e mentre mi lasciavo guidare dalle indicazioni del navigatore e lei si sistemava il rossetto sulle labbra il mio pensiero, inevitabilmente, andò a Gioia, e a quello che stava facendo in quel momento.
“no” mi sforzai di pensare, “non devi farlo! non devi pensarci! non è un tuo problema!”
e guardai Stella che si stava “succhiando” le labbra per rendere omogenea la copertura del rossetto (lo faceva anche Gioia ma non con quel modo… pornografico!).
“ecco” mi dissi, “ecco a cosa devo pensare… ORA, alla donna che ho qui accanto a me, a questo concentrato di sensualità e femminilità, a questa donna che non rappresenta né amore né calore né… famiglia, che non è il mio porto sicuro, che non è la donna con la quale voglio passare il resto della mia vita, no, è la donna sulla quale voglio riversare tutta la mia rabbia e la mia frustrazione, senza darle amore ma solo sfogare il mio lato animale.
per quello era lì.
in pochi minuti arrivammo al Majestic, lasciai l’auto dove capitava e dopo averle aperto lo sportello l’accompagnai nella hall deserta a quell’ora della notte, accolti da un assonnato addetto.
“buonasera” gli dissi, “abbiamo una prenotazione per…” aggiunsi, ma non sapevo il nome della prenotazione.
“Stella” fece lei, l’addetto controllò e annuì.
“ma certo signori” ci disse dopo averla trovata, stampò due moduli che compilai velocemente mentre lui registrava il mio documento e una volta fatto tutto ci consegnò una tessera magnetica per l’ingresso alla camera numero quarantadue, “ultimo piano, in fondo a destra”, ci augurò la buonanotte e poi tornò alla sua poltrona non senza lanciare uno sguardo al culo di Stella.
appena entrati in ascensore la aggreddi incollandola contro la parete e le incollai la bocca alla sua, ci baciammo furiosamente ma quando con le mani provai ad entrarle sotto il vestito per agguantarle la patata Stella me le fermò.
“no” provò a dire, sotto attacco, “no, no, aspetta… Mauro, aspetta!”
mi fermai, senza capire, e allora Stella mi posò un bacio sulle labbra e mi accarezzò i capelli.
“mi scappa da morire la pipì…” sussurrò, poi ridacchiò e infine scoppiò a ridere contagiando anche me, e allora ci abbracciammo ma in quell’istante la cabina si fermò e le porte si aprirono.
svoltammo a destra e dopo pochi passi in un corridoio deserto e completamente insonorizzato trovammo la stanza quarantadue, presentai la tessera facendo scattare la serratura e una volta aperta… sorpresa, era qualcosa che assomigliava ad una suite.
Stella si tolse immediatamente le scarpe ed appoggiò la borsetta sul tavolino, mi accarezzò la guancia e poi andò dritta dritta in bagno chiudendo la porta: e una volta rimasto solo… mi impedii di pensare a nient’altro che non fosse Stella, quello che stavo per fare con Stella e quello che dovevo a Stella, perché in un angolo dei miei pensieri avevo trovato posto anche per una riflessione… profonda, sì, perché se io avevo “concesso” mia moglie lei aveva concesso il marito… e che i conti erano assolutamente pareggiati, che non c’erano avvantaggiati o svantaggiati, eravamo assolutamente pari!
mi sedetti pesantemente sul letto e mi lasciai andare all’indietro guardando il soffitto: “ed eccomi qui” pensai ancora, “tanti casini, tante… stronzate, ed eccomi qui, pronto finalmente a fare questo… scambio”
e sorrisi.
“scambio di coppia…” pensai, e poi lo dissi, sussurrando, “scambio di coppia”.
l’avevamo fatto, lo stavamo facendo.
e ancora non ci potevo credere…
però, pensai, non era poi così… terribile, e dovetti dare ragione a Stella che poco me l’aveva assicurato, ma che per colpa del mio stato d’animo non avevo saputo bene interpretare.
Gioia stava facendo sesso con Enrico, e io stavo per fare sesso con Stella, pari e patta.
ed era stata una nostra scelta, consapevole.
un istante dopo sentii la porta del bagno aprirsi e Stella tornò da me, sempre bellissima, si avvicinò e sensualmente salì in ginocchio sul letto avvicinandosi come una gatta, schiena incurvata e culo che svettava.
“ti piace quello che ho messo stasera?” mi chiese.
“sì, bellissimo, ti sta da favola…”
“grazie…” sussurrò.
“ora però devi scoprire che cosa ho scelto per… sotto…” sussurrò ancora, “vuoi?”
