Vai al contenuto
Erotika
Schiavo Delle sue Amiche · Cap. 3
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 3 di 11 23 min di lettura

Schizzata nel Sonno

Schiacciato dal ricatto, Franci è costretto a compiere un atto voyeuristico ed estremo nel cuore della notte. Tuttavia, un risveglio imprevisto trasforma l'orrore in una torbida, inaspettata e viziosa complicità.

Alessia
5 mesi fa · 916 letture · 2

Quella provocazione psicologica e fisica, quel misto di dominazione e offerta carnale, era un crescendo letale, proprio come un rapporto sessuale che parte da un'attrazione sottile per arrivare a un approccio diretto. Ma l'orrore per quello che mi stava chiedendo prevalse.

«Non te ne frega un cazzo di niente, vero?» le dissi, la voce carica di disprezzo. «Non te ne frega un cazzo nemmeno di Ross! È la tua ragazza, cazzo, ed è una mia amica. La stai tradendo nel modo peggiore possibile, comportandoti da predatrice. Dovrei prendere il telefono ora, chiamarla e dirle tutto.»

Per un secondo, nel buio, vidi gli occhi di Sofia brillare di una luce gelida. Il sorriso sparì. Il rumore della sberla rimbombò nello stanzino piccolo e chiuso. Il colpo mi girò la faccia di lato, lasciandomi la guancia in fiamme. Mi afferrò per i capelli, tirandomi verso il basso finché i nostri visi non furono a un millimetro di distanza.

«Prova solo a nominarla un'altra volta e ti distruggo,» sibilò, la voce che era una lama di rasoio. «Tu non dirai un cazzo a nessuno, Franci. Sai perché? Perché io ho le prove. Io ho un video in cui scopi la mia amica tradendo la fidanzata che ami tanto. Tu cos'hai? La tua parola contro la mia? Chi credi che ascolterà Erika?»

Rimasi pietrificato, schiacciato contro la porta, il respiro caldo di Sofia contro la bocca. Ero impotente.

«O lo fai, o lo fai,» decretò, lasciandomi andare con una spinta. «Non hai scelta. Se ami davvero Erika, lo farai per salvare il vostro rapporto. A te la scelta, eroe.»

Afferrò il sacchetto delle candele alla citronella dallo scaffale alla sua destra, come se nulla fosse, e aprì la porta. La luce del corridoio mi accecò per un istante.

«Forza, vieni fuori,» disse con voce squillante, tornando improvvisamente la ragazza spensierata della vacanza. «O penseranno che ci stiamo baciando qui dentro.»

Mi passai una mano sul viso, cercando di ricomporre un'espressione neutra, e la seguii all'aperto.

Tornammo a bordo piscina. Erika era stesa sul lettino, Sara stava accendendo un'altra sigaretta e Lara fissava il vuoto, le gambe ancora nell'acqua.

«Finalmente!» esclamò Sara, espirando fumo. «Vi eravate persi?»

«Franci non trovava le candele, gli uomini sono sempre ciechi,» scherzò Sofia, piazzando i contenitori di latta ai bordi della piscina e accendendoli. L'odore pungente della citronella riempì l'aria.

Mi sedetti accanto a Erika, che mi cinse subito la vita con un braccio, posando la testa sulla mia spalla. «Tutto bene? Hai una faccia strana.»

«Sì, solo... un po' di calo di zuccheri,» mentii, dandole un bacio sui capelli.

La serata scivolò via tra battute, sorsi di vodka e confessioni leggere, una facciata di normalità dietro cui si nascondeva l'inferno. La mia mente stava viaggiando solo verso l'orrore che mi aspettava. Guardavo Sara ridere e scherzare, ignara di essere il bersaglio di un piano malato, e mi sentivo il peggior rifiuto umano sulla faccia della terra.

Intorno all'una, l'alcol e la stanchezza ebbero la meglio.

«Io vado a collassare,» annunciò Sara, sbadigliando e stiracchiandosi, mettendo in mostra il ventre piatto. «Buonanotte a tutti.»

«Ti seguiamo,» disse Erika, prendendomi per mano e tirandomi su. «Vieni a nanna, amore?»

«Sì,» risposi, la voce vuota.

Mentre ci avviavamo verso le stanze, il mio sguardo incrociò quello di Sofia per un'ultima, fulminea frazione di secondo. Lei mi fece un sorriso dolce, un sorriso che era una condanna a morte.

Il buio della nostra camera era rotto solo dal respiro regolare di Erika. Ero steso supino, lei rannicchiata contro il mio fianco, le dita che tracciavano cerchi distratti sul mio petto nudo.

«Ti stai divertendo, amore?» mormorò nel buio, la voce impastata dal sonno, densa di quell'affetto sincero che mi faceva sentire un mostro.

«Sì,» mentii, il cuore che mi pesava come un macigno contro le costole. «È una bellissima vacanza.»

