Finché non sentii un fruscio sulla sabbia dietro di me. Non feci in tempo a voltarmi. Una mano dalle unghie lunghe e laccate scivolò da dietro la mia schiena e si chiuse con fermezza attorno al mio sesso, ancora fuori dai boxer e vulnerabile. Il sangue mi si gelò nelle vene.
«Non avevo intenzione di darti la tua ricompensa adesso, cucciolo,» sussurrò la voce vellutata e gelida di Sofia, il fiato caldo contro il mio orecchio. Il suo profumo di vaniglia e salsedine mi invase le narici. «Volevo godermi la spiaggia. Ma devo ammettere che la scenetta da diabete di prima mi ha nauseata. E la tua fidanzatina ha la lingua un po' troppo lunga.»
Provai a divincolarmi, a girarmi, ma lei strinse la presa sul mio cazzo, bloccandomi. «Gioca a fare la donna vissuta,» sibilò Sofia, la voce carica di un disprezzo acido. «La ragazza perfetta con la relazione perfetta. L'amore eterno. Cazzo, Franci, pensa se sapesse la verità. Pensa se sapesse che fa così schifo a letto, che è così noiosa da costringere il suo amato e perfetto fidanzato a scoparsi le altre di nascosto. A segarsi sull'amica normie pur di provare qualcosa.»
L'insulto diretto a Erika, unito al ricordo della nostra intimità di poche ore prima, frantumò la mia pazienza. La rabbia esplose, cancellando per un attimo la paura. «Lavati la bocca quando parli di lei,» ringhiai a denti stretti, afferrandole il polso per allontanare la sua mano. «Tu non sai un cazzo di noi. Erika è mille volte meglio di te. E il fatto che tu sia arrabbiata per una battuta su Ross dimostra solo quanto sei patetica.»
Fu un errore madornale. La mano libera di Sofia scattò verso il basso come una morsa d'acciaio. Le sue dita si chiusero attorno ai miei testicoli, stringendoli con una forza improvvisa e crudele. Un dolore acuto e paralizzante mi irradiò il basso ventre, mozzandomi il respiro. Caddi in ginocchio sulla sabbia rovente con un gemito strozzato, piegato in due, impotente.
«Non tirare la corda, cagnolino,» sibilò lei, torreggiando su di me. La sua maschera di indifferenza era caduta, rivelando un sadismo spietato. «Io ti ho in pugno. Letteralmente. Ricordati chi comanda.»
Mi lasciò le palle, dandomi una spinta sulla spalla che mi fece ritrovare seduto a terra, con la schiena contro la roccia calda. Ero senza fiato, umiliato e dolorante. Sofia si inginocchiò di fronte a me, tra le mie gambe aperte. Non c'era traccia di lussuria nei suoi occhi glaciali. C'era solo potere.
Senza dire una parola, afferrò di nuovo il mio sesso, che nonostante il dolore e il terrore stava già reagendo a quel contatto proibito, gonfiandosi sotto il suo tocco. Iniziò a segarmi. Non era un gesto d'amore, e nemmeno di passione. Era una sega inesperta, meccanica, quasi punitiva. Sofia, essendo lesbica, maneggiava la mia carne con un distacco clinico e un palese disgusto. Le sue unghie mi sfioravano pericolosamente la pelle sensibile, e la sua mano si muoveva su e giù senza lubrificazione, con un attrito secco e fastidioso che rasentava il dolore.
«Guarda che roba orribile,» mormorò, storcendo le labbra perfette mentre osservava il mio cazzo turgido scorrere nella sua mano. «È solo un pezzo di carne inutile, grottesco. Non capirò mai cosa ci trovino le etero in questa cosa. Ringrazio Dio ogni giorno di essere lesbica e di non dover elemosinare piacere da un coso del genere.»
