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Erotika
Schiavo Delle sue Amiche · Cap. 5
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Capitolo 5 di 11 22 min di lettura

Sfondare la Fidanzata per Coprire l'Amante

La tensione esplode trasformandosi in una pericolosa roulette russa di incontri clandestini tra i sedili dell'auto e il box doccia. Per nascondere i propri peccati e sfogare la frustrazione, Franci si affida all'istinto più crudo e animale.

Alessia
4 mesi fa · 1.3k letture · 2

Il viaggio di ritorno verso la villa fu un'agonia silenziosa, scandita dal rumore degli pneumatici sull'asfalto rovente e dall'aria condizionata che mi gelava il sudore addosso.

Mentre fissavo dal finestrino i cespugli di mirto scorrere veloci, una frase continuava a rimbombarmi nel cranio come una campana a morto: E userò te, Franci, per distruggerla fino all'ultimo pezzo. Cosa cazzo intendeva Sofia? Fino a che punto si sarebbe spinta la sua sadica vendetta contro Erika? Il terrore di ferire la ragazza che amavo, di vederle crollare il mondo addosso per colpa del mio stupido errore, mi stava logorando vivo. Non volevo farle del male, avrei fatto qualsiasi cosa per evitarlo, eppure mi sentivo un passeggero impotente su un treno lanciato verso un burrone.

L'abitacolo del fuoristrada era diviso in due mondi. Davanti, una normalità stucchevole. Sofia guidava con una mano sola sul volante, gli occhiali da sole scuri a coprirle lo sguardo indecifrabile, mentre Sara, seduta sul sedile del passeggero, chiacchierava ininterrottamente. «No, ma hai visto le storie di Ele?» stava dicendo Sara, scorrendo il feed del telefono. «Da quando ha partorito è diventata monotematica. Solo foto di tutine sporche, tiralatte e occhiaie. Un incubo.» «La maternità spegne i neuroni,» sentenziò Sofia con una freddezza clinica. «E annienta la vita sessuale. Chissà come è felice il suo povero compagno.» «Mah, ha scritto che non dormono da tre mesi. Io impazzirei,» ridacchiò Sara.

Dietro, il clima era radicalmente diverso. Erika si era addormentata quasi subito, rannicchiata contro la portiera sinistra, la testa appoggiata a un asciugamano arrotolato. Il suo respiro era lento e pacifico. Io ero seduto sul lato destro, lo sguardo perso nel vuoto, la mente in fiamme. Al centro, incastrata tra me e la mia fidanzata, c'era Lara.

Eravamo ancora tutti in costume, i vestiti infilati alla rinfusa sopra la lycra umida di salsedine. Lara se ne stava apparentemente tranquilla, ma con la coda dell'occhio notai che mi stava fissando. Aveva colto la mia espressione devastata. Evidentemente, il cortocircuito emotivo che le era scattato la notte prima non si era affatto spento, anzi, stava covando sotto la cenere.

All'improvviso, sentii una pressione calda sulla coscia. Sussultai, irrigidendomi. La mano di Lara era scivolata dal suo grembo alla mia gamba. Le sue dita risalirono con una lentezza esasperante, finché il palmo non si posò esattamente sopra il rigonfiamento del mio cavallo, avvolto dal costume ancora bagnato. Sgranai gli occhi e mi voltai di scatto verso di lei. Lara aveva le guance imporporate, un misto evidente di imbarazzo e di una perversa, incontenibile eccitazione. Guardava dritto davanti a sé, fingendo di ascoltare la conversazione di Sara e Sofia, ma le sue dita iniziarono a impastare la mia carne attraverso il tessuto ruvido.

Cazzo. Non potevo parlare. Erika dormiva a trenta centimetri dalla mia spalla sinistra, e davanti c'erano le altre due.

Con le mani che mi tremavano, sfilai lo smartphone dalla tasca del sedile anteriore. Aprii l'applicazione delle Note, creai un nuovo foglio bianco e digitai velocemente, per poi inclinare lo schermo verso di lei.

Che cazzo fai? Ci vedono! Fermati.

Lara sbirciò lo schermo. Con l'indice della mano sinistra, si allungò verso il mio telefono, cancellando la mia frase per scriverne un'altra, con estrema lentezza per non farsi notare dalle ragazze davanti.

Hai una faccia tristissima. Volevo tirarti su il morale. Si morse il labbro, poi aggiunse: E poi... fare una cosa del genere qui, col rischio che ci scoprano, mi fa impazzire.

Ero senza fiato. La suora del gruppo era diventata una ninfomane drogata di adrenalina. Scrissi di nuovo: Sei impazzita. Erika è qui accanto.

