la scopai lentamente, quasi con una forma di rispetto, ma quando cominciò ad incitarmi con la voce roca dicendo “sì, sbattimi”, “così, fammelo sentire” e “dai, amore, aprimela in due” allora lasciai perdere il rispetto e afferrandola per le spalle cominciai a darci dentro.
il ciac ciac delle mie cosce contro le sue chiappe era fragoroso e sicuramente udibile in tutta la casa, e sicuramente a che i suoi gemiti di piacere sarebbe stati uditi senza lasciare ombra di dubbio su che cosa stavamo facendo.
me la scopai di brutto da dietro, poi la tirai su, la girai e dopo averle alzato una coscia per trovare spazio trovai la mia via anche dal davanti, la presi per le scapole e ricominciai a scoparla squassandole il corpo non proprio massiccio, in un tripudio di tette che ballavano ad ogni colpo ricevuto, ciac ciac ritmico di cosce e gemiti di una donna che veniva scopata e che si stava lasciando andare.
ero pronto a sborrarle dentro così, accelerai per concludere ma Gioia si fermò, “...no amore, aspetta, non così…” mormorò eccitata, rimise giù il piede e scendendo il basso si mise alla pecorina, con l’acqua della doccia che le inondava la schiena.
una posizione che sul letto facevamo… spesso, se non sempre, ma che in doccia…
“prendimi da dietro…” mi incitò con voce roca, “dai, prendimi, montami!”
montami? ma cosa cazzo succedeva? non l’avevo mai sentita dirlo…
inutile dire che fu pensiero di una frazione di secondo, scesi, mi piazzai dietro e la montai, come mi aveva incitato a fare, e anche se un po’ scomodo ricominciai a sbatterla arrivando a breve alla conclusione, e quando arrivai ancora una volta Gioia si voltò e accovacciata a terra lo prese in bocca dandogli le ultime “menate” per farmi venire, rigorosamente in bocca.
le sborrai in gola, la vidi strizzare gli occhi e deglutire a fatica cercando di non tossire, ingoiò tutto e ricominciò a ciucciare e visto che la situazione era ancora favorevole si tirò su mettendosi con il culo verso di me e mi chiese di continuare.
la penetrai nuovamente e nuovamente me la scopai sbattendola come si deve, con meno intensità e frequenza di spinte rispetto a poco prima ma comunque con quell’energia che bastò per farla venire (credo) e per portare a conclusione anche me, che stavolta “liberai” nella calda figa di Gioia, scaricando tutta la mia tensione repressa.
finito quello scontro sessuale ci baciammo profondamente, la baciai sulla bocca e sul collo, le succhiai i capezzoli e scesi sulla pancia (adorava quando le baciavo la pancia…) e poi risalii, le nostre lingue fecero nuova conoscenza e quando ci staccammo definitivamente Gioia sorrideva, come una bambina che ha appena combinato un guaio.
“wow…” mugugnai, “io non ho più l’età per fare certe cose…”
“non è vero…” rispose sollevandosi sulle punte dei piedi e gettandomi le braccia attorno al collo, “sei sempre un giovanotto quando si tratta di fare le brutte cose…” ridacchiò.
“mmm…” mugolò mentre mi leccava le labbra, “sei il mio giovanotto… il mio bel cazzone…”
ci baciammo ancora slinguazzando come forsennati, con la mano scesi sul suo bel culone e aprendole le chiappe le trovai il buchetto che stuzzicai facendolo contrarre e poi scesi a cercarle le labbra della figa, ormai slabbrata, ma quando la penetrai con due dita Gioia strinse le cosce.
“no amore che mi fai scappare la pipì…” ridacchiò.
e allora la guardai negli occhi.
“dai, falla…” la incitai.
Gioia ricambiò lo sguardo con quella sua espressione da eterna bambina, ci piazzò sopra un risolino e poi lasciò andare i freni: sentii il calore sulle mie gambe e quel tipico odore caldo e ambrato, e mentre la faceva scesi nuovamente con le dita e toccai il flusso bollente schizzando pipì dappertutto, giocando con il suo grilletto gonfio.
ancora una volta partì all’assalto e incollò la bocca alla mia, non so quanto durò quel profondo bacio, quello che so è che entrambi non volevamo interromperlo, troppo “presi” dalla passione e da quella che sembrava una specie di… rivincita della nostra coppia.
arrivai al lavoro con un po’ più di buon umore rispetto al preventivato, e tra l’intervento programmato e alcune urgenze in un attimo arrivò mezzogiorno.
