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Erotika
Schiavo Delle sue Amiche · Cap. 7
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Capitolo 7 di 11 21 min di lettura

Pompino a Cazzo Moscio e Scopata a Comando

Un incontro intimo e rubato si trasforma in un grottesco spettacolo voyeuristico sotto la spietata minaccia del ricatto. La tensione psicologica annienta il corpo, trasformando l'atto sessuale in una brutale condanna che lascia dietro di sé solo umiliazione e macerie.

Alessia
4 mesi fa · 1.2k letture · 2

«Così... cazzo, Eri... sono quasi...» ansimai, i muscoli delle cosce contratti fino a fargli male. Il climax mi investì con la violenza di un uragano. Fu un orgasmo potentissimo, amplificato dalle ore di tortura psicologica e fisica che avevo subito la notte prima. Venni con spasmi incontrollabili, inondandole la mano e l'addome con getti caldi e copiosi, le ginocchia che minacciavano di cedere mentre mi aggrappavo ai suoi fianchi per non cadere.

Ma proprio in quell'esatto, perfetto istante di liberazione... Toc. Toc. Toc. «Oh, ma insomma! Vi muovete o dobbiamo venire a tirarvi giù dal letto? Vi stiamo aspettando!» la voce di Sara, velata da una nota di stanchezza, rimbombò da oltre la porta.

Trattenni il respiro, il cuore che batteva all'impazzata, ancora scosso dagli ultimi spasmi del piacere. Ma Erika non si scompose. Anzi. Con un sorriso di pura, diabolica sensualità, portò le dita sporche del mio seme e della sua saliva alle labbra. Le leccò lentamente, assaporandomi sotto il mio sguardo allibito e follemente eccitato. «Arriviamo subito, scusateci!» urlò Erika verso la porta, la voce squillante e perfettamente normale, prima di strizzarmi l'occhio.

Quell'immagine mi rimase impressa mentre, con il respiro ancora corto, mi pulivo alla rinfusa e mi infilavo il costume da bagno. Erika fece lo stesso con una naturalezza disarmante, e scendemmo le scale. La tensione all'inguine era sparita, sostituita da un torpore rilassato, ma il senso di colpa per quello che stavo nascondendo a una ragazza così devota tornò a bussare.

Uscimmo nel patio. Il sole sardo era già alto e caldo. Sara era sdraiata su uno dei lettini a bordo piscina. Indossava un costume intero nero, un paio di occhiali da sole grandi le coprivano metà del viso, ma la postura rannicchiata e l'espressione tradivano quanto fosse giù di corda. L'umiliazione della sera prima l'aveva segnata.

Mi avvicinai a lei, sedendomi sul bordo del lettino accanto. Erika si mise a sistemare gli asciugamani poco più in là, lasciandomi lo spazio per parlarle in privato. «Ehi...» esordii, abbassando la voce. «Sara, ascoltami. Volevo scusarmi ancora per quello che è successo stanotte in camera. Sono stato un coglione, c'era buio pesto e io ero completamente fuso dall'alcol. Ti giuro che non l'ho fatto apposta.»

Sara si voltò verso di me. Sotto le lenti scure, vidi l'ombra di un sorriso stanco, ma sincero. Allungò una mano e mi accarezzò leggermente il braccio. «Ma figurati, Franci. Non fa nulla, davvero,» mi consolò, notando la mia espressione afflitta. «Ero io nel letto sbagliato, e so benissimo che non l'hai fatto apposta. Eri ubriaco fradicio. Anzi, scusami tu per aver invaso la vostra camera.» «Non devi scusarti di niente, Sara. Niente,» ribadii con fermezza, sperando che capisse che mi riferivo anche allo scempio orchestrato da Sofia.

