Il piacere dell'incesto
Capitolo 13 - Femmine incestuose
Nella mia vita, la presenza di uomini è stata sempre molto marginale. Da quanto ricordo, ho sempre vissuto con mamma, una donna meravigliosa, sempre presente, mai invadente, sempre pronta a sostenermi, a consigliarmi, più di un genitore, una vera amica. Carla, questo è il suo nome, è una bella donna; oggi ha trentanove anni, ben portati. Lavora in un grande e raffinato negozio d’abbigliamento e questo fa sì che veste sempre alla moda, molto curata ed elegante. Io sono Sonia e, di anni, ne ho venti; sin da quando ero ragazzina, lei è sempre stata il mio idolo, il mio faro, la mia guida. Da piccola mi divertivo ad indossare le sue scarpe, i suoi vestiti, poi, con il tempo, lei mi ha insegnato come ci si veste in maniera da non esser ridicole. Io lavoro come impiegata ed avere orari diversi fa sì che, spesso, pur abitando nella stessa casa, ci si veda poco. Lei ha un'amica, Claudia, con cui esce spesso. C’è molta complicità fra loro e penso che spesso vadano a “rimorchiare” insieme. Quest’anno, ero convinta che sarebbero andate anche in vacanza insieme, tanto che mamma aveva già prenotato il traghetto per la Sardegna, ma quando, ieri sera, è tornata a casa più presto del solito, aveva il morale molto giù’. «Che ti succede?» Le ho chiesto, e lei con lo sguardo basso, mi ha risposto con un tono malinconico. «Claudia non viene più in vacanza con me, ha conosciuto un tipo e ha deciso di andare con lui in Grecia.» Dal tono della voce, era chiaro che ne era rimasta molto dispiaciuta e, durante la cena, era anche molto assorta, tanto che non ha mangiato nulla. «Vado a letto: sono stanca.» Mi ha salutato ed è sparita in camera sua. Poco dopo, uscendo dal bagno, sono passata davanti alla porta semi socchiusa della sua camera e mi son accorta che era distesa sul letto e piangeva. Lentamente sono entrata, era la prima volta che la vedevo in quello stato. «Perché piangi? Che ti succede?» Non mi ha risposto subito, ma si vedeva che cercava di trovare qualche pretesto per non dirmi la verità, poi sono stata io a riprendere il discorso. «Quando sareste dovute partire?» Lei mi risponde senza alzare gli occhi. «Il 6 di Agosto, ma credo che non mi resta altro che disdire i biglietti e lasciar perdere ogni cosa.»
Le ho sollevato il viso e le ho fatto una proposta. «Se non hai nulla in contrario, mi piacerebbe venire con te in vacanza: è tanto che non stiamo insieme. Le mie ferie iniziano dal primo, quindi possiamo partire quando vuoi.» Mi guarda stupita, quasi incredula. «Ma davvero vuoi venire in vacanza con me? Con tua madre?» L’ho abbracciata ed ho ribadito la mia disponibilità. «Certo! È da tanto che non stiamo insieme. Le mie amiche sono tutte via; chi con i fidanzati o con le famiglie, mentre io pensavo di passar l’estate in città, con te sarà di sicuro più bello!» Le è tornato subito il sorriso sul viso e mi ha abbracciato. Abbiamo trascorso i giorni che ci separavano dalla partenza, a far compere e preparativi. Lei mi sembrava un po' più serena, anche se, per due o tre notti, l’ho sentita piangere ancora. Il viaggio è stato bello. Lei era allegra come non la vedevo da tempo e, arrivate al residence dove avevamo affittato il miniappartamento, nella costa est della Sardegna, ci siamo fatte subito una doccia e, per la prima volta da tanti anni, ho visto mia madre nuda. il suo corpo sinuoso, bello, ben proporzionato mi ha procurato un brivido lungo la schiena; lei, forse, non se ne è resa conto e mi ha sollecitato a sbrigarmi per andare a cena. Abbiamo indossato cose semplici e comode e siamo uscite alla ricerca di un ristorante. La cosa si è rivelata subito non tanto facile: nel piccolo paese, era tutto pieno. Stavamo per rinunciare, quando percorrendo una piccola scalinata, abbiamo notato un portone aperto e, al suo interno, c’erano tavoli apparecchiati, con gente che mangiava. Erano solo cinque tavoli, ma siamo entrate lo stesso. «Scusi, è possibile cenare?» Ha chiesto ad una donna molto bella, dai capelli lunghi e rossi. La signora si è girata, ci ha dato un’occhiata dalla testa ai piedi e poi, dopo averci osservate attentamente, ci ha risposto: «Ma... veramente… saremmo al completo… ma, sì, venite!» Ci ha guidato fino ad un grande terrazzo, con vista sul mare, dove c’era un tavolo occupato da due persone e un altro molto più piccolo. «Se non vi dispiace stare un po’ strette, questo è il mio tavolo privato, ma, per voi, faccio un'eccezione.»
