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Erotika
Schiavo Delle sue Amiche · Cap. 4
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Capitolo 4 di 11 23 min di lettura

Scopata Bagnata e Sega a Secco

L'illusione di poter separare l'amore puro dal torbido ricatto crolla miseramente sotto il sole cocente. Un momento di passione si scontra con una brutale e dolorosa umiliazione che svela il vero, spietato movente dietro questo incubo.

Alessia
5 mesi fa · 907 letture · 2

Il suono stridulo della sveglia mi perforò il cervello prima ancora che riuscissi ad aprire gli occhi.

Mi voltai a fatica nel letto. Erika era letteralmente incollata a me, una gamba nuda intrecciata alla mia, il viso affondato nell'incavo del mio collo. Profumava di pulito, di lenzuola e di un sonno sereno. Affondare il naso nei suoi capelli castani fu come ingoiare una manciata di schegge di vetro. I flash della notte appena trascorsa, il buio, la luce azzurra, il corpo di Sara violato a sua insaputa, il respiro spezzato di Lara e il mio orgasmo deviato, mi investirono con la violenza di uno schianto. Ero un mostro rannicchiato nel letto di un angelo

«Mmh... buongiorno, amore,» mormorò lei, la voce impastata, lasciandomi un bacio umido sulla mascella prima di stiracchiarsi come una gatta, facendo strusciare il seno contro il mio petto. «Oggi si parte presto.» «Buongiorno a te,» mentii, forzandomi di sorridere e accarezzandole il fianco prima di alzarmi di scatto. Avevo bisogno di aria

La colazione fu un macabro teatro dell'assurdo. Mentre bevevo un caffè nero amaro quanto il mio umore, guardavo le ragazze muoversi per la cucina. Sara si preparava il suo tè ignara di tutto, fresca e sorridente nel suo bikini fluo; non potevo guardarla senza rivedere il mio seme sulla sua pelle. Lara, seduta di fronte a me, mangiava in silenzio, ma quando alzò lo sguardo mi regalò un guizzo oscuro e complice da dietro le lenti degli occhiali. Un promemoria silenzioso del nostro patto vizioso. E poi c'era Sofia. Appoggiata allo stipite della portafinestra, incrociò il mio sguardo e, con calcolata lentezza, si passò la lingua sul labbro inferiore. Il messaggio era chiaro, spietato: ho ricevuto il materiale, bravo cagnolino.

Il viaggio in auto durò quasi un'ora e mezza. Fui grato di dover guidare il fuoristrada a noleggio: mi diede una scusa per fissare i tornanti sardi e non parlare. Chiusi nell'abitacolo, con la musica a palla e l'aria condizionata al massimo, il chiacchiericcio leggero delle ragazze riempiva lo spazio, in netto contrasto con la paranoia tossica che mi divorava dall'interno.

Arrivammo a Cala Nascosta, e il nome era una garanzia. Era una mezzaluna di sabbia bianca accecante, incastonata tra alte scogliere di granito e ricoperta di macchia mediterranea. Un paradiso terrestre isolato dal mondo. Non c'era anima viva, a parte noi. Il mare era una tavola di vetro turchese, così limpida da sembrare un'illusione.

«Ok, questo posto è fottutamente pazzesco!» esclamò Sara, lanciando la borsa mare sulla sabbia e sfilandosi i pantaloncini in un secondo. Rimase in un minuscolo bikini che lasciava ben poco all'immaginazione. «Te l'avevo detto,» sorrise Sofia, stendendo il suo telo con l'eleganza di una regina. «Niente turisti, niente occhi indiscreti. Solo noi e la natura. Se ci va, possiamo anche fare il bagno nudi.»

Lara trasalì leggermente a quella frase, sistemando il suo asciugamano a debita distanza dal bagnasciuga, ma con un'angolazione che le permetteva di tenere d'occhio me.

«Non tentarmi, Sofi!» rise Erika, prendendomi per mano e trascinandomi verso l'acqua. «Franci, mi spalmi la crema prima che mi ustioni?»

Mi inginocchiai sulla sabbia bollente dietro di lei. Erika si slegò i lacci del pezzo di sopra, tenendolo fermo contro il petto per lasciarmi la schiena completamente libera. Versai il fluido freddo sui palmi e iniziai a massaggiarle le spalle dorate, scendendo lungo la curva della spina dorsale fino all'elastico dello slip. Le mie mani si muovevano con cura, intrise di un affetto disperato, ma l'erotismo del momento era inquinato dalla presenza delle altre.

Sentivo gli occhi di Lara puntati addosso, brucianti di una gelosia malata per quel tocco intimo che riservavo alla mia fidanzata ufficiale. E sentivo quelli di Sofia, che da sotto gli occhiali da sole scrutavano ogni mia singola mossa, godendo del mio palese tormento psicologico.

Eravamo isolati dal mondo. Il palcoscenico perfetto per un nuovo disastro.