Erika, avendo colto l'atmosfera pesante, si avvicinò e si sedette dall'altro lato di Sara, passandole un braccio attorno alle spalle. «Stasera niente assenzio, promesso. Solo pizza e un film trash. Dobbiamo disintossicarci.» Sara sorrise, rilassando le spalle, visibilmente confortata dalla nostra vicinanza e dall'affetto genuino di Erika.

La quiete durò pochissimo. Il rumore della porta a vetri scorrevole si fece sentire. Mi voltai. Lara e Sofia stavano uscendo in giardino. Lara camminava a testa bassa, il costume coperto da un pareo annodato male, lo sguardo che evitava accuratamente il mio. Dietro di lei, Sofia avanzava con passo da pantera. Indossava un bikini rosso fuoco che non lasciava nulla all'immaginazione, gli occhi di ghiaccio puntati dritti su di me, carichi di una promessa silenziosa e letale.l sollievo della mia recente scopata evaporò all'istante al sole. Il gioco stava per ricominciare.

La mattinata scivolò via in un torpore surreale. Dopo la follia e i drammi della notte precedente, la piscina sembrava l'unica oasi neutrale in cui potessimo convivere senza scannarci. L'acqua fresca e il sole cocente della Sardegna fecero da anestetico. Nessuno parlava. Sofia leggeva un libro sotto l'ombrellone con i suoi grandi occhiali scuri, impenetrabile, mentre noi altri cercavamo solo di far finta di essere un gruppo normale.

A mezzogiorno, però, l'aria tornò a farsi pesante. Sara, che non aveva rivolto mezza parola a Sofia per tutta la mattina, si alzò di scatto dal lettino, stringendosi l'asciugamano addosso. «Io vado dentro a preparare il pranzo,» annunciò con voce tagliente. «Non resisto un minuto di più a fare la bella statuina qui fuori.» Erika, cogliendo al volo l'occasione, scattò in piedi. «Ti aiuto. Facciamo una spaghettata veloce, andiamo.» Le due ragazze si rifugiarono in cucina, lasciando me, Lara e Sofia nel patio. Colsi l'attimo. «Io vado a stendermi un po',» borbottai, massaggiandomi la zona lombare. «Quel fottuto divano mi ha spezzato la schiena. Chiamatemi quando è pronto.»

Mi rifugiai nella penombra fresca della mia camera. Accesi l'aria condizionata, mi buttai sul letto a pancia in su, ancora in costume, e chiusi gli occhi, grato di avere finalmente un fottuto minuto di silenzio per far riposare il corpo e il cervello.

Ma il silenzio durò pochissimo. Sentii la maniglia abbassarsi con un clic impercettibile. Riaprii gli occhi e vidi Lara scivolare dentro la stanza, richiudendosi la porta alle spalle con una cautela estrema. Aveva addosso il suo bikini bagnato. Senza dire una parola, si avvicinò al letto. «Lara, ma che fai...» mormorai, confuso. Lei non rispose subito. Salì sul materasso gattonando, per poi mettersi a cavalcioni sul mio bacino. Le sue cosce umide mi strinsero i fianchi. «Ho bisogno un po' di te,» mi sussurrò, la voce tremante ma carica di un desiderio infantile. «Mi sei mancato... mi sento malissimo per ieri.» Si chinò in avanti, iniziando a baciarmi il collo e la linea della mascella. Le sue mani scivolarono sul mio petto, accarezzandomi. Ero stanco, ero logorato, ma il suo tocco era morbido, rassicurante, quasi disperato. Mi lasciai andare contro il cuscino, sospirando. Le portai le mani sui fianchi, accarezzandole il culo attraverso la stoffa umida del costume. Lei, incoraggiata da quel gesto, si sollevò appena, si sfilò il pezzo di sopra e lo lanciò sul pavimento, offrendomi i seni nudi.

Chiusi gli occhi, stringendole i glutei morbidi, godendomi quella coccola rubata, mentre le sue labbra umide scendevano dal mio collo verso il petto.

