Vai al contenuto
Erotika
Schiavo Delle sue Amiche · Cap. 5
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 5 di 11 22 min di lettura

Sfondare la Fidanzata per Coprire l'Amante

La tensione esplode trasformandosi in una pericolosa roulette russa di incontri clandestini tra i sedili dell'auto e il box doccia. Per nascondere i propri peccati e sfogare la frustrazione, Franci si affida all'istinto più crudo e animale.

Alessia
4 mesi fa · 1.3k letture · 2

Uscii dal bagno principale con il cuore in gola e un'erezione così dolorosa e dura da sembrare di marmo. L'odore della sua vaniglia ce l'avevo stampato addosso. Speravo disperatamente di entrare in camera, trovare Erika sveglia, buttarmi su di lei e farmi una scopata per sfogare tutta quella tensione accumulata e togliermi dalla testa quel contatto proibito. Ma quando aprii la porta, la stanza era in penombra. Erika era sprofondata tra i cuscini, il respiro pesante, immersa in un sonno profondo.

Imprecai mentalmente. Non volevo svegliarla. Andai dritto nel bagno in camera, chiusi la porta senza fare rumore e aprii l'acqua della doccia. Mi spogliai in fretta, intenzionato a farmi una sega veloce sotto il getto caldo. Ero consapevole che non potevo e non volevo usare Lara. Non c'era modo.

Eppure, a lei del rischio non importava un cazzo.

Ero appena entrato sotto l'acqua quando la porta del bagno si aprì ed entrò lei. Chiuse la serratura a chiave con un piccolo scatto metallico. «Lara, ma che cazzo fai?!» sussurrai, sgranando gli occhi oltre il vetro del box. «Sei impazzita? C'è Erika che dorme a tre metri da qui!» Lara si avvicinò, gli occhi accesi da una febbre scura. «Ha il sonno pesante, lo sai bene,» bisbigliò, togliendosi gli occhiali. «E poi in macchina mi è piaciuto troppo. Sono troppo eccitata, Franci. Non ce la faccio più.»

Senza aspettare una mia risposta, si sfilò il costume intero, lasciandolo cadere sul pavimento bagnato, e aprì l'anta della doccia, infilandosi dentro con me. «Lavami,» mi implorò, la voce che era un sussurro roco e disperato.

L'acqua calda ci investì entrambi. La razionalità andò a farsi fottutamente benedire. Presi la spugna insaponata e iniziai a passarla sul suo corpo. I miei movimenti, all'inizio attenti, si fecero subito intensi, possessivi. Le insaponai il collo, scendendo sui seni piccoli ma turgidi, strofinando i capezzoli che si indurirono istantaneamente sotto il mio tocco. Lei chiuse gli occhi, gemendo piano. Passai le mani piene di schiuma sui suoi fianchi, scendendo lungo le cosce, per poi risalire e sfiorarle l'inguine.

Presi il doccino in mano. Con uno sguardo da indemoniato, accesi il getto a pressione e lo diressi esattamente in mezzo alle sue gambe. Lara inarcò la schiena, spalancando la bocca in un gemito soffocato. L'acqua bollente le martellava il clitoride, facendola tremare come una foglia. La stuzzicai, spostando il getto, facendola impazzire di desiderio. Si aggrappò alle mie spalle, le unghie che mi graffiavano la pelle bagnata.

Ero su di giri. L'eccitazione di quel tradimento silenzioso, a due passi dalla mia fidanzata, mi aveva trasformato in un animale. Buttai via il doccino, lasciando che l'acqua tornasse a spiovere dal soffione grande. La afferrai per i fianchi e la sbattei contro la parete a vetri della doccia. Il rumore sordo della sua schiena contro il cristallo fu coperto dallo scroscio dell'acqua. Le sollevai la coscia destra, incastrandola attorno al mio fianco. Senza preliminari, senza dolcezza, spinsi il bacino in avanti e la penetrai con un colpo solo.

Lara emise un lamento acuto. Era stretta. Strettissima. La sensazione della sua figa bollente e contratta che accoglieva il mio cazzo di marmo, combinata con l'acqua scivolosa che ci scorreva addosso, mi fece rovesciare gli occhi all'indietro. Iniziai a scoparla in modo rude, violento. Il mio bacino sbatteva contro il suo producendo un rumore osceno, slap, slap, slap, ritmico e bagnato. La parete di vetro tremava a ogni mio affondo.

Lara non riusciva a trattenersi. I suoi gemiti stavano diventando troppo forti. «Franci... mio dio... ah!» «Zitta, cazzo! Abbassa la voce!» le ringhiai contro la bocca. Ma lei era in pieno delirio sensoriale. Così, spostai la mano sinistra dal suo fianco e le avvolsi il collo, stringendo appena per farle alzare il mento. Con la mano destra, presi quattro dita e gliele infilai in bocca con prepotenza. «Succhiale. E sta' zitta,» le ordinai.