tornato in ufficio chiamai Gioia ma non rispose, ci provai ancora ma nulla, allora controllai le telecamere di casa ma Gioia non c’era: il suo Whatsapp diceva che l’ultima connessione era di poco meno di mezz’ora prima, forse era uscita a fare la spesa o forse era andata a sistemarsi i capelli, pazienza, l’avrei chiamata più tardi o sarei stato richiamato.
ma… con una sorta di allarme interno riaprii l’applicazione delle telecamere e controllai le due che avevo deviato proprio sulla piscina, per fortuna deserta.
arrivò una delle assistenti perché c’era l’ennesima urgenza senza appuntamento, un cliente di vecchia data con problemi ad un impianto fatto pochi giorni prima, lo raggiunsi già in sala e nuovamente gli spiegai come doveva essere fatta la pulizia e già che c’ero controllai anche gli altri impianti, e mentre lo facevo entrò una delle segretarie.
“dottore, c’è una telefonata per lei…”
“sono… impegnato a momento, chiedi se richiama…”
la segretaria se ne andò e tornò di lì a pochi istanti, “era sua moglie” mi disse, “ha chiesto se la può richiamare”
mi rabbuiai.
“non ha detto… per che cos’era?” le chiesi.
“no, dottore…” rispose.
la ringraziai e continuai nel mio lavoro ma appena finito mi fiondai in ufficio e la chiamai, il telefono suonò, suonò, suonò sempre a vuoto fino a che alla fine rispose con un “pronto!” squillante.
solita Gioia, voleva solo sapere che cosa preferivo stasera per cena perchè questo e quello e quell’altro, e mentre parlava mi scoprii ancora molto… innamorato di mia moglie, sempre così premurosa e dolce.
e che sapeva ancora regalarmi delle sensazioni… uniche.
le dissi che mi andava bene qualsiasi cosa, poi… sembrò cambiare tono.
“volevo anche dirti un’altra cosa… ma forse… te la dico quando torni…”
“dimmi, Gioia…” la incalzai, sapeva che odiavo quel suo modo di lasciare in sospeso le cose.
“per… per domani sera…” mugolò, “io… non ho voglia di andare…”
quella fu una vera sorpresa.
“come mai?” le chiesi.
“così… non me la sento”
“non stai bene? ti senti ancora debole?” le chiesi un filo preoccupato, con tutto quello che aveva fatto per farmi accettare quella cosa adesso si tirava indietro?
“no, sto bene, sto bene…” si affrettò a rispondere, “è che… devo pensarci ancora un po’...”
sotto sotto la cosa mi fece stare bene, sapeva anche lei che cosa ne pensavo di questa nostra “avventura”, ma c’era comunque qualcosa che ora… rodeva, una specie di senso di fastidio per qualcosa che mi attirava e che ora non potevo raggiungere.
“mi fai un piacere grosso grosso grosso?” mugolò ancora, “puoi… chiamare tu Stella e dirglielo?”
“non puoi mandarle un messaggio?” le chiesi.
“no… meglio dirglielo a voce”
mmm… c’era qualcosa che non tornava.
“io… non ho voglia di sentirla, non adesso, poi sai come è fatta, comincia a fare mille domande…” mi disse, un po’ giù.
“sì, certo, la chiamo io” le risposi, “posso dire che non sei stata bene?”
“sì, sì, certo…” rispose, “dille così, va bene…”
indugiai ancora un istante poi glielo chiesi.
“sei sicura di stare bene?”
“che dolce che sei amore mio…” ridacchiò, poi però mi confermò che stava bene, solo che non aveva voglia di andare fuori, tutto lì.
“voglio stare con te, voglio che mi coccoli e che mi tieni stretta…” disse.
ci salutammo come sempre, mettendoci dei minuti prima di riattaccare, poi uscii dall’ufficio e controllai la lista del pomeriggio, feci alcune modifiche per quella del giorno successivo e poi dissi alle ragazze di andare in pausa, ci saremmo visti alle due.
“lei resta, dottore?” mi chiese la segretaria prima di andare via.
“sì, resto” risposi, salutai e poi chiusi tutto, tornai in ufficio, inspirai profondamente e poi chiamai Stella.
“buongiorno…” rispose, “ma che piacere sentirti… tutto bene?”
“sì, sì, certo…” risposi tradendo nervosismo e quella specie di felino predatore se ne accorse subito.
“ci sono problemi?” mi chiese subito, con tono più serio.
“s-sì, forse sì…” le risposi esitante, “Giulia non si sente molto bene e…”