Ci andava benissimo. Appena sedute, abbiamo subito cominciato a mangiare, senza aver ordinato nulla: le pietanze erano a vista con sistema self service. Poco a poco, i tavoli all'interno, si sono liberati e, alla fine, una donna, probabilmente la cuoca, ha salutato la signora e se n’è andata. Allora la proprietaria è tornata da noi e, prima di sedersi con noi, ha salutato le ultime due persone ancora presenti nel locale, nell’unico tavolo posto di lato a noi. Ho ammirato quelle due donne che l’hanno salutata molto cordialmente. Una, molto alta e bella, l’altra più minuta, che si muoveva con fare timido e schivo. Poi è venuta verso di noi, che eravamo pronte a salutarla per andarcene. «Vi è piaciuta la cena?» L’abbiamo ringraziata, affermando che la cena era stata perfetta. Lei ci ha invitato a restare ancora un po’ a farle compagnia. «Restate: non vi ho mai visto; siete arrivate da poco?» Ci ha chiesto e, contemporaneamente, ci ha invitato a sederci su un grosso divano in vimini, posto più in là. Ci ha offerto del mirto, un buonissimo liquore di quelle parti e il discorso è continuato. «Mi chiamo Sophia, ho quarant’anni e son corsa. Mi sono trasferita qui da circa dieci anni, ho messo su questo ristorantino per gioco e, alla fine, è diventato un posto molto frequentato. Cucino solo su prenotazione per poche persone; questo sistema mi fa lavorare poco, guadagnare il giusto a sprechi zero.» Mentre parlava, i suoi occhi indugiavano sul corpo di mamma. Mi ero sentita attratta dalle sue labbra carnose, che sembravano esser fatte per essere baciate e succhiate. Mi son quasi spaventata a quel pensiero, ma lei mi attirava tanto. Le abbiamo chiesto dove si trovassero delle spiagge ‘tranquille’ e lei ci ha parlato di un posto, un poco fuori mano, ma assolutamente unico. Siamo rimaste ancora un po' con lei e non c’è stato modo di pagar la cena: per lei eravamo ospiti. Quando ci siamo avviate verso l’uscita, lei ha messo un braccio intorno alla vita di mamma, come se fossero vecchie amiche. La naturalezza del gesto mi ha fatto pensare che lei avesse chiare tendenze lesbiche, infatti, sulla soglia, ha dato un bacio a me sulla guancia e a mamma sulle labbra; convinta che io non l’avessi notato, mamma si è abbandonata, per un momento, all'abbraccio della signora, ricambiandone l'affettuosità. Silenziosamente siam tornate verso la nostra abitazione: era come se ognuna di noi rimuginasse qualcosa, immersa nei propri pensieri. A questo punto del racconto, mentre scrivo le mie sensazioni ed avendo mamma qui con me, desidero che anche lei racconti le sue emozioni.