Era un'umiliazione totale. Mi stava masturbando, mi stava oggettificando nel peggiore dei modi, parlandomi come se fossi un insetto. Eppure, quel mix contorto di dolore, sottomissione e la sua vicinanza prepotente stava creando in me un'erezione furiosa, dolorosa nella sua intensità. Chiusi gli occhi, serrando la mascella per non farmi sfuggire alcun suono. Erika era a poche decine di metri di distanza.
«Fai il bravo,» mi schernì lei, aumentando il ritmo, stringendo la presa fino a farmi sbiancare le nocche mentre mi aggrappavo alla sabbia. «Goditi la tua ricompensa. Te la sei meritata per aver profanato la tua amichetta bionda stanotte.»
La sua mano andava su e giù con forza bruta. «Pensi che non sappia chi è Erika?» continuò, la voce che si abbassava in un sussurro carico di vecchi rancori. «Siamo sempre state migliori amiche. Inseparabili. Ma lei doveva fare la brava bambina, no? Doveva omologarsi, trovare il ragazzino perfetto, costruire la famigliola del mulino bianco. Mi ha scaricata per la sua stupida relazione e ora sofia è in fondo alla lista.»
Strinse più forte, tirando la pelle del mio sesso in modo doloroso, facendomi inarcare la schiena. «Ahi, cazzo... Sofia, piano...» ansimai, cercando di fermare il suo braccio.
«Zitto!» sibilò lei, scacciando la mia mano. «Io non sono Erika. Io non sono delicata. Voleva fare la maestrina con me oggi? D'altronde, ci siamo perse per colpa sua e della sua fottuta arroganza. E ora, guarda un po'. Il suo principe azzurro è qui, nascosto come un ratto, a farsi segare da me.»
Il dolore e il piacere si fusero in un cortocircuito insopportabile. Il battito del cuore mi rimbombava nel cranio. L'attrito asciutto e sgarbato della sua mano, unito all'offesa verbale continua, mi stava spingendo verso il baratro con una rapidità spaventosa. Combattevo per non sembrare eccitato, per reprimere i gemiti, ma la natura animale stava vincendo. Il mio bacino iniziò a spingere involontariamente contro il suo pugno chiuso, disperato per trovare una via di fuga a quella tensione esplosiva.
«Ci siamo, eh?» ridacchiò Sofia, sentendo i miei muscoli contrarsi sotto di lei. «Vieni, cagnolino. Vieni.»
Il limite si spezzò. Trattenni il respiro, spalancando gli occhi e piantando le unghie nella sabbia mentre un orgasmo violento e per niente piacevole mi squassò il corpo. Venni in silenzio, spasimando in modo patetico. Schizzi di sperma caldo volarono, imbrattando la pelle chiara e le dita di Sofia, sporcandole la mano in modo osceno.
Ansimavo, svuotato, devastato psicologicamente e fisicamente, mentre l'ombra della scogliera sembrava schiacciarmi.
Sofia si alzò in piedi con lentezza, senza staccare gli occhi dalla sua mano. Sollevò il palmo imbrattato di sborra, osservandolo sotto la luce del sole filtrata dalle rocce. Il suo viso non esprimeva disgusto per il liquido, ma un trionfo malato e assoluto. Spostò lo sguardo su di me, rannicchiato e umiliato ai suoi piedi.
«Guardalo,» sussurrò, con una freddezza che mi gelò l'anima. «Il suo fidanzato perfetto. L'uomo della sua vita, che le ha appena giurato amore eterno in mare, che sborra sulla mano della sua migliore amica senza nemmeno saper ribellarsi.» Si pulì distrattamente la mano su un fazzoletto che estrasse dalla borsa da mare, per poi gettarmelo addosso con disprezzo. «Osa parlare di me, osare giudicarmi,» concluse Sofia, sistemandosi i capelli perfetti come se niente fosse. «Ma gliela farò pagare per avermi abbandonata. E userò te, Franci, per distruggerla fino all'ultimo pezzo. Ripulisciti e torna da lei, amore mio. La vacanza è appena cominciata.»
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Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!
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