Si appoggiò al lavandino, studiandomi. «Stanotte l'hai ferita,» iniziò, la voce priva di emozione. «Ma una ferita si può chiudere. Erika potrebbe rialzarsi. Potrebbe odiarti e andare avanti.» «Che vuoi?» «Voglio qualcosa che non si chiuda.»
Sbiancai. Il vuoto mi si aprì sotto i piedi. «Voglio che quando Erika penserà alla parola amore, le venga in mente quello che tu le hai fatto mentre le chiedevi perdono.»
L'orrore puro mi invase la mente. Non mi stava chiedendo solo di allontanarla. Mi stava chiedendo di andare da lei, approfittare del suo cuore a pezzi, portarla in un momento intimo per poi umiliarla fisicamente e psicologicamente. Trasformare il suo corpo e la sua fiducia nell'ennesimo trofeo da registrare, come aveva fatto con Lara. «No.» Sofia sorrise, spietata. «Hai detto no anche ieri. Poi hai detto Sara.»
Un conato mi strinse lo stomaco. Mi piegai in avanti, portandomi una mano alla bocca. Sofia si avvicinò di nuovo, inesorabile. «Non devi solo distruggerla, Franci. Devi renderla inguardabile a se stessa.»
L'eco di quelle parole rimbombò nella lavanderia. La visione di Erika, spezzata, violata e per sempre marchiata dalla vergogna, cancellò ogni altra fottuta paura. Se avessi assecondato quell'ordine, non sarebbe rimasto più nulla di me. Non era più questione di sopravvivenza o di ricatti. Era la cancellazione totale della mia anima.
La saliva divenne amara. Strinsi i bordi del lavandino di ceramica finché le nocche non sbiancarono. Le ginocchia mi tremavano, un sudore freddo mi inzuppava la pelle e la vista si annebbiò.
«Se faccio questo,» sussurrai, la gola scartavetrata, «non resta più niente di me.» Sofia mi guardò con una dolcezza finta, quasi materna, che mi fece rivoltare lo stomaco. «È esattamente il punto.»
Alzai lentamente lo sguardo. Incontrai i suoi occhi, e per la prima volta da quando era iniziato quell'incubo, scelsi di morire io per non far morire lei.
«Mandalo.» Sofia rimase immobile. Il suo respiro si fermò per una frazione di secondo. «Cosa?» «Il video,» dissi, la voce che mi tremava per lo sforzo immane, ma che non cedette. «Mandalo. Distruggimi. Fai quello che vuoi. Ma Erika non la tocchi più.»
La stanza precipitò in un silenzio tombale. Non l'avevo sconfitta, ma l'avevo spiazzata. L'ingranaggio perfetto del suo controllo aveva trovato un sassolino.
«Attento, Franci,» mormorò lei, recuperando immediatamente la sua corazza. «Non confondere un conato di vomito con il coraggio.» Eppure, doveva ricalcolare. Mi fissò in silenzio per qualche interminabile secondo. Poi, un sorriso fin troppo lento le si dipinse in volto. Allungò la mano e mi accarezzò la guancia, ma questa volta le sue unghie premettero con forza, graffiando.
«Ti piace questa versione di te?» domandò, gelida. «Quella che dice basta dopo aver già distrutto tutto?» «Spostati.» «No, Franci. Non è finita. I mostri non tornano uomini perché rifiutano l'ultima portata.»
Fece un passo di lato, lasciandomi lo spazio per passare verso la porta. Ma proprio mentre le passavo accanto, sfiorando la seta della sua vestaglia, si chinò verso il mio orecchio.
«Vai pure da Sara,» sussurrò, infilandomi un ultimo coltello tra le costole. «Vediamo quanto dura il tuo coraggio quando Erika saprà dove hai dormito.»
L'aria fredda del primo mattino mi schiaffeggiò il viso non appena varcai la porta laterale della villa, fuggendo dalla lavanderia. Il temporale aveva lavato via l'afa, ma non il senso di sporco che mi incrostava l'anima. Mi appoggiai al muro di pietra, cercando di calmare i tremiti che mi scuotevano dalle spalle alle ginocchia. Ero bianco come un lenzuolo, svuotato, un reduce scampato per miracolo a un'esecuzione.
Feci qualche passo lungo il perimetro della casa, verso il retro. L'erba bagnata mi bagnava le caviglie. Sara era lì. Era in piedi sotto il portico di legno, appoggiata a una colonna. Aveva appena finito di parlare con Lara. Indossava ancora la maglietta bianca della notte precedente, ora asciutta ma stropicciata, che le fasciava i fianchi e il petto in un ricordo fin troppo vivido di ciò che avevamo fatto. Quando mi vide svoltare l'angolo, si raddrizzò.
