifaccio la domanda, come hai fatto fino ad adesso a guardarti nello specchio senza provare… schifo di te?”
non avevo mai parlato così a nessuna donna, figuriamoci a mia moglie.
“non hai neanche il coraggio di confessarle quelle cose, devono essere così… schifose che non riesci neanche a pensarci da tanto provi schifo, vero?”
Gioia diventò rossa, sembrava che stesse davvero per cedere.
fece due passi verso di me, furiosa come mai l’avevo vista prima, ma non mi feci né impressionare né intimidire.
“io non lo so quello che hai combinato, ma con più passano i minuti con più capisco che… è meglio che non lo sappia, meglio che mi ricordi della Gioia che conoscevo e non di questa…”
slam!
partì con una sberla non forte, non se lo poteva “permettere” di certo, ma secca e così veloce che nemmeno la vidi partire, e che mi tappò la bocca.
“brutto figlio di puttana!” ringhiò, “come… come ti permetti di dirmi…” provò a dire ma dovette fermarsi perché le tremava la voce da tanto era furibonda.
sorrisi, sarcastico e scossi la testa.
"ooops… ho toccato un nervo scoperto?” le chiesi, da bravo odontotecnico ne sapevo qualcosa di nervi…
slam!
questo lo vidi partire, era scontato che arrivasse, ma “permisi” che andasse a segno.
“cosa credi di risolv…” provai a dire ma arrivò il terzo, lo vidi partire e lo parai bloccandole la mano tenendola ferma a mezz’aria.
mi guardava… furente, disperata, delusa, impaurita, odiava me e odiava quello che avevo detto, ma forse ancora di più odiava il fatto che era uscito tutto, facendole saltare il banco!
sentii la tensione muscolare del suo braccio che lentamente cedeva così sempre lentamente le accompagnai il braccio verso il basso lasciandolo andare per poi ritirarmi indietro di due passi.
non c’era più molto da dire, forse di cose io ne avevo già dette a sufficienza, lei non ancora abbastanza ma a quel punto che senso aveva continuare a vomitare parole su parole? e poi… e poi sarebbero state altre balle…
Gioia si voltò dandomi le spalle, portò le mani alla bocca e pur senza sentire un suono la vidi piangere e singhiozzare perché le spalle si alzavano ed abbassavano ritmicamente.
per un solo istante fu tentato di… abbracciarla, ma no, non lo feci, non potevo farlo, non potevo cedere un’altra volta e permetterle di prendermi in giro, pugnalandomi dietro le spalle e continuando a mentirmi.
la lasciai piangere dandole il suo tempo, la sentii tirare su con il naso e poi la vidi asciugarsi le lacrime, e quando fu pronta si voltò, tesa, dura: sembrava… vecchia, la pelle rugosa, gli occhi gonfi e cerchiati di nero, e con le braccia incrociate sul petto sembrava anche più piccola, e goffa.
“vuoi la verità?” mi disse, “ok, ti dirò la verità”
sorrisi e scossi la testa pronto per un altro commento sarcastico ma Gioia mi fulminò con lo sguardo, così aprii le braccia per farle capire che ero pronto.
“quel… quel venerdì… era… la fine di tutto” disse, “era… la prova finale, una specie di esame”
inspirai profondamente e poi sospirai, per farle capire che era una storia vecchia, trita e ritrita, già sentita decine di volte e che non serviva tirarla fuori ancora, ma ancora una volta il suo sguardo gelido mi fulminò.
e solo un pazzo l’avrebbe interrotta.
“ma non per… quello che ti ho detto, non per… lo scambio di coppia” cominciò a dire, esitò, ma poi trovò forza e coraggio per proseguire, “era per… diventare… una escort”
la sensazione che provai fu come essere stato messo sotto una campana sulla quale veniva data una mazzata: risuonò tutto, lasciandomi un fischio costante nelle orecchie.
“era una specie di… casting per diventare escort, escort di lusso, nel club” continuò, “ecco, adesso lo sai”
ero immobile, incapace di muovere un dito.
Gioia… una escort.
mia moglie, la madre di mia figlia, una escort.
la donna della mia vita, la mia compagna di sempre… una escort.
“una… escort” riuscii solo a dire.
“sì, una escort, una escort di lusso, una… che accompagna uomini ricchi a cene a ricevimenti, una che si veste e si trucca e si fa bella e… diventa una gran figa per il piacere di altri uomini, va meglio così?”
sembrava essere lei ora con il coltello dalla parte del manico, o almeno così credeva.
“e prima che me lo chiedi, no, non mi sono mai fatta scopare da nessuno!” ringhiò, “e… e non ho neanche mai… mai pensato di farlo!”
“e anche se non mi crederai mai… te lo dico lo stesso, avevo già deciso di mollare tutto e non fare più niente, niente con nessuno, chiuderla lì e cancellare tutto”
questa la volevo sentire…
“poi… poi ho conosciuto… Vivian… e… sono… sono rientrata nel loro giro” continuò, “mi ha fatto cedere, mi ha fatto credere che avrei potuto uscire quando volevo, e che solo io potevo decidere se… fare le cose o no”
“quella sera, quel venerdì, mi ha proposto di fare una prova, di vedere se ero davvero in grado di… fare, se sarei riuscita a gestire un uomo, e per sfida mi ha proposto di provare con due uomini, solo per provare, solo per giocare, solo per… mettermi alla prova”
“solo… qualche bacio, qualche carezza” continuò, “bevevamo qualcosa, ballavamo, ci divertivamo come amici, e poi si tornava a casa”
“e mi ha fatto conoscere Mary, lei è davvero una escort e si è unita a noi quella serata al posto di Vivian, e c’erano questi due… ragazzi, non so da che parte venivano ma erano… bravi ragazzi, allegri, divertenti, mi hanno fatto mettere a mio agio e io… ci sono cascata, non sono riuscita a resistere”
“doveva essere solo una cosa divertente, ma non è stato divertente, è stato… un incubo” continuò ancora, “io ero… lì solo per divertirmi, solo per ballare e mettermi alla prova, vedere se avevo i coglioni di… farlo!”
“poi… poi hanno cominciato a toccarmi e a baciarmi, e io… io non potevo più fermarmi” riprese a dire, con i lacrimoni che le scendevano copiosi dagli occhi arrossati per il tanto piangere, “lo sai, io… ho provato, ce l’ho messa tutta ma… non ero più io, con più mi toccavano con più volevo che mi toccassero, con più mi baciavano con più io baciavo loro e poi… e poi siamo andati in quell’altro posto, dove c’erano le cose… peggiori, e io ero lì, mi portavano di qua e di là senza che sapessi cosa mi stava succedendo, e io ridevo, e io… mi veniva voglia di vomitare ma ero anche così… eccitata e... vogliosa!”
ormai piangeva a dirotto.
“non mi controllavo” continuò “la mia testa mi diceva che dovevo andare via ma le mie gambe erano… immobili, come se fossero di marmo, e quei due ragazzi… mi facevano ballare, e girare, e mi baciavano e mi toccavano, e mi mettevano le mani… sotto, mi toccavano e mi masturbavano per farmi… per farmi venire mentre la gente mi guardava e gridava e li incitava a… a scoparmi, a sbattermi lì davanti a tutti”
