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Erotika
Schiavo Delle sue Amiche · Cap. 7
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Capitolo 7 di 11 21 min di lettura

Pompino a Cazzo Moscio e Scopata a Comando

Un incontro intimo e rubato si trasforma in un grottesco spettacolo voyeuristico sotto la spietata minaccia del ricatto. La tensione psicologica annienta il corpo, trasformando l'atto sessuale in una brutale condanna che lascia dietro di sé solo umiliazione e macerie.

Alessia
4 mesi fa · 1.2k letture · 2

Quella mattina il risveglio fu pessimo. Il divano del salotto mi aveva letteralmente spezzato la schiena, ma il torpore muscolare non era nulla in confronto al macigno psicologico che mi schiacciava il petto. I postumi dell'assenzio e le atrocità della notte precedente aleggiavano nella villa come un gas tossico.

La colazione fu un teatro di silenzi assordanti. Seduti attorno all'isola della cucina, sembravamo un gruppo di estranei sopravvissuti a un naufragio. Sara teneva lo sguardo incollato alla sua tazza di tè, le occhiaie marcate e un'espressione svuotata; non incrociò lo sguardo di nessuno. Lara mangiava uno yogurt con gesti lenti, rannicchiata nella sua felpa. Sofia, invece, sorseggiava il suo caffè nero con una calma glaciale, perfettamente a suo agio nel cratere che aveva generato, ignorandomi come se non esistessi.

Ma la cosa peggiore era Erika. La mia fidanzata mi evitava. Non mi aveva dato il buongiorno, non mi aveva sfiorato, e ogni volta che provavo a parlarle, trovava una scusa per spostarsi. Avevamo deciso di passare la giornata a poltrire a casa e a bordo piscina, troppo devastati per affrontare il mondo esterno.

Quando Erika si alzò per andare in camera a cambiarsi, aspettai qualche secondo e la seguii, chiudendomi la porta alle spalle. La stanza era già invasa dalla luce spietata del mattino. Erika era in piedi davanti all'armadio aperto. Si era appena sfilata i pantaloncini del pigiama, rimanendo in slip e con una canotta bianca di cotone.

«Eri... possiamo parlare?» esordii, facendo un passo verso di lei. Lei si voltò di scatto, gli occhi nocciola carichi di una rabbia trattenuta a stento. «Parlare di cosa, Franci? Del fatto che mentre io cercavo di consolare la mia migliore amica che piangeva disperata, tu pensavi bene di intrufolarti nel letto per farti una sveltina?» «Amore, te l'ho detto stanotte, c'era buio pesto, io pensavo che...» «Smettila!» mi interruppe, la voce che tremava. Afferrò l'orlo della canotta e se la sfilò con rabbia, gettandola sul letto. Rimase davanti a me mezza nuda, i seni pallidi e morbidi liberi da costrizioni, ma l'atmosfera era tutto fuorché erotica. «È la situazione, Franci! C'era il delirio, Sara stava male, io ero sconvolta per quello che aveva fatto Sofia... e a te si rizza il cazzo? Ma ti rendi conto di quanto sei stato inopportuno? Viscido?»

Le sue parole furono coltellate, anche perché, nel profondo, aveva ragione. Anzi, la realtà era cento volte più sporca di quanto potesse immaginare. «Hai ragione,» ammisi, abbassando lo sguardo, incapace di sostenere il suo. «Sono stato un coglione. Ero ubriaco, stanco, non stavo ragionando... volevo solo te per cercare un po' di normalità in mezzo a quello schifo. Perdonami.»

Erika si morse il labbro inferiore. Prese il pezzo di sotto del suo bikini dal cassetto e lo infilò, sistemandoselo sui fianchi. La rabbia nei suoi occhi si incrinò, lasciando il posto a qualcosa di molto più fragile. Si sedette sul bordo del letto, coprendosi il viso con le mani. «Non è solo il fatto che volevi scopare,» mormorò, la voce rotta da un principio di pianto. «È che era Sara.» Mi avvicinai lentamente, sedendomi accanto a lei. «Eri, te lo giuro sulla mia vita, è stato un errore, non sapevo che ci fosse lei nel mio letto...» «Lo so,» singhiozzò, tirando su col naso. «Ma quando ho acceso la luce e vi ho visti... mi è crollato il mondo addosso. Perché lei è sempre così perfetta, Franci. Sara piace a tutti. Tutti la guardano, tutti la vogliono. Io mi sento sempre... la sua ombra. E per un attimo, quando ho visto le tue mani vicine a lei, ho avuto il terrore di perderti. Ho avuto paura che potessi accorgerti che lei è meglio di me.»

Il mio cuore si strinse in una morsa di colpa atroce. La mia dolce, insicura Erika. La stavo distruggendo senza che lei nemmeno sapesse il perché. «Guardami,» le sussurrai, prendendole il viso tra le mani e costringendola ad alzare gli occhi umidi. «Sara è una ragazza bellissima, è vero. Ed è un'amica fantastica. Ma tu non sei l'ombra di nessuno. Tu sei la luce. Sei la cosa più preziosa che ho, Erika. Non potrei mai desiderare nessuna all'infuori di te. Tu sei l'amore della mia vita.»

Le asciugai una lacrima con il pollice. Erika chiuse gli occhi, appoggiandosi al mio palmo come un gattino in cerca di conforto. Respirò a fondo, calmandosi, e mi regalò un piccolo sorriso. «Scusami,» mormorò, tirando su col naso. «Sono una stupida insicura. E i postumi della sbronza non aiutano.» «Non sei stupida,» la rassicurai, baciandole dolcemente la fronte. «Sei perfetta.»