Carla Appena uscite dal ristorante, mi sentivo confusa; ho quasi quarant’anni ed ho tendenze saffiche. Con Claudia, la mia migliore amica, credevo di aver raggiunto un buon equilibrio. Eravamo sempre insieme, ne ero innamorata, ma lei si è lasciata convincere dal suo nuovo amore che il sesso con un uomo è di gran lunga superiore a quello fra due donne. In fondo la capisco. So cosa si prova a stare fra le braccia di un uomo o, forse, è capitato a me di provarlo nel modo sbagliato, per questo ho riversato tutto il mio amore verso le donne e, in particolare, mia figlia, che ora, più che mai, rappresenta tutto il bene della mia vita. La mia storia passata e la relativa nascita di Sonia, sono un capitolo difficile della mia esistenza; lei oltre ad esser mia figlia è, in pratica, mia sorella! Sì, mia sorella, figlia mia e di mio padre. Rimasi orfana di mamma che avevo solo diciassette anni, mio padre era l’uomo più dolce del mondo, amava mamma da sempre, stavano insieme da ragazzini, quindi la perdita di mamma fu per lui un colpo durissimo; doveva affrontare la vita senza il suo punto di riferimento e, questo, lo aveva ridotto ad uno straccio. Era diventato apatico, lavorava, tornava a casa e restava per ore al buio, senza dire una parola. Cominciai a prendermi cura di lui e, dopo più di un anno dalla morte di mamma, lo vidi sorridere, anche se forzatamente, quando ebbi a conseguire la patente. Eravamo prossimi all’estate, avevo compiuto diciotto anni tre mesi prima e lui, quasi se ne era dimenticato del mio compleanno. Per questo l’ho costretto a prendere una settimana di ferie, per andare in Liguria, alle Cinque Terre. Il paesino era delizioso, arrivammo di sera e la camera della pensioncina aveva un grosso letto matrimoniale; ci sistemammo ed andammo a cena. Quella sera bevemmo molto, lui, forse, per dimenticare, io, per incoscienza; fatto sta che, quando tornammo in camera, lui cadde addormentato sul letto ed io lo dovetti spogliare. Tutto andò bene fino a quando, togliendo i pantaloni, vennero via anche le mutande, rivelando che, sebbene fosse addormentato ed in posizione di riposo, aveva un cazzo stupendo, di notevoli dimensioni. Lo misi a letto e mi infilai sotto le coperte vicino a lui; ero turbata, confusa, non mi era mai passato per la mente che lui, oltre ad esser mio padre, era pur sempre un uomo. Non riuscii quasi a dormire e, quando ci svegliammo, lui si rese conto che ero stata io a spogliarlo, che lo guardavo con occhi diversi. Passammo tre giorni a camminare su e giù per i sentieri, mangiando in ristorantini lungo il percorso; mi sembrava più sereno, era tornato l’uomo premuroso e dolce di sempre. Un pomeriggio, quando stavamo per tornare in albergo, un violento temporale ci sorprese senza alcun riparo, per cui ci inzuppammo dalla testa ai piedi e, a mala pena, riuscimmo a rientrare in camera.
Appena giunti, cominciammo velocemente a spogliarci; lui si diede da fare per far scorrere l'acqua della doccia ben calda. «Dai, fa una doccia calda, altrimenti ti ammali!» «No, vai prima tu!» Lui seminudo indugiava con lo sguardo verso il mio corpo coperto solo dalla biancheria intima. «Dai, vai tu!» Mi disse senza molta convinzione. Mi resi conto che il suo cazzo era diventato duro. Restammo immobili a fissarci senza dir nulla. Lui si avvicinò, ci guardammo negli occhi e quasi contemporaneamente le nostre bocche si unirono. Di colpo tutto sparì: il mondo, il fatto di esser padre e figlia, il dolore; fu il desiderio a prendere il sopravvento, senza che nessuno facesse nulla per ostacolarlo. Ci baciammo a lungo, poi le sue mani toccarono per la prima volta il mio seno. Mai nessun uomo l’aveva ancora fatto! Fino a quel momento avevo, sì e no, dato qualche bacio e basta, ma con dei ragazzi; la mia timidezza mi aveva fatto stare sempre in disparte. La carezza al seno, mi portò subito su di giri, lui mi denudò e poi andammo sotto la doccia insieme, continuando a baciarci, fino a che lui scese giù a succhiarmi un capezzolo: la cosa mi mandò in estasi. Gemevo di piacere. Lo volevo, ma lui, espertissimo, giocava con il mio corpo e continuò ascendere giù, finché la sua bocca raggiunse la fica. Mi infilò la lingua dentro, mi succhiò il clitoride e ne fui sconvolta. Un grido risuonò dentro il bagno. Lui si rialzò e prese ad infilarmi un dito dentro, mentre mi succhiava il seno. Presa da un piacere mai provato, lo strinsi a me. «Ti voglio, dai, ti voglio! Prendimi!» Ma lui non smetteva di accarezzarmi con calma, mentre insisteva a masturbarmi. Allora, travolta dal desiderio, rivolsi le mie attenzioni al suo splendido cazzo, eretto, grande, con una grossa cappella violacea, che somigliava ad una fragola rossa. Lo segavo in maniera assolutamente inesperta, lui sorrise. «Calma, ti insegno io, abbassati.» Obbedii e me lo ritrovai davanti alla faccia. Mi sembrava ancor più grosso. Mi invitò a prenderlo in bocca. Aprii le labbra ed infilai quel palo dentro, ma lui mi fermò di nuovo. «NO! Non così! Ci devi giocare, devi suscitare il desiderio, altrimenti il piacere finisce subito!»
