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Erotika
La mia Ragazza & sua Cugina · Cap. 7
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Capitolo 7 di 15 29 min di lettura

quella fighetta che fa sembrare il mio cazzo enorme

ci si avvicina alla fine di questa storia, con il famoso spettacolo che giada desiderava vedere, con giulia come protagonista e il nostro franci che diventa sempre più come giada.

Alessia
7 mesi fa · 1.2k letture · 9

"Lo stai facendo alla grande, giulia" le rispondo, le mie dita che si intrecciano nei suoi capelli. "Non ti preoccupare, ti guiderò io."

Inizia a leccarmi con più sicurezza, la sua lingua che esplora ogni centimetro della mia virilità, mentre le sue mani aiutano la bocca. La sensazione è incredibile: la sua inesperienza rende tutto più eccitante, più nuovo. E poi c'è il tocco della macchinetta, un leggerissimo, metallico sfregamento contro la mia pelle, un ricordo costante della sua innocenza che si sta perdendo.

"Mmh... sì... così," gemo, le mie anche che si muovono in sincrono con i suoi movimenti. "Usa di più la lingua... lecca intorno alla punta... cazzo, sì... sei brava, Giulia... sei una puttana nata, ammettilo."

Lei geme in risposta, la sua bocca che mi avvolge sempre di più. Prende quasi metà del mio cazzo, ma poi si ferma, la gola che si contrae per il riflesso del vomito. Tira indietro la testa, con gli occhi pieni di lacrime.

"Non ce la faccio, Franci," piange. "È troppo grande... soffoco..."

"Non dire cazzate," la rimprovero, la mia mano che le stringe i capelli con più forza. "Prendi tutto, puttana. Prendi tutto dentro. Fallo per me."

Mi perdo nei suoi occhi, dilatati e pieni di lacrime. " la visione mi elettrizza. La prendo per i capelli con un gesto brusco, facendola urlare. La forzo a guardarmi.

"Ehi," dico, la voce un ringhio basso. "Chi comanda qui?"

"Tu," sussurra lei, la voce rotta.

"Allora apri quella bocca e prendimi tutto."

Senza attendere la sua risposta, spingo. La sua bocca si apre con un gemito strozzato e il mio cazzo scivola dentro, caldo e umido. Inizio a muovermi, un ritmo lento e profondo, i suoi gemiti sono musica per le mie orecchie. Strozzati, umidi, pieni di un piacere che lei stessa non capisce. È troppo grande per la sua piccola bocca, ma non mi fermo. Aumento il ritmo, sempre più duro, sempre più profondo. Le sue mani si aggrappano alle mie gambe, le unghie che mi graffiano la pelle. Lei sta soffocando, ma non mi importa. Anzi, mi eccita.

Guardo verso la porta. Giada è ancora lì, con gli occhi sgranati, la mano tra le gambe. Il suo respiro è affannato, quasi come quello di Giulia. La bionda gode dello spettacolo, gode della sofferenza e del piacere di sua cugina. E io, il suo attore preferito, non deluderò le sue aspettative.

"succhialo tutto e poi la lingua, Giulia. Usala," ordino, la mia voce secca e autoritaria. "Non aver paura di sporcarti. Questa è la tua lezione più importante."

Lei obbedisce, la sua lingua timida che cerca di avvolgermi, di accarezzarmi mentre io la inondo. La sensazione è incredibile, un vortice di calore umido e metallico per via della macchinetta. È un pompino da principianti, goffo, disperato, ed è la cosa più eccitante che abbia mai provato.

stringo sempre più forte i capelli, la mia stretta dura, quasi crudele. La sua testa è ora un giocattolo tra le mie mani. La muovo su e giù, al ritmo che voglio io, senza curarmi dei suoi gemiti o delle sue lacrime. La sento ansimare, sento il suo respiro che si interrompe, sento la sua gola che si contrae, ma non mi fermo. La sto usando e lei mi sta lasciando fare. È una bambola di carne, un oggetto del mio piacere, e questo mi manda fuori di testa.

"Accidenti... cazzo, sì... proprio così, troietta," sibilo tra i denti, mentre sento la sua gola stringersi intorno a me. "Sei fatta per questo, non ci sono più dubbi. Una boccuccina così stretta, così calda... fottutamente perfetta per essere sfondata."

Il ritmo diventa un martellio. Le mie anche si muovono con violenza, spingendo sempre più a fondo, fino a sentire le sue labbra premute contro la base.

