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Erotika
Schiavo Delle sue Amiche · Cap. 3
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Capitolo 3 di 11 23 min di lettura

Schizzata nel Sonno

Schiacciato dal ricatto, Franci è costretto a compiere un atto voyeuristico ed estremo nel cuore della notte. Tuttavia, un risveglio imprevisto trasforma l'orrore in una torbida, inaspettata e viziosa complicità.

Alessia
5 mesi fa · 916 letture · 2

Poco più tardi…dopo cena.

La luna si rifletteva tremolante sulla superficie increspata della piscina. Eravamo tutti e cinque seduti a bordo vasca, con le gambe a mollo nell'acqua fresca, i bicchieri pieni di vodka lemon poggiati sulle piastrelle tiepide.

Io, Erika e Sara ci passavamo una canna in senso orario. Aspirai profondamente, trattenendo il fumo nei polmoni fino a farli bruciare. Avevo disperatamente bisogno di coraggio, di una nebbia artificiale che mi anestetizzasse il cervello per fargli affrontare quello che Sofia aveva in mente. O forse, più onestamente, speravo che l'erba mi desse la forza di ribellarmi, perché io quella fottuta cosa non volevo farla. L'idea mi rivoltava lo stomaco.

«Ok, tocca a me,» esclamò Sara, espirando una nuvola densa verso il cielo stellato. Aveva le guance arrossate e un sorriso sornione. «Non ho mai... fatto sesso in un luogo pubblico rischiando seriamente di farmi arrestare.»

Erika scoppiò a ridere, una risata di gola, aperta e meravigliosa, e sollevò il bicchiere, tracannando un sorso. Io feci lo stesso, incrociando il suo sguardo.

«Spiaggia di notte a Barcellona, ricordi?» mi sussurrò Erika, appoggiando la testa bagnata sulla mia spalla e facendomi scivolare una mano sull'interno coscia, sotto il livello dell'acqua. Il suo tocco era caldo, possessivo, intriso di un amore così puro e viscerale che mi fece venire un groppo alla gola.

«Come potrei dimenticarlo,» mormorai, posandole un bacio tra i capelli. La amavo da impazzire. Era la mia ancora, la mia dea, e il pensiero di ferirla mi stava lacerando vivo.

Sara bevve a sua volta, facendo l'occhiolino, mentre Lara rimase immobile. La "nerd" era seduta alla mia sinistra, tesa come una corda di violino. Teneva il bicchiere con entrambe le mani e fissava l'acqua scura come se volesse annegarci dentro. Non aveva osato guardarmi in faccia per tutta la sera.

«Sei noiosa, Laretta,» la punzecchiò Sofia dall'altra parte della vasca. Sofia era l'esatto opposto: rilassata, padrona della situazione, sorseggiava il suo drink con l'eleganza fredda di un predatore sazio. «Tocca a te.»

Lara sussultò, sistemandosi gli occhiali. «Ehm... non ho mai... tradito la fiducia di qualcuno a cui tengo.»

Il gelo calò improvvisamente su di me. Lara non bevve. Aveva formulato la frase come un'accusa a se stessa, abbassando lo sguardo, schiacciata dal peso della notte precedente. Io rimasi con il bicchiere a mezz'aria. Il cuore prese a martellarmi nel petto. Se non avessi bevuto, avrei mentito. Se avessi bevuto, avrei confessato.

Erika si voltò verso di me, aggrottando la fronte, ignara. «Franci?»

In quel millesimo di secondo, alzai il bicchiere e feci per portarlo alle labbra, mascherando il panico con un finto sorriso. «Beh, al liceo ho copiato la versione di greco di Marco e non gliel'ho mai detto. Vale?»

Erika rise, dandomi un colpetto sul petto, e bevve un goccio "per solidarietà". Ma sopra la sua testa, i miei occhi incrociarono quelli di Sofia.

La stronza mi stava fissando. Non sorrideva. Portò il bicchiere alle labbra lentamente e prese un sorso lungo, senza mai staccare i suoi occhi di ghiaccio dai miei. Sapeva tutto. Controllava tutto.

«Bene, il mio turno,» disse Sofia, abbassando il bicchiere e picchiettando le unghie smaltate sul bordo della piscina. La sua voce era velluto intriso di veleno. «Non ho mai... guardato qualcuno negli occhi, fingendo di amarlo, sapendo di nascondere un segreto sporco.»

Il respiro mi si bloccò. L'erba smise di rilassarmi e mi trasformò l'ansia in una paranoia tagliente.

Erika ridacchiò, ignara della bomba appena sganciata. «Che pesantezza, Sofi! Questa è da film drammatico. Nessuno beve qui.»

Nessuno bevve. Neanche io. Serrai la mascella così forte da farmi male ai denti, sentendo il sudore freddo scivolarmi lungo la schiena nonostante il caldo estivo. Lara, accanto a me, tremava impercettibilmente.

