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Erotika
Schiavo Delle sue Amiche · Cap. 5
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Capitolo 5 di 11 22 min di lettura

Sfondare la Fidanzata per Coprire l'Amante

La tensione esplode trasformandosi in una pericolosa roulette russa di incontri clandestini tra i sedili dell'auto e il box doccia. Per nascondere i propri peccati e sfogare la frustrazione, Franci si affida all'istinto più crudo e animale.

Alessia
4 mesi fa · 1.3k letture · 2

«Oggi addirittura un secondo round?» mi prese in giro, inarcando leggermente il bacino per assecondare la mia mano. «Vuoi distruggermi, amore? Pensavo fossi stanco...» «Non sono mai stanco di te,» le sussurrai a un millimetro dalla bocca, la voce roca e carica di un'urgenza che lei interpretò come pura passione, ignorandone la genesi torbida.

Non le diedi il tempo di ribattere. La baciai in modo selvaggio, quasi animalesco, divorandole la bocca con una foga che la fece gemere di sorpresa. Le mie mani scattarono sui suoi fianchi. Sfruttando l'effetto sorpresa, la feci girare con un movimento rapido e deciso, facendola ritrovare a pancia in giù sul materasso. Le afferrai i fianchi, sollevandole il bacino verso di me, mentre le spingevo dolcemente ma con fermezza le spalle verso il basso, costringendola ad affondare la faccia e la voce contro il cuscino morbido.

Era la mossa perfetta. Erika ridacchiò, eccitata da quella prepotenza inaspettata, ma soprattutto aveva la visuale completamente bloccata. Sopra la sua schiena nuda, il mio sguardo saettò verso la porta del bagno. Si aprì in un soffio. Lara scivolò fuori, avvolta in un asciugamano bianco, pallida e tremante. I nostri occhi si incrociarono per una frazione di secondo: i suoi erano spalancati per il terrore. Le feci un cenno fulmineo con la testa. Senza fare il minimo rumore, Lara sgattaiolò verso la porta della camera, la aprì di uno spiraglio e si dileguò nel corridoio come un fantasma.

L'adrenalina del rischio sventato si mescolò all'eccitazione bestiale che mi martellava nelle vene. Ero salvo, e avevo la mia ragazza pronta e inerme sotto di me. «Franci...» mormorò Erika contro la federa del cuscino, la voce ovattata ma carica di desiderio. «Dobbiamo essere veloci... tra poco si mangia e ci aspettano giù.» «Sarò velocissimo,» le promisi, afferrando l'orlo dei suoi pantaloncini e degli slip in un colpo solo, tirandoglieli giù fino alle ginocchia.

Il suo culo rotondo e perfetto si offrì alla mia vista. Mi sfilai l'asciugamano dalla vita, liberando finalmente il mio cazzo turgido, lucido e dolorante per l'attesa. Mi inginocchiai dietro di lei. Invece di penetrarla subito, mi spinsi in avanti, facendo scivolare la cappella bollente esattamente tra le sue natiche, strofinandola contro le sue labbra socchiuse e umide. Erika sussultò, inarcando la schiena come un arco teso. Sfregai la punta del mio sesso sul suo clitoride, muovendomi avanti e indietro. Era già bagnatissima, complice il sonno interrotto e la mia aggressione sensuale.

«Cazzo, amore... mettilo...» gemette lei, dimenando i fianchi contro di me, implorando l'ingresso. Non aspettai oltre. Afferrai saldamente i suoi fianchi con entrambe le mani e spinsi in avanti. La penetrai con un colpo secco e profondo, fino alla base.

Erika lanciò un gemito acuto, subito soffocato dal cuscino. Le pareti della sua figa, strette e lubrificate, mi avvolsero come un guanto di seta rovente. Era una sensazione paradisiaca, il sollievo assoluto dopo la tortura psicologica e fisica della doccia. Iniziai a muovermi con una forza e una velocità che di solito non usavamo. L'istinto animale aveva preso il sopravvento. I miei fianchi sbattevano contro i suoi glutei con un rumore umido e ritmico, uno slap carnale che rimbombava nella stanza silenziosa. Ogni mia spinta era rude, profonda, un modo per scaricare l'ansia, la colpa e quella maledetta energia oscura che Sofia mi aveva iniettato sotto pelle.