Ancora bagnati, ritornammo in camera, mi distese sul letto e prese a leccarmi la fica. Mi rigirò e mi ritrovai il suo cazzo davanti: non ebbi esitazione. Lo presi a leccare, succhiare quasi in adorazione! Un fortissimo piacere sconvolse la mia mente, mi sentivo fremere tutta e gli scaricai in bocca il mio primo orgasmo. Urlai a bocca piena e lui mi bloccò, tenendomi per i fianchi e accolse in bocca tutto il frutto del mio orgasmo. Restai ferma, ero sconvolta. Lui riprese a toccarmi, si rigirò e mi invito a continuare. «Dai, succhialo ancora, che voglio venire anch’io!» In quel momento ero talmente confusa che non realizzavo cosa volesse dire, ma m’ infilai il palo in bocca e mi misi a succhiarlo con forza, segandolo con entrambe le mani. Ad un tratto il suo corpo si tese, lui mi guardò e mi urlò il suo piacere. «Dai… dai… sì, così, sborro! Bevi!» Mi prese la testa fra le mani e, contemporaneamente, mi riversò un fiotto di sborra direttamente in bocca. Ebbi solo un attimo di indecisione, poi mi resi conto che lui mi stava inondava il palato e la cosa mi piaceva; mandai giù tutto, fino all’ultima goccia. Dolce, cremosa, mi innamorai subito di quel sapore assolutamente nuovo; lui, intanto, continuava a toccarmi la fica: le sue dita mi esploravano, procurandomi infinito piacere. Continuavo a succhiare e, presto, mi resi conto che era tornato durissimo. Ero vergine, cosi ho preso la mia decisione: mi son staccata da lui, l’ho guardato e, senza dir nulla, mi sono distesa sotto di lui che si è posizionato fra le cosce, mi ha baciato e, quando ho sentito la cappella appoggiarsi alla fica, mi son aperta il più possibile, ho inarcato le gambe per riceverlo al meglio e lui mi ha suggerito: «Rilassati e vedrai che appena sarò dentro di te, proverai appena un po’ di dolore, ma poi, sarà solo piacere.» L'ho sentito spingere. La mia fica si apriva a lui, mi sentivo trafiggere e, per qualche secondo, ho temuto di non esser in grado di accoglierlo, ma, un attimo dopo, di colpo l’imene ha ceduto; il dolore provato è stato come un pizzico, subito cancellato e sostituito dalla sensazione del cazzo che sprofondava dentro di me, fino a che la sua cappella non ha urtato il fondo, procurandomi una scarica elettrica che il mio cervello ha trasformato in un urlo di godimento infinito. Ho urlato il mio piacere e lui è rimasto un momento fermo. Ho sentito il cazzo pulsare dentro di me, poi, lentamente, ha iniziato a chiavarmi. Era bellissimo! Mi ha portato tante volte al piacere che son quasi svenuta. Abbiamo cambiato più volte posizione e, quando ero su di lui, a sentirmi quel palo dentro, tremavo tutta. Lui mi torturava contemporaneamente i seni ed io son esplosa in un orgasmo sconvolgente, gridandolo con tutto il fiato che avevo in corpo. «Sì, dai, che VENGO! VENGO!» Lui, estasiato e travolto dai movimenti su e giù del mio corpo, ha sborrato con me. «Sì, sborro! Vattene! Toglitelo!» Mi ha urlato, ma io, in quel momento, non capivo più nulla e mi son presa dentro tutto il succo dei suoi coglioni. Sfiniti, senza fiato, siamo rimasti immobili: io mi son distesa su di lui che, taciturno mi accarezzava lentamente la schiena. «Speriamo che non ti abbia messo incinta.» Ha esordito. L’ho guardato e, solo in quel momento, ho realizzato cosa volesse dire. Son rimasta in silenzio, mentalmente ho fatto due conti e mi sono resa conto che ero in piena ovulazione. L’ho guardato, lui era in silenzio con la faccia preoccupata, ma io gli ho