“certo…” le risposi, “non vedo l’ora…”
restammo a guardarci negli occhi e poi… fuoco alle polveri!
scattammo in piedi e “provammo” a spogliarci a vicenda, e mentre Stella mi levava la giacca lanciandola via io provavo in tutti i modi ad aprirle il vestito ma senza riuscirci e allora lo lasciai fare a lei, e un istante dopo l’abito si afflosciò ai suoi piedi mostrandomi per la prima volta le sue tettone esagerate, senza dubbio le più belle che avessi mai visto!
ma non mi lasciò il tempo di ammirarla, mi tolse la cravatta e cominciò a sbottonarmi la camicia e una volta aperta la fece volare via occupandosi subito dei pantaloni.
la aiutai come potevo, mi tolsi le scarpe e un istante dopo Stella mi abbassò pantaloni e boxer, tutto insieme, e letteralmente me li strappò via lasciandomi completamente nudo, mise le mani sul mio petto e poi mi spinse sul letto facendomi cadere all’indietro, con le braccia aperte.
e solo allora potei vederla bene, due tette fantastiche tonde e sode, con i capezzoli eretti e il piercing su quello sinistro, fisico asciutto con solo un po’ di pancetta, altro piercing all’ombelico, un tatuaggio che non riuscii ad interpretare sulla sinistra ad altezza vita, e un paio di mutandine nere così trasparenti che sembravano fatte di aria, sotto alle quali si vedeva il ciuffetto di pelo nero ben curato.
“strano” pensai in una frazione di secondo, “tutte le donne di questo mondo compresa la mia si depilano la patata e lei… è pelosa!”
alzò le braccia sopra la testa per farsi ammirare meglio, fece un giro completo su sé stessa mostrandomi il resto, un culo da favola incorniciato dal perizoma che le lasciava completamente scoperte le chiappe, con il tatuaggio tribale in fondo alla schiena, e poi tornò da me, gattonò sul letto e quando mi raggiunse mi prese il cazzo in mano e cominciò a menarmelo, su e giù, lentamente, poi si chinò su di me facendo penzolare le tettone e mi leccò ancora le labbra e a quel punto non ci capii più niente.
la rovesciai sul letto e in un attimo le tolsi le mutandine gettandole via, le aprii le cosce trovando una figa sorprendentemente stretta e senza più pensare a niente come mi aveva suggerito di fare ci incollai la bocca sopra.
la leccai alla follia, mangiandola viva, gliela aprii con le dita e la consumai da tanto ci diedi dentro, Stella gemeva e mi premeva la testa contro di lei usando entrambe le mani, cercando l’orgasmo ma senza raggiungerlo, le sollevai le gambe per arrivare anche al suo lato più nascosto e Stella non fece nulla per impedirmelo, anzi, e quando lo trovai bello aperto e rugoso cominciai a leccarlo strappandole altri gemiti.
ma non ero lì solo per leccare!
la presi e la misi a quattro zampe, con una mano sulla schiena gliela feci abbassare pronto per penetrarla ma allora mi fermò.
“prima devi metterlo” mi disse, “lo sai come funziona…”
ecco cosa avevo dimenticato…
“non ce l’ho” le dissi, “non l’ho portato”
mi guardò dritta negli occhi e sorrise, si alzò, prese la sua borsetta e me ne porse uno ma poi trattenne la mano.
“vuoi che faccio io?” mi chiese maliziosa.
“m-m”
e mentre apriva la bustina la guardai bene, era di sicuro la più bella donna con la quale avessi fatto sesso, alta, formosa… perfetta, e mi dispiaceva anche solo pensarlo ma al suo cospetto Gioia scompariva.
e un pensiero piccolo piccolo piccolo cominciò a farsi strada nella mia testa: “e se questa fosse la vera vita?”, “e se questa da oggi in avanti fosse la mia vera vita?”, scoparmi donne bellissime e vivere come il protagonista di un porno, frequentare ambienti esclusivi, spendere montagne di soldi e vivere, con la V maiuscola?
fare questa vita in cambio di Gioia? in cambio di quello che avevo sempre considerato tutto il mio mondo?
“è questo che vuoi? davvero?”
e la risposta che mi diedi non mi lasciò scampo: sì, era quello che volevo, anche a costo di… perdere Gioia.
Stella mi mise il preservativo con sapienza, tenendo premuto il serbatoio con due dita e facendomelo calzare fino in fondo, e una volta fatto tornò sopra di me, mi slinguazzò per bene e poi si rimise alla pecorina, petto a terra e cosce aperte verso me, pronta per ogni mio desiderio.
