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Erotika
una coppia moderna · Cap. 4
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Capitolo 4 di 15 24 min di lettura

le grandi manovre

le cose cambiano... non sempre come vogliamo noi, però

metzenbaum
1 anno fa · 583 letture · 1

“oh poverina” rispose subito, “ma è qualcosa legato a quello che è successo e al ricovero in ospedale?”

“n-no, non credo” dissi sincero, “credo lo faccia solo per me…”

la sentii inspirare.

“sì, lo credo anch’io” rispose, quasi rassegnata, “e forse… forse ha ragione, stiamo correndo troppo con voi due”

“correndo?”

“m-m” sospirò, “dobbiamo darvi più tempo per pensarci con calma e… essere convinti”

“intendi… io?”

“sì, ma non solo” replicò, “Gioia è molto innamorata di te ma è anche legata, legata nel senso… di legame, a corda doppia, capisci quello che intendo? non è pronta per essere libera di testa e seguire il suo istinto”

“non so se è pronta a… scambiare il suo uomo” concluse.

“eh, per quello nemmeno io mi sento pronto…”

“è vero” sussurrò, “ma in quello ti posso aiutare io…” buttò lì, decisa.

sentii il cuore balzare in gola.

“davvero?” le chiesi, “e cosa sarebbe il tuo, un gioco di seduzione?”

“mmm… dipende” rispose sensuale, “dipende dalle motivazioni… dipende da cosa c’è sul tavolo”

“è un gioco pericoloso…” le dissi, e la tensione aumentò, “è un gioco che comporta tanti rischi…”

“anche quello…dipende…” rispose, “dipende dalle tue motivazioni… come coppia che vi presenta al club io e mio marito abbiamo un compito che è quello di prepararvi”

“a che cosa?”

“è semplice, tu cedi tua moglie a Enrico e in cambio hai me…” mi disse, “e in questo devo essere io a prepararti, farti vedere il bello di quello che ci guadagni e non farti pensare a quell’altra cosa”

“e… Gioia?” le chiesi, punto nella gelosia.

“Gioia non è un problema tuo…” fu la sua risposta.

“però ricorda una cosa” continuò, molto seria, “nel nostro gioco ciò che non deve mai mancare è fiducia nel proprio partner, onestà e rispetto”

che fiducia è se mando mia moglie nel letto di un’altro uomo?

“quello che fai tu, lo fa Gioia” chiarì, “quello che fa Gioia lo fai anche tu, questa è l’onestà, e la fiducia è quella di concedere la tua donna ad un altro sapendo che lui la tratterà con tutta la delicatezza che merita, con lo stesso amore che le daresti tu, il rispetto è quello che serve per osservare le regole, senza eccezioni”

tutto molto chiaro, cristallino.

“prendetevi il vostro tempo” disse ancora, “e se non siete convinti di quello che fate lasciate perdere, ci vedremo ancora qualche sera, ma non parleremo mai più di club o scambi, ok?”

“ok…”

“grazie per la chiamata” concluse, “ti auguro una buona giornata e un grosso abbraccio anche a Gioia, ok?”

“ok, grazie a te”

ci salutammo e, lo confesso, un po’ fui deluso.

le due arrivarono in fretta e così anche le cinque e mezza, e quando l’ultima paziente se ne fu andata liberai le ragazze della segreteria e una volta sistemata la sala salutai l’assistente e chiusi tutto, scesi nel parcheggio e salii in auto, e mentre tornavo verso casa le parole di Stella non mi uscirono dalla testa.

il telefono si collegò e non so come partì una chiamata senza che lo volessi, e chiamai proprio lei.

“allora mi pensi così tanto?” mi chiese, facendomi quasi trasalire.

“scusa…” le dissi, “chiamata partita per errore…”

rise, ma già che c’eravamo parlammo ancora della “cosa”, del “gioco” e delle regole da osservare, regole che che vietavano tassativamente l’incontro di due “scambisti” senza che gli altri due partner facessero lo stesso, questo secondo il club voleva dire tradire la fiducia e l’onestà, e prevedeva l’espulsione immediata e il pagamento di un’ammenda cospicua.

“poi… nessuno la rispetta” ridacchiò, “ma queste sono le regole scritte…”

e mentre l’ascoltavo sentii il suo tono di voce cambiare, e capii che Stella era molto di più di quello che pensavo.

“se poi… c’è qualcuno che sembra ancora indeciso…” disse, “beh, allora posso anche decidere di infrangere qualche regola e… incentivarlo, invogliarlo… farlo decidere…”

“davvero?”

“m-m” rispose sensuale, “con te, ad esempio, sarei pronta a farlo… ma non solo perché sei tu, perché… siete una coppia che secondo me sarebbe perfetta per il nostro club”

il cuore mi batteva all’impazzata.