dato un bacio. «Sì, forse, avremo un figlio, ma mi sta bene così: è nostro ed io lo voglio!» Lui ha fatto per replicare, ma io l’ho baciato. «Tienimi stretta, dimmi che mi vuoi bene, che non troverai un’altra donna al posto della mamma. Voglio esser io la tua donna, se lo vorrai, e ti darò questo figlio che servirà a coronare il nostro amore.» Lui mi ha sorriso. «Va bene, sarà come vuoi tu, ma promettimi che, quando io sarò troppo vecchio per accontentarti, ti troverai un altro uomo. «Scemo»! Gli ho detto. Da quel momento è stato l’uomo della mia vita. È nata Sonia, l’abbiamo allevata insieme, fino a che lei non ha compiuto dodici anni. Una tragica sera, un camionista ubriaco, l’ha ucciso sulla tangenziale in un bruttissimo incidente. Il colpo è stato per me durissimo. Ho continuato a vivere, allevando la bimba e, dopo di lui, non ho voluto altri uomini: mi son sempre trovata amicizie femminili. Poi è arrivata Claudia e con lei mi sono lasciata andare: lei mi ha letteralmente sedotto. Una sera, a casa sua, dopo una cenetta dove avevamo bevuto un po’ troppo, si siamo baciate, poi, distese sul suo letto, lei mi ha leccato la fica, facendomi godere subito.
È stato il primo orgasmo, dopo tanto tempo, che ha scosso tutto il mio corpo. Con bravura e pazienza, lei ha fatto di me una lesbica innamorata. Quando ha trovato il suo amore etero, le cose fra noi sono precipitate. Ora mi ritrovo qui in vacanza con mia figlia, che mi guarda con occhi carichi di desiderio e, questa sera, per la prima volta, ho avvertito il desiderio di abbracciar di nuovo una donna. Sonia Siamo rientrate in camera e, guardando mia madre, ho avvertito il forte desiderio di stringermi a lei. Appena nel letto, lei mi ha abbracciato e, con voce un po’ malinconica, ha iniziato a parlare del nostro passato. Carla «È ora che io ti racconti come sei venuta la mondo. Forse quello che ti dirò non ti farà piacere, ma devo dirti tutto: già da tempo avrei dovuto farlo.» Mi racconta per filo e per segno cose che non sapevo, altre che sospettavo ed altre che io stessa avevo capito da tempo. Alla fine l’ho abbracciata forte, strofinando il mio corpo contro il suo; ha subito sentito un piacere grande, l’ho guardata e le ho parlato con voce tranquilla. «Avevo sempre avuto il sospetto che fra te e il nonno vi fosse qualcosa che andasse al di là della semplice parentela. Circa due mesi prima che morisse, una notte vi ho visti scopare. Mi ero alzata per bere e, passando davanti alla vostra camera, ho sentito te che lo incitavi a chiavarti con più vigore. Non ho capito subito cosa volevi, ma poi, col tempo, ho capito tutto e tu ora mi confermi quello che praticamente già sapevo: son contenta che tu mi abbia detto tutto.» Lei mi ha guardato, le nostre bocche erano a pochissima distanza ed io ho giocato il tutto per tutto; l’ho baciata. Lei è rimasta per un istante incerta, poi si è sciolta in un bacio dolcissimo, le nostre mani si son mosse sui nostri corpi ed il piacere ha preso il sopravvento. Distesa a 69, mi sono messa a leccarle la fica con passione, ma con totale inesperienza; cercavo di copiare tutti i movimenti che la sua lingua faceva su di me. In breve, un duplice orgasmo ci ha scosso entrambe. «…huhuuhunummmm… sì… amore mio, godo!» Le sue grida di piacere mi hanno sconvolto la mente. Finalmente realizzavo un desiderio che, dentro di me, era presente da tempo. La sua lingua si è scatenata e pure io ho gridato, il mio piacere. «Vengo! Ancora, dai!»