«Mio dio, Franci... così, cazzo... più forte!» ansimava Erika, assecondando il mio ritmo frenetico, stringendomi da dentro a ogni affondo. Non l'avevo mai scopata con tanta ferocia. Sentivo le sue unghie graffiare le lenzuola.

Il calore del suo interno mi stava portando rapidamente al limite. L'attrito perfetto, il profumo della sua pelle mischiato a quello del nostro sesso, la visione della sua schiena che si inarcava a ogni mia spinta violenta... fu un'escalation devastante. «Eri... ci sono,» ringhiai, i denti stretti, i muscoli delle cosce tesi allo spasimo. «Vieni... vieni dentro di me, amore!» urlò lei contro il cuscino, il suo corpo che si contraeva improvvisamente in uno spasmo violento e incontrollabile. Il suo orgasmo mi strizzò il cazzo con una forza pazzesca.

Fu la scintilla finale. Chiusi gli occhi, spingendomi dentro di lei un'ultima, disperata volta, e il mio corpo esplose. Venni con una potenza che mi lasciò senza fiato, svuotando tutto il mio seme, la mia frustrazione e la mia follia direttamente nel suo grembo caldo.

Rimasi schiacciato contro la sua schiena per lunghi istanti, ansando come se avessi corso una maratona, il mio petto madido di sudore incollato alla sua pelle. Lentamente, mi sfilai da lei, lasciandomi cadere di lato sul materasso, tirandola subito contro il mio petto per stringerla in un abbraccio.

Erika si voltò verso di me, i capelli arruffati e il viso acceso da un rossore bellissimo. Mi guardò con un misto di adorazione e stupore. «Cazzo, Franci...» sussurrò, posandomi una mano sul petto per sentire il mio cuore impazzito. «Non so cosa ti sia preso oggi, ma non smettere mai di fare così. Sei stato pazzesco.» Le sorrisi, baciandole la fronte sudata. La colpa tornò a bussare debolmente, ma il senso di liberazione era troppo forte. «È l'aria sarda,» scherzai, accarezzandole il fianco. «Mi fa un bell'effetto.» «Si vede,» ridacchiò lei, rannicchiandosi per un minuto contro di me. «Però ora dobbiamo davvero alzarci, o le altre ci vengono a bussare e ci trovano così.»

Ci ricomponemmo in fretta. Una sciacquata veloce, vestiti puliti e un filo di profumo. Erika era radiosa, leggera, convinta di essere l'unica donna nei miei pensieri. E in un certo senso malato, lo era.

Scendemmo le scale mano nella mano. Dal piano di sotto proveniva della musica a basso volume. Quando entrammo nella grande cucina a vista, Sara stava affettando del pane, vestita con un abitino leggero. Lara era seduta sullo sgabello dell'isola centrale: indossava i suoi soliti occhiali e una maglietta over-size, intenta a scorrere il feed di Instagram con un'espressione neutra, ma quando incrociò il mio sguardo notai un lievissimo rossore salirle sulle guance. Era incredibile come riuscisse a mascherare il degrado che avevamo sfiorato mezz'ora prima.

Ma la mia attenzione fu subito catturata da Sofia. Era appoggiata al piano di marmo, appena uscita dalla doccia, con un vestito nero aderente che le scivolava addosso come una seconda pelle. Davanti a lei c'erano dei bicchierini da cicchetto, delle zollette di zucchero, un accendino e, soprattutto, due bottiglie alte, slanciate, ripiene di un liquido verde smeraldo.

Assenzio.

Sofia alzò lo sguardo su di noi, un sorriso gelido e calcolatore le piegò le labbra. Non guardava Erika. Guardava dritto dentro di me, sventrandomi l'anima. Appoggiò le unghie laccate sul vetro della bottiglia, tamburellando un ritmo macabro.

«Ben svegliati, piccioncini,» disse, la sua voce vellutata che risuonò nella stanza come una condanna a morte. «Prendete posto. Niente vinello stasera. Stasera si gioca sul serio.»

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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Alessia

Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!

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