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Erotika
Sorella Sbagliata · Cap. 1
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Capitolo 1 di 10 26 min di lettura

L’odore della sua figa

l’evento scatenante che fa nascere la forte attrazione che franci prova per giulia.

Alessia
6 mesi fa · 3k letture · 5

Nota dell'Autrice: Quella che state per leggere è una storia alternativa, uno spin-off ufficiale dell'universo di "Tra la mia ragazza e sua cugina” la storia che proprio non riesco a lasciar andare. Le dinamiche cambiano, i bersagli si spostano e il confine tra odio e desiderio sta per essere completamente cancellato. Benvenuti in questa nuova avventura

La stanza odorava di pelle accaldata, profumo dolce e respiro spezzato. Avevo Erika schiacciata sotto di me, affondata nel piumone del suo letto. La stavo letteralmente divorando.

Le mie labbra scendevano voraci lungo il suo collo, mordicchiandole la pelle sensibile e strappandole gemiti umidi che lei cercava disperatamente di soffocare contro la mia spalla. L'aria era elettrica, carica di una lussuria che non aveva più intenzione di aspettare.

"Sei una meraviglia quando perdi il controllo," le sussurrai all'orecchio, la voce roca e carica di promesse, mentre la mia mano scivolava senza esitazione sotto la sua maglietta.

Sentii il calore del suo addome, salii più su e trovai l'ostacolo del reggiseno. Lo scostai con un movimento secco delle dita, liberando il suo seno. Iniziai a stringerla, massaggiandole la carne nuda con possessività, stuzzicando il capezzolo turgido sotto il mio palmo.

Erika inarcò la schiena come una molla, aggrappandosi ai miei capelli per tirarmi di nuovo contro la sua bocca. "Franci... cazzo, non fermarti," ansimò contro le mie labbra, baciandomi con una foga disordinata. "Spogliami. Fammi tua. Adesso." "Dimmelo di nuovo," la provocai, abbassando la mano per accarezzarle il bottone dei jeans, sentendo quanto fosse già bagnata e calda attraverso il tessuto leggero. "Dimmi cosa vuoi che ti faccia." "Voglio che mi scopi," gemette lei, senza filtri, gli occhi castani annebbiati dal puro desiderio. "Voglio sentirti dentro, ti prego..."

Ero al limite. Il sangue mi martellava nelle vene e stavo per slacciarle i pantaloni, pronto a farle dimenticare il suo stesso nome.

E poi, il disastro.

SBAM.

Il tonfo sordo, metallico e inequivocabile del portone d'ingresso che veniva sbattuto al piano di sotto riecheggiò per tutta la casa. Fu come una secchiata di acqua ghiacciata dritta sulla schiena.

Ci raggelammo all'istante.

Cazzo. È tornata Giulia.

Mi bloccai, la mano ancora chiusa sul seno nudo di Erika, il respiro pesante che mi fischiava nei polmoni. Ci guardammo negli occhi, e vidi la lussuria evaporare dal suo viso, sostituita dal puro panico.

Giulia è la sua sorellina. Ha appena compiuto quattordici anni, e definirla un dito al culo sarebbe un eufemismo riduttivo. È l'equivalente umano di una mina vagante. Il suo fottuto concetto di privacy semplicemente non esiste, o forse lo ignora di proposito per il puro e sadico gusto di farmi innervosire.

Quando siamo a casa loro e lei è nei paraggi, il che purtroppo capita quasi sempre, non abbiamo il minimo stralcio di intimità. Zero. È capace di piombarti addosso in qualsiasi momento, con qualsiasi scusa, con quell'aria perennemente scazzata e giudicante.

Erika mi spinse via per le spalle con una forza improvvisa. "Alzati, alzati!" sibilò nel panico totale, tirandosi giù la maglietta alla cieca, cercando di risistemarsi il reggiseno attraverso la stoffa.

Mi buttai letteralmente giù dal letto. Sapevamo perfettamente cosa significava quel tonfo alla porta. Giulia non era tipo da fermarsi in cucina o annunciare il suo arrivo. Avevamo al massimo sessanta secondi, un fottuto minuto di orologio,  per sembrare due persone civili prima che quel piccolo uragano salisse le scale e spalancasse la porta della camera. Ovviamente, senza nemmeno l'ombra di un colpo bussato.

La porta si spalancò con un tonfo secco, urtando contro il muro e facendomi sobbalzare.

Mi ero appena buttato a peso morto sulla sedia della scrivania, afferrando il telefono per fingere di scorrere una chat a caso, mentre Erika si stava ancora lisciando freneticamente la maglietta stropicciata, il petto che si alzava e si abbassava per il respiro corto.

"Eri, hai visto i miei auricolari? Quelli bianchi?"

Giulia entrò in camera come un panzer, zero esitazione, la voce alta e la faccia di chi è padrone del mondo.

"Giulia, porca puttana!" esplose Erika, il viso paonazzo a metà tra la frustrazione e l'imbarazzo. "Te l'ho detto mille volte: si bussa! Esiste una cosa chiamata fottuta privacy in questa casa!"