Il sole di Cala Nascosta era un bacio rovente sulla pelle. Il riverbero accecante dell'acqua cristallina ci costringeva a tenere gli occhiali da sole scuri anche sotto l'ombrellone.

«Io non resisto un secondo di più, sto sudando l'anima,» decretò Sara, alzandosi in piedi e sistemandosi il pezzo di sotto del bikini che le metteva in risalto i glutei perfetti. «Chi viene a fare il bagno?»

Lara si alzò silenziosamente, avvolgendosi l'asciugamano attorno ai fianchi, annuendo. Sofia, invece, si prese il suo tempo. Si stiracchiò come una leonessa sazia, passandosi una mano tra i capelli scuri, poi si voltò verso di noi. «Venite piccioncini?» chiese, togliendosi gli occhiali per piantare i suoi occhi di ghiaccio dritti nei miei. «No, andate voi,» rispose Erika, aprendo il suo libro e sistemandosi meglio sul telo. «Io voglio cuocermi un altro po' e leggere. Franci, tu che fai?»

Ero devastato. La stanchezza fisica della notte insonne si mescolava al crollo nervoso, lasciandomi svuotato. «Resto qui con te,» mormorai, passandomi una mano sul viso. «Ho bisogno di ombra e riposo.»

Sofia sorrise. Un sorriso obliquo, carico di veleno puro, invisibile a Erika ma letale per me. «Fai bene a riposare, Franci,» sussurrò Sofia, la voce suadente e carica di doppi sensi che mi fecero gelare il sangue sotto il sole cocente. «Sembri uno che stanotte ha sudato e faticato parecchio. Recupera le energie... non si sa mai quando potresti dover fare gli straordinari.» Si voltò, sculettando verso l'acqua cristallina seguita da Sara e Lara.

«Ma che cazzo dice?» ridacchiò Erika, ignara, voltando pagina. «Straordinari in vacanza. È tutta scema.» «Già,» deglutii, sentendo la gola secca. «Tutta scema.»

Mi lasciai scivolare sul telo, appoggiando la testa direttamente sul petto di Erika. Lei, con un movimento naturale e istintivo, mi cinse le spalle con un braccio, accogliendomi. La sua pelle era bollente, liscia, profumata di cocco e salsedine. Sentivo la morbidezza piena dei suoi seni cedere sotto il peso della mia guancia, e il battito regolare del suo cuore risuonarmi dritto nell'orecchio.

Era il mio posto sicuro. La mia casa. Chiusi gli occhi, mentre la sua mano con le unghie laccate di rosso iniziava ad accarezzarmi dolcemente i capelli. Come ho potuto fare una cosa del genere?, urlava la mia voce interiore. Come ho potuto inquinare questa purezza con il mio schifo? Sentivo il peso della sborrata sul petto di Sara e il calore della bocca di Lara ancora marchiati a fuoco sulla mia pelle. Avevo mandato a puttane la cosa più bella della mia vita per un momento di debolezza con l'erba. Il senso di colpa era un acido che mi corrodeva lo stomaco.

«Ehi...» sussurrò Erika, la voce morbida come velluto. Chiuse il libro e lo appoggiò sulla sabbia. Spostò la mano dai miei capelli alla mia guancia, accarezzandomela con il pollice. «Tutto bene, amore? È da quando ci siamo svegliati che sei silenzioso.» «Sì, scusami,» mormorai contro la sua pelle calda, inebriandomi del suo profumo. «Sono solo un po' stanco.» «Lo so che questa vacanza può essere intensa,» continuò lei, con una dolcezza che mi spaccò il cuore. «Siamo sempre in cinque, c'è confusione, i caratteri sono forti... ma ci tenevo a ringraziarti. Per essere qui. Per sopportarci. Saperti accanto a me, anche in mezzo a tutto questo casino, è la cosa che mi rende più felice al mondo. Ti amo da impazzire, Franci.»

Le sue parole scesero dentro di me, ma invece di distruggermi per la colpa, innescarono un meccanismo di difesa inaspettato, oscuro e contorto. Sollevai appena la testa per guardarla negli occhi. Erano sinceri, innamorati, limpidi. Non esisteva nessuno al mondo con cui fossi più in sintonia. Lei era la mia anima gemella.

Se le avessi detto la verità, se le avessi parlato del video e di Sofia, le avrei spezzato il cuore e distrutto la vita. L'avrei persa per sempre. Io lo sto facendo per lei, pensai improvvisamente, mentre un senso di giustificazione malata iniziava a fare breccia nella mia mente. Sopportare i deliri di onnipotenza di Sofia è il prezzo da pagare per mantenere intatta questa perfezione. Sono io che mi prendo il fango per lasciare lei pulita. Ero io a dovermi sporcare le mani, a dover fare il cagnolino, pur di proteggere la nostra relazione. Convincermi di essere una sorta di martire silenzioso fu un balsamo miracoloso per la mia coscienza. Sentii i muscoli del collo e delle spalle rilassarsi per la prima volta in due giorni.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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