Mi spostai sul divano, sedendomi accanto a lei. L'istinto di protezione superò la rabbia. «Ehi... respira,» le dissi piano, posandole una mano sulla coscia per calmarla.
Lara sussultò a quel contatto, ma non si ritrasse. Scossa dai singhiozzi, si appoggiò debolmente alla mia spalla. «Mi sento così patetica,» confessò con voce rotta, la barriera della sua compostezza completamente distrutta. «Sono così gelosa di voi. Io... io non scopo mai, Franci. Sono sempre sepolta dai libri, dai doveri, sempre a cercare di essere perfetta. Volevo solo... volevo solo sentire cosa si prova a essere desiderata in quel modo.»
La sua vulnerabilità mi colpì come un pugno, ma il calore della sua pelle contro il mio palmo fece il resto.Il mio non fu un approccio pensato, fu un cortocircuito.
La mano che le accarezzava la coscia per consolarla scivolò in modo quasi ipnotico verso l'alto. Sfiorai l'orlo della sua intimità. Era bollente, fradicia per quello che stava facendo prima che la interrompessi. Lara smise di piangere, sgranando gli occhi. Il suo respiro si bloccò. «Franci...» mormorò, le labbra tremanti, il viso a due centimetri dal mio. «Cosa stai facendo? Tu... tu sei il fidanzato di Erika.»
«Lo so,» sussurrai, incapace di fermarmi. Il confine tra giusto e sbagliato era svanito. Il mio dito medio scivolò esattamente dove poco prima c'erano i suoi. Trovai il suo clitoride gonfio e iniziai ad accarezzarlo con un movimento circolare e lento.
Lara chiuse gli occhi e si morse il labbro con una violenza tale da farsi quasi male. Invece di respingermi, le sue ginocchia cedettero verso l'esterno, aprendosi per me. Aumentai la pressione e il ritmo. I singhiozzi di Lara si trasformarono in gemiti soffocati. Sentivo il suo bacino inarcarsi contro la mia mano, cercando disperatamente il contatto. Entrambi avevamo perso il controllo: io, l'uomo fedele, trasformato in un amante segreto nel cuore della notte; lei, l'amica silenziosa, che si lasciava consumare in una trasgressione inimmaginabile.
Il mio dito si muoveva frenetico, ma all'improvviso fu come se una secchiata d'acqua gelata mi avesse colpito in pieno viso. La lucidità mi travolse con la violenza di uno schiaffo.
Ritrassi la mano di scatto, allontanandomi da lei come se mi fossi bruciato. «No, Lara...» ansimai, passandomi le mani tra i capelli, la voce carica di panico. «Ma che cazzo stiamo facendo? Io amo da impazzire Erika. Non voglio farle questo, è una follia. Ti prego, dimentichiamo tutto. Finiamola qui.»
Lara rimase a bocca aperta, il petto che si alzava e si abbassava a scatti sotto la camicia di lino mezza aperta. Era imbarazzata da morire, le guance in fiamme, ma l'eccitazione l'aveva completamente accecata. Invece di ritrarsi, si spinse in avanti. Le sue mani tremanti si aggrapparono ai miei fianchi, le sue cosce ancora madide si strinsero contro la mia gamba. «Franci, no, ti prego...» mi supplicò, la voce rotta dal bisogno. I suoi occhi scuri erano lucidi, disperati e febbrili. «Sto impazzendo. Se dobbiamo dimenticare tutto, se domani dovrà tornare tutto come prima... tanto vale andare fino in fondo, no? Ti prego.»
Si strofinò contro di me, un movimento fisico e istintivo che mandò in frantumi le mie ultime difese. Il mio corpo era teso allo spasimo, prigioniero di un cortocircuito letale tra colpa e desiderio. «Cazzo...» sibilai a denti stretti, afferrandole i polsi. La guardai negli occhi, duro. «Sarà solo questa volta, Lara. Solo stasera e poi ce ne dimentichiamo per sempre. Io amo Erika, chiaro? E ti prego... non baciamoci. Niente baci.»
