Erika le accarezzò i capelli biondi, spostandoli di lato per baciare dolcemente la spalla di Sara. Fu un gesto di una tenerezza disarmante. Sara si morse il labbro. La vidi tremare. «Ieri...» sussurrò Sara, la voce così sottile che faticai a sentirla sopra il rumore delle onde. «Ieri mi sono sentita una cosa. Non una persona.» Erika non smise di accarezzarla. Le mani scivolarono sulle braccia di Sara, stringendole. «Tu sei una persona, Sara. Sei bellissima e sei la mia migliore amica. È lei che non sa più vedere la differenza tra le persone e i giocattoli.»
Era un'intimità fisica ed emotiva che sfidava tutto lo schifo di quella vacanza. Erika stava curando le ferite che Sofia aveva inflitto. E Sofia, dal suo lettino, stava guardando tutto.
La vidi irrigidirsi. Le sue dita si strinsero attorno al libro che teneva in mano. Sofia voleva possedere Sara attraverso l'umiliazione e il controllo, ma Erika le stava dimostrando che la fiducia e il calore umano erano armi molto più potenti. Sofia si sentì esclusa, sostituita. E per un predatore, non c'è niente di più insopportabile.
«Che scena commovente,» tagliò l'aria la voce di Sofia, fredda, metallica e intrisa di veleno. Si tolse gli occhiali da sole, fissandole. «La santa che consola la martire. Manca solo Franci che vi guarda sbavando, magari con il cazzo in mano, e abbiamo completato il quadretto da porno soft.»
Sara si raggelò, stringendosi il telo addosso. Erika si fermò. Si voltò lentamente verso Sofia, sedendosi sui talloni. Il suo respiro si fece più pesante, facendo sollevare e abbassare il petto generoso, i seni che premevano contro il bikini verde smeraldo, un dettaglio fisico che tradiva tutta la sua rabbia trattenuta.
«Guarda che non devi sempre fare la salvatrice, Eri,» continuò Sofia, mettendosi a sedere, puntando dritto al cuore. «Non ti rende più speciale, né più amata. Ti fa solo sembrare disperata.» Erika incassò il colpo senza battere ciglio. «E tu non devi sempre distruggere qualcuno per sentirti potente, Sofi.» Sofia fece un sorriso spietato, inclinando la testa. Capì che l'attacco frontale non bastava, così decise di usare l'arma più sporca. «Forse,» concesse Sofia, fissando Erika dritto negli occhi. «Ma almeno io non passo la mia cazzo di vita a chiedermi se il mio ragazzo preferirebbe farsi la mia migliore amica. E a giudicare da come le sta guardando le tette... direi che fai bene a preoccuparti.»
Il silenzio cadde come una lastra di piombo. Il rumore del mare sembrò svanire. Sara restò gelata, incapace di muoversi. Io smisi di respirare, il panico che mi stringeva la gola come un nodo scorsoio. Mi aveva colpito nel punto più vulnerabile, usando la mia stessa debolezza per disintegrare Erika.
Ma Erika, forte della falsa promessa che le avevo sussurrato contro la roccia, stavolta non crollò. Si alzò in piedi, svettando su Sofia con una dignità feroce. «Forse è vero,» rispose Erika, la voce ferma, senza un tremito. «Forse questa paura ce l'ho avuta, perché sono umana e sono insicura. Ma sai una cosa? Tu sei l'unica fottuta persona in questo gruppo che ha usato questa mia paura per farmi del male.» Fece un passo verso il lettino di Sofia. «Tu non ami nessuno, Sofi. Nemmeno Ross,» affondò Erika, gli occhi lucidi ma spietati. «Tu vuoi solo qualcuno che ti faccia sentire necessaria, desiderata o temuta. E quando ti accorgi che non ci riesci... quando capisci che sei vuota dentro, prendi le persone e le rompi.»