Sento le palle che si induriscono, il piacere che sale incontenibile lungo la mia schiena. È vicino, molto vicino. Non le dico nulla, non la avverto. Non se lo merita. Con un ringhio finale, le premo la testa contro di me con forza, spingendola al limite del soffocamento. Un getto bollente le esplode in gola. Giulia sussulta, completamente colta di sorpresa, cerca di tirarsi indietro con un riflesso istintivo, ma io la trattengo ferma, godendo del suo smarrimento, del suo corpo che trema convulsamente.

Il primo getto è profondo, in gola. Lei ha i conati, il corpo che si contorce in un tentativo disperato di respirare. Poi la tiro indietro di colpo, e la mia virilità stillante le sbatte in faccia, schizzandole la guancia, il naso, persino gli occhiali. È un dipinto osceno, una firma di piacere sulla sua innocenza defunta.

Mi stacco da lei, esausto. Crolla all'indietro, sulle sue mani, tossendo, con il viso un disastro di sperma, lacrime e mascara che cola. Si guarda intorno, spaesata, come se non capisse dove sia finita. Poi i suoi occhi si posano su di me. Sul mio cazzo ancora duro e lucido. E sorride. Un sorriso stanco, ma soddisfatto. Un sorriso di troia.

"Cazzo... Franci..." sussurra, la voce roca. "Sei stato... cattivo."

"Hai imparato la lezione?" la chiedo, la voce ancora dura.

Lei scivola sul letto, con un gemito. "Sì... ma... abbiamo finito?"

"Finito? Non scherzare, puttana. Abbiamo appena iniziato."

La guardo lì, nel caos post-orgasmo. Il suo petto sale e scende, ansimante. I suoi occhiali sono storti, una lente macchiata della mia passione. Ha i capelli spettinati, un groviglio caotico sul cuscino. E i suoi occhi... i suoi occhi a mandorla mi fissano con una miscela di esaurimento e curiosità affamata.

"ora arriva la portata principale giulia" le sussurro, mentre la afferro per le braccia, la sollevo con una forza che la sorprende. "Il tuo corpo vuole ancora di più. Te lo dico io."

La spingo con violenza contro il muro, proprio accanto alla finestra. Il corpo esile sbatte contro l'intonaco freddo, con un gemito soffocato. Le sue mani si appoggiano al muro per non cadere, i suoi seni piccoli si pressano contro la superficie ruvida.

inizio a strusciare la punta del mio cazzo sulla sua fighetta fradicia. "Ho paura, Franci," mormora lei, la voce un filo sottile, la testa girata di lato per guardarmi con gli occhi pieni di lacrime. "È troppo grosso per me. Mi farai male."

"Un po' di male è esattamente quello di cui hai bisogno," le rispondo, il tono freddo, distaccato. Le do una sculacciata secca sulla sua pelle chiara, il suono che echeggia nella stanza silenziosa. Il suo corpo sussulta, un gemito le esce dalla gola. "E poi non devi preoccuparti di niente. Tu devi solo sentire."

"Ti prego, Franci... vacci piano," supplica lei, la voce rotta dalle lacrime e dal desiderio. La sua mano si sposta all'indietro, cercando di toccarmi, di fermarmi, ma io la afferro con una mano, bloccandola al muro. Con l'altra mano, guido la mia virilità verso la sua entrata, la punta che si incastra nella sua strettezza.

"Respira, Giulia," le sussurro, e per la prima volta stasera, la mia voce non è un ordine, ma un incoraggiamento. "Respira con me."

Spingo lentamente. La sua resistenza è una barriera calda e umida, un ostacolo che devo superare con delicatezza. Sento una lieve resistenza, poi un cedimento. Lei geme, un lamento lungo e acuto, mentre io la affermo dall'anca, trattengo la mia spinta per un istante per permetterle di abituarsi. Sento la sua verginità che cede sotto di me, un piccolo taglio che apre un mondo nuovo.

"Oddio... oddio... mi hai rotta," piange lei, il viso premuto contro il muro freddo. "Fa male... cazzo, fa male..."

"Lo so, tesoro," le sussurro. "Ma passerà."

Inizio a muovermi lentamente, con un ritmo delicato, quasi cauto. Ogni spinta è un esplorazione, una scoperta del suo corpo, dei suoi limiti, del suo piacere. Lei trema, i suoi gemiti sono un misto di dolore e di un piacere che ancora non riconosce. Ma io lo riconosco. Lo vedo nel modo in cui le sue anche iniziano a rispondere al mio, nel modo in cui la sua mano, prima bloccata, ora si libera e si aggrappa al mio braccio.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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