Si chinò di scatto in avanti. Spalancò la bocca e prese il mio membro moscio tra le labbra. Chiusi gli occhi, schiacciando la testa contro il cuscino, in preda a un'iperventilazione muta. Lara cercava disperatamente di fare un buon lavoro. Usava una quantità industriale di saliva, succhiava le mie lunghezze molli, avvolgeva la lingua attorno al glande cercando di stimolarmi, di farlo alzare. Scuoteva la testa, creando un suono umido e volgare che rimbombava nel silenzio della stanza.
Ma era talmente agitata che i suoi movimenti erano sconnessi. A un certo punto, nel tentativo di ingoiarlo più a fondo per stimolarmi, calcolò male la distanza e i suoi denti raschiarono contro la mia pelle sensibile.
Sussultai, contraendo tutto il corpo. Quello sfregamento ruvido non mi eccitò. Anzi. Fu una scarica di orrore che mi riportò brutalmente alla notte precedente, al morso punitivo di Sofia, al dolore lancinante e all'umiliazione di essere trattato come un oggetto. Il mio cazzo, invece di indurirsi, sembrò ritirarsi ancora di più per la paura. Era la prima volta nella mia vita che mi sentivo così fottutamente impotente. Non ero più un uomo, ero un animale in gabbia, osservato, registrato, giudicato.
«Così non funziona, Lara, devi impegnarti,» mormorò Sofia, facendo uno zoom con la fotocamera proprio sul viso di Lara, che continuava a succhiare disperatamente la mia carne inerte, mescolando la sua saliva alle lacrime di frustrazione. Lara succhiava, leccava la punta morbida, ci soffiava sopra, cercando in tutti i modi di dare spettacolo, di compiacere il nostro mostro, mentre io fissavo il soffitto con il terrore negli occhi, pregando che quell'incubo finisse prima che Sofia decidesse di premere quel maledetto tasto verde sulla chat di Erika.
Il respiro di Lara era spezzato, disperato. La sua bocca continuava a muoversi sulla mia carne inerme in modo caotico, spinta dal terrore puro di veder crollare tutto. La sua saliva mi bagnava, ma i suoi movimenti erano così goffi, così carichi di un'ansia pietosa, che l'erezione sembrava un miraggio impossibile.
A un tratto, un'ombra si chinò su di noi. Sofia sbuffò, abbassando di qualche millimetro il telefono con cui stava registrando. Allungò la mano libera e, con una presa ferrea, afferrò il mio cazzo moscio, strappandolo letteralmente dalle labbra di Lara.
«Ma che cazzo fai, Lara?» sibilò Sofia, la voce gelida e carica di un disprezzo letale. «Non sai fare proprio niente. Sei imbarazzante.» Lara si ritrasse, le ginocchia premute contro il materasso, gli occhi sgranati e lucidi. «S-Sofi, ci sto provando, ma lui non...» «Lui non si alza perché fai schifo,» la interruppe Sofia, sputandole addosso le parole come acido. «Guardati. Sei un fottuto disastro. Ti muovi come una ragazzina impacciata, usi i denti, sei rigida... Non hai un briciolo di sensualità. Non mi stupisce che tu debba elemosinare le attenzioni del fidanzato della tua amica. Nessuno vorrebbe mai farsi toccare da una sfigata che non sa nemmeno come si tiene in mano un cazzo.»
Le parole di Sofia furono una ghigliottina. Vidi il petto di Lara sussultare violentemente. La sua espressione si accartocciò in una maschera di pura umiliazione, mentre le prime lacrime silenziose iniziavano a rigarle le guance, distruggendo del tutto la sua già fragile autostima sessuale. «Stai ferma e impara. Ora una lesbica ti insegna come si tocca un cazzo,» decretò Sofia.
Senza mollarmi, Sofia afferrò Lara per la nuca con l'altra mano. Le dita affondarono nei suoi capelli umidi, forzandole la testa verso il basso con una brutalità calcolata. «Succhialo. Tutto. Fino in fondo,» le ordinò. Lara, sopraffatta e singhiozzante, non oppose resistenza. Ingabbiata in quel gioco di potere, prese di nuovo il mio sesso in bocca, soffocando un gemito mentre Sofia le spingeva la faccia contro il mio pube. Sentivo le lacrime calde di Lara bagnarmi la pelle. Era una scena degradante, oscura, che mi faceva mancare l'aria.
Dopo qualche secondo, Sofia strattonò Lara verso l'alto tirandola per i capelli. La spinse di lato. Lara cadde sul materasso, rannicchiandosi, piangendo apertamente mentre guardava la sua aguzzina.
Sofia non perse tempo. Si inginocchiò tra le mie gambe, tenendo il telefono ben saldo per inquadrare la scena. Credevo che, essendo lesbica dichiarata, sarebbe stata fredda o impacciata. Non avrei mai potuto sbagliarmi di più. Le sue labbra si chiusero attorno alla mia punta. Era un calore avvolgente, perfetto. La bocca di Sofia non era goffa: era un pozzo di velluto scivoloso. Iniziò a succhiare con una pressione calcolata al millimetro, usando le labbra per sigillare il vuoto e la lingua per tracciare il contorno del glande.