Giulia si fermò in mezzo alla stanza, per nulla intimidita. Incrociò le braccia al petto e roteò gli occhi al soffitto con una lentezza esasperante. "Oh, scusami tanto, Vostra Maestà. La porta non era chiusa a chiave, quindi di base è territorio libero. E comunque non mi sembra che steste facendo chissà cosa. O ho interrotto un'altra delle vostre noiosissime sessioni di baci casti?"

"Sei un'idiota insopportabile! Fuori di qui! Immediatamente!" urlò Erika, indicando il corridoio.

"Guarda che la casa è anche mia, isterica," ribatté la sorellina con un sorriso strafottente. "Dimmi solo dove hai messo gli auricolari e tolgo il disturbo."

Io me ne stavo in disparte, zitto e apparentemente invisibile. È la mia normalità in questa casa: fare da tappezzeria mentre loro due si scannano per stronzate. Tenevo gli occhi incollati allo schermo del telefono, cercando disperatamente di domare l'erezione dolorosa e pulsante che premeva contro la cerniera dei miei jeans dopo quello che era quasi successo sul letto.

Eppure, con la coda dell'occhio, la stavo guardando. Era fottutamente impossibile non farlo.

Negli ultimi mesi, Giulia era cambiata. Una delle poche cose oggettive in mezzo a tutto quel caos era che, purtroppo per la mia sanità mentale, era cresciuta. La vedevo lì, in piedi davanti a me, stretta in quei vestiti da ginnastica atletica, un paio di leggings neri aderentissimi a vita alta e un top sportivo scuro che le fasciava il torace. Ed è stato in quel momento, mentre litigava sguaiatamente con la sorella, che mi sono reso conto di quanto il mio sguardo su di lei stesse diventando irrimediabilmente torbido.

Lei ha una fisicità minuta e molto proporzionata. È quel tipo di corpo compatto e armonioso che appare naturalmente femminile, senza alcun bisogno di essere volgare o appariscente. La sua presenza in quella stanza era delicata ma allo stesso tempo di una sensualità disarmante, perché le linee del suo corpo sotto quell'abbigliamento tecnico erano morbide, perfette, ben definite.

Il suo viso è piccolo e fine, con lineamenti morbidi che le danno un aspetto paradossalmente dolce, in totale contrasto con la lingua tagliente che si ritrova. La pelle appare liscia e uniforme, con un incarnato chiaro che mette in risalto la delicatezza dei tratti. Ha degli zigomi leggeri ma ben posizionati, che creano una struttura elegante senza rendere il volto spigoloso o duro.

E poi ci sono i suoi occhi. Sono grandi e molto espressivi, leggermente allungati, con uno sguardo che sa essere intenso, velenoso, ma allo stesso tempo nasconde qualcosa di tenero. Le sue ciglia, lunghe e scure, danno una profondità assurda a quello sguardo. Le sopracciglia hanno una forma naturale e morbida che incornicia i suoi occhi alla perfezione.

Il naso è piccolo e proporzionato, con una linea delicata che si inserisce perfettamente nel volto. Ma lo sguardo mi cade sempre, inevitabilmente, sulla bocca. Le labbra sono morbide e piene, soprattutto quella inferiore, e hanno una forma naturalmente sensuale che rende l’espressione del viso incredibilmente femminile, persino quando sta ringhiando insulti.

I capelli sono scuri, leggermente disordinati per l'allenamento, con una texture liscia e morbida che incornicia il viso e mette in evidenza il collo sottile e le spalle piccole.

Il suo corpo è compatto e minuto, con una struttura leggera ma in cui ogni cosa è al posto giusto. Le spalle sono strette e il busto è proporzionato, con una linea del torace morbida e naturale sotto il tessuto del top. La vita è sottile, ben definita dalla fascia alta dei leggings, creando una curva elegantissima verso i fianchi.

Fianchi che sono delicati ma squisitamente femminili, e che accompagnano la linea del corpo verso un sedere piccolo ma molto, molto sodo e compatto. Il suo culetto è rotondo e ben sollevato, senza ombra di dubbio uno dei tratti più evidenti ed eccitanti della sua fisicità: pur essendo un corpo minuto, quella forma piena e tonica dentro i leggings neri crea una curva di una sensualità letale e ipnotica tra la vita stretta e i fianchi.

Le gambe sono snelle e proporzionate, con cosce morbide ma compatte che mantengono l’armonia perfetta della figura. Anche le braccia, ora incrociate in modo sfacciato sotto il petto, sono sottili e delicate, con mani piccole che rafforzano quell'impressione generale di leggerezza e grazia.

Mentre le due continuavano a strillare, io me ne stavo lì a bruciare in silenzio, realizzando una verità scomoda. Nel complesso, la sua sensualità nasceva proprio da quel contrasto da far perdere la testa: un corpo minuto, linee morbide e un culetto sodo e rotondo che dà alla silhouette una curva profondamente femminile. È una bellezza naturale, che a prima vista ti frega apparendo solo dolce, ma che allo stesso tempo è capace di risultare seducente da farti mancare il respiro proprio per le proporzioni armoniose del corpo.

Distolsi lo sguardo a fatica, stringendo la presa sul cellulare. Ero il fidanzato di sua sorella. Ma in quel momento, seduto nella loro stanza, la testa mi stava andando a puttane per i motivi più sbagliati del mondo.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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