e in quei pochi istanti di silenzio mi feci la domanda angosciosa: perché? perché era successo? perché… proprio a noi? perché proprio io?
e me ne feci subito anche un’altra: che ci stavo a fare ancora con lei? mi aveva raccontato bugie su bugie su bugie, mi aveva coperto di ridicolo e umiliato davanti a chissà quante persone, mi aveva trascinato in un gioco… folle e perverso e ora…
“amore… ascolta, io… io non ho fatto…” cercò di dire ma non la feci continuare ma continuò comunque, “non ho fatto niente per… per farti del male… non ho mai voluto… io…” farfugliò ma ancora una volta la fermai.
“no Gioia” le risposi senza guardarla, “io… non posso più crederti, qualsiasi cosa tu dica”
silenzio.
“non so quale sia il tuo gioco, ma non ci voglio più giocare” continuai, teso, “se vuoi starci dentro, se vuoi continuare con… quello che stavamo facendo… lo farai senza di me”
ancora silenzio, pesantissimo.
“a questo punto penso che tu mi abbia preso in giro, che tu mi abbia usato per raggiungere… non so che cosa, non so quale scopo, ma ti assicuro che da questo momento non lo farai più, non mi userai più perché non sarò più qui a farmi usare, sono stato chiaro?”
silenzio.
“mi hai… guardato negli occhi e mi hai giurato che… non c’era nient’altro oltre che quello che mi hai detto, lo hai giurato su nostra… su nostra figlia, mi hai giurato che non c’era stato nessun altro incontro, niente di più” continuai a dire, “ti ho… perdonato, ti ho anche… capito, ti ho giustificato, sono stato… comprensivo e non me ne sono andato come avrebbe fatto un uomo, sono restato e addirittura ti ho aiutato a continuare a… giocare, sporcandomi la coscienza impantanato in quel fango dove mi hai trascinato”
assoluto silenzio.
“me lo hai giurato, Gioia, me lo hai giurato guardandomi negli occhi mentre… mentre mentivi, e adesso mi devi parlare perché non sei stata sincera con me…”
“non… non potevo” sussurrò.
“non potevi… o non volevi?”
“non potevo… e non… non volevo, non ci sarei mai riuscita a parlartene, io… non ci sarei mai riuscita” sussurrò ancora.
chiusi gli occhi e posai entrambe le mani aperte sulla vetrata immacolata, pensando a come Gioia in altre circostanze mi avrebbe cazziato perché lasciavo gli aloni e rimasi immobile a guardare di fuori, con la rabbia che dentro esplodeva brutale.
ma una cosa mi aveva insegnato quella sporca storia con tutti gli strascichi che ne erano conseguiti, mi aveva insegnato l’autocontrollo.
“non… non ci saresti riuscita?” le chiesi, “non ci saresti riuscita perché ti facevo paura? perché sapevi… che ne so, di rischiare? rischiare che ti lasciassi e che… finisse tutto? casa, divertimenti, bella vita, soldi, vacanze… e anche quel tuo giochino?”
“perché… tu… non… non avresti capito…” rispose.
tremavo da tanto ero teso, e scosso, e incazzato, e… enormemente e incredibilmente furioso!
“non avrei capito che cosa?” le chiesi ancora, con estrema calma, “sono proprio così… stupido da non capire?”
“no…” rispose, “no, non sei stupido, solo… solo non avresti capito perché… perché ho fatto… quelle cose”
inspirai così profondamente da andare per davvero in iperventilazione, sentivo il sudore scorrere dietro la schiena e sulle costole e le ginocchia tremavano.
se dietro di me ci fosse stato un uomo probabilmente l’avrei già aggredito con tutte le mie forze scatenandogli addosso tutto il mio odio.
ma la mia voce era salda, dura, secca.
“non le avrei capite perché erano… troppo… troppo crude perché un marito ‘normale’ le potesse… razionalmente… capire?”
“e… e magari potesse anche pensare che non fossero cose… normali, cose che una moglie può fare senza poi doversene vergognare quando si guarda allo specchio o quando… sta con suo marito?”
“sì” rispose.
e in quel preciso istante sentii che ero ad un passo dal baratro, o meglio, che a distanza di giorni, da quel fatidico venerdì, ero di nuovo ad un passo dal baratro, e che sarebbe bastato un soffio per farmici cadere dentro.
trascinando anche lei, ovviamente, anche se potevo bene immaginare che si fosse… premunita contro certi imprevisti.
ma a differenza di quel venerdì ora ero più consapevole, più duro, meno… meno ingenuo, e soprattutto ero pronto, pronto per sapere la verità (ammesso che finalmente uscisse fuori), pronto per affrontare le conseguenze della verità e pronto per… dare una svolta alla mia vita.
e non volevo farmi abbindolare, mai più, né da Gioia né da nessun altra.
mi aveva appena confessato che si era spinta oltre, oltre quello che avevo visto in fotografia e che mi aveva raccontato con le sue stesse parole: cose che aveva fatto e che non sarebbero mai e poi mai uscite dalla sua bocca se non fosse stata costretta, come in quel momento brutale che stavamo vivendo.
lasciai pesare il silenzio, poi… poi glielo chiesi.