Lei sorrise contro la mia pelle. Fu un attimo. La sua mano scivolò più giù, superando l'elastico dei miei boxer. Il suo palmo caldo e morbido avvolse la mia intimità, accarezzandomi con un'intenzione chiara, dolce e inequivocabile. Il mio corpo rispose con un fremito d'istinto, ma la mia mente era paralizzata dall'angoscia. Era tutto il giorno che schivavo le sue avance.

«Erika...» sussurrai, fermandole il polso con dolcezza, forzandomi a respingerla. «Scusami, davvero. Sono a pezzi stasera, il sole mi ha distrutto e ho ancora la testa che gira.»

«Mmh... va bene, cucciolo,» sospirò lei, comprensiva, lasciandomi un bacio umido sul collo. «Recupereremo domani.»

La strinsi a me, accarezzandole i capelli finché il suo respiro non si fece profondo e ritmico. La cullai finché non si addormentò completamente.

Aspettai che fosse notte fonda. Il silenzio nella villa era assoluto. L'effetto dell'erba mi pulsava ancora nelle tempie, regalandomi una lucidità distorta, un coraggio disperato e chimico. Guardai il viso rilassato di Erika illuminato dalla debole luce della luna. Lo stavo facendo per lei. Per proteggerla da quel video. Quel pensiero malato mi diede la spinta finale.

Mi alzai senza fare il minimo rumore, scalzo, indossando solo i boxer. Attraversai il corridoio come un'ombra, il fiato sospeso.

La porta della stanza di Sara e Lara era socchiusa. La spinsi lentamente ed entrai. L'aria sapeva di crema doposole e del profumo dolce e inconfondibile di Sara. Lara era rannicchiata sul fianco sinistro, un bozzolo di lenzuola, immersa in un sonno pesante. Sara, invece, dormiva in modo scomposto, da vera dominatrice dello spazio: a pancia in su, le braccia aperte, la testa reclinata, occupando quasi tutto il materasso. Come un miracolo, indossava una mascherina per gli occhi in seta nera. E addosso, aveva solo una t-shirt bianca, leggera e sgualcita.

Mi avvicinai a piedi nudi al lato del letto, la gola secca. Il lenzuolo era scivolato via. Afferrai l'orlo della sua maglietta. Con mani che tremavano per un mix di terrore e di un'eccitazione deviata, proibita e insopportabile, la sollevai lentamente, scoprendo il suo petto.

Il respiro mi si bloccò. Eccoli. I seni che per cinque lunghi anni di liceo avevo bramato di nascosto, spiando le sue scollature da lontano. Erano perfetti, pieni, con i capezzoli morbidi che spiccavano sulla pelle chiara e illuminata dalla penombra.

Proprio in quel momento, la stanza si illuminò di un improvviso bagliore azzurrognolo. Trasalii, girando la testa di scatto. La luce subacquea della piscina esterna e i faretti del prato si erano appena accesi, proiettando ombre lunghe sul pavimento della camera. Guardai oltre la portafinestra a vetri, col cuore in gola, aspettandomi di vedere la sagoma di Sofia a scrutarmi dal buio.

Ma il portico era completamente vuoto.

Non era rimasta a guardare. Aveva semplicemente premuto l'interruttore dal corridoio prima di sparire. Era un segnale, un ordine muto e spietato: mi aveva acceso la luce per assicurarmi un'illuminazione perfetta per la documentazione visiva che pretendeva. L'assenza del suo sguardo, paradossalmente, mi fece sentire ancora più in trappola. Controllava ogni mio passo da lontano.

Con il cuore che mi rimbombava nelle orecchie come un tamburo di guerra, mi sfilai del tutto i boxer, lasciandoli cadere muti sul pavimento. Il mio sesso scattò in avanti, turgido, pulsante, un pezzo di marmo infuocato dalla tensione di quell'attesa asfissiante.

Mi chinai in avanti, il fiato corto. Invece di usare subito le mani, accorciai la distanza fino a sfiorarla. Con una lentezza esasperante e carica di peccato, feci scivolare la cappella madida di umore pre-orgasmico direttamente contro la pelle candida del suo petto. Il contrasto termico tra la mia carne bollente e la sua pelle fresca mi fece sussultare. Era un contatto proibito, osceno, meraviglioso.

Con la mano sinistra, misurando ogni millimetro di pressione per non svegliarla, afferrai dolcemente il suo seno. Lo palpai con una delicatezza quasi reverenziale, impastando quella carne morbida che riempiva perfettamente il mio palmo, mentre il pollice accarezzava leggero il capezzolo teso. Con la mano destra, invece, serrai la presa attorno alla base del mio cazzo e iniziai a segarmi con passione disperata.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
Pagina 3 senza votare
Indice dei capitoli
Cap. 4

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista