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Erotika
Schiavo Delle sue Amiche · Cap. 4
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Capitolo 4 di 11 23 min di lettura

Scopata Bagnata e Sega a Secco

L'illusione di poter separare l'amore puro dal torbido ricatto crolla miseramente sotto il sole cocente. Un momento di passione si scontra con una brutale e dolorosa umiliazione che svela il vero, spietato movente dietro questo incubo.

Alessia
5 mesi fa · 907 letture · 2

«Ti amo anch'io, Eri,» le risposi, e stavolta la mia voce era ferma, sicura. Mi sollevai sui gomiti e la baciai. Un bacio lento, profondo, assaporando il sale sulle sue labbra, mescolando i nostri respiri. Le sfiorai il fianco scoperto, facendola sorridere contro la mia bocca. «Mmh, vedo che ti stai riprendendo...» sussurrò lei maliziosa, mordicchiandomi il labbro inferiore. «Il potere curativo delle tue tette è sottovalutato,» scherzai, facendola scoppiare in quella sua risata di gola che adoravo. «Sei un cretino!» mi rispose, spingendomi via per finta.

L'atmosfera si era alleggerita. Tornammo a chiacchierare in modo sciolto, parlando di dove saremmo andati a cena, scherzando sul costume fluo di Sara e ritornando a essere la coppia complice e innamorata di sempre.

Ma mentre la ascoltavo, il mio sguardo scivolò inevitabilmente verso l'acqua azzurra, dove le altre tre stavano nuotando. Dopotutto, mi dissi per auto-assolvermi definitivamente, Sofia mi aveva già fatto raschiare il fondo. Sborrare addosso alla sua migliore amica mentre dormiva era l'apice dell'abominio. Peggio di così non poteva fare. E poi, nell'angolo più buio e inconfessabile della mia anima, si fece strada una cruda verità che mi fece pulsare il sangue nel basso ventre. Mentre guardavo Lara emergere dall'acqua, passandosi le mani sui capelli bagnati, ricordai la sensazione della sua bocca impacciata attorno al mio cazzo, il suo bisogno disperato di essere sporcata. Ricordai lo sguardo di Sofia, la sua nudità prepotente e la sua saliva. Sarebbe stato il gioco di questa vacanza e alla fine di essa, tutto sarebbe tornato prima, cosi pensavo ingenuamente.

Era malato, deviato e terribilmente sbagliato. Ma mi eccitava. Mi eccitava da morire. Sarei stato il guardiano del amore con Erika, dolce e puro alla luce del sole. Ma nell'ombra, avrei abbracciato il mio ruolo nel gioco sporco di Sofia. Avrei separato l'amore dal sesso, la luce dal buio.

Sarebbe stato il mio sporco, irrinunciabile segreto.

Restammo per un po’ a fare i fidanzatini, finché presi dal forte caldo, decidemmo di buttarci in acqua. Il sole ci scaldava la pelle mentre, tenendoci per mano, entravamo nelle acque cristalline di Cala Nascosta. L'impatto con l'acqua fresca fu una benedizione dopo il calore asfissiante della spiaggia. Nuotammo a stile libero per qualche decina di metri, raggiungendo il resto del gruppo che si era radunato dove l'acqua arrivava circa al petto.

«Finalmente i piccioncini!» esclamò Sara, schizzandoci addosso un po' d'acqua. Aveva i capelli biondi incollati al viso e un sorriso radioso. «Pensavamo vi foste addormentati.» «Erika leggeva, io mi riprendevo,» risposi, passandomi una mano tra i capelli bagnati. Grazie al mio nuovo, contorto equilibrio mentale, mi sentivo stranamente padrone di me stesso.

Sofia emerse dall'acqua proprio accanto a me, un movimento fluido come quello di una sirena. Si sistemò il pezzo di sopra del bikini, ma nel farlo, in un "incidente" fin troppo calcolato, il triangolo di stoffa scivolò troppo di lato, esponendo per un paio di lunghi secondi il suo capezzolo turgido e scuro proprio davanti ai miei occhi, sotto il pelo dell'acqua. «Sai com'è, Franci,» disse Sofia, ignorando il pezzo di stoffa fuori posto e fissandomi con quegli occhi glaciali, carichi di doppi sensi. «Bisogna saper dosare il fiato per andare a fondo... altrimenti si rischia di affogare. Tu sei uno che va a fondo, vero?» «Me la cavo,» replicai, sostenendo il suo sguardo senza battere ciglio prima che lei si ricoprisse. Lo avevo accettato. Lei era il demone, l'ombra. Ma non le avrei permesso di rovinare la luce.

Lara, poco più in là, faceva il morto a galla, ma da sotto le lenti degli occhiali da sole bagnati sentivo il suo sguardo indugiare sul mio addome. L'atmosfera era un campo minato di ormoni e segreti, ma incredibilmente, la cosa mi scivolava addosso.