“e… pensi che me le dirai, queste cose, o che le lasciamo lì dove sono?” le chiesi, “e… sono cose che potrò ascoltare senza avere una reazione civile o… o sono troppo?”
“ma… soprattutto, lo vuoi veramente fare? vuoi finalmente dire la verità o continuiamo con le menzogne?”
stava per rispondere ma non le lasciai aprire bocca.
“immagino che… saprai che le cose cambieranno, indipendentemente da quello che stai per dirmi, vero? anzi, che le cose sono già cambiate!”
“n-no…” sussurrò, assumendo ancora una volta quel tono piagnucoloso che in quel momento… odiai con tutte le mie forze.
chiunque mi conosce mi ha sempre invidiato una cosa, oltre alla moglie: la calma e la pacatezza che dimostravo anche di fronte a cose che ti facevano… imbufalire, io reagivo con la massima “keep calm and…” ancora prima che questa cosa fosse di dominio pubblico.
ma in quel preciso istante tutto dentro di me gridava odio, e rabbia, e… devastazione!
volevo ribaltare tutto, fracassare tutto, polverizzare tutto e incendiare tutto, e ballare sopra le macerie di quella che era stata una casa e una famiglia!
avevo sete di vendetta.
“no cosa, Gioia?” le chiesi, “cosa non hai capito che… le nostre vite non saranno più le stesse?”
“non capisci che… io… io non ce la faccio più a stare con te?” aggiunsi subito, duro, diretto, e dio solo sa quello che mi costò pronunciare quelle parole.
“io non posso stare con una donna che mi ha tradito chissà quante volte e che solo quando è stata… pizzicata a farlo si è inventata questa storia della crisi di coppia e del… bisogno di trovare qualche stimolo nuovo!” esclamai con un crescendo costante di volume, sempre rivolto alla vetrata e solo indirettamente a lei, “e che si è… inventata qualsiasi cosa pur di… coprirsi, e di salvarsi il culo!”
ero così teso che sentivo vibrare la voce, come se la gola facesse da cassa di risonanza.
“no, non amore…” provò a dire, ma ormai la sua voce mi dava un senso di fastidio, mi suonava falsa, e… ingannevole e… marcia, sporca, spregevole, disprezzabile.
mi aveva ingannato, mi aveva… tradito, sì, era stato un tradimento mascherato da… gioco, ecco, proprio così, mi aveva fatto credere che era solo un gioco dandomi addirittura il contentino, Stella, per tenermi impegnato, qualsiasi cosa fosse, una escort o prostituta o… puttana nel senso più spregevole del termine, quella donna bellissima e ammaliatrice che in questo schifo probabilmente aveva il ruolo più pulito di tutti e che io avevo… insultato, e minacciato, e offeso, anche se almeno lei era stata sincera, sempre.
forse… forse non era lei che avrei dovuto insultare… fin dall’inizio.
“amore no, non è così…” disse ancora, amorevole e dolcissima, “io… io lo so come ti senti ma… non è così, non è come immagini…”
la sentii avvicinarsi e fermarsi dietro di me e come se dovessi ricevere una secchiata d'acqua gelata o peggio una frustata che sapevo mi avrebbe causato dolore mi irrigidii, pronto per assorbire il colpo, e infatti sentii le sue mani sulle spalle.
non reagii, rimasi immobile e così teso che anche lei se ne rese conto, e dopo avermi accarezzato le spalle quelle mani le ritrasse timorosa di farmi… smuovere da quello stato di quiete innaturale, che viste le circostanze le conveniva mantenere.
“ho… ho parlato con Stella, lo sai” le dissi trattenendo sempre più a fatica la rabbia, “l’ho messa con le spalle al muro e le ho fatto… confessare quello che è successo quella notte, e forse… forse non solo quella notte”
silenzio, di nuovo quel cazzo di silenzio!
odiavo la sua voce ma quel silenzio era mille volte peggio!
“sai che… ci sono delle fotografie, delle prove” le dissi, “le sto aspettando, le riceverai anche tu anche se…” e lì sorrisi, “anche se credo che non ne avrai bisogno perché tu eri lì e sapevi perfettamente quello che stava succedendo”
“ma amore…” provò a dire, ormai con un filo di voce, forse con le spalle al muro anche lei, “io non so… posso spiegarti tutto…”