Prese da un’irresistibile frenesia erotica, siamo rimaste a leccarci per molto tempo, poi, sfinite, ci siamo baciate ed addormentate così. L’alba ci ha trovate ancora strette l’una all’altra, lei mi ha sorriso, io l’ho baciata e poi ci siamo preparate per andare al mare. Presa un po’ di frutta ed una bottiglia d’acqua abbiamo cercato la spiaggia che ci aveva consigliato Sophia e trovarla non è stato affatto facile. Lasciata l’auto all’ombra, ci siam dirette lungo un piccolo sentiero, che ci ha condotto in una graziosa spiaggetta, nascosta fra due grandi scogliere. Era deserta: ci siam messe nude, abbiamo incominciato a spalmarci la crema solare. Il passare le mani sui nostri corpi ha avuto l’effetto di eccitarci e, senza nessun problema, ci siamo toccate e goduto di nuovo dei nostri corpi. Stavamo facendo il bagno, quando siamo state raggiunte da Sophia e una delle due signore della sera prima. «Ciao, vedo che avete raggiunto il posto: non è facile trovarlo. Lei, cioè…sarebbe più giusto dire lui, è Erika, un trav svedese mio amico, se non vi dà fastidio, ci piacerebbe prendere il sole con voi.» Io e mamma ci siam guardate ed abbiamo riso, riferendo che, per quanto ci riguardava, non vi era alcun problema. Subito anche loro si son spogliate. Sophia ha sfoggiato un corpo statuario, perfetto, seno di una terza misura, fica con del pelo rosso naturale, meraviglioso e ben curato, cosce lunghe perfette. Erika, da nudo, sembrava più femmina che da vestito: un fisico minuto, con seno piccolo, ed un cazzo ben messo, lungo e sottile. Ci siamo distese al sole e, quando Sophia ha chiesto a mamma di spalmarle la crema, ho provato un sottile brivido di gelosia: era palese che si stavano eccitando a vicenda. Infatti, ad un certo punto, le loro bocche si sono unite in un bacio caldo ed appassionato; le mani di lei hanno esplorato il corpo di mamma che ha cominciato a gemere e, quando le ha infilato due dita dentro, mamma ha urlato di piacere. Sophia, dopo averla fatta godere, si è infilata velocemente fra le sue cosce ed ha preso a succhiarle il bottoncino, mandandola via di testa. Carla Accidenti, questa Sophia è una furia scatenata, mi succhia la fica da infarto, è bravissima; sto godendo senza ritegno, davanti a mia figlia. Leggo nei suoi occhi un lampo di possibile gelosia; non me lo sarei aspettato, ma la bocca che mi tortura la fica, mi sconvolge al punto da farmi urlare un nuovo orgasmo. Mi arrendo a lei, sono scossa da fremiti di goduria, mi sento indifesa: il mio corpo è scosso da potenti brividi di piacere.
Sonia Mentre vedo mamma venire per l’ennesima volta, mi volto dall'altra parte: la gelosia mi rode. Vedo Erika osservare interessata la scena, il suo cazzo si erge duro e teso; non so perché l’ho fatto, son furiosa, accecata dalla gelosia. Mi sono avvicinata a lui, che è rimasto sorpreso dal mio gesto repentino. Afferro il cazzo già duro, lo guardo, mi sorride, mi accarezza il seno, sembra che provi piacere. Mi distendo sulla sabbia, lo invito a salire su di me e guardo mia madre; lei continua ad esser travolta dalla bocca di Sophia e non realizza subito cosa ho in mente di fare. Afferro il cazzo di questo maschio che sembra una donna, con un solo intento: farmi chiavare! Lo sento sulle labbra della mia vulva che si apre, io guardo ancora una volta verso mia madre, che sta ancora godendo; sollevo il bacino per andare incontro a quel membro che è pronto ad entrarmi dentro. Sento l’imene lacerarsi, un dolore fortissimo mi scuote ed urlo come una bestia ferita, mentre lo sento arrivare fin in fondo. «hhahhhiiiiiiihhhhhahahhhhiiiiiiiiii…» Resto bloccata dal dolore. Lui rimane fermo dentro di me, lo guardo, è più smarrito di me. Mi giro, sento Carla, mia madre, gridare: «Ma cosa stai facendo?!?» Carla Non capisco. Mi rendo conto che la gelosia deve averla sconvolta! Non credevo che per lei fossi così importante. Sono sconvolta! La vedo ferita in tutti i sensi. Lascio la mia amante occasionale e mi accosto a lei. «Amore, che fai? Perché?» Lei non mi risponde, mi guarda con occhi di sfida. «Dai, scopami!» dice urlando. Erika si muove dentro di lei, la scopa con forza. Il cazzo affonda dentro la carne, un rivolo di sangue si vede colare, lo sguardo di Sonia è fisso su di me. Mi sento una stupida