Lara obbedì, sgranando gli occhi. Afferrò le mie dita con le labbra, succhiando avida, mentre i suoi gemiti si trasformarono in suoni strozzati, umidi e ovattati contro il mio palmo. Ripresi a stantuffare dentro di lei con una forza spietata. La sentivo stringermi sempre di più. L'interno della sua figa era un forno che pulsava a ogni mia spinta. La combinazione del mio dominio, la mano sul collo, le dita in bocca a zittirla, la forza con cui la sbattevo contro il vetro, la stava mandando oltre il limite.

«Mmh! Mmmmh!» mugugnò contro la mia mano. Il suo corpo fu scosso da un tremito violento. Le pareti interne della sua intimità iniziarono a spasimare attorno al mio glande, mungendomi con una forza incredibile. Stava venendo, duramente e intensamente. Ma io non mi fermai. Anche se sapevo che ora era ipersensibile, continuai a scoparla con la stessa ferocia. Lara piangeva quasi di piacere, strizzando gli occhi, sopraffatta da quelle sensazioni estreme.

Quando vidi che le gambe le stavano cedendo e non riusciva più a reggere il ritmo, mi fermai di colpo. Sfilai il mio cazzo da lei con uno schiocco bagnato. Ero madido di sudore e acqua, il petto che si alzava e abbassava furiosamente. Non ero ancora venuto, cazzo. Mi pulsava tutto. La lasciai respirare per un secondo, tirando fuori le dita dalla sua bocca. Poi, con arroganza, le sbattei il mio sesso turgido e lucido contro la guancia. «Succhialo,» ansimai. «Fammi venire. Sbrigati.»

Lei aprì gli occhi, stordita, leccandosi le labbra pronta ad accontentarmi. Ma in quell'esatto, fottutissimo millesimo di secondo...

BEEP. BEEP. BEEP.

La suoneria acuta e inconfondibile della sveglia del telefono di Erika squarciò il silenzio della camera da letto, rimbombando fino al bagno. Il sangue mi si gelò all'istante. L'erezione subì un colpo da maestro.

«Porca troia!» sibilai, il panico che mi afferrava per la gola. Lara sgranò gli occhi, terrorizzata. «Mio dio... Franci, mio dio!» «Zitta! Muoviti!»

Chiuse l'acqua con un colpo secco. Il silenzio nel box doccia fu assordante, rotto solo dalla sveglia che continuava a suonare di là. Uscimmo dal box annaspando. Quanto cazzo di tempo avevamo perso? Cinque minuti? Dieci? Afferrammo gli asciugamani come se ne andasse della nostra vita. «E ora che cazzo facciamo?!» bisbigliò Lara, pallida come un lenzuolo, cercando di asciugarsi i capelli alla cieca. «Se viene qui mi ammazza!» «Fermati qui. Non fare il minimo rumore,» le ordinai, avvolgendomi un asciugamano bianco attorno alla vita. Il cervello mi lavorava a mille. «Esco io per primo. La distraggo. Tu aspetta che abbia la visuale coperta e scappa fuori dalla stanza, cazzo!»

Non le diedi il tempo di rispondere. Spalancai la porta del bagno e uscii nella camera. Erika stava proprio allungando la mano per spegnere la sveglia sul comodino. Aveva i capelli arruffati e un'aria deliziosamente intontita.

«Mmh... sei già lavato?» mormorò, stropicciandosi gli occhi. Senza darle il tempo di mettere a fuoco la stanza, feci tre passi veloci e mi buttai a peso morto sul letto, esattamente sopra di lei, schiacciandola sotto il mio petto umido e bloccandole la visuale verso il bagno con le mie spalle.

«Buongiorno, raggio di sole,» le sussurrai con una voce roca, sfoderando il sorriso più seducente e falso che fossi mai riuscito a creare, mentre il cuore mi batteva a duecento all'ora. «Ehi... ma sei bagnato,» ridacchiò lei, cingendomi il collo, ignara di tutto. «E profumo di buono,» replicai, iniziando a baciarle il collo, riempiendola di attenzioni.

Ero ancora divorato dall'eccitazione. L'adrenalina del rischio sventato e il fatto di non essere riuscito a svuotarmi con Lara mi lasciavano con un'erezione dolorosa e prepotente sotto l'asciugamano. Mentre la stuzzicavo con dolci parole all'orecchio, feci scivolare una mano verso il basso. Superai l'elastico dei pantaloncini di cotone con cui dormiva, infilando le dita calde e audaci direttamente tra le sue cosce, deciso a usare la mia ragazza per finire quello che l'altra aveva iniziato.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 4 senza votare
Indice dei capitoli
Cap. 6

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista