Vai al contenuto
Erotika
Schiavo Delle sue Amiche · Cap. 3
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 3 di 11 23 min di lettura

Schizzata nel Sonno

Schiacciato dal ricatto, Franci è costretto a compiere un atto voyeuristico ed estremo nel cuore della notte. Tuttavia, un risveglio imprevisto trasforma l'orrore in una torbida, inaspettata e viziosa complicità.

Alessia
5 mesi fa · 916 letture · 2

Sara, immersa nel suo sonno profondo e protetta dal buio della mascherina nera, fece un piccolo sospiro. Mosse impercettibilmente le spalle in un micromovimento involontario, le labbra dischiuse, del tutto ignara di essere l'oggetto di quella violazione silenziosa. L'apoteosi dei sensi era a un passo, il ritmo della mia mano destra si fece frenetico, pronto a svuotarmi su di lei per compiere l'ordine.

Poi, il fruscio delle lenzuola dal lato opposto della stanza. Un rumore secco. Il sangue mi si gelò nelle vene.

«Franci...» sussurrò una voce impastata di sonno, ma carica di incredulità.

Mi voltai di scatto, il respiro bloccato in gola. Lara era mezza sollevata sui gomiti nel letto accanto. La luce azzurrina che filtrava dalla piscina illuminava a malapena il suo viso, ma era sufficiente per permetterle di mettere a fuoco l'intero, agghiacciante quadro: io, nudo, piegato su Sara, con la mano sinistra sul suo seno e la destra stretta attorno al mio cazzo lucido di sudore.

«Ma che cazzo stai facendo?» bisbigliò Lara. La sua voce tremava nel buio, un misto di sconcerto e allarme.

Il panico mi afferrò la gola, stringendola in una morsa di ghiaccio. Ma, perversamente, non mi fermai. Il terrore assoluto di essere stato scoperto si mescolò all'eccitazione deviata di quella follia, e la mia mano destra continuò a scorrere su e giù lungo la mia erezione, spinta da un'inerzia malata.

«Lara, cazzo, abbassa la voce...» sbiascicai, con un filo di voce spezzato dall'affanno. Ritrassi la mano sinistra dal seno di Sara, usandola per fare un gesto disperato verso di lei. «Non... non è come sembra. Ti prego. È uno scherzo. Uno stupido scherzo tra me, Erika e Sara... non farci caso, torna a dormire.»

Lara aggrottò la fronte, strizzando gli occhi dietro le lenti degli occhiali. Non capiva. O meglio, la scusa era talmente patetica e priva di senso che non poteva crederci. Eppure, il suo sguardo non urlava allo scandalo, ma scivolò inesorabilmente verso il basso, fissandosi sul movimento ritmico della mia mano sul mio sesso.

Il suo respiro si fece leggermente più corto. Le sue gote si imporporarono, visibili anche in quella penombra spettrale. Era sconvolta, certo, ma quella vista cruda la stava innegabilmente eccitando. La spontaneità e l'istinto animale stavano vincendo sulla complessità della morale. Il ricordo vivido della notte precedente, di come quel cazzo l'aveva stritolata e posseduta, le stava annebbiando la lucidità.

Continuai a segarmi sotto il suo sguardo vigile, febbrile. La tensione nella stanza era solida, asfissiante. Sentivo il calore bruciarmi nel basso ventre, il bisogno primordiale di godere era a un millimetro dall'esplosione, ma la mente non collaborava più. Lo shock di essere osservato, la paura di svegliare Sara da un momento all'altro e quegli occhi sgranati di Lara innescarono un blocco invalicabile. Il mio corpo era teso allo spasimo, ma la tensione psicologica era troppa, intrappolandomi in un crudele e frustrante limbo di lussuria senza rilascio.

Lara rimase immobile per una manciata di secondi interminabili. Il suo respiro si fece più profondo, quasi asmatico, mentre i suoi occhi vagavano dal mio cazzo turgido al volto pacificamente addormentato di Sara. Mi aspettavo che urlasse, che mi cacciasse via coprendomi di insulti per quella violazione inaccettabile. Invece, qualcosa di oscuro e sopito si spezzò in lei. Le parole velenose di Sofia a bordo vasca, “sei noiosa, Laretta” ,dovevano aver scavato un cratere nella sua insicurezza, innescando una reazione tanto imprevedibile quanto folle.

Senza dire una parola, si sollevò dal letto. Si mosse a gattoni sulle lenzuola stropicciate, come un felino impacciato, fino a scivolare giù e inginocchiarsi sul pavimento freddo, incastrandosi esattamente nello spazio angusto tra le mie gambe e il materasso dove riposava Sara.