Erika si alzò in piedi, sospirando, e prese il pezzo di sopra del bikini, un triangolo color smeraldo. Si voltò di spalle verso di me per allacciarselo, sollevando le braccia. La vista della sua schiena nuda, della curva dolce dei suoi fianchi e della vulnerabilità che mi aveva appena donato innescò in me una reazione immediata. Il senso di protezione si fuse con un desiderio carnale e disperato. Avevo bisogno di sentirla mia, di scacciare le ombre di Sofia e di ristabilire la nostra connessione.

Mi alzai, accorciando la distanza tra noi. Prima che potesse allacciarsi il costume, feci scivolare le braccia attorno alla sua vita da dietro. Erika sussultò leggermente. «Franci...» «Shh,» mormorai contro il suo collo, lasciandole un bacio caldo sulla pelle nuda. Le mie mani salirono sul suo addome piatto, per poi prendere possesso dei suoi seni liberi. Li afferrai con dolcezza ma con fermezza, impastando la carne pallida e morbida tra i palmi, accarezzando i capezzoli che si indurirono immediatamente sotto il mio tocco.

Premetti il mio bacino contro il suo fondoschiena. Il mio cazzo, rinchiuso nei boxer, si era indurito a dismisura. Iniziai a strusciarlo lentamente, con movimenti circolari e pressanti contro la fessura delle sue natiche. Erika lasciò cadere i laccetti del costume, abbandonando le mani lungo i fianchi. Piegò la testa all'indietro, appoggiandola sulla mia spalla, socchiudendo gli occhi e lasciandosi scappare un sospiro profondo. «Sei diventato un vero maniaco in questa vacanza...» sussurrò lei, la voce che si faceva languida e roca, assecondando la spinta del mio bacino contro il suo culo. «Sono solo pazzo di te,» le risposi all'orecchio, aumentando il ritmo delle mie mani sui suoi seni, stringendoli, sollevandoli. «Di questo corpo. Di tutto quello che sei.»

Lei si strinse contro di me, intrecciando le dita della sua mano sinistra con la mia mano destra, che continuava a massaggiarle il seno. Sentivo il calore della sua pelle fondersi con il mio. L'attrito della mia erezione dura contro il suo bacino era inebriante, un balsamo per il dolore della notte prima. «Avevo davvero paura, amore mio,» confessò Erika, la voce impastata di emozione e di desiderio. «Quando stiamo in mezzo agli altri io a volte mi perdo. Ma quando siamo così... quando mi tocchi in questo modo, mi fai sentire l'unica donna sulla faccia della terra. Sei tutto per me, Franci. Tutto.»

Quelle parole, cariche di amore puro e incondizionato, mi trapassarono l'anima. Da un lato mi donarono un piacere immenso, dall'altro scavarono il baratro del mio senso di colpa. Ma in quel momento, chiuso in quella stanza illuminata dal sole, con le mani colme della sua nudità e il suo respiro contro il mio viso, decisi di abbracciare l'illusione. La strinsi ancora più forte, strofinando l'erezione pulsante contro di lei in una frizione muta e intensa, giurando a me stesso che avrei protetto quella dolcezza a ogni costo, anche a costo di dannarmi per sempre.

Non feci in tempo a finire quel pensiero che l'istinto prese definitivamente il sopravvento. Con un movimento rapido, la feci voltare e la sbattei con decisione, ma senza farle male, contro l'anta liscia e fredda dell'armadio. Erika emise un gridolino sorpreso, che si trasformò subito in un gemito di piacere quando la mia bocca si avventò sulla sua pelle.

Iniziai a baciarle il collo, scendendo famelico verso il petto. Le presi i seni pallidi e morbidi, succhiandole i capezzoli con una foga quasi disperata. Avevo accumulato una tensione insopportabile, un mix di terrore, frustrazione e desiderio deviato che ora trovava finalmente il suo canale di sfogo nella donna che amavo.

Erika assecondò la mia urgenza. Le sue mani scivolarono lungo il mio addome teso, infilandosi sotto l'elastico dei boxer. Quando le sue dita calde si chiusero attorno alla mia erezione dolorante, un brivido elettrico mi percorse la spina dorsale. «Mio dio, Franci... è così bello,» sussurrò, la voce impastata di lussuria, stringendo la presa. «Sei duro come la pietra. Lo volevi così tanto, eh?»

Iniziò a segarmi. I suoi movimenti erano decisi, veloci e incredibilmente intensi. Il contrasto tra le sue dita piccole e la mia carne tesa allo spasimo era paradisiaco. Iniziai a gemere contro la sua clavicola, incapace di trattenermi. Avevo bisogno di quella sega come dell'ossigeno. «Ti piace quando ti tocco così?» continuò lei, provocandomi, sussurrandomi parole calde e sporche all'orecchio. «Svuotati per me, amore. Fammi sentire quanto sei disperato... voglio sentirti tremare.»

Per aumentare l'attrito, Erika portò la mano alla bocca. Sputò sul palmo bagnandosi le dita di saliva, per poi riprendere a stringermi. Il suono umido e viscido della sua mano che scivolava su e giù lungo il mio cazzo mi fece rovesciare gli occhi all'indietro. La stimolazione divenne frenetica, perfetta. La guardai: aveva le guance arrossate, le labbra dischiuse, gli occhi pieni di una malizia che mi fece impazzire.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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