Il cuore mi batteva nel cranio. Con le dita che ancora mi tremavano, recuperai il telefono dal letto. Inquadrai la scena aberrante, il seno di Sara imbrattato, le lenzuola stropicciate e premetti il pulsante. Il clic silenzioso dell'otturatore segnò la fine di quell'incubo. Sofia aveva la sua fottuta documentazione visiva. L'orgasmo condiviso si era trasformato in un patto col diavolo.
L'adrenalina scemò di colpo, lasciando il posto a un vuoto glaciale e a una nausea opprimente. Abbassai lo sguardo su Lara. Era rimasta in ginocchio sul pavimento freddo, una mano a coprirsi la bocca, i capelli arruffati e il viso completamente stravolto. Alla luce fioca azzurrina, vidi luccicare delle lacrime spesse e silenziose dietro le lenti dei suoi occhiali. Tremava come una foglia. Avevo decisamente esagerato. L'avevo usata come uno strumento inanimato per scaricare la mia tensione e la mia disperazione, trattandola con una brutalità egoista che non meritava assolutamente.
«Vieni via,» sussurrai, sentendomi il peggior mostro sulla faccia della terra. Mi infilai i boxer in fretta, la presi delicatamente sotto le ascelle e la sollevai di peso, sorreggendola contro il mio fianco prima che le cedessero le gambe. La trascinai fuori dalla stanza in punta di piedi, richiudendo la porta silenziosamente, e la guidai nel bagno cieco del corridoio. Chiusi a chiave e accesi la luce gialla dello specchio, e solo in quel momento vidi quanto fosse a pezzi. Aveva le labbra arrossate e gonfie, il respiro rotto da singhiozzi silenziosi che le scuotevano le spalle.
Aprii l'acqua fredda del lavandino, le bagnai un asciugamano morbido e glielo passai con estrema cura sul viso e sulla bocca, cercando di pulire via le tracce di quella notte orribile, in un silenzio tombale carico di colpa e di irreparabile disperazione, mentre il mistero su come avremmo affrontato il giorno dopo gravava su entrambi.
Il silenzio del piccolo bagno cieco era rotto solo dal rumore dell'acqua fredda che scorreva nel lavandino e dai singhiozzi spezzati di Lara. Le passai l'asciugamano umido sul viso con una delicatezza che strideva violentemente con la brutalità di ciò che era appena successo. La luce gialla dello specchio illuminava i nostri volti stravolti, segnati da un peccato che non potevamo più cancellare.
Mi sedetti pesantemente sulla tavoletta chiusa del water, passandomi le mani tra i capelli disperato. «Perché l'hai fatto, Lara?» sussurrai, la voce incrinata, incapace di guardarla negli occhi. «Perché cazzo non hai urlato? Perché non l'hai svegliata e non mi hai preso a schiaffi?»
Lara si appoggiò al lavandino, asciugandosi il viso. Sotto la luce cruda, il suo sguardo non era più quello della ragazzina spaventata di prima, ma nascondeva una sfumatura torbida, febbrile. «Perché ti volevo,» rispose, con una franchezza che mi spiazzò. «E perché odio questa fottuta etichetta che mi portò dietro. Sono stanca di essere la secchiona, quella noiosa, la 'normie' del gruppo. Perfino Erika e Sara mi trattano come se fossi fatta di porcellana, come se non avessi desideri.»
Fece un passo verso di me, la camicia di lino spiegazzata che le copriva a malapena le cosce. «Io ho delle fantasie, Franci. Cose che non oserei mai dire a loro. Sogno di provare con una ragazza, di essere sottomessa, o magari di farlo in tre... di perdermi completamente e sporcarmi. E vederti lì, nudo, a fare quella cosa oscena... mi ha acceso qualcosa dentro che non riuscivo a spegnere.»
Abbassai lo sguardo, sentendo il peso del mondo schiacciarmi le spalle. «L'abbiamo rifatto, Lara. Avevamo giurato di fermarci. Avevo promesso che non avrei mai più fatto questo a Erika.»
«Lo so,» mormorò lei.
«Sono uno schifo,» ringhiai, la rabbia verso me stesso che mi bruciava lo stomaco. «Sono il peggior traditore della terra.»
Ma Lara non si allontanò. Invece, si avvicinò fino a sfiorare le mie ginocchia. Guardai i suoi occhi lucidi, ancora rossi di pianto, e capii improvvisamente quanto la sua mente fosse in bilico, vittima di un totale cortocircuito emotivo. Con un movimento fluido e inaspettato, si mise a cavalcioni su di me. Le sue cosce calde e nude si strinsero attorno ai miei fianchi, il suo bacino si premette contro il mio inguine ancora sensibile. Trattenni il fiato, pietrificato da quel contatto intimo e diretto.
«Lo sai cos'è la cosa più grave?» mi sussurrò all'orecchio, la voce che era diventata un velluto roco e seducente. «Che questo rapporto segreto, fatto alle spalle di Erika, mi eccita da morire. Sapere che tu sei suo, ma che di notte, al buio, mi scopi in questo modo... mi fa impazzire.»
Le sue braccia si allacciarono dietro il mio collo. Iniziò a baciarmi lungo la mascella, scendendo sul collo con labbra morbide e calde, lasciandomi piccoli morsi che mi facevano fremere. Sentivo il calore della sua intimità attraverso il tessuto leggero dei miei boxer, una promessa carnale e viziosa che mi stava trascinando di nuovo nell'abisso.
«Io non dirò a nessuno quello che hai fatto stasera,» continuò Lara, il fiato caldo contro la mia pelle. «So che hai abusato di Sara, e so che è la mia migliore amica. Ma terrò la bocca chiusa. Sarà il nostro segreto.» Si fermò, guardandomi negli occhi con un'intensità oscura. «Però ti prego... in questa vacanza, continuiamo a divertirci. Prometto che alla fine del viaggio dimenticheremo tutto e torneremo alle nostre vite. Ma ora, fammi sentire viva.»
Le sue labbra catturarono le mie. Fu un bacio profondo, disperato, che sapeva di sale, di lacrime e di pura lussuria. Ero ormai sconfitto, intrappolato in una ragnatela di ricatti e desideri deviati. Sofia mi aveva distrutto psicologicamente, ma Lara mi stava offrendo un rifugio carnale, una complicità malata. Cedetti alla dolcezza del suo bacio, stringendole i fianchi morbidi, rassegnato all'idea che, in quell'inferno, lei fosse il male minore. E ormai, non c'era più via di ritorno.
«Va bene,» sussurrai contro la sua bocca, arrendendomi al patto. «Solo per questa vacanza.»
Mi staccai da lei con estrema fatica, rimettendola in piedi. «Ma ora devo sistemare un casino. Aspettami qui.»
Uscii dal bagno e tornai nell'oscurità della stanza di Sara. Il cuore batteva un ritmo pesante e malinconico. La luce della piscina era ancora accesa. Mi avvicinai al letto, stringendo in mano un panno umido e pulito che avevo preso dal bagno. Sara dormiva esattamente come l'avevo lasciata, la mascherina nera a coprirle gli occhi, il respiro lento. Sulla sua pelle chiara, i segni del mio peccato brillavano oscenamente alla luce azzurrina.
Mi inginocchiai accanto a lei. L'erotismo di quella scena era intriso di una malinconia viscerale, un crescendo al contrario, dove la passione lasciava il posto al rimorso. Con una delicatezza estrema, passai il panno umido sul suo seno. La morbidezza della sua carne si offrì inerme al mio tocco mentre pulivo via con cura ogni traccia del mio orgasmo, sfiorando il capezzolo teso con una riverenza colpevole. La sua pelle fresca reagiva al panno bagnato, e io deglutii il nodo che mi serrava la gola.
Salii verso il suo viso. Con la punta delle dita, scostai una ciocca di capelli biondi e le pulii dolcemente la guancia, proprio sul bordo della mascherina di seta nera, assicurandomi che non ci fosse alcuna prova del mio passaggio. Era calda, bellissima, e totalmente inconsapevole dell'orrore che si stava consumando a pochi passi dal suo letto.
«Scusa,» sussurrai nel buio, la voce ridotta a un soffio impercettibile. «Scusami tanto, Sara.»
Tirai giù l'orlo della sua maglietta bianca, coprendo quel seno che avevo profanato, e mi alzai, lasciandola immersa nel suo sonno ignaro, mentre l'ombra delle mie colpe allungava i suoi artigli sulla notte sarda.
Com'è finora?
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Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!
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