La maschera di perfezione glaciale di Sofia si incrinò. I lineamenti del suo viso si indurirono in una smorfia di pura furia. Il nome della sua ragazza, usato come un'arma contro di lei, l'aveva colpita al centro esatto del suo vuoto. «Non nominarla mai più,» sibilò Sofia, la voce che tremava di rabbia autentica.
Erika capì di aver vinto. Aveva esposto il mostro. «Io con te ho chiuso,» sentenziò Erika, guardandola con assoluto disgusto. «Non per ieri sera. Ma perché oggi ti ho guardata tutto il giorno aspettando di vedere un minimo di rimorso, un briciolo di umanità. E non ho visto un cazzo di niente.»
Erika si voltò. Prese Sara per mano, aiutandola ad alzarsi, e insieme si incamminarono verso il bar della spiaggia, lasciandoci soli.
Io rimasi pietrificato sul mio asciugamano. Avevo appena assistito al trionfo della donna che amavo, eppure mi sentivo come se mi stessero portando al patibolo.
Sofia rimase immobile per qualche secondo, gli occhi fissi sulla schiena di Erika che si allontanava. Il suo petto si alzava e si abbassava rapidamente. La furia che emanava era tossica. Lentamente, girò la testa verso di me. Non c'era più traccia del gioco sadico o del divertimento perverso dei giorni scorsi. C'era solo una vendetta fredda e assoluta.
Si alzò dal lettino e venne verso di me, accovacciandosi vicino al mio asciugamano. Il profumo della sua crema si mescolò al mio terrore. «La tua fidanzatina pensa di avermi umiliata,» sussurrò Sofia, la voce così bassa da sembrare un ringhio, a un centimetro dal mio viso. «Pensa di averti salvato.» «Sofi, basta, ti prego...» implorai, con un filo di voce. «Zitto,» mi zittì, piantandomi l'indice contro il petto. «Stasera abbiamo la serata cinema in salotto. Dormirete tutti giù. E tu, Franci... tu la distruggerai per me.»
I suoi occhi di ghiaccio mi trafissero. «Stanotte la porterai sul divano o sul tappeto, davanti a tutte noi. Inizierai a scopartela e le dirai che la ami,» mi ordinò, scandendo ogni singola parola. «Ma nell'esatto momento in cui stai per venirle dentro, la guarderai negli occhi, e invece del suo nome... urlerai il nome di Sara. Chiaro e tondo.»
Il mio stomaco si rivoltò. Era una condanna a morte. «Non posso farlo... le spezzerà il cuore, impazzirà...» balbettai, gli occhi sgranati per l'orrore. Sofia si alzò in piedi, guardandomi dall'alto in basso con un sorriso spietato. «Esattamente. O le spezzi il cuore con una parola, o le distruggo la vita intera premendo invio su quel fottuto video con Lara. Scegli tu, schiavetto. Goditi il resto del pomeriggio.»
Fece per alzarsi, ma poi si bloccò, come folgorata da un'illuminazione ancora più perversa. Si chinò di nuovo su di me, sfiorandomi la guancia con la punta dell'unghia.
«Ah, e dimenticavo la parte più divertente,» sussurrò, la voce che ora era puro, concentrato veleno. «Quando pronuncerai il nome di Sara, Erika ovviamente andrà su tutte le furie. E quando lo farà, tu non oserai scusarti. Non ci saranno lacrime, non ci saranno giustificazioni. Dovrai mortificarla. Dovrai trattarla malissimo, calpestarla, farla sentire una nullità assoluta in confronto alla sua amica.»
Il suo sorriso si allargò, crudele e spietato.
«Se avrai fortuna, le altre staranno già dormendo e non vedranno la tua fidanzatina strisciare. Ma ricordati bene una cosa, Franci... io no. Io sarò sveglia. Ascolterò ogni singola parola nel buio. E al minimo segno di cedimento, alla minima fottuta scusa dolce che ti uscirà dalla bocca per consolarla... il video partirà e tu sarai finito. Goditi il resto del pomeriggio.»
Si voltò e si incamminò verso l'acqua, lasciandomi sepolto vivo nella sabbia.
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Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!
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