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Erotika
Sorella Sbagliata · Cap. 4
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Capitolo 4 di 10 23 min di lettura

Sputo sulla figa nel letto della sorella

Le continue e sfacciate provocazioni pubbliche di Giulia spingono Franci a impartirle una severa e bagnatissima lezione di sottomissione. Tra camerini troppo stretti e lenzuola proibite, il limite del tradimento viene superato senza più alcun freno.

Alessia
3 mesi fa · 1.7k letture · 0

«Allora forse ti meriti qualcosa.»

Giulia sorrise appena. Un sorriso sghembo, affilato. Fece scorrere un dito lungo il bordo della busta di carta. «Il problema, Franci, è che mi hai lasciata eccitata da morire là dentro,» piagnucolò dolcemente, facendo la ragazzina capricciosa, ma con gli occhi carichi di malizia. «E per fare la brava bambolina per un intero fine settimana... ho bisogno di un incentivo adesso. Altrimenti non garantisco nulla.»

Ero al limite. Il mio autocontrollo si sgretolò in un istante sotto il peso del caldo, del suo profumo e di quella sfacciataggine assoluta. «Tra quanto tornano tua madre ed Erika?» le chiesi, la voce improvvisamente roca, ridotta a un sibilo.

Il suo sorriso si allargò. «Abbiamo due ore.»

Scesi dalla macchina senza dire una parola, chiudendo lo sportello con un colpo secco. Lei mi seguì al volo, quasi correndo.

Non aspettammo nemmeno di arrivare in salotto. Appena la porta di casa scattò alle nostre spalle, mi avventai su di lei. La spinsi con violenza contro il muro freddo dell'ingresso. La busta del costume le cadde di mano. Le afferrai il culo con foga, impastando la carne soda attraverso il jeans dei pantaloncini, e la sollevai di peso. Giulia lanciò un gemito acuto, avvolgendo istantaneamente le gambe nude attorno alla mia vita e le braccia al mio collo, attaccandosi alla mia bocca come un animale affamato. Eravamo fradici di sudore, i nostri respiri rimbombavano nel corridoio vuoto. La baciavo con una rabbia cieca, divorandole le labbra, mentre la portavo di peso lungo il corridoio.

Non andai in camera sua. Spinsi la porta della camera di Erika.

La sbattei sul materasso matrimoniale, facendola rimbalzare. Il solo pensiero di fare questo nel letto della mia fidanzata mi mandò il cervello in fumo. Giulia ansimava, i capelli sparsi sul copriletto, guardandomi dal basso con pura lussuria. Le slacciai i pantaloncini in una frazione di secondo e glieli strappai via lungo le gambe, portandomi dietro anche gli slip. La lasciai con indosso solo il top bianco arricciato sotto il seno.

Mi inginocchiai sul bordo del letto, tra le sue gambe spalancate. L'odore della sua eccitazione era fortissimo. Senza alcun preavviso, senza nessuna dolcezza, mi portai due dita alle labbra, le inumidii pesantemente con la mia saliva e poi, guardandola dritta negli occhi, sputai direttamente sulla sua figa.

Giulia sgranò gli occhi, sconvolta da quel gesto crudo, volgare e di dominazione assoluta. «Ah... Franci...» ansimò, tremando quando la saliva bagnata e calda colpì la sua intimità già fradicia.

Approfittando di quello shock, infilai due dita dentro di lei con una spinta decisa. «Ahhh!» urlò lei, inarcando la schiena in modo innaturale, le mani che si conficcavano nelle lenzuola di sua sorella.

Era strettissima, una morsa bollente e umida che mi stringeva le dita facendomi quasi male. E questa volta non c'era nessuno da non svegliare. Nessun genitore, nessuna sorella nell'altra stanza. Poteva gridare quanto voleva, e lo stava facendo. Iniziai a muovere le dita con foga, pompando dentro e fuori, senza la delicatezza della prima volta. La stavo punendo per come mi aveva fatto sentire nel negozio. Sentivo i suoi muscoli contrarsi freneticamente attorno a me a ogni spinta.

«Sì... cazzo, Franci, sì...» piangeva e gridava, perdendo ogni freno inibitore, scuotendo la testa sul cuscino.

Ma non mi bastava. Sfilai le dita, lasciandola gemere per il vuoto improvviso, e mi tuffai con il viso tra le sue cosce. Schiacciai la bocca direttamente su di lei. Le mie labbra catturarono il suo clitoride gonfio e sensibilissimo. Iniziai a succhiarlo con passione disperata, mentre la mia lingua lavorava senza sosta. Con una mano le tenevo fermo il bacino, con l'altra reintrodussi le dita, coordinando il movimento interno con la lingua all'esterno.

Il corpo di Giulia andò in corto circuito. Strinse le cosce sudate attorno alla mia testa, quasi soffocandomi, premendo il mio viso contro di sé. «Non fermarti... ti prego, non fermarti... vengo!» strillò, la voce rotta, stridula, il respiro che le si mozzava in gola.

Il suo climax fu violento, quasi troppo intenso per lei. Le sue gambe iniziarono a tremare senza controllo, i fianchi si sollevarono contro la mia bocca in preda a spasmi incontrollabili. Emise un urlo lungo e sordo, graffiando il copriletto, mentre l'orgasmo la svuotava completamente.

Continuai a leccarla delicatamente finché i tremiti non diminuirono, assaporando tutto di lei. Poi, con il fiato corto, risalii lungo il suo corpo. Mi posizionai sopra di lei e catturai le sue labbra in un bacio intensissimo. Giulia mi accolse, assaporando il suo stesso sapore sulla mia lingua, baciandomi con una profondità e una dedizione che non aveva mai mostrato prima. Era un limone sporco, viscerale, carico di sudore e di un possesso totale.

Eravamo persi in quell'intreccio di salive quando il trillo del mio telefono, abbandonato sul comodino di Erika, ci fece gelare il sangue.

Mi staccai di scatto. Giulia aveva gli occhi semichiusi, il respiro corto. Guardai lo schermo. Erika.

Deglutii il vuoto. Feci segno a Giulia di non fare il minimo rumore. Mi schiarii la voce, cercando di regolarizzare il respiro, e risposi. «Ehi, piccola,» dissi, la voce che mi sembrava innaturale.

«Amore! Ho due minuti di pausa,» cinguettò Erika, con i suoni del reparto in sottofondo. «Com’è andata? L'hai presa? Si è comportata bene la mocciosa?»

Guardai Giulia. Era sdraiata sul letto della sorella, mezza nuda, bagnata e col trucco sfatto. Mi fissava, aspettando la mia risposta come se fosse una sentenza, pendendo dalle mie labbra.

«A tratti,» risposi freddamente, senza distogliere lo sguardo da lei.

Giulia spalancò gli occhi, fingendo di offendersi, gonfiando le guance con aria di sfida.

Dall'altra parte del telefono, Erika scoppiò a ridere, ignara di tutto. «Quindi benissimo per i suoi standard! Dai, ci vediamo stasera. Grazie ancora per avermi salvata, ti amo.»

«Ti amo anche io. A stasera.» Chiusi la chiamata.

Fissai Giulia. Lei si sollevò sui gomiti. Non c'era più traccia dell'offesa simulata. «Vi odio entrambi,» mormorò, con un filo di voce.

Ma stavolta, mentre lo diceva, non era un capriccio. Il modo in cui mi guardava – con gli occhi scuri, dilatati, ancora umidi di piacere – era diverso. Era una promessa. Una dedizione totale al gioco malato che avevamo appena perfezionato.

Quella sera, mentre ero a casa mia a fare i bagagli per il fine settimana, il telefono vibrò.

Giulia: « al mare sarò bravissima.»

Fissai il messaggio per un lungo istante, ricordando il sapore che mi aveva lasciato in bocca. Digitai la risposta: «Le bugiarde partono già svantaggiate.»

Tre secondi dopo, la risposta. Giulia: «Allora controllami meglio.»

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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Scritto da
Alessia

Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!

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