La mano di Erika scivolò dalla mia coscia al mio petto, accarezzandomi con dolcezza. «Tutto ok, amore? Sei rigido.»

«Sì,» mentii, forzandomi a rilassare le spalle. «È l'erba. Mi ha preso un po' a male.»

Sofia si alzò in piedi con un movimento fluido, l'acqua che le scivolava lungo le gambe tornite. Si passò le mani sui fianchi, aggiustandosi il pezzo di sotto del costume.

«Ragazze, il ghiaccio è finito e ci stanno sbranando le zanzare,» annunciò, con una naturalezza disarmante. «Vado a prendere le candele alla citronella e il sacchetto nuovo dallo sgabuzzino in casa.» Poi, si voltò verso di me. Il suo sguardo non ammetteva repliche. «Franci, mi dai una mano? Tu sei alto, le candele sono sullo scaffale in cima e non ci arrivo.»

Il mondo mi crollò addosso. Era il momento. Il messaggio di quel pomeriggio prendeva forma. Guardai Erika, sperando inconsciamente che mi trattenesse, che dicesse vado io. Invece lei mi sorrise dolcemente, dandomi un bacio umido sulla guancia.

«Vai, amore. Così ti sgranchisci un po', che sembri un pezzo di legno.»

Non avevo scelta. Deglutii a vuoto, posai il bicchiere ed emersi dall'acqua, sentendomi come un condannato a morte che si incammina verso il patibolo.

«Certo,» mormorai. «Arrivo.»

Seguii Sofia attraverso il prato buio, verso la porta a vetri della villa. I grilli cantavano e le risate di Sara ed Erika si facevano più lontane alle mie spalle. Davanti a me, la figura di Sofia ancheggiava lenta e sicura. Appena varcammo la soglia e l'aria condizionata ci investì, lei non andò verso la cucina. Svoltò a destra, nel corridoio buio, verso la porta dello sgabuzzino. La aprì, entrò nel buio e si voltò verso di me, aspettando che io oltrepassassi la soglia per richiudermi in quella trappola.

Il buio dello sgabuzzino ci inghiottì non appena Sofia chiuse la porta alle mie spalle. L'aria era viziata, satura dell'odore chimico dei detersivi e del profumo intenso e vanigliato che lei portava addosso.

Non feci in tempo ad abituare gli occhi all'oscurità che sentii le sue mani spingermi con forza contro il legno della porta. Il suo corpo si premette contro il mio, un contatto deliberato e provocatorio. Sentivo il calore del suo inguine contro il mio bacino e la curva dei suoi seni attraverso il costume umido.

«Allora, cucciolo...» sussurrò, la voce carica di un'eccitazione torbida e malata. Una mano mi scivolò lungo l'addome, fermandosi pericolosamente vicino all'elastico dei miei boxer bagnati. «Sei pronto per il tuo compito di stanotte?»

La rabbia, fino a quel momento sedata dalla paura e dall'erba, esplose improvvisamente, spazzando via ogni inibizione. Le afferrai i polsi, stringendoli con forza, e la spinsi via di un passo.

«Io non lo faccio, Sofia,» ringhiai, la voce tremante di collera. «Scordatelo. È troppo. Questa volta hai superato ogni fottuto limite.»

Lei non si scompose. Fece un passo avanti, accorciando di nuovo le distanze, il viso sollevato verso il mio. «Oh, il cagnolino vuole mordere? Ti ho dato un ordine, Franci.»

«È da malati!» sbottai, tenendo il tono basso per non farmi sentire dalle altre fuori. Il respiro mi si spezzava in gola. «Vuoi che mi intrufoli in camera di Sara mentre dorme? Che le alzi la maglietta, mi seghi guardandola e le sborri addosso per farti delle cazzo di foto? È una violenza, Sofia! Sei una fottuta psicopatica!»

Invece di arrabbiarsi, Sofia scoppiò in una risatina sommessa, un suono crudele che mi fece accapponare la pelle. La sua freddezza era disarmante.

«Drammatico come sempre,» sussurrò, sfiorandomi la mascella con un'unghia. «Sara fuma come un turco, lo sai benissimo. Quella non si sveglierebbe nemmeno se le crollasse il tetto addosso. Sarà come giocare con una bambola bellissima e inconsapevole. E pensa al lato positivo... dopo potrai anche pulirla. Conoscendoti, so che l'idea ti eccita da morire, anche se fai finta di essere il cavaliere senza macchia.»

«Fai schifo,» sputai.

«Forse,» concesse lei, leccandosi le labbra. «Ma pensa alla ricompensa, Franci. Se fai il bravo, se mi porti quelle foto e mi dimostri che sei il mio cane fedele... stanotte potrei essere molto generosa. So come farti godere, so come farti impazzire fino a farti implorare di più.»

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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