io tenevo lo studio e tutto quello che c’era attaccato, mi sarei preso un appartamentino in centro nelle vicinanze del lavoro e avrei continuato la mia vita, da solo o con una nuova compagnia.
e ovviamente la stessa cosa sarebbe stata libera di farla anche lei… anche se non ho mai negato che ne sarei stato gelosissimo!!!
Gioia avrebbe sofferto, tanto, ma poi si sarebbe rassegnata e probabilmente avrebbe anche capito che quella era la soluzione migliore, e avrebbe continuato a vivere.
Sara ormai era grande e la sua vita già da un po’ era fuori dalla famiglia, ci saremmo sempre stati per lei ma… non sarebbe stata un problema in caso di separazione.
sarebbe stato difficile e doloroso, ma non potevo continuare così: ormai la mia fiducia in Gioia era pari a zero, non mi aveva detto la verità e dopo tutto quello che era successo non avevo ancora un’idea precisa del perché si era buttata in quel… puttanaio!
noia? stanchezza di un rapporto che cominciava ad irrancidire? voglia di sentirsi di nuovo viva, e desiderata?
non le avevo mai fatto mancare nulla, ma non solo dal punto di vista economico: l’avevo sempre adulata e adorata, la nostra vita sessuale non si poteva definire perfetta ma… poco ci mancava, davvero, ci mettevamo fantasia e impegno, passione, a volte uscivamo e… ci divertivamo anche fuori dalla camera da letto proprio per sentirci ancora giovani e pieni di vita!
non sono l’uomo più bello del mondo ma sono… più che piacevole, sono alto, non ho pancia o altre cose del genere, mi tengo in forma e da “medico” so controllare l’alimentazione e tutto il resto, sono curato nel vestire e nell’aspetto… certo, se poi una donna si innamora può farlo anche per l’uomo più brutto del mondo, ma questo è un altro paio di maniche!
uscivamo spesso a cena, le vacanze erano sempre in posti diversi e fatte senza andare al risparmio, anzi, bastava che alzasse il dito ed ero pronto ad esaudire il suo desiderio!
qualsiasi donna avrebbe preso volentieri il suo posto, lo posso dire senza alcuna modestia…
e allora, perché?
perché gettare tutto quanto per… uno scambio di coppia?
se è una cosa tua, una pulsione che viene da dentro e che non riesci a frenare… ok, ma perché non dirmelo prima? perché tenerla nascosta e cercare di coinvolgermi con l’inganno?
e dopo aver fatto… la prostituta, per passare quella cosiddetta prova?
stavo davvero facendo tilt, e per fortuna che avevo preso del tempo libero per svagarmi, e invece…
e in mezzo a tutti questi pensieri arrivai proprio sul lago, sulla statale che lo costeggiava, nel traffico infernale di quel sabato mattina di luglio in zona turistica.
entrai in un piccolo borgo caratteristico, pieno di gente, c’eravamo stati forse un paio di anni prima non mi ricordo in che occasione, ed era stato bello.
lasciai l’auto in un parcheggio a pagamento e poi cominciai a girovagare per vetrine, sul lungolago e nelle viuzze più interne, in un’atmosfera di svago vacanziero: c’erano mamme con bambini nel passeggino, donne incinte, famiglie in ciabatte e costume da bagno che scendevano dai residence della collina per trovarsi un posto in spiaggia, tutto era felice e gioioso.
e che ci stavo facendo io lì, con quel macigno che mi sentivo sullo stomaco?
mi presi un gelato e mi sedetti su uno dei grossi massi di granito o quel cavolo che era posti a protezione del porto, e gli ultimi pezzi di cialda del cono li gettai alle anatre che si affollavano in acqua pronte per ricevere quelli che erano degli scarti ma che per loro erano un gran pasto…
a volte, guardare le cose da diversi punti di vista, aiuta…
rimasi ancora un po’ in solitaria fino a che non mi fece davvero male il culo e allora ritornai all’auto trovando la sorpresina, multa per divieto di sosta, era scaduto il biglietto del parcheggio sulle linee blu.
“fantastico…” dissi a voce alta, “davvero quello che ci voleva…”
tornai verso casa e visto che non avevo ancora mangiato nulla mi fermai ad un chiosco per la strada, presi un hot-dog veramente favoloso accompagnato con due birre zero che mi fecero subito stare meglio, e con la faccenda-stomaco sistemata decisi di affrontare finalmente la realtà.
e tornai verso casa.
dovevo solo decidere che parole usare, e che strategia usare: se dirle che era meglio chiuderla qui o se sarebbe stato preferibile dirle che mi serviva qualche giorno di distacco, per riflettere.
ogni ipotesi aveva i suoi vantaggi e i suoi svantaggi, e nel mezzo di quella elucubrazione mentale (seghe mentali, si chiamano) mi chiamò Gioia.
ero indeciso se rispondere o no, ma visti i suoi problemi di salute lo feci.
“ciao…” mi disse, con la voce sotto i tacchi.
“ciao, dimmi…”
“stai… guidando?” mi chiese.
“sì, sto tornando” risposi, “tra mezz’ora sono lì”
“ah, ok” disse, stanca, “hai fame? vuoi che prep…”
“no Gioia, non voglio mangiare, grazie”
“ok…” mormorò, “allora… ti aspetto”
“sì ma… perché mi hai chiamato?” le chiesi.”
“v-volevo sapere se… se stavi bene, e se… tornavi…”
“torno, torno” le dissi, “mezz’ora e sono lì”
“ok” aggiunse, tenne in sospeso la frase e poi finalmente disse quello che voleva dirmi.
“ho… delle cose da dirti” sospirò “ho deciso che… voglio dirle e poi… tu… prenderai la tua decisione”
“ah, ok…” risposi.
“non… non sono stata completamente sincera con te” sussurrò, come le costasse ammetterlo.
o forse era solo paura di perdermi.
“capisco…” le risposi, e sorrisi.
“ti aspetto…”
“va bene, Gioia” le risposi, “ci vediamo fra poco allora, ok?”
“ok”
non ci furono frasi o formule di saluto o chissà che altro, solo mettemmo giù.
tanto lo sapevo già che cosa voleva dirmi, che alla fine… o si era fermata ai pompini quella sera o che si era fatta scopare.
e… come mai questa confessione? mi dissi, come mai… proprio adesso?
e sorrisi ancora.
“Stella, Stella, Stella” sussurrai, “sempre tu Stella…”
sì, ne ero certo, Gioia l’aveva chiamata e lei o le aveva detto che sapevo o le aveva fatto credere che sarebbe stato meglio parlarmene prima che lo scoprissi.
ma ancora una volta avevo solo dei sospetti su di lei, nessuna prova, a meno di mettere le mani sul telefono di Gioia e dare un’occhiata alla cronologia delle chiamate.
“mezzogiorno e dieci” dissi a voce alta guardando l’ora sul cruscotto, avrei dovuto controllare… ma come?
ci avrei pensato, senza fretta…
e incredibilmente mi sorpresi… calmo e sereno.
c’ero preparato, non sarebbe stata una novità per quegli ultimi giorni avere delle rivelazioni importanti da Gioia.
non dico che tornando a casa fischiettavo, ma poco ci mancava, e finalmente arrivai.
poco prima avevo pensato al modo di accedere alla cronologia delle sue chiamate, e non pensai che la tecnologia mi poteva venire in aiuto.
e ringraziai che per fare quella scampagnata non avevo usato la Mercedes, che di tecnologia ne aveva pochina e pure obsoleta, ma la Lexus…
e quando arrivai sotto casa si agganciò il telefono di Gioia, “iPone di Gioia” si chiamava.
e quando lo vidi non seppi trattenere una risata…
mi bastò selezionarlo, attendere che si collegasse e una volta accoppiato all’auto andai a vedere la cronologia delle chiamate e… bingo, tre chiamate.
prima chiamata verso Stella poco dopo che ero uscito e che era durata… un'ora e quarantanove minuti!!!
ma quante cose si erano dette???
poi contro-chiamata di Stella un’ora dopo la fine della prima ma che era durata meno di venti minuti e ultima chiamata verso la nostra comune amica della durata di un’ora e diciannove minuti.
confessione fiume, evidentemente…
be’, si era tenuta occupata come le avevo suggerito.
entrai in casa e la trovai seduta sul divano, mi stava aspettando perché aveva sicuramente sentito l’auto e il cancello che si apriva.
“stai bene?” mi chiese, “sembri… strano…”
sorrisi.
“no, non sono strano, Giulia” le risposi, “sono… stanco…”
inspirò profondamente e chiuse gli occhi.
“sei… stanco di me?” mi chiese, con quella vocina ingenua che mi irritò.
decisi di non rispondere e andai in cucina, presi un bel bicchierone di latte e lo trangugiai vorace, misi il bicchiere sporco nel lavello e quando mi voltai la trovai sulla porta.
“allora” le chiesi restando appoggiato con il sedere al ripiano in marmo della cucina, “sono qui, cosa volevi dirmi?”
abbassò la testa, poi la sollevò.
“non sono stata… sincera con te su quello che è successo quella… quella sera” mi ripetè
“non ho avuto il coraggio di dirtelo prima, ma adesso… adesso è giusto che tu lo sappia”
“ti ascolto” le dissi, aprendo le braccia.
“amore” cominciò, “prima però voglio che…”
“Giulia!” la interruppi, “parla! dimmi quello che mi devi dire, cazzo!”
accusò il colpo ma annuì, e ricominciò.
“quella sera… io…” provò a dire, ma dovette recuperare la concentrazione per continuare perché la voce cedeva.
io invece esibivo il mio miglior sorriso irritante.
“quella sera… non… mi sono fermata… ai baci, con quei due… ragazzi” riuscì a dire tra mille difficoltà, più che comprensibili, “sono… siamo andati anche… oltre i baci…”
“ok…” le risposi, calmo, sereno.
“mi vuoi dire quanto ‘oltre’ o lo devo capire da solo?” le chiesi, incalzandola.
“non abbiamo fatto sesso” si affrettò a dire con voce squillante, quasi fosse una ciambella di salvataggio, “non… non… non t-tutto…”
mi costò tanto stare calmo… ma superai la prova esattamente come aveva fatto lei, ma senza succhiare cazzi!
“ok, adesso ho capito che cosa NON hai fatto” la incalzai infastidito da quella reticenza, “ora mi vuoi dire che cosa HAI fatto o devo immaginarmelo?”
