tornato a casa ritrovai Gioia ancora lacrimosa, l’abbracciai e poi le proposi di uscire ma mi disse no, non era in vena, così passammo il pomeriggio di domenica a casa (si era messo a piovere e quindi niente piscina) e la sera arrivò in un lampo, cenammo e via, era passato tutto.
i giorni si susseguivano uno dopo l’altro, ciascuno con la sua particolarità e con il suo carico di novità, e una grossa, grossissima novità arrivo da Enrico e Stella il giovedì pomeriggio, praticamente una bomba: ero in ufficio a sistemare i calendari per la settimana successiva, quella di chiusura (la settimana prima della chiusura estiva facevamo solo urgenze e non le programmate, proprio per evitare che i pazienti dovessero andare in altri studi a finire il lavoro che avevo cominciato io) e mi arrivò il suo messaggio.
era una proposta, più che una novità.
“ciao ragazzi” scriveva sia a me che a Gioia, “che ne dite venerdì sera di trovarci al club? scambiamo?”
fu una botta.
lo sapevo, dovevo essere pronto e anche… abituato, ma non lo ero mai fino in fondo.
Gioia mi scrisse immediatamente chiedendomi se poteva chiamarmi, la chiamai io.
“che dici?” mi chiese, ma sotto sentivo che era eccitata.
“non lo so… dipende anche da te…”
“per me… si può fare…” rispose sempre più eccitata.
‘e brava Gioia, hai bisogno di qualcosa di nuovo?’
“allora… rispondo che va bene?” le chiesi come ultima conferma, mi disse di sì e allora la salutai.
“ciao Enrico, sì, si può fare, a che ora?”
rispose che alle nove sarebbe stato perfetto, e allora alle nove fissammo l’appuntamento.
e una manciata di minuti dopo… Stella cell.
“ti disturbo?” mi chiese.
“no, no, dimmi…” le risposi divertito.
“allora… scambiamo?” mi chiese, sensuale, “avete deciso?”.
“sì, sembra di sì…”
la sentii inspirare.
“sono già bagnata…” mugolò, “e… dove mi porti?” mi chiese.
“tocca a me prenotare?” le chiesi.
“eh, sì…” sussurrò.
e feci la pazzia.
“Palace? una bella suite solo per noi due?”
silenzio.
“pronto? Stella?” le chiesi non sentendo più nulla.
“dottore… ho appena ovulato spontaneamente…” la sentii sussurrare.
scoppiai ridere divertito ma anche nervosissimo, e solo quando mi fui calmato Stella continuò con le sue provocazioni.
“stavolta scelgo tutto io, sia sopra che sotto…” mormorò, appena udibile, “tu fatti trovare in perfetta forma perché non sarà facile contenermi, lo sai questo, vero?”
“ci proverò…”
“e… posso chiederti una cosa, magari… strana?” aggiunse.
“sì, certo…” le risposi, liquidando con un gesto della mano la segretaria che era venuta a dirmi che il paziente era arrivato ed aspettava.
ridacchiò ma poi tornò seria.
“quando andiamo al Palace voglio… che mi… voglio sembrare la tua puttana, una che hai pagato per scopare”
chissà il perché ma me lo aspettavo.
“davvero?”
“sì, voglio che anche tu entri nella parte, però” continuò, “non devi guardarmi troppo, devi lasciarmi due passi indietro e non chiedermi le cose, ma imporle, comandarle…”
quello mi usciva sempre bene comunque, anni prima quando eravamo in vacanza il tre mi chiamavano ‘colonnello’ perché comandavo a bacchetta.
“ci proverò…” le risposi, poi le dissi che avevo un paziente e che la dovevo salutare.
“scusa, poi ti lascio andare, un’ultima cosa…” mi disse, “io… grido…”
“sì, lo so”
“ci sono… problemi?” volle sapere, “avrai… problemi? con… con l’hotel, intendo dire”
“perché?”
“magari… non sono proprio felici se porti una puttana in una suite per scopartela e ti sentono in tutto l’hotel…”
strano, non la facevo così… discreta.
“se gridi” le sussurrai, “non saranno problemi miei… ma tuoi”
“io ti scopo, e lo sai come ti scopo… non sono proprio delicato…” le ricordai, “poi dipende da te… se trattenerti o lasciarti andare…”
silenzio.
“io non mi tiro indietro e so cosa fare con te…” continuai, “il resto… sta a te”
“dottore…” sussurrò, “ho ovulato spontaneamente un’altra volta…”
ci mettemmo a ridere e infine ci salutammo, messo giù con lei trovai il numero del Palace e prenotai una suite per la sera successiva a nome mio e poi tornai al lavoro, con le solite difficoltà di concentrazione.
la sera, a casa, Gioia parlò poco, tesa, così la abbracciai e la feci parlare.
“non è che non voglio…” mugolò, “sì, sono… eccitata a andare con lui… ma… poi…”
“poi cosa?”
sbuffò.