“perfetta da scambiare?”

“proprio così…” rispose, “ci sono coppie che vengono appena tollerate e che per questo se ne vanno, anche sbattendo la porta, poi… poi ci sono coppie come voi… e gli altri se le contendono, vi fanno ponti d’oro per scambiare con voi…”

ero esterrefatto.

“e tu… sei per così dire una… facilitatrice?”

annuì.

“con voi uomini è facile…” mugolò, “se siete indecisi e non vi sapete muovere non c’è niente di meglio che farvi un pompino… con un bel pompino vi liberate la mente e si sblocca tutto…”

ero… basito.

“e… vuoi la verità?”

“sì, certo…”

“ho scommesso con Enrico che a te ne servivano almeno tre per farti decidere…”

“tre… pompini?” le chiesi, cercando di essere serio, “ma uno dietro l’altro o…”

non raccolse la provocazione.

“e vuoi sapere tutta la verità?”

“sì”

“credevo che il primo te l’avrei dovuto fare stasera” mi disse, “e mi ero anche preparata, pensa…”

“ti eri… preparata per farmi un pompino? stasera?” le chiesi, avevo la mano che reggeva il volante completamente sudata.

“m-m” replicò, “non ci credi?”

“no… non posso cred…” provai a dire ma non riuscii a completare la frase.

“dove sei?” mi chiese, seria, “dove sei in questo momento?”

glielo dissi.

“ok, ok, ok” mugugnò, “sì, ok… c’è il parcheggio della banca… non mi ricordo quale, quella con la scritta verde… lì da quelle parti, giusto?”

“s-sì”... le risposi, “l’ho appena passata la banca”

“ecco, torna indietro e scendi giù di sotto”.

“ma cosa…” cercai di dire, ma ancora una volta fui sopraffatto.

“ascoltami! ci troviamo lì, tra… cinque minuti” mi disse, “e preparalo già duro, non mi piacciono i cazzi molli”

“no, non mi sembra… giusto” le risposi, ma era fiato sprecato.

“tra cinque minuti” concluse, “trovati un posto in fondo, dove ci sono i parcheggi dei residenti, vicino alla sbarra”

sembrava che lo conoscesse molto bene, forse lo usava spesso…

“mi raccomando, cazzo di fuori e già duro, non abbiamo molto tempo, ok?”

“o-ok…” risposi, “bravo” replicò, mi mandò un bacio e poi mise giù.

no, non era possibile. non stava succedendo per davvero…

avrei potuto tirare dritto e non cadere nella trappola di Stella, che forse era davvero una trappola o uno scherzo crudele, ma… non riuscivo a resistere alla tentazione, non riuscivo a… connettere.

come un automa (facile pensare che sia una scusa, ma feci davvero così) scesi giù per la rampa e seguendo i cartelli con la P bianca su sfondo blu con sotto la scritta ‘residenti’ arrivai alla sbarra, trovai un posto isolato e lì mi fermai.

ero certo, anzi, matematicamente certo che Stella si sarebbe presentata ridendo come una pazza per avermi fatto cadere nel suo scherzo, ma dentro di me c’era anche qualcosa che mi spingeva a crederle.

poco cambiava, stavo comunque tradendo Gioia… e quel pensiero mi ammazzava!

ma avevo ancora davanti agli occhi le scene di quella sera, dei suoi baci, delle mutandine tolte e fatte roteare sulla testa come se fosse un trofeo per qualcuno…

“ok” sussurrai, “facciamolo!”

allungai le gambe e aprii la zip dei pantaloni, lo tirai fuori e muovendolo appena me lo trovai duro in mano, alla faccia della paura dello scherzo…

ci volle poco per mantenerlo così, ero eccitato e ancora sconvolto per quello che stava per accadere: i minuti non passarono più ma finalmente vidi arrivare dei fari, li vidi avvicinarsi e poi un colpetto di abbaglianti mi fece capire che era lei e che non dovevo metterlo via alla velocità della luce.

si fermò proprio davanti, scese e arrivò dritta da me lanciando un’occhiata soddisfatta a quello che avevo preparato per lei: infatti mi presentai con i piedi fuori dall’abitacolo, le gambe distese e l’affare di fuori, pronto per cominicare.

“mmm… un bel cazzone dritto e duro, eh?” mugolò, si piazzò tra le mie gambe dopo averle aperte e subito lo prese (e la sensazione della sua mano calda e sconosciuta fu una vera scossa), lo scappellò un paio di volte e poi ci si tuffò sopra a bocca aperta e cominciò a succhiarmelo e pomparmelo.

Prima di andare avanti…

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