e lì a fianco c’era la mia SL dell’84, rossa con le cromature appena rifatte, riconoscibilissima.
Capture bianca anonima, Mercedes riconoscibile.
ma cosa stai pensando?
vuoi seguire tua moglie?
vuoi seguirla e vedere dove va?”
“non voglio correre rischi che lui mi veda”
tirai un’imprecazione e saltai sulla Capture, impostai come destinazione Hollywood Palace sul navigatore e mi lasciai guidare, lentamente, con il cuore in gola che ad ogni chilometro sembrava andare ancora più veloce.
il posto era fuori città, molto fuori città, e scoprire che era in una località isolata non mi fece stare meglio perché pensai che fosse… perfetto per nascondere… quello che c’era da nascondere.
c’era la coda per arrivare, mi misi lì buono e paziente e venti minuti dopo ero nel parcheggio, con vista privilegiata sull’ingresso.
c’era un sacco di gente, coppie, gruppi, singoli, donne bellissime e anche brutte, gruppetti di ragazzini appena maggiorenni e pieni di testosterone che sognavano l’avventura di una vita, c’erano “quelli con i soldi” e quelli che fanno finta di averli, c’erano quelli già abbondantemente fatti e quelli che forse sarebbero usciti in quelle stesse condizioni, e poi c’erano quelli che guardavano, che guardavano e basta.
nei quaranta minuti che restai a fare il guardone non la vidi, e oltre ad annoiarmi cominciai anche ad innervosirmi: ma perché ero lì? che cavolo mi era saltato in testa?
seguire mia moglie, vedere dove andava, vedere con chi andava…
mi fidavo di lei, il tempo delle nostre rispettive scappatelle era finito da tempo, ci eravamo quasi separati, poi riavvicinati, perdonati e capiti, e quindi?
ero pronto a tornare a casa, mettermi sotto la doccia e dimenticare tutto, ma c’era quella frase che mi girava in testa, “non voglio correre rischi che lui mi veda”: come diavolo facevo a dimenticare una cosa del genere?
guardai l’orologio, erano le venti e dieci, avevo fame ed ero stanco.
non so il perché ma fissai le venti e venti come orario limite, poi sarei tornato a casa.
ancora dieci minuti.
ne passarono sei, e il mio mondo si stavolse.
vidi i fari di un’auto nello specchietto, c’era ancora il sole in quella sera di luglio, i fari mi passarono accanto e vidi che era una BMW berlina, nera e lucidissima, si fermò davanti all’ingresso per far scendere qualcuno e…
apnea.
era Gioia, insieme ad un uomo.
erano a circa venti metri da me, non potevo sbagliarmi, né confondermi: era proprio lei, vestito blu elettrico strettissimo e cortissimo, lo stesso che… le avevo consigliato io, scarpe con il tacco altissimo e pochette Chanel regalo di compleanno di pochi mesi prima, a febbraio.
l’uomo la cinse per la vita stringendola a sé, ridevano, poi si girarono verso l’auto e vidi scendere un’altra donna, bellissima ed elegantissima, che si unì a loro.
Gioia disse qualcosa, poi si girò verso l’uomo e lo baciò.
era il mio mondo che crollava.
eccola lì, mia moglie, che mi tradiva.
la guardai baciarlo con passione, con lui che la stringeva e che le palpava il culo.
era lei che baciava lui, non il contrario, la passione la stava dimostrando lei, non lui… era lei che lo cercava, e infatti dopo aver fatto qualche passo la vidi fermarlo, tirarlo per un braccio e incollarsi di nuovo alla sua bocca mentre lui la toccava dappertutto, la vidi piegare la testa e farsi baciare il collo e anche il seno, ma non era ancora finita perché l’uomo le passò dietro, le spinse il pacco sulle chiappe e vidi mia moglie che sculettava, quasi lo volesse attizzare e sentire ancora di più, lui le mise una mano sul seno e glielo sollevò, poi la fece girare e la baciò ancora con passione, il tutto sotto lo sguardo dell’altra donna.
ero… paralizzato dallo shock.
sudavo copiosamente, con le mani che stringevano così forte il volante da farmi male.
si fermarono all’ingresso e dopo qualche istante furono raggiunti da un’altro uomo che abbracciò l’altra donna e finalmente tutti insieme entrarono.
e quando scomparvero cominciai a diventare furioso.
l’istinto era quello di entrare e fare una strage, ma sapevo bene che sarebbe stata solo una perdita di tempo anche presentarsi all’ingresso.