«Lara... no, fermati, che cazzo fai?» mormorai in un soffio disperato, cercando di fare un passo indietro, ma le mie ginocchia urtarono il bordo del letto bloccandomi ogni via di fuga.

Lei alzò il viso verso di me. La debole luce azzurra che filtrava dalla piscina le illuminava gli occhi umidi e brillanti dietro le lenti degli occhiali. «Sono stanca,» sussurrò, la voce tremante ma carica di una determinazione febbrile. «Sono fottutamente stanca di sentirmi dire che sono noiosa, che sono la suora del gruppo. Non ho mai... non ho mai fatto niente di simile. Ma lo voglio fare. Voglio provare.»

Prima che potessi fermarla, allungò una mano esitante e mi sfiorò. Il contrasto tra le dita gelide di Lara e la mia pelle bollente fu una scossa elettrica che mi attraversò la spina dorsale. Nell'erotico la spontaneità vince sulla complessità, e quel gesto improvviso, privo di ogni logica, azzerò la mia razionalità. Si chinò in avanti, dischiuse le labbra tremanti e prese la punta del mio sesso in bocca.

Fu un disastroso, eccitantissimo errore. Era palesemente inesperta. Le sue labbra erano rigide, contratte per la tensione, e i movimenti del collo scattosi e irregolari. Sentii l'attrito fastidioso dei suoi incisivi raschiare contro la carne ipersensibile e scoperta del mio glande. Era un misto di dolore acuto e piacere travolgente, una tortura sensoriale imperfetta che mi fece inarcare la schiena all'indietro.

«Ahi... cazzo, Lara, aspetta,» sibilai, affondando le dita nei suoi capelli castani per fermarla prima che mi facesse male sul serio. «Più morbida... rilassa la mascella. Devi coprire i denti con le labbra. Così.»

Cercai di guidarla, muovendo delicatamente la sua nuca su e giù, dettando un ritmo più lento, profondo e bagnato. Lei obbedì, sforzandosi di accogliere la mia lunghezza, producendo piccoli suoni umidi e osceni nel silenzio innaturale della stanza. Sentivo il calore della sua cavità orale, il suo respiro affannoso contro il mio inguine, la sensazione della sua lingua inesperta che cercava di imitare i miei movimenti.

La scena era pura, inaudita follia. Lara, la ragazza timida e insicura, inginocchiata ai miei piedi a farmi un pompino, mentre la sua migliore amica dormiva profondamente a un palmo di distanza, il respiro regolare filtrato dalla mascherina nera, i seni ancora parzialmente scoperti. La tensione erotica era un crescendo asfissiante, proprio come un brano musicale che corre inesorabile verso l'apoteosi dei sensi. L'eccitazione si tramutò in un'urgenza animale, primordiale. Volevo solo finire. Volevo chiudere quel gioco malato e fuggire da quella stanza.

Persi la pazienza. L'istinto crudo prese il sopravvento sulla delicatezza e sui sensi di colpa. Strinsi la presa tra le sue ciocche, bloccandole la nuca con due mani, e iniziai a spingere il bacino con violenza inaudita. Non le stavo più insegnando; le stavo letteralmente scopando la bocca. Lara emise un gemito soffocato contro il mio inguine, le mani che annaspavano cieche aggrappandosi alle mie cosce per non perdere l'equilibrio. Il ritmo si fece frenetico, carnale, privo di ogni grazia. I suoi respiri si trasformarono in rantoli umidi mentre le imponevo una profondità che le sfiorava la gola, facendola quasi soffocare, ma incredibilmente non si tirò indietro, spinta da una lussuria disperata.

«Ci sono... cazzo, Lara, ci sono!» ringhiai a denti stretti, il viso contratto in una smorfia. Il limite era stato superato. I muscoli dell'addome e delle cosce si contrassero in uno spasmo violento e incontrollabile. Mi tirai indietro all'improvviso con uno scatto brutale, uscendo dalla sua bocca con uno schiocco bagnato. Lara tossì, emettendo un piccolo verso strozzato, cadendo all'indietro sui talloni col respiro mozzato.

Il rilascio fu devastante. Il mio bacino scattò in avanti e il seme denso e caldo schizzò con forza, macchiando la pelle chiara del seno di Sara e l'orlo della sua maglietta bianca sollevata. Ansavo furiosamente, il petto madido di sudore freddo, le gambe tremanti, guardando il mio fluido sporcare il corpo della ragazza addormentata, il profumo della sua vaniglia mescolato all'odore acre del mio orgasmo. Era un miracolo, un fottuto e inspiegabile miracolo che non si fosse svegliata. La sua mascherina nera e il sonno pesante l'avevano protetta dalla vista del nostro estremo degrado.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 4 senza votare
Indice dei capitoli
Cap. 4

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista