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Erotika
La mia Ragazza & sua Cugina · Cap. 9
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Capitolo 9 di 15 32 min di lettura

Scopare su tua cugina svenuta

finalmente la ricompensa di giada, che si rivela essere molto più eccitante e intensa di quello che franci immaginava

Alessia
7 mesi fa · 1.1k letture · 9

"Ecco... così," sibila lei, il viso contorto in una maschera di puro godimento. "Ora cazzo, ti scopo io."

E inizia a muoversi. Scivola su e giù lungo la mia lunghezza con un ritmo che mi spezza la schiena. Non sono movimenti comuni. Sono esplosioni. il suo corpo si scontra contro di me, un tuono secco e pericoloso che rischia di svegliare i morti. Il suo culo, sotto le mie mani che lo afferrano disperatamente, si contrae ad ogni spinta, sodo e perfetto come una scultura di carne. Il mio cazzo è intrappolato tra quelle pareti bagnate e calde, schiacciato dalla forza dei suoi movimenti, mentre da sotto cerco di spingere, di andare più a fondo, di corrispondere alla sua furia.

Poi, con uno scatto improvviso che mi congela il sangue, si gira di lato, verso la forma dormiente di Erika. Un sorriso crudele le increspa le labbra.

"Lo vedi, Erika?" geme, la voce rotta dalle spinte ma pura, chiara, come un veleno versato nell'orecchio di sua cugina. "Lo vedi come un vero cazzo dovrebbe essere usato?"

La sua andatura cambia, diventa più lenta, più profonda. Ogni downstroke è una tortura lenta, una presa di coscienza. "Non sei mai stata capace di questo, vero? Stupida innocente. Con le tue fusa da gattina e i tuoi movimenti da principessa. Lui non voleva una bambola. Voleva una troia."

Mi piego, la bocca cerca la sua pelle. Mordo la sua spalla, lecco il sale del suo sudore. "Giada..." levo, la voce un sussurro roco.

"Tu... sei stantia," insiste lei, ignorandomi, i suoi occhi fissi sul volto di Erika. "Sei noiosa. La tua semplicità lo ha stufato. Voleva sentire una fica che lo stringeva, che lo masticava, che lo implorava di più. Voleva sentirmi urlare."

Le sue parole mi colpiscono più forte di qualsiasi schiaffo. Sono sporche, perverse, e mi accendono una fiamma che non credevo possibile. Le mie dita affondano nella pelle dei suoi glutei, spingendola giù con più forza, sentendola aprirsi completamente per me.

"Senti, Erika?" continua Giada, il suo respiro sempre più affannoso. "Senti come mi piace? Senti come una vera donna si fa scopare? Sono migliore di te, cugina. Sempre lo sarò."

Le sue parole sono il catalizzatore. Non posso più trattenermi. Da sotto, inizio a spingere con forza, a incontrare i suoi movimenti, a colpire quella profondità che fa gemere qualsiasi donna. Ma Giada non è qualsiasi donna. Invece di arretrare, spinge ancora più forte. Le sue dita affondano nei miei pettorali, le unghie mi graffiano fino a farmi sanguinare.

"Sì, cazzo! Così!" urla, la voce così forte da farci venire il cuore in gola. "Dammelo tutto! Fammi sentire il cazzo dell'uomo che ho rubato a mia cugina!"

È una battaglia, un duello carnale. Il nostro corpo si scontra, si fonde, si distrugge. Sono solo un branco di nervi scoperti, un insieme di sensazioni pure, senza filtro. Il piacere è un'onda che si alza, minacciosa, totale. So che sto per venire, so che sta per accadere, e l'idea di farlo dentro di lei, mentre Erika dorme, mentre lei la insulta, è così sbagliata, così perfetta, da farmi perdere ogni controllo.

Il respiro di Giada si fa corto, un rantolo secco che precede la tempesta. Il suo corpo si irrigidisce sopra di me, tutti i muscoli tesi come corde di un arco. È vicinissima, lo sento nel modo in cui la sua fica si contrae, in un ritmo febbrile e disperato attorno al mio cazzo.

"Guarda... guardala, Franci," sbava lei, indicando Erika con un dito tremante. "Senti... senti questo? Questo è potere!"

Con un urlo che soffoca nella carne della mia spalla, l'orgasmo la travolge. La sua fica si stringe attorno a me in una morsa spasmodica, una serie di contrazioni potenti che mi succhiano l'anima. Onde di piacere puro la scuotono dall'interno, facendole tremare le cosce e contorcersi la schiena. È una visione demoniaca, di una bellezza così intensa da far male.

E questa vista, questa sensazione, mi spinge oltre il limite. Non riesco a trattenermi. Un brivido freddo mi percorre la schiena mentre il piacere esplode dal centro del mio essere. La mia schiena si inarca, le mie mani si stringono sul suo culo con una forza che non sapevo di possedere, e poi è l'apocalisse.

Un getto bollente, potentissimo, esplode da me, un fiume di passione che inonda la sua fica, che la riempie, che la possiede. Il mio cazzo pulsa ancora e ancora, riversando in lei tutto il mio desiderio, tutta la mia rabbia, tutta la mia sottomissione. Sento il mio sperma zampillare, un'ondata dopo l'altra, mentre le mie orecchie ronzano e la mia vista si appanna. Collassiamo l'una sull'altro, un ammasso di membra sudate e tremanti, un'isola di respiro affannato nel silenzio della stanza.

Giada non mi dà nemmeno il tempo di riprendermi. Tremante ancora, col respiro che le lacera i polmoni, si stacca da me. Il mio sperma e i suoi umori ancora su di lei, un rivolo caldo che le scivola lungo la coscia. Con un'aria di triomfante malvagità, si china sul mio cazzo ancora gocciolante e raccoglie un po ' di sperma, portandoselo alle labbra in un gesto che è puro blasfemia. Ma non è abbastanza.

Si alza, zoppicando leggermente, e si china su Erika. "No... cosa stai facendo?" levo, la voce un filo roco, ma lei non mi ascolta.

Con un dito, raccoglie una goccia del mio sperma che le colava lungo la coscia e la spalma lentamente, con un gesto di proprietà, sul seno nudo di Erika. Un cerchio bianco, opaco e vischioso, che si staglia sulla pelle liscia della sua ragazza. Un marchio.

La reazione di Erika è immediata, anche se inconscia. Il suo corpo si agita leggermente, un brivido le percorre la schiena. Le sue labbra si muovono, emettendo un suono indistinto.

"Mmmh... solletico..." bisbiglia, gli occhi ancora chiusi. Poi, a malapena, le palpebre si sollevano. I suoi occhi sono sgranati, vitrei, completamente privi di lucidità. Mi guardano, ma non mi vedono. Guardano attraverso di me, in un limbo di confusione. "caldo... che cos'è...?"

Giada sorride, un ghigno di pura cattiveria. Si china, il suo viso a pochi centimetri da quello della cugina. Con la lingua, lecca il marchio di sperma che ha appena lasciato sul seno di Erika, assaporandolo lentamente, con gli occhi piantati nei miei. È un gesto di possesso totale, una sfida esplicita.

"È solo un sogno, cugina," sussurra Giada, la voce un veleno dolce. "Un brutto, brutto sogno."

Gli occhi di Erika si chiudono di nuovo, la sua testa ricade sul cuscino. Dopo qualche attimo, il suo respiro torna a essere profondo e regolare. È di nuovo svenuta. Crollata di nuovo nell'oscurità, ignara di tutto.

Giada si volta verso di me, le labbra ancora lucide. "Vedi?" dice, con un sorriso trionfante. "È tutta mia. Adesso... e per sempre."

La stanza è silenziosa di nuovo. Il solo suono è il nostro respiro, e il lontano ronzio del frigorifero. Ma il silenzio, ora, è diverso. È carico di promesse, di minacce, di un futuro oscuro e pieno di peccato. Un futuro che, in qualche modo perverso, non vedo l'ora di iniziare.

Il ghigno trionfante di Giada, le sue labbra lucide mentre lecca il mio sperma dalla pelle di Erika, è una visione così demoniaca eppure così fottutamente eccitante che il mio cazzo, ancora gonfio e sensibile dall'orgasmo che mi ha svuotato, si risveglia. Si indurisce di nuovo, una pulsazione viva e dolorosa che sfiora la mia coscia, un desiderio insaziabile che non ammette sosta.

Non posso resistere.

Mi alzo silenziosamente dal divano, le gambe ancora un po' tremanti. Mi avvicino a lei, piegata su Erika come una predatrice sul suo bottino. Le mie mani trovano il suo culo, sodo e tonico sotto la pelle liscia e sudata. Lo palpo con un'intensità che è quasi violenza, le dita che si affondano nella carne soda, le pollici che si spingono verso il solco profondo tra le sue guance.

Giuda trema sotto il mio tocco, ma non si ferma. Continua a leccare, a ripulire il seno di Erika, godendosi la sua opera di profanazione.

"Giada..." levo, la voce un ruggito roco, una confessione di pura necessità. "Sono di nuovo duro. Cazzo, voglio scoparti."

Lei emette una piccola risata, un suono torbido che si perde nella pelle di Erika. "Allora fallo, cazzo. Prenditi quello che è tuo."

La mia risposta è un'azione. Scendo di colpo in ginocchio dietro di lei, il suo culo ora perfettamente all'altezza del mio viso. Con le mani, glielo spalanco, un gesto che la espone completamente a me. La vista è spettacolare: il suo buco stretto, piccolo e perfetto, e più in basso la sua fica, ancora rossa e bagnata, gonfia per il piacere che l'ha appena travolta, con le labbra divaricate che mostrano un po' del mio sperma ancora intrappolato al suo interno. Un cumulo di rovine e desideri.

Senza preavviso, la mia lingua si tuffa in quel paradiso proibito. Lecco le sue labbra, assaporo il sapore salato del nostro sesso mescolato al suo umore dolce. La lingua si spinge in profondità, cercando, esplorando, possedendo. Giuda emette un gemito soffocato contro il petto di Erika, il suo corpo che trebbe sotto la mia bocca. Le mie mani continuano a tenere le sue guance aperte, le dita che si affondano nella sua carne con una forza che lascerà segni.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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