La cena era passata in una sorta di trance ipnotica. Avevamo mangiato pesce alla griglia nel patio, bevuto del vino bianco ghiacciato e finto che fossimo solo cinque amici in vacanza. Ma il vero pasto, quello che Sofia aveva pianificato per saziare la sua fame di controllo, stava per cominciare.
Ci spostammo al grande tavolo rotondo di teak a bordo piscina. La luce azzurrina dell'acqua si rifletteva sui nostri volti, creando ombre sinistre. Io e Sara eravamo seduti uno accanto all'altra, concentrati a chiudere la solita canna serale. Lei sbriciolava l'erba nel palmo della mano, mentre io leccavo la cartina per sigillarla. «Sei pronto a morire, Franci?» ridacchiò Sara, passandomi l'accendino. «Con quell'assenzio finiamo tutti a vomitare nell'aiuola prima di mezzanotte.» «Speriamo di arrivarci, a mezzanotte,» mormorai, accendendo il joint e aspirando la prima boccata amara per calmarmi i nervi.
Dall'altra parte del tavolo, Erika, Sofia e Lara stavano allestendo il campo di battaglia. Erika rideva, spensierata e complice, aiutando Sofia a versare il liquido verde smeraldo in una fila interminabile di cicchetti di vetro, totalmente ignara del fatto che stesse letteralmente preparando il veleno che l'avrebbe distrutta. Lara, invece, teneva lo sguardo basso, sistemando metodicamente le zollette di zucchero in un piattino, evitando accuratamente di guardarmi.
«Bene, signori e signore, ci siamo,» annunciò Sofia. Prese una bottiglia di birra vuota, la sciacquò rapidamente e la piazzò esattamente al centro del tavolo. Il tonfo del vetro sul legno zittì le risate di Erika e Sara.
Sofia si appoggiò allo schienale della sedia, accavallando le gambe chilometriche e incrociando le mani in grembo. I suoi occhi di ghiaccio brillarono nella penombra. «Il gioco è semplice, ma non è il solito Obbligo o Verità per ragazzini sfigati,» esordì, la voce vellutata ma affilata come un rasoio. «Si gira la bottiglia. Chi la fa girare fa una domanda a chi viene puntato. Una domanda vera. Scomoda. Intima. Niente cazzate del tipo 'qual è il tuo colore preferito'. Vogliamo i segreti, quelli che vi fanno sudare freddo.»
Fece una pausa teatrale, assicurandosi di avere l'attenzione di tutti. «Chi riceve la domanda ha due opzioni. La prima: risponde con l'assoluta, fottuta verità. La seconda: se si rifiuta di rispondere perché ha troppa paura... beve un cicchetto di assenzio liscio e deve sottostare a una penitenza fisica. Una penitenza scelta, ovviamente, da chi ha fatto la domanda. E non ci si può rifiutare. Chiaro?»
Le altre si scambiarono sguardi divertiti ed eccitati. Nessuna di loro aveva capito. Credevano fosse un modo per ravvivare la serata, per fare domande piccanti sui ragazzi o sulle fantasie nascoste. Non avevano idea che Sofia avesse già tutte le risposte, e che la bottiglia non fosse un gioco di fortuna, ma un'arma di distruzione di massa.
«A me va benissimo,» esclamò Sara, prendendomi la canna dalle mani e aspirando una nuvola di fumo, gli occhi che le brillavano per la sfida. «Non ho segreti io. Pronta a tutto.» «Idem,» fece eco Erika, stringendosi nelle spalle con un sorriso radioso, per poi allungare una mano per accarezzarmi il ginocchio sotto il tavolo. «Ci divertiamo un po'. Lara, ci stai?»
Lara si sistemò gli occhiali, stringendo le labbra in una linea sottile. Il suo sguardo saettò per un millesimo di secondo verso di me. «Sì... ci sto.» «Perfetto,» mormorai io, sentendo la cenere dell'erba bruciarmi la gola. Non avevo alternative.
«Meraviglioso,» sorrise Sofia, sporgendosi in avanti e afferrando il collo della bottiglia di birra vuota. «Visto che l'idea è mia... inizio io.» Diede un colpo secco al vetro. La bottiglia iniziò a girare vorticosamente sul legno, producendo un suono secco e ipnotico.
Tutti fissavamo quel pezzo di vetro verde girare, rallentare, e infine fermarsi inesorabilmente. La serata era appena cominciata.
La bottiglia di vetro scuro smise di girare con un cigolio sinistro. Il collo puntava dritto verso Sara.
Sofia sorrise, appoggiando i gomiti sul tavolo e intrecciando le dita. «Perfetto. Iniziamo subito col botto,» sussurrò, la voce carica di malizia. «Dimmi, Sara... qual è la fantasia sessuale più inconfessabile che hai fatto su uno di noi seduti a questo tavolo?»