Lara prese il telefono un'ultima volta. Il suo sguardo, da dietro le lenti, era carico di una determinazione oscura. Metti lo zaino sopra.

Il mio zaino era incastrato tra il mio fianco e la portiera. Deglutii a vuoto, il cuore che mi martellava nel petto come un tamburo. L'istinto di sopravvivenza mi urlava di rifiutare, ma la tensione asfissiante dell'abitacolo e il ricordo della masturbazione punitiva di Sofia mi avevano lasciato in un limbo di frustrazione e bisogno di rilascio. Con un movimento a scatti, afferrai lo zaino e me lo piazzai sulle ginocchia, creando una barriera visiva perfetta.

Lara non se lo fece ripetere due volte. Sgattaiolò con la mano sotto il tessuto spesso dello zaino. Infilò le dita sotto l'elastico del mio costume. La sensazione fu un cortocircuito sensoriale: la rete interna del costume era fredda e bagnata, intrisa di sale, mentre la mano di Lara era piccola, morbida e bollente. Mi afferrò il cazzo, che in pochi secondi era scattato sull'attenti, turgido e intrappolato in quell'umidità salmastra.

Iniziò a segarmi. I suoi movimenti erano ancora un po' scomposti, limitati dallo spazio angusto tra i sedili e dalla necessità di non muovere la spalla, ma aveva imparato qualcosa. La presa era salda, scivolava su e giù sfruttando l'umidità dell'acqua di mare rimasta sulla mia pelle e sul tessuto come un lubrificante improvvisato.

«...e poi le ha comprato una carrozzina da duemila euro, roba da matti,» continuava a blaterare Sara davanti, mentre la macchina imboccava una curva stretta. «I soldi non comprano il sonno,» replicò Sofia.

Il contrasto tra la conversazione banale a un metro di distanza e l'atto profondamente osceno che si stava consumando sotto il mio zaino era inebriante. Sentivo il respiro di Lara farsi impercettibilmente più corto e pesante. Si stava eccitando nel compiere quell'abominio a pochi centimetri dalla mia ragazza addormentata.

Eppure, non era tutto perfetto. A causa della posizione scomoda, il polso di Lara era piegato in un'angolazione innaturale. Ogni tanto, nella foga, stringeva troppo, e le sue unghie raschiavano contro la pelle ipersensibile del mio glande, causandomi fitte di un dolore acuto che si mescolava a un piacere brutale. Il costume bagnato creava un attrito fastidioso alla base, tirando i peli e irritando la pelle, ma quella crudezza, quell'imperfezione ruvida, rendeva il tutto ancora più sporco e proibito.

Schiacciai la nuca contro il poggiatesta, serrando la mascella fino a farmi male ai denti per non emettere il minimo suono. L'auto sobbalzò su una buca dell'asfalto sardo. La mano di Lara scivolò male, stringendomi con forza eccessiva, e io dovetti mordermi l'interno guancia a sangue per non gemere per il colpo improvviso. Lara se ne accorse, mi lanciò un'occhiata di scuse da sotto gli occhiali e allentò la presa, per poi riprendere con un ritmo più dolce e mirato. Il calore si stava accumulando rapidamente all'inguine. Il sangue mi pulsava nelle orecchie, coprendo la voce della radio e le chiacchiere delle ragazze. Ero teso come una corda di violino, in bilico sul precipizio, in balia di quella mano invisibile.

Mancava pochissimo. Ero a un passo dal lasciarmi andare nel buio angusto del mio stesso zaino.

Improvvisamente, Erika emise un verso impastato di sonno. «Mmh...» Alla mia sinistra, il sedile scricchiolò. Erika si stiracchiò, muovendo le gambe, e sollevò lentamente la testa dal finestrino, sbadigliando. «Siamo... siamo già arrivati?» sbiascicò, stropicciandosi un occhio.

La mano di Lara si ritrasse alla velocità della luce, come un serpente che scatta indietro. Uscì da sotto lo zaino, tornando a posarsi innocentemente sulle sue ginocchia in una frazione di secondo.

Rimasi paralizzato, il cazzo duro e dolorante per l'eccitazione troncata di netto, il fiato bloccato nei polmoni e il cuore che minacciava di sfondarmi la gabbia toracica. «Quasi, tesoro,» rispose Sofia dal posto di guida, fissandomi per un attimo dallo specchietto retrovisore con un cipiglio sospettoso. «Ancora dieci minuti.» «Hai dormito bene, amore?» riuscii a balbettare verso Erika, stringendo i pugni sullo zaino per mascherare il tremore delle mie mani e l'erezione furiosa che ancora pulsava disperatamente sotto il tessuto umido.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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