“e… io…” provò a dire, ma poi disse “no, non credo”
poi mi venne da dire un’altra cosa, ci pensai e valutai bene, poi…
“e scoreggi anche con lui?”
“NO!” esclamò scandalizzata, “ma… amore!!!”
“con me le fai…” le dissi, da perfetto innocente, “e con lui no?”
“ma certo che no!” esclamò, “ma per chi mi prendi?” aggiunse ridendo.
“bé, comunque saremo in un hotel” continuai, “per chi ci vede potrebbe sembrare strano che prima una coppia è fatta in un modo e il giorno dopo in un altro…”
“mmm…” mugolò, “non ci avevo pensato… e… come si fa?”
“io non lo so” le risposi, “hanno detto che è già tutto organizzato… e che noi dobbiamo solo divertirci…”
“domani… domani mattina chiamo Stella e glielo chiedo” mugugnò ancora Gioia, “non voglio mica fare… dare scandalo…”
“a me ha detto che è come un villaggio, e che ci troveremo bene” le dissi, “ho guardato il loro sito internet ed è davvero bello, ci sono due ristoranti, due o tre piscine, la spiaggia privata, la discoteca all’aperto, il bar aperto ventiquattro ore al giorno…”
“sì, l’ho visto anch’io” rispose, e ridacchiando aggiunse “possiamo ubriacarci tutta la notte!”
“facciamo come in Grecia!” continuò quasi sottovoce, come se volesse tenerlo nascosto, “scendiamo di notte e portiamo in camera le bottiglie e facciamo festa!”
“tu e Enrico farete festa…” le sussurrai, e questo le tagliò le gambe.
e sbuffò.
“che c’è?” le chiesi anche se non c’era bisogno che me lo spiegasse, “non sei convinta?”
“no…” mugugnò, “lui non è proprio… uno che si diverte, ecco…”
“cosa vuol dire che non si diverte? ma se neanche lo conosci?”
sbuffò ancora.
“non si diverte e non… non fa molto per… fare felice una donna, ecco” mugugnò, sembrava una bambina che protesta invece che una donna che fa scambio di coppia.
“forse è un po’ chiuso… dagli tempo…” provai a dire, ma non mi fece finire.
“lo sai che cosa voglio dire!” sbottò, “non… scendo nei particolari, ma non mi sono mai annoiata… così tanto da quando…” provò a dire ma scoppiò a ridere, trascinando anche me.
“amore… è una pippa a letto!” confessò, “lui ce la mette tutta ma…”
“ok, ok, ok!” la interruppi, “abbiamo detto che non ci raccontiamo niente, giusto?”
sbuffò, fece silenzio per… due secondi ma poi ricominciò.
“e… Stella com'è?" mi chiese, e ancora prima che le ricordassi il nostro patto mi incalzò, “dai, dimmi almeno com’è, se ci sa fare o… se anche lei è una mezza morta di sonno…”
“no, non è una mezza morta di sonno” le risposi cercando di restare evasivo, “anzi, partecipa… molto…”
“è un troione?” ammiccò.
la guardai negli occhi e non riuscii a non ridere.
“sì, sì, è un vero troione…” le risposi e allora Gioia finse di esplodere di rabbia.
“ecco! lo sapevo!” ringhiò, “lo sapevo che finiva così!”
cercò di tirarmi fuori altre cose ma non le dissi nulla, e per cercare di… chiuderla lì le concessi di dirle una verità su Stella a letto in cambio di una sua verità con Enrico a letto.
“comincio io?” le chiesi, e alzò le spalle.
“l’hai fatto… anale con lui?”
chiuse gli occhi, poi li riaprì.
“sì” rispose, “l’ho fatto”
mi stupii della sua sincerità…
“dopo… due volte che vi siete visti? gli hai dato subito il culo?”
alzò le spalle.
“me l’ha chiesto… eravamo… caldi…” si giustificò.
“hai aspettato… anni con me!” sbottai “e a lui… due giorni?”
“che ti devo dire…” rispose, sostenendo lo sguardo e senza dimostrarsi imbarazzata o altro.
“adesso però tocca a me” sibilò perfida, “e mi devi dire la verità, ok? e non raccontarmi balle perché lo sai che me ne accorgo!””
“ok, spara”
“le sei venuto dentro?” mi chiese, guardandomi dritto negli occhi.
non era la domanda che mi aspettavo.
“allora?” mi incalzò, “le hai sborrato dentro o no?”
volevo dire di no, che avevo seguito le regole, che non avevo corso rischi inutili, ma non ci riuscii.
“sì” risposi.
sorrise.
“lo sapevo…” mugugnò, “anzi, lo immaginavo…”
“sei… arrabbiata?” le chiesi, ma Gioia sorrise.
“n-no…” rispose, “forse un pochino ma… che diritto ho di essere arrabbiata se io… gli ho dato il culo a Enrico?”
quella conversazione stava diventando… spinosa, sospettavo, anzi, ne ero certo, che Gioia stesse per incazzarsi.
“se devo essere sincero… è stata lei a dirmelo… a volerlo fare senza… condom” le dissi, “io… l’ho fatto, e forse ho sbagliato, ma… ecco, è successo”
“spero solo che non te la prenda con lei, adesso” le dissi ancora, “o con me…”
“no, non me la prendo, e perché dovrei?” mi rispose, “se è stata una sua scelta…” disse, “io… io non lo voglio fare, ad esempio”
anche questa non me l’aspettavo, Gioia odiava i preservativi.
“no? e perchè?”
alzò le spalle.
“questione di… di… non lo so, non mi va di farmi… schizzare… da uno che neanche conosco” rispose.
e in quella risposta c’era un po’ di amarezza, anche perché io l’avevo fatto, invece, e senza molti problemi.
“quindi… solo… preservativo?” le chiesi, “neanche… in bocca?”
sorrise.
“sesso orale sì, senza” rispose del tutto serena, “ma… finire dentro quello no”
annuii, sotto sotto felice di quella sua scelta: perché da perfetto egoista mi concedevo ogni sorta di indulgenza quando ero io a fare di tutto e di più con Stella e poi condividere il letto con Gioia, ma quando succedeva il contrario provavo una sorta di repulsione.
e il solo pensiero di baciare Gioia dopo che si era fatta venire in bocca da un’altro mi dava il tormento!
“sei l’unico che mi può sborrare in bocca” sussurrò, “e anche nella mia patatina e anche nel mio buchetto!”
“povero Enrico…” le risposi, ma lei alzò le spalle.
“può venirmi sulla schiena o sulle tette, forse anche in faccia, sembra che gli piaccia, ma per il resto non gli faccio mancare niente” mi disse, “io non mi tiro indietro, lo sai, e se poi lui non vuole fare come fai tu e…”
“ah-ah!” la fermai, “non ci raccontiamo le cose, giusto?”
sbuffò e rispose “giusto” mugugnando, si accoccolò a me e poi sospirò.
“posso farti una domanda… l’ultima, prometto!” mi chiese.
“sì, certo”
“ma tu… vuoi… davvero vedermi mentre faccio sesso con un lui?” mi chiese.
era la serata delle domande “giuste”, quella…
“non lo so” le risposi, “forse sì, credo che sia… eccitante se è fatto in un gioco come quello che stiamo facendo…”
“davvero?”
“m-m”
“quindi se lui mi prende e mi scopa quando ci sei lì anche tu? per te va tutto bene?” mi chiese.
sospirai.
“bè, se lo fa io… gli scopo sua moglie, giusto?” le risposi.
speravo ridesse o almeno mi facesse una battuta, ma Gioia non replicò.
“tutto bene?” le chiesi di lì a qualche minuto.
“sì” rispose, ma non c’era più né brio né allegria nella sua voce.
le augurai la buonanotte e di lì a poco dormivamo.
il giorno successivo Gioia era quella di sempre, durante la colazione non facemmo cenno alla conversazione della sera prima almeno fino al momento di separarci, e mentre era davanti a me, sulla punta dei piedi per ricevere i soliti “bacini bacetti” mi disse una cosa abbastanza emblematica.
“ma tu, in fondo” mi chiese, “questa cosa che stiamo facendo, la vuoi… continuare?”
annuii e sospirai.
“io… io non lo so” le risposi.
mancavano dieci minuti alle otto, ero già in ritardo, ma… valeva la pena parlarne perché era un momento molto delicato.
“sai” le dissi, “quando abbiamo… cominciato, sembrava tutto surreale”
ci eravamo seduti sul divano, comodi, senza fretta.
“insomma mi cagavo sotto, e non sapevo come avrei reagito, soprattutto pensando che tu… che tu eri… con un altro…”
sorrise.
“quindi il tuo problema non era andare con una sconosciuta, ma che io fossi con uno sconosciuto?” mi chiese.
“credo… di sì” ammisi, “e se ti dico che adesso sono… sereno quando so che sei nel letto insieme a lui… sarei bugiardo”
mi accarezzò il viso.
“sono egoista, lo so” continuai, “anche tu hai il diritto di… fare esperienze, tutto qui…”
“e tu?” le chiesi, “tu che cosa ne pensi?”
“io?” rispose, “io… io non lo so… la situazione mi intriga, lo sai che mi piacciono le emozioni… forti, mi piace vivere le cose…”