Un gemito involontario mi sfuggì dalle labbra. La mia mente mi urlava di resistere, che era una trappola, che stavo cedendo al ricatto, ma il mio corpo, fiaccato dalle ore di negazione e dalla tortura della notte precedente, si ribellò. Il tocco esperto, bagnato e ritmico di Sofia fu una scossa elettrica. La sua lingua si muoveva come un serpente caldo, accarezzando il frenulo con movimenti veloci e precisi, mentre la bocca scendeva fino alla base per poi risalire con uno schiocco umido. Sotto lo sguardo disperato e umiliato di Lara, che assisteva in lacrime al suo ennesimo fallimento, il mio cazzo si indurì a dismisura. Divenne di marmo, pulsando di sangue e desiderio nel cavo orale della ragazza che ci stava distruggendo.
Sofia lo tenne in bocca ancora per qualche istante, assaporando la sua vittoria su entrambi, godendo della mia eccitazione strappata con la forza. Poi, si staccò lentamente. Un filo di saliva collegò le sue labbra perfette alla mia punta lucida e turgida. Sorrise, asciugandosi la bocca col dorso della mano. «Ecco fatto,» sussurrò Sofia, gli occhi che brillavano di sadismo. «Ora che ti ho risolto il problema... scopala. E vedete di farmi divertire. Altrimenti quel tasto verde lo premo sul serio.»
Lara tirò su col naso. Era distrutta, ma il terrore di essere esposta la spinse a muoversi. Si trascinò al centro del letto, mettendosi a pancia in su sotto di me. Le sue cosce si aprirono, tremanti. Il suo viso era rigato dal trucco colato e dalle lacrime, ma io non avevo scelta. L'istinto, la pressione, l'erezione dolorosa: tutto converse in quell'istante.
Mi misi sopra di lei, le afferrai i fianchi e, con una spinta decisa, entrai. Lara emise un gemito acuto, a metà tra il piacere fisico e il pianto. Nonostante il suo crollo emotivo, la sua figa era incredibilmente bagnata, morbida, calda. Mi accolse completamente, stringendo la mia carne tesa come una morsa. Iniziai a muovermi dentro di lei. Le spinte erano cariche di una foga disperata, di una passione sporca e avvelenata. Il rumore dei nostri corpi che sbattevano l'uno contro l'altro rimbombava nella stanza, scandito dai singhiozzi di Lara. Lei chiudeva gli occhi, graffiandomi la schiena con le unghie, piangendo e gemendo allo stesso tempo, sopraffatta dal sesso e dall'umiliazione di essere usata come uno strumento di sfogo sotto l'obiettivo del telefono.
Sofia girava intorno al letto, inquadrando la penetrazione da diverse angolazioni. «Sì, così... sfondala, Franci. Fammi vedere come ti svuoti dentro la nostra piccola sfigata,» sussurrava la voce registrata.
Le parole di Sofia, la stretta umida di Lara e il peso insostenibile di quella vacanza maledetta mi spinsero oltre il limite. Il mio respiro si fece roco. Afferrai Lara per le cosce, tirandola più forte contro di me, accelerando il ritmo in modo brutale. «Lara... sto per...» ansimai. Lei pianse più forte, inarcando la schiena per accogliermi più a fondo. Il climax mi investì con la violenza di un'esplosione. L'orgasmo fu fottutamente intenso, uno strappo che mi bruciò le vene. Venni dentro di lei con contrazioni lunghe e possenti, svuotandomi di tutto lo stress, della rabbia e del desiderio accumulato, gemendo contro il suo collo sudato mentre i miei fluidi la riempivano.
Crollai su di lei, con il petto che si alzava e si abbassava furiosamente.
«Perfetto,» trillò Sofia, alle nostre spalle. Interruppe la registrazione, abbassando il telefono con un'espressione di assoluta, arrogante soddisfazione. «Un amplesso commovente. Siete stati bravissimi. Per oggi siete salvi.» Senza aggiungere altro, si voltò e uscì dalla stanza, chiudendosi la porta alle spalle e lasciandoci nel silenzio ovattato della nostra devastazione.
Mi sollevai a fatica dai gomiti, sfilandomi dal suo corpo. Lara rimase sdraiata, fissando il soffitto con gli occhi vuoti, il respiro ancora spezzato dal pianto. Tirò lentamente le ginocchia al petto, coprendosi come se all'improvviso avesse freddo. «Faccio schifo,» sussurrò, la voce rotta da un'angoscia che mi gelò il sangue. «Non sono capace di fare niente... non riesco nemmeno a far eccitare il ragazzo che voglio. Ecco perché nessuno mi vuole davvero. Sono solo un buco triste.»
Mi sentii un verme. Mi avvicinai a lei, cercando di appoggiarle una mano sulla spalla. «Lara... non dire così. Ti prego. Non è colpa tua, è la situazione... ero terrorizzato, Sofia mi ha distrutto il cervello... tu sei bellissima, te lo giuro...» Ma lei scosse la testa. Si ritrasse dal mio tocco come se scottassi. Senza guardarmi, si alzò barcollando. Afferrò il pezzo di sopra del bikini dal pavimento e se lo strinse al petto. «Lasciami stare, Franci. Lasciami in pace,» disse, prima di aprire la porta e scappare via piangendo nel corridoio, lasciandomi solo, nudo e sporco in quella fottuta stanza.
Com'è finora?
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Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!
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