E poi, il gelo. Mentre la mano sinistra di Lara era appoggiata sul mio torace e la destra mi sfiorava l'inguine, vidi Lara irrigidirsi di colpo. Sussultò violentemente, come se avesse preso la scossa. Le sue mani erano su di me, ma sentì chiaramente una terza mano accarezzarle lentamente i capelli da dietro.

Lara cacciò un urlo strozzato e si buttò di lato, rannicchiandosi contro la testiera del letto e coprendosi i seni nudi con le braccia. Spalancai gli occhi. Ai piedi del letto, silenziosa come un'ombra, c'era Sofia.

Il cuore mi si fermò. Sofia aveva il braccio teso e teneva lo smartphone in mano, con l'obiettivo della fotocamera puntato dritto su di noi. La spia rossa della registrazione lampeggiava, inesorabile. «S-Sofi... mio dio...» balbettò Lara, paonazza, tremando come una foglia. «Non... non è come sembra, te lo giuro, io stavo solo...» «Shh, cucciola, tranquilla,» la interruppe Sofia, con un sorriso così calmo e sadico da far venire i brividi. «Non devi giustificarti. Continuate pure. Io guardo solo.»

Ero pietrificato. Non provai nemmeno a muovermi. Ero rassegnato, intrappolato nella rete di un ragno che giocava con me come e quando voleva. Sofia fece un passo avanti, spostando l'inquadratura del telefono esclusivamente su di me. «Ehi, Franci,» trillò, con una finta dolcezza letale. «Saluta Erika. Sai, questo video non lo sto salvando nella galleria. Lo sto registrando direttamente nella sua chat di WhatsApp.» Sentii il sangue defluire dal viso. Mi mancò l'aria. «Hai capito bene,» continuò Sofia, godendosi il mio terrore. «Basta che io alzi il pollice da questo fottuto tasto, e il video parte. Puff. Finito. Quindi, piccioncini, vi conviene darvi da fare. Se mi annoio... invio.»

«Sofi, ti prego... c'è Erika di là...» implorò Lara, con gli occhi pieni di lacrime. «Ho detto continuate,» sibilò Sofia, il tono che non ammetteva repliche. «Tiraglielo fuori. Ora.»

Lara deglutì. Era terrorizzata, ma nei suoi occhi guizzò anche la scintilla malata di un'eccitazione sottomessa. Lentamente, con le mani che le tremavano, si rimise in ginocchio sul letto. Afferrò l'elastico del mio costume e me lo tirò giù, scoprendo il mio sesso.

Era completamente, irrimediabilmente moscio. La psicologia umana è un ingranaggio delicato, e il mio era appena andato in frantumi. L'ansia mi stava divorando. Avevo il fiato corto, lo stomaco chiuso in una morsa di panico puro. Ero sdraiato, nudo, spiato dalla ragazza che teneva la mia vita in pugno, consapevole che al di là del muro c'era la donna che amavo e che, con un clic, la mia esistenza sarebbe andata in cenere. In quelle condizioni, non c'era traccia di eccitazione. Ero svuotato, terrorizzato.

Lara avvolse le dita attorno al mio cazzo inerte. Iniziò a masturbarmi, cercando di evocare una reazione. Ma era goffa, impacciata. I suoi movimenti erano meccanici e insicuri. Cercava di tirare la pelle molle su e giù, stringendo troppo, creando un attrito fastidioso sulla carne ritratta e inerme. L'assenza di turgore rendeva la sega patetica, quasi ridicola, sotto l'occhio inflessibile della fotocamera di Sofia. «Mio dio, che pena,» commentò Sofia, ridacchiando dietro il telefono. «Siete una noia mortale. Mi sa che premo invio.» «No! Aspetta!» squittì Lara, in preda al panico totale. Sentendosi inadeguata, convinta di fare schifo e terrorizzata dall'idea di essere la causa del nostro disastro, decise di osare di più.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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