Dopo una mezz'ora di scherzi, tuffi e qualche battuta al vetriolo di Sofia, lo stomaco di Sara emise un brontolio sonoro. «Ok, ragazzi, ho una fame da lupi,» annunciò, strizzandosi i capelli. «Io vado a saccheggiare la borsa frigo. Chi viene?» «Io,» disse subito Lara, avviandosi verso riva. Sofia ci guardò. «Venite?» «Tra poco,» rispose Erika, stringendosi contro il mio fianco. «Facciamo un'altra nuotata e vi raggiungiamo.» Sofia fece un sorrisetto obliquo. «Fate i bravi. O almeno, provateci.» Poi diede le spalle e nuotò verso la spiaggia.

Rimanemmo soli. Oltrepassammo la secca, nuotando verso il largo, dove il blu si faceva più intenso e il fondale di sabbia bianca sprofondava. Lì, solo io riuscivo a toccare il fondo con le punte dei piedi, tenendo la testa fuori.

Erika, non toccando, mi si avvinghiò letteralmente addosso. Incrociò le gambe attorno alla mia vita e allacciò le braccia dietro il mio collo. L'acqua sosteneva il suo peso, rendendola leggera come una piuma, ma il contatto tra i nostri corpi era elettrico. «Mi usi come salvagente, signorina?» scherzai, stringendola per i glutei sodi sotto la stoffa umida del costume per tenerla a galla. «Sei il mio materassino personale,» ridacchiò lei, strofinando il naso contro il mio collo. «E poi mi piace sentirti così vicino. Sei caldissimo, anche nell'acqua gelida.»

La frizione del suo bacino contro il mio, mossa dal dolce dondolio delle onde, innescò una reazione immediata. Il mio sesso si indurì in un istante, premendo prepotentemente contro il tessuto dei miei boxer da bagno e contro il suo pube. Erika lo sentì perfettamente. Si fermò, il sorriso che si trasformava in un morso sensuale sul labbro inferiore. Abbassò lo sguardo, poi lo rialzò, piantando i suoi occhi nei miei, lucidi di desiderio. «Materassino, eh?» sussurrai, la voce che si faceva roca. «Mmh... un materassino molto attrezzato, a quanto pare,» mormorò lei, muovendo lentamente i fianchi contro di me, una frizione oscena e nascosta sotto il livello dell'acqua.

Non persi tempo. L'isolamento, il sale sulla pelle e quel fottuto senso di protezione che avevo deciso di incarnare esplosero in pura lussuria. Feci scivolare una mano sotto l'acqua, superando l'elastico del suo slip. Spostai di lato il tessuto sottile, trovando subito la sua intimità. Il contrasto era pazzesco: il mare intorno a noi era fresco, ma lei lì in mezzo era rovente. Infilai due dita, scoprendola già bagnata e pronta per me.

Erika emise un gemito strozzato, stringendo la presa attorno al mio collo e affondando le unghie nelle mie spalle. «Cazzo, Franci...» ansimò, piegando la testa all'indietro mentre il mio pollice iniziava a massaggiarle il clitoride sotto l'acqua, con movimenti circolari e decisi. «Ti piace, amore?» le sussurrai all'orecchio, godendomi i suoi tremiti. «Da morire... ma ci vedono dalla spiaggia,» bisbigliò, con quel tono colpevole ed eccitato che accendeva ancora di più la situazione. «Siamo lontani, vedono solo due che si abbracciano,» la rassicurai. Con un movimento rapido, mi abbassai un po' i boxer da mare, liberando il mio cazzo pulsante.

Erika capì al volo. Sollevò leggermente il bacino, aiutata dalla spinta dell'acqua, spostò definitivamente il suo costume e si lasciò scivolare su di me. L'ingresso fu mozzafiato. L'acqua del mare faceva una leggera resistenza, ma il suo calore interno mi avvolse come un guanto di seta, stringendomi alla base. Entrambi chiudemmo gli occhi, emettendo un sospiro profondo.

Cominciai a spingere dentro di lei, usando gli addominali per mantenere l'equilibrio sulle punte dei piedi. Ogni affondo era contrastato dalla densità dell'acqua, rendendo il movimento più lento, carnale, di una profondità assoluta. Erika assecondava le mie spinte, muovendo il bacino a tempo con le onde.

Tirai giù laccetti del suo bikini, liberando i suoi seni. Il sole picchiava forte sulle sue curve bagnate. Mi chinai in avanti e presi un capezzolo in bocca. Il sapore acuto e salato del mare si mescolò alla dolcezza della sua pelle calda, facendomi impazzire. Lo succhiai con foga, mordicchiandolo delicatamente, mentre sotto continuavo a martellarla senza sosta. «Ah... mio dio, Franci...» gemette Erika, la voce spezzata dall'affanno. «Mettimelo tutto... sfondami, cazzo.» Sentire la mia ragazza, dolce e premurosa, trasformarsi in una furia lussuriosa usando parole così sporche mi fece perdere definitivamente la testa. «Sei mia, Eri,» ringhiai contro il suo seno, passando a succhiare l'altro, stringendole i fianchi con le mani per ancorarla a me. «Dimmi che sei mia.» «Sono tua... solo tua, cazzo... spingi più forte!»

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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