«Ho in mente di leccarti la figa e far una scopata sul letto come si deve; tu che pensi? Ti piace il programma?» «Andiamo nel pomeriggio e, accidenti a te, mi hai messo una certa voglia, che…» Gli ho sorriso in modo molto allusivo. «Vado a studiare un po’; mi chiami per il pranzo?» Lei mi ha quasi cacciato dalla cucina. «Adesso vattene che poi ti chiamo! Devo darmi da fare, se no, arrivano i tuoi genitori e non è ancora pronto.» Non avevo voglia di studiare; desideravo restar da solo a rimuginare sulle novità. Mi son reso conto che mia madre mi piaceva molto come donna, non so quante seghe mi ero sparato pensando a lei, quando la spiavo. Mi son messo davanti al pc, guardando le sue foto al mare o quelle fatte in casa a sua insaputa, dove si potevano vedere le cosce scoperte. Una, in particolare, scattata un giorno che si era addormenta sul divano; la gonna era di quelle un po’ larghe, ma anche corta, e si vedevano le mutandine: quel giorno le aveva bianche. Quando guardavo quella foto, pensavo a quanto sarebbe stato bello poterle togliere e fiondarmi con la testa tra quelle cosce. Ora non la vedevo più come mamma, la vedevo in modo diverso: una donna insoddisfatta sessualmente e, dentro di me, ha preso forma l’idea di scoparla; ho deciso che ci dovevo provare, ma dovevo esser molto cauto, delicato e gentile, per non farla adirare: dovevo corteggiarla. Son rimasto un attimo a pensare e, subito dopo, ho realizzato che stavo vivendo momenti di pura follia. Chissà quanti schiaffi mi sarebbero arrivati?! Mi addormentai, mi svegliò la nonna che, fortunatamente, non vide le foto sul pc
«Vieni è pronto; è arrivata anche tua madre.» Andai in cucina, mamma era lì seduta per mangiare. «Ciao, mamma! Ben tornata!» Le diedi un bacio sulla guancia, mi guardò con uno sguardo interrogativo, stupita; erano anni che non la baciavo, perciò per lei era una sorpresa. «Mamma, e papà? Di solito non si inizia se non c'è lui.» Lei rispose laconica. «Oggi aveva molto da fare, mangia alla tavola calda; possiamo iniziare.» Il tavolo della cucina era piccolo. Mamma era sulla mia destra, spostai la gamba a toccar la sua; pensai, adesso si scosta, ma lei non lo fece, rimase con il contatto; dopo un po’, mossi la gamba quasi a farle una carezza; mi guardò e sorrise. Cosa poteva essere? Un invito a continuare? Oppure un normale sorriso di cortesia? Lo feci di nuovo, nulla; non si scostava, non lo so cosa mi abbia preso; cioè, sapevo bene cosa volevo: scopare con lei e qui sarebbe cascato l'asino! Continuai il mio approccio, feci cadere il coltello, mi chinai per raccoglierlo, guardai le sue cosce, allungai la mano e le carezzai il ginocchio; attesi tremando una sua sfuriata, cosa che non ci fu. Anzi, aprì le cosce e le vidi il triangolo della mutandina; tutto accadde in pochi secondi, ritornai al mio posto. Non la guardavo, avevo il timore che mi potesse redarguirmi, invece mi parlò con calma, non avulsa da curiosità. «Luca, hai perso la lingua? Che ti succede oggi? Sembri diverso.» Ho minimizzato. «Niente, oggi vado con la nonna; volevo chiederti se potessi venir con me a far compere: ho bisogno del tuo giudizio.» Lei mi ha fissato ancor più incredula. «In genere vai da solo; come mai vuoi la mia compagnia?» Ho notato che mi ha sorriso, mentre parlava. «Lo so, ma ho anche capito che non sarebbe male un tuo giudizio; ho sempre il dubbio se un indumento mi sta bene o no. Pensavo di andare insieme, magari sabato, che sei libera dal lavoro?» Ha fatto un gesto compiaciuto con il capo. «Va bene, andremo sabato.» Nel frattempo ero rimasto con il mio ginocchio a contatto con il suo. In un momento che nonna si voltò di spalle, io rimisi la mano e le carezzai il ginocchio, salendo più su, lungo la coscia. Lei mi guardò, mosse solo le labbra, facendomi capire “Cosa ti prende?”; ero rimasto con la mano sulla coscia, risposi: “Sei bellissima, mi piace toccarti”. Sorrise, mi fece segno con il capo, indicando la nonna. Tolsi la mano, ero al settimo cielo; non si era irritata, anzi, mi sembrava contenta, la vedevo sorridente ed allegra. Appena finimmo di mangiare, andai in camera mia e mi distesi sul letto. Ero in attesa di uscire con la nonna per andare a scopare, quando entrò mamma. Chiuse la porta e si mise seduta sul letto, di fianco a me. La sua voce era calma, ma ferma e risoluta.
«Mi spieghi, per favore, cosa ti ha preso? E poi, far quel maneggio sotto il tavolo?» Ero pronto ad una sua sfuriata, invece, guardandola, notai che non era per niente adirata, era divertita, e questo mi rinforzò nella mia audacia. «Mamma, non posso spiegarti perché; non lo so, mi è venuta una voglia matta di toccarti; sgridami se vuoi, ma non ho potuto farci nulla.» Si mise a ridere. «E se nonna si fosse accorta di quello che stavi facendo? Come ti saresti giustificato? Ti rendi conto del rischio che abbiamo corso?» Ho capito che non le era dispiaciuto, ma era solo preoccupata delle conseguenze con la nonna. «Prima di farlo, mi son accertato che non potesse vedere: era di spalle.» Mi guardava sorridendo. Tesi la mano, presi quella di lei. «Mamma, sei bellissima!» La tirai verso di me, misi la mano dietro la sua nuca, la tirai giù verso di me; non lo so se lo desiderava o lo volesse anche lei, ma le nostre bocche si cercarono, le labbra si socchiusero e timidamente spinsi la lingua; lei schiuse le sue labbra e demmo inizio ad un bacio carico di sensualità. Le misi una mano tra le cosce, lei le aprì per agevolarmi, ma aveva i collant; così l’ho accarezzata da sopra la stoffa e, dopo un attimo, mi ha fermato. «Amore, fermati: ci son due motivi ad impedire ciò che vorresti fare. Primo, perché c'è tua nonna e, secondo, non abbiamo tempo; intendo far un discorso chiaro e serio, con te. Tuo padre soffre di un momentaneo problema di erezione ed io non ho nessuna intenzione di tradirlo con nessuno dei maschi, che mi ronzano intorno; lui, però, è pienamente cosciente del fatto che sono una donna ancora calda, con una certa voglia addosso e, per questo motivo, anche se non esplicitamente, mi ha fatto intendere che, se sfogassi la mia voglia con uno sconosciuto, lui sarebbe molto comprensivo nei miei confronti; purtroppo io lo amo e non ho nessuna intenzione di tradirlo; così, è da un po' di tempo che ti osservo, perché, in un certo senso, a farlo con te, resterebbe tutto in famiglia e questo, penso, non costituirebbe un tradimento. Sapevo che, prima o poi, ti fossi fatto avanti, perché mi son accorta che mi stai spiando da un po' di tempo.» Son rimasto alquanto stupito dalle sue parole e, nello stesso tempo, mi son sentito orgoglioso nello scoprire che ero al centro dei suoi pensieri. «Allora, mamma, posso sperare? Come facciamo? Desidero da morire poter restare da solo con te.» Lei mi ha fatto una carezza. «Pazienza, amore mio, troveremo il modo.» Le ho lanciato una proposta. «Mamma, e se domani pomeriggio andassimo nella nostra casa al mare?» Lei ci ha riflettuto un attimo. «Possiamo farlo domenica mattina; in questi giorni, sono impegnata. Non diremo nulla, io uscirò da sola per lavoro e tu mi aspetti lontano da casa, altrimenti papà e la nonna, chiederanno di venir con noi.»
Poi mi ha dato un altro bacio e se n’è andata per tornare al lavoro. Un’ora dopo, sono uscito con nonna; era molto affettuosa con me, mi lasciava guidare la sua auto; prima di raggiungere l’appartamento, volle fermarsi a far delle compere. Siamo entrati in un negozio di abbigliamento e lei ha comprato delle gonne che le arrivavano appena sopra il ginocchio; mentre le misurava, io ho sbirciato di continuo nel camerino; ovviamente mi son ritrovato il cazzo duro e lei ha sorriso, compiaciuta. Siamo giunti a casa e, appena ha aperto la porta, io l’ho richiusa e l’ho presa in braccio. «Calma, mio giovane stallone! Un po' di pazienza! Perché tutta questa fretta?» «Non vedo l'ora di farti impazzire; devo scoparti sino a sfiancarti. Mi hai fatto fare troppo seghe in tutti questi anni.» Era una balla, non avevo mai pensato di scoparmela, ma sapevo per esperienza che ad una donna fa sempre piacere sentirsi desiderata. L’ho portata in camera, l’ho fatta distendere sul letto ed ho iniziato a spogliarla. Lei ha opposto una lievissima resistenza, giusto per salvare la sua dignità di femmina. «Luca, lascia, faccio io: mi vuoi nuda? Non sono una giovane, mi toglierò solo le calze e le mutandine; ti sta bene?» Ero eccitatissimo. «No, amore, sei troppo bella; togli tutto; ti prego!» Io ho fatto altrettanto. Siamo restati nudi entrambi; di certo non era più una ragazza, ma non era niente male. Il suo corpo era tonico, privo di qualsiasi forma di cellulite; il seno, alquanto piccolo, era ancora bello tondo e sodo. Sicuramente poteva competere con una donna di 40 anni e, in ogni caso, era uno splendore a guardarla. Mi son disteso al suo fianco e ci siamo abbracciati; abbiamo iniziato a baciarci. Poi ci siamo girati ed ho iniziato un bel 69, mettendo lei sopra; aveva la fica ricoperta di peli, appena grigio scuro, ma molto ben curati ed ho iniziato a leccarla, mentre con un dito la chiavavo e leccavo. Ben presto ha iniziato a gemere. «Luca, che bel cazzo che hai; è così duro che è un piacere succhiarlo. Lo terrei in bocca per ore; ma, adesso, scopami!» Ero troppo eccitato. «Nonna, voglio il culo; è troppo bello e fatto apposta per ricever cazzi.» Lei sorrise. «Come vuoi tu, inculami, se proprio lo desideri, ma vorrei impalarmi da sola; mi metto io sopra, vuoi?» «Fa come preferisci!» Mi son sdraiato supino e lei si è messa sopra; preso il cazzo, se lo portò al buco del culo. Poi, forzando verso il basso, lentamente, il suo culo si è aperto ed ha accolto il cazzo, sino alla radice. Si è inarcata un po’ all’indietro ed ho visto il buco del culo completamente riempito del mio cazzo. Ebbe ad emettere un gemito, tipo lamento, ma era di puro piacere.