Lei annuì freneticamente, senza alcuna traccia di romanticismo negli occhi, mossa solo da un bisogno primordiale. Mi alzai appena dal divano, sfilandomi i boxer in un gesto secco e nervoso. Lara non perse un secondo. Si sollevò sulle ginocchia e si mise a cavalcioni su di me. Guidò la mia erezione verso la sua intimità e si lasciò scivolare verso il basso, affondando su di me in un colpo solo.
Un gemito strozzato le sfuggì dalle labbra. Era strettissima, una morsa bollente che mi stritolava le pareti, accogliendomi con una resistenza carnale che mi fece girare la testa. qui non c'era spazio per l'attesa o la dolcezza. Iniziammo a muoverci in un ritmo serrato e disperato. Lei cavalcava il mio bacino, le mani appoggiate sul mio petto, i capelli scuri che si muovevano a scatti.
Che cazzo sto facendo, continuavo a ripetermi nella mente, maledicendomi per ogni respiro, ma il mio corpo mi tradiva. L'istinto prevalse, e iniziai a risponderle con spinte decise dal basso, affondando sempre più in profondità nei suoi fianchi con approcci via via più diretti. «Franci... mio dio...» ansimò Lara, piegandosi in avanti, il fiato caldo e umido sul mio collo. «È il più grande che abbia mai preso...» La sua voce si alzò di un'ottava in un gemito acuto, senza alcun freno, diventando troppo forte nel silenzio della villa. Ci stava mettendo a rischio.
Alzai la mano e gliela premetti forte sulla bocca. I suoi occhi si sgranarono, ma invece di spaventarsi, quel gesto improvviso e dominante sembrò eccitarla ancora di più. Sotto il mio palmo, i suoi gemiti si trasformarono in lamenti soffocati, le sue labbra che premevano contro la mia pelle. La fisicità divenne brutale, portandoci dritti verso l'apoteosi dei sensi. Il sudore univa i nostri petti, il rumore dei nostri corpi che si scontravano sul divano rimbombava come un battito cardiaco impazzito.
La strinsi saldamente per i fianchi, dettando il ritmo finale, fino a quando i suoi muscoli non ebbero uno spasmo violento attorno a me. Lara venne con una forza inaudita, inarcando la schiena all'indietro, abbandonandosi alla soddisfazione profonda mentre il mio palmo le soffocava l'ultimo urlo. La sua stretta disperata mi trascinò oltre il limite. Mi svuotai dentro di lei con un grugnito sordo, cedendo a un orgasmo condiviso che spazzò via ogni logica.
Quando riaprì gli occhi, Lara era estasiata, il viso rilassato e luminoso, coperto da un velo di sudore. Io, al contrario, appena riaprii gli occhi, mi sentii morire. Non appena i fumi dell'eccitazione svanirono, un senso di vuoto glaciale mi si aprì nello stomaco. Ero triste, schifato da me stesso, e mi sentivo la persona più sbagliata della terra. Avevo rovinato tutto per una debolezza.
Mi sfilai da lei in silenzio, rivestendomi con mani tremanti, incapace persino di guardarla in faccia. Anche Lara, ripresa la sua lucidità, si abbassò la camicia, un'ombra di imbarazzo che tornava a spegnerle lo sguardo. Non ci dicemmo una parola. Come ombre ladre, ci separammo. Lei scivolò lungo il corridoio, verso la stanza di Sara. Io feci lo stesso, diretto verso la porta della mia stanza.
Ma proprio mentre stavo per varcare la soglia per tornare da Erika, col cuore gonfio di senso di colpa, un rumore catturò la mia attenzione. Un clic soffocato, quasi impercettibile, seguito dal lieve fruscio di passi nudi sul parquet del corridoio alle mie spalle. Mi voltai di scatto, trattenendo il respiro nel buio. Scrutai la penombra. Niente. Nessuno. Sarà la stanchezza o la paranoia dell'erba, mi dissi, scuotendo la testa. Mi infilai sotto le coperte, stringendomi al corpo caldo della mia ragazza, ignorando del tutto il segreto oscuro e il piccolo mistero che chiudeva il nostro primo giorno.
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Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!
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