I suoi occhi, resi taglienti dalla stanchezza e dalla rabbia, mi scansionarono in un secondo. Lesse il mio terrore, la mia postura curva, il sudore freddo che mi imperlava la fronte. Capì immediatamente che qualcosa di grave era appena successo.
«Che ti ha fatto?» mi chiese, la voce bassa ma affilata come un rasoio. Mi fermai a un metro da lei. Deglutii a fatica. «Niente.» Sara accorciò la distanza. Il suo profumo si mescolò all'odore della pioggia. Mi afferrò per un braccio, le sue dita che premevano esattamente sui segni che lei stessa mi aveva lasciato poche ore prima. «Non mentirmi,» sibilò, guardandomi dritto negli occhi. «Non dopo stanotte.»
Tremavo. Non riuscivo a fermarmi. Sara mi scrutò, poi allentò leggermente la presa, cambiando strategia. «Lara ci aiuterà,» disse. Quella frase avrebbe dovuto scuotermi, ma ero così anestetizzato dal confronto con Sofia che quasi non reagii. Sbattei le palpebre, confuso. «Vuole qualcosa in cambio,» aggiunse Sara, il tono denso di un'implicazione che ancora non riuscivo a decifrare. «Cosa?»
Invece di rispondere, Sara strinse di nuovo la presa sul mio braccio, strattonandomi leggermente verso di sé. «Adesso tocca a te,» ordinò. «Cosa voleva Sofia?»
La gola mi si chiuse. L'immagine di Sofia che sorrideva sotto la luce al neon della lavanderia mi balenò davanti agli occhi, seguita dall'orrore di quello che mi aveva chiesto di fare. Provai a parlare, ma dalla bocca mi uscì solo un respiro rotto. Sara non mi lasciò andare. Aspettò, implacabile.
«Voleva Erika,» sussurrai alla fine, la voce che mi si spezzava. Sara si gelò. Il suo corpo si irrigidì contro il mio. «In che senso?» Deglutii di nuovo, sentendo un sapore amaro, velenoso. «Voleva farla diventare come Lara.»
Il silenzio cadde pesante sotto il portico. Vidi la mente di Sara lavorare, collegando i punti del sadismo di Sofia, la sua necessità di collezionare il dolore e la vulnerabilità altrui. Sara sgranò leggermente gli occhi, inorridita. «Una prova?» Annuii, chiudendo gli occhi per ricacciare indietro le lacrime. «Sì. Voleva che usassi il suo perdono per... per distruggerla. E filmarla.»
Sara lasciò andare il mio braccio. Fece un passo indietro. La consapevolezza che Sofia avesse superato anche l'ultima, inimmaginabile soglia del degrado la investì in pieno. Non era più una questione di ricatti per capriccio o di giochi di potere. Era una malattia che stava per divorare la persona a cui teneva di più.
Lentamente, Sara alzò lo sguardo verso il piano di sopra. Fissò la finestra chiusa della camera dove Erika giaceva, distrutta dal mio schiaffo, ma ancora tragicamente inconsapevole dell'abisso che si stava aprendo sotto di lei. Poi, voltò la testa verso il centro della villa, verso il corridoio che portava alla lavanderia, dove Sofia continuava a muoversi, respirare e tessere le sue tele, convinta che il mondo intero le appartenesse.
Quando Sara tornò a guardarmi, qualcosa nel suo viso era mutato per sempre. L'insicurezza, la paura, persino la vergogna per quello che avevamo fatto nel suo letto... tutto era bruciato via, lasciando il posto a una determinazione gelida, quasi letale.
«Allora basta,» decretò, la voce calma in modo innaturale. «Sara...» «No,» mi interruppe, dura. «Basta difenderci. Basta reagire. Basta aspettare che scelga lei chi deve sanguinare per primo.» L'intensità del suo sguardo mi inchiodò sul posto. Era pronta alla guerra. «Che facciamo?» chiesi, sentendo un brivido freddo corrermi lungo la schiena. Sara fece un passo verso di me. I suoi occhi brillavano di una luce spietata. «La distruggiamo prima che tocchi Erika un'altra volta.»
Restai senza fiato, travolto dalla gravità di quella promessa. «E Lara?» chiesi, ricordandomi improvvisamente della sua prima frase. «Cosa vuole Lara in cambio per aiutarci?»
Sara mi guardò. L'ombra di un sorriso amaro e crudele le increspò le labbra. Si avvicinò ancora di più, abbassando la voce in un sussurro che si perse nel rumore del vento. «Lara vuole...»
Ti è piaciuto?
Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!
Altri racconti di Alessia
Commenti 0
Accedi per scrivere un commento…Nessun commento ancora. Scrivi il primo.