Sara sgranò gli occhi, colta alla sprovvista. Guardò prima me, poi Erika, poi Lara. Il suo proverbiale coraggio vacillò. «Cazzo, Sofi... ma sei stronza!» ridacchiò nervosamente, passandosi una mano tra i capelli biondi. «Non posso dirlo. Creerei un casino.» «Regola numero uno: niente scuse,» la incalzò Sofia, versando due dita di assenzio verde smeraldo nel cicchetto di fronte a lei. «Bevi. E preparati alla penitenza.»
Sara alzò gli occhi al cielo, afferrò il bicchierino e buttò giù l'assenzio tutto d'un fiato. Tossì, con gli occhi che le lacrimavano per la botta alcolica devastante, succhiando subito una zolletta di zucchero. «Penitenza,» decretò Sofia, i suoi occhi di ghiaccio che la squadravano dall'alto in basso, famelici. «Togliti il top. Subito.» Sara esitò un attimo, poi, spinta dall'orgoglio e dall'alcol, afferrò l'orlo della maglietta e se la sfilò, restando solo con quel minuscolo reggiseno di pizzo nero che le avevo allacciato in bagno poche ore prima. La luna illuminò il suo petto pieno e dorato. Notai lo sguardo di Sofia incollarsi sulle sue curve. Non era solo voglia di umiliarla. C'era un guizzo torbido, una fame predatrice che tradiva un'eccitazione palese. Sofia voleva metterla a nudo.
Sara fece girare la bottiglia. Toccò a me. «Ok, Franci,» disse Sara, leccandosi le labbra ancora sporche di zucchero. «Qual è il posto più sbagliato o estremo in cui hai sborrato in vita tua?»
Il cuore mi si fermò nel petto. Il ricordo del ventre di Sara macchiato dal mio seme la notte prima mi esplose nel cervello. Avevo il cicchetto di assenzio davanti, ma sapevo che se avessi iniziato a bere, Sofia mi avrebbe distrutto con le penitenze. Dovevo rispondere. «Addosso a una persona che dormiva,» dissi, la voce piatta, guardando fisso il centro del tavolo. Erika scoppiò a ridere, dandosi una manata sulla fronte. «Oddio, amore! Ti ricordi quel capodanno di tre anni fa? Ero ubriaca marcia e mi sono addormentata, e tu non ti sei fermato!» Annuii, forzando un sorriso. Erika era convinta parlassi di lei. Sara rise con gusto. Ma Lara, accanto a me, si strozzò con il fumo della canna, tossendo violentemente. Sofia mi lanciò un'occhiata carica di sadica approvazione. Ne ero uscito, ma a costo di un pezzo della mia anima.
Feci girare il vetro. Erika. Le feci una domanda soft, sui suoi segreti del liceo. Lei, pur di non bere l'assenzio, confessò di aver copiato l'esame di maturità, arrossendo vistosamente. Si salvò dalla penitenza, ma l'adrenalina del gioco la spinse a bere comunque un sorso "per solidarietà", cadendo lentamente nella trappola verde smeraldo.
Il gioco divenne rapidamente un tritacarne alcolico e psicologico. L'assenzio faceva il suo lavoro, sciogliendo le inibizioni e annebbiando le menti. In meno di tre giri, il tavolo di teak era ricoperto dai nostri vestiti. Lara, troppo terrorizzata per rispondere alle domande sulle sue perversioni, aveva bevuto tre cicchetti di fila. Era rimasta in mutandine e reggiseno, la pelle chiara madida di sudore, gli occhi lucidi e persi dietro le lenti. Io ero rimasto in boxer, costretto a rispondere alle peggiori nefandezze inventando scuse o usando mezze verità pur di mantenere la mente lucida e sfuggire alle penitenze di Sofia, anche se un paio di bicchierini me li ero dovuti calare, e il fuoco mi bruciava le vene.
Fu il turno di Lara a far girare la bottiglia. Il vetro puntò dritto su Sara, che ormai ciondolava leggermente sulla sedia, accaldata e su di giri. Lara si sistemò gli occhiali. Complice l'assenzio che l'aveva resa coraggiosa, sferrò il suo attacco. «Sara... hai mai avuto esperienze sessuali con una ragazza?» le chiese, la voce impastata ma curiosa.
Il tavolo ammutolì. Sara fece un sorrisetto sornione, passandosi la punta della lingua sulle labbra. «Cazzo, sì,» rispose, con una sincerità disarmante. «Al primo anno di università. Eravamo ubriache, è successo e basta. E devo dire che mi è piaciuto parecchio. Sanno usare le mani in modi che voi maschietti vi sognate, Franci, senza offesa.»
Sorrisi debolmente. Ma la mia attenzione fu catturata da Sofia. La "regina di ghiaccio" accusò il colpo. La sua mano si strinse a pugno attorno al bicchiere di vetro, le nocche sbiancarono. I muscoli della sua mascella si contrassero in un tic quasi impercettibile, e le sue narici si dilatarono. Non disse una parola, ma il suo sguardo verso Sara era un misto di gelosia feroce e lussuria possessiva. Non si aspettava quella risposta, e il fatto che Sara si fosse concessa a un'altra donna l'aveva mandata in tilt. Era eccitata e furiosa allo stesso tempo.