“mi annoio!” sussurrò, quasi non dovesse fargli sentire le sue parole, “cioè… facciamo, sì, facciamo tutto e… è bello ma poi.. e poi stiamo lì a guardarci, e io mi annoio!”
stavo per scoppiare a riderle in faccia: mia moglie, ormai entrata nell’orbita scambista, si lamentava che il suo partner di scambio le dava il contentino e poi si addormentava.
era la stessa cosa di cui si lamentava Stella, due botte e poi a nanna, forse il problema ce l’aveva per davvero il mio amico Enrico.
“se vuoi… disdico” le dissi prontamente ma Gioia disse di no, che voleva farlo, anche solo per… fare esperienza.
e la cosa che disse mi lasciò basito.
“così con i prossimi con cui faremo lo scambio saremo più preparati, eh?” mi chiese.
“sì” le risposi, “sì, è così”, e mi diede da pensare, perché evidentemente era molto più “lanciata” di quello che pensavo se stava già immaginando i prossimi…
la notte la passai né liscia né agitata, una via di mezzo, e la mattina mi svegliò Gioia perché non avevo sentito l’allarme.
era nervosa, si vedeva, ma comunque rideva e facendole un po’ di battute diventò come sempre, dolcissima e premurosa.
al lavoro fu dura, operai una donna estraendo due denti del giudizio e feci anche alcune canalizzazioni di cui una veramente difficile, e solo verso le tre del pomeriggio potei lasciare la sala, esausto.
e sul telefono trovai un messaggio di Stella.
“stasera ho una novità per te” scriveva, “anzi, ne ho due, e non vedo l’ora di fartele vedere”
le risposi con la faccina dagli occhi sgranati e poi più nulla, chiusi lo studio alle cinque e mezza e alle sei ero a casa.
Gioia stava prendendo ancora il sole e quando mi vide quasi si spaventò perché mi aspettava più tardi, ci facemmo la doccia insieme ma senza toccarci (sembrava quasi un codice di condotta, il nostro), e una volta usciti mangiammo qualcosa ma solo pochi assaggi, e verso le sette e qualche minuto Gioia mi disse che sarebbe andata a distendersi, per rilassarsi, e mi disse che avrebbe chiuso la porta per isolarsi e non pensare a niente, poi mi diede un bacio e sparì.
ma non fece solo quello.
perché feci qualcosa che mi ero sempre ripromesso di non fare, spiarla: andai al pc, apri l’applicazione della sorveglianza e selezionando la camera da letto… mi lasciai andare sulla poltrona.
Gioia si stava sditalinando, lentamente, si masturbava e si toccava le tette pizzicandosi i capezzoli: quella sera non era mia altrimenti avrei fatto irruzione aprendo la porta con un calcio e me la sarei scopata fino a farle chiedere pietà, invece così rimasi a guardarla mentre raggiunse uno o due o tre orgasmi, poi finalmente si rilassò e chiuse gli occhi, ma a quel punto mi chiesi per davvero se le piacesse scambiare con Enrico…
se era costretta a masturbarsi prima di uscire con lui non era un gran bel segno!
non me ne aveva mai parlato, non prima di quella sera, comunque.
ma non dipendeva da me.
sistemai un po’ di azioni sul mercato e in mezz’oretta Gioia uscì dalla camera da letto, nuda.
“adesso mi preparo” mi disse, “ci vediamo domani, ok?”
“ok” le risposi, ci baciammo teneramente scambiandoci un’occhiatina maliziosa e poi ci separammo nuovamente e quando la rividi era pronta, in abito scuro, tacchi alti e trucco leggero, sembrava ancora più bella: e chissà il perché, pensai, quando non esce con me sembra sempre più bella!
io ero in completo nero, cravatta come sempre, anche se con quel caldo…
arrivammo al club quando mancavano pochi minuti alle nove, entrammo e stavolta il bouncer ci riconobbe e ci lasciò passare, e appena dentro li trovammo lì ad aspettarci, ma quasi non li riconoscemmo.
Stella aveva i capelli rossi, rosso fuoco, più chiari sopra e che diventavano scurissimi sulle punte, quasi viola.
“ma… Stella!” esclamò Gioia, “ma stai benissimo!!!”
le due si abbracciarono scambiandosi i baci sulle guance ma senza toccarsi, le feci i complimenti anch’io e così scoprimmo che di tanto in tanto Stella aveva di queste “divagazioni cromatiche”, per cambiare un po’ e confondere le carte.
Stella era… superlativa anche in tutto il resto, abito lungo nero, scarpe dai tacchi altissimi, e la sua pelle era perfetta come una dea greca.
e ancora una volta la povera Gioia sfigurava, brutto da dirsi ma purtroppo verissimo, e mi fece una tenerezza infinita, una voglia di abbracciarla e tenerla con me, non farmela portare via da nessuno.
