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Erotika
Schiavo Delle sue Amiche · Cap. 1
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Capitolo 1 di 11 22 min di lettura

Fottendo la Guardona

L'arrivo alla villa scatena una palpabile tensione erotica che culmina in una notte di passione sfrenata tra le mura domestiche. Tuttavia, una porta lasciata socchiusa e un desiderio inconfessabile innescano una trasgressione inaspettata, chiudendo la scena con un pericoloso segreto.

Alessia
5 mesi fa · 1.3k letture · 2

In un istante, le risatine soffocate si trasformarono in respiri affannosi. Finimmo sul letto sfatto. Erika era bellissima, accaldata, gli occhi lucidi di alcol e lussuria. Non persi tempo. Le afferrai i fianchi, facendole scivolare via i pantaloncini e l'intimo in un unico, fluido movimento. «Sei un animale stasera,» sussurrò lei, intrecciando le mani nei miei capelli mentre allargava le gambe per me.

Non risposi, mi limitai a far scivolare il viso tra le sue cosce bollenti. Il suo profumo, unito al sapore salmastro della sua pelle, mi inebriò. Iniziai ad assaporarla lentamente. Tracciai cerchi lenti sul clitoride con la lingua, raccogliendo i suoi primi gemiti sommessi, per poi intensificare il ritmo. Alternavo tocchi leggeri a pressioni più decise, dischiudendo le labbra per prenderla in bocca e succhiarla dolcemente. Erika inarcò la schiena contro il materasso, le dita strette a spasmo tra i miei ricci, tirandomi contro di sé mentre i suoi fianchi iniziavano a muoversi in cerca di attrito. Ero deciso a divorarla e sentivo il suo sapore inondarmi i sensi.

Mentre la accarezzavo piano, infilai un dito dentro di lei, trovandola già bagnatissima, per poi aggiungerne un secondo. «Franci... ti prego,» ansimò dopo qualche minuto, mordendosi il labbro per non urlare, con le gambe che le tremavano. Mi tirò su per le spalle con una forza disperata. «Mettilo dentro. Ora, sto impazzendo.»

Mi liberai dei vestiti in modo confusionario mentre lei si sfilava la maglietta, lanciandola sul pavimento. I nostri petti nudi, madidi di sudore, si scontrarono. «Cazzo, finalmente un letto solo per noi,» mormorai a fil di labbra, soffiandole sul collo. «Ultimamente è impossibile sfiorarti senza che tua sorella Giulia ci piombi in camera. Ormai sembra vivere con noi.» Erika rise contro la mia bocca, una risata cruda e rotta dall'eccitazione. «Maledetta Giulia. Stanotte... stanotte non ci disturba nessuno. Fammi a pezzi.»

Non me lo feci ripetere. Mi posizionai tra le sue cosce, guidando la mia erezione contro di lei. La sfiorai appena, stuzzicando la sua entrata bagnatissima, godendomi il suo respiro che si spezzava. Poi le afferrai i fianchi molli e la penetrai con un colpo deciso, costringendola a un gemito forte e profondo.

La sensazione di essere inghiottito dal suo calore, così stretta e pulsante attorno a me, mi fece girare la testa. Ci movemmo insieme, prima piano, uscendo quasi del tutto per poi affondare di nuovo, assaporando ogni centimetro dell'altro. Erika avvolse le gambe attorno al mio bacino per tirarmi ancora più vicino, assecondando le mie spinte.

Il ritmo accelerò: pelle contro pelle, gemiti che si mescolavano al suono dei nostri corpi che si cercavano e sbattevano l'uno contro l'altro. Mi abbassai su di lei, catturando la sua bocca in un bacio urgente, quasi affamato, con le lingue che danzavano disperate. Scesi lungo il suo collo, mordicchiando la pelle sensibile, per poi stringere i suoi seni e prendere tra le labbra un capezzolo già duro, succhiandolo e tirandolo finché lei non inarcò la schiena contro il materasso.

L'alcol nel suo sangue e l'erba nel mio trasformavano ogni frizione in una scarica elettrica. Sentivo le sue unghie conficcarsi nella mia schiena mentre i miei colpi si facevano inesorabilmente sempre più veloci, più forte. Era un'apoteosi dei sensi assoluta, un bisogno viscerale di consumarsi a vicenda.

«Sì... Cristo, Franci, sto venendo!» urlò Erika a mezza voce, il viso stravolto dal piacere, stringendomi dentro di sé con spasmi violenti.

Quella morsa improvvisa sui miei fianchi fu la scintilla finale. Persi completamente il controllo. La seguii un istante dopo nell'orgasmo condiviso, spingendo al massimo e affondando con il cazzo un'ultima volta, svuotandomi in lei con un grugnito roco.

Crollai pesante sul suo petto, il cuore che mi batteva all'impazzata contro le sue costole. Rimanemmo allacciati, madidi di sudore e immersi in una soddisfazione profonda, totalmente ignari che la porta della nostra camera fosse rimasta pericolosamente dischiusa.

Il respiro di Erika tornò gradualmente regolare, ma l'elettricità tra noi era ancora palpabile. Rimanemmo allacciati nel buio, le gambe intrecciate. Iniziai ad accarezzarle distrattamente il petto, sfiorando la curva morbida dei seni e strizzandoli con dolcezza, strappandole un sorriso languido.

«Se continui così non dormiamo più,» mormorò lei, girandosi su un fianco per guardarmi, gli occhi socchiusi e un'espressione furbesca. La sua mano scese lungo il mio addome, sfiorando la mia erezione che stava lentamente svanendo, ma che al suo tocco riprese subito vita. «Tu come vorresti essere svegliato domattina?» mi sussurrò, con una voce che era puro velluto. Prima che potessi rispondere, scivolò più giù, nascondendo il viso sotto il lenzuolo. Sentii le sue labbra calde e umide posarsi sul mio cazzo, baciandolo con lentezza esasperante, per poi prenderlo in bocca per qualche istante, succhiando dolcemente per farmi impazzire. Trattenni il fiato, afferrando le coperte. «Erika...» Ma lei si ritirò fuori, con un sorriso malizioso stampato in faccia. «Teniamolo per il risveglio, amore. Ho bisogno di ricaricare le batterie.» Recuperò le sue mutandine dal pavimento, infilandosele pigramente, e io feci lo stesso con i miei boxer. Ci demmo un bacio leggero, a fior di labbra, e in pochi minuti lei crollò in un sonno profondo, avvinghiata al mio braccio.

Io, invece, non riuscivo a chiudere occhio. Il mix di erba, adrenalina e il caldo della Sardegna mi teneva sveglio. Sentivo la bocca impastata. Mi sfilai dal suo abbraccio cercando di non svegliarla e uscii in corridoio, diretto in cucina per un bicchiere d'acqua.

La villa era immersa nel silenzio più totale, ma mentre bevevo appoggiato all'isola di marmo, notai un debole bagliore azzurrognolo provenire dalla zona dei divani nel salotto. Mi avvicinai a piedi nudi, senza fare rumore. Pensavo fosse Sara rimasta addormentata col telefono acceso, ma quello che vidi mi congelò il sangue nelle vene.

Era Lara. Indossava solo la camicia di lino sbottonata di quel pomeriggio. Era rannicchiata in un angolo del grande divano, le ginocchia piegate e divaricate. Una mano reggeva lo smartphone, l'altra era infilata disperatamente in mezzo alle sue cosce, muovendosi a un ritmo frenetico. Ma non fu quello a farmi mancare il fiato. Dal minuscolo altoparlante del suo telefono, seppur al minimo del volume, provenivano dei gemiti inconfondibili. Erano i miei. E quelli di Erika. Sullo schermo c'eravamo noi, ripresi dalla fessura della porta dischiusa, mentre consumavamo il nostro rapporto sul letto.

Rimasi paralizzato a guardare per qualche secondo, ipnotizzato dalla scena. La "nerd" del gruppo, quella tranquilla, si stava masturbando sul mio video. Date abbastanza dettagli per far viaggiare l'immaginazione, e la mia mente era appena esplosa.

«Lara,» dissi, la voce ridotta a un sussurro roco.

Lei saltò in aria come se avesse preso la scossa. Il telefono le cadde di mano, finendo sui cuscini. Si tirò freneticamente i lembi della camicia per coprirsi l'intimità, il viso che andava a fuoco anche nella penombra. I suoi occhi profondi erano spalancati, terrorizzati. «Franci... io... Cristo, io...» balbettò, portandosi le mani al viso, incapace di guardarmi.

Mi sedetti lentamente sul tavolino di fronte a lei, il cuore che mi rimbombava nelle orecchie. «Da dove cazzo spunta quel video?» «La p-porta,» singhiozzò lei, la voce tremante. «Era rimasta aperta. Stavo andando in bagno e ho sentito... ho guardato. Non riuscivo a smettere. Franci, ti giuro, lo cancello subito. Lo elimino ora, mi dispiace, mi dispiace da morire, sono una persona orribile!» Recuperò il telefono con mani tremanti, ma le lacrime iniziarono a rigarle le guance. Era devastata dall'imbarazzo. E io? Io avrei dovuto essere furioso, avrei dovuto prendere il telefono e spaccarlo. Ma l'erba, la stanchezza e la visione della sua coscia nuda e lucida di umidità mi stavano mandando il cervello in tilt. Il mio corpo rispose con un'erezione prepotente contro il tessuto dei boxer.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

Un tocco e l'autore lo saprà. Non serve registrarsi.
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