e sapevo anche che non avrei mai fatto niente.
e cominciai a fare i pensieri più disparati, i più folli.
a cominciare dalla gestione di quella cosa, sul come avrei fatto a dirle che l’avevo vista, non volevo che capisse che l’avevo seguita ma… non mi importava, gliel’avrei anche detto per quello che me ne fregava di lei.
mi chiesi chi fossero gli altri tre, se erano amici di vecchia data…
e lo sapevo perché mi facevo quella domanda degli amici di vecchia data, per avere un… un salvagente, per avere qualche appiglio che mi potesse dare la speranza che fosse tutto un equivoco, che quello non era un bacio, era un gesto d’affetto.
sì, come se palpare il culo alla moglie di un altro fosse un gesto d’affetto…
cominciai a sragionare, mi venne l’istinto di tornare a casa e mettere tutte le sue cose in sacchi neri facendoglieli trovare di fuori, sul marciapiede, quella sì che sarebbe stata una bella sorpresa al suo ritorno…
ma erano solo cazzate.
sempre sragionando pensai di chiamarla, e dirle che ero fuori nel parcheggio e che l’avevo vista, ma erano tutte cazzate.
e l’altra domanda che mi feci, forse la più terribile, fu “da quanto tempo?”
come avevo fatto ad essere così cieco? come aveva potuto farmela da sotto il naso? come aveva potuto farmi credere che… le amiche… le ragazze della scuola… quelle della palestra… erano tutte balle? tutte balle per uscire e… tradirmi?
non ero più lucido, mi accasciai sul sedile e cercai di respirare regolarmente, nell’abitacolo faceva un caldo terribile e quando accesi l’auto senza badare che avevo i fari accesi questi illuminarono mezzo parcheggio prima che riuscissi a spegnerli…
bravo idiota, vuoi che ti becchi?
spinsi il climatizzatore a palla per asciugarmi di dosso il sudore, ero madido e non me n’ero nemmeno accorto, il colletto della camicia era imbibito di sudore, e solo quando lo allentai mi resi conto che avevo ancora la cravatta, annodata stretta…
la strappai via quasi mi fossi appena reso conto che era quella la vera e unica causa di tutti i miei problemi, sciolsi il nodo e la guardai nella luce fioca del quadro dell’auto, “E. Marinella Piazza Vittoria Napoli”, seta azzurra, fattura artigianale, un suo regalo.
la gettai sul sedile di destra e restai ad occhi chiusi a cercare di calmare i battiti del mio cuore, ovviamente senza riuscirci, la mente vagò libera verso scenari di guerriglia urbana, vidi piatti che volavano e sedie rovesciate, vidi interi guardaroba svuotati per terra e collezioni di borse e borsette fatte a pezzi con le forbici del giardino, ma vidi anche la donna che amavo che se ne andava lasciandomi solo portando via con sé più di vent’anni di vita.
la nostra bella casa… il nostro bel giardino curato, la piscina, le feste con gli amici di Sara, le grigliate con i soci del tennis, le domeniche mattina a letto fino a tardi, le sere invernali davanti al caminetto con i piedi nudi, le vacanze in Sardegna, le settimane bianche a Cortina e St. Moritz e Zermatt, le cene romantiche solo noi due ma anche i toast presi al chiosco fuori dal cinema, le patatine fritte del McDonald’s così salate che ti facevano male le labbra, il gelato in centro che sbagliavamo sempre i gusti, il bagno insieme nella vasca a idromassaggio con le luci basse, il profumo di lavanda e il suo corpo caldo contro di me.
…tutto gettato nel cesso.
mi aveva tradito, ancora una volta.
questa volta non l’avrei perdonata, questa volta era davvero… finita.
ma ero davvero pronto a farlo?
la risposta era no, decisamente no. come avrei fatto senza di lei, senza la sua presenza, senza quella biondina pazza scatenata che era in grado di cambiarmi la giornata con un sorriso?
sì, la stessa biondina che avevo visto baciare un altro pochi minuti prima.
e tenendo gli occhi chiusi cominciai a pensare agli scenari peggiori, avvocati, separazione e poi il divorzio, gli alimenti, la casa che inevitabilmente avremmo venduto,
e c’era Sara.
così legata alla mamma, come l’avrebbe presa? proprio adesso che stava cominciando a vivere la sua vita da donna, sarebbe stata sconvolta…
e i nostri genitori? e i miei parenti, la mia separazione sarebbe stata un trionfo per loro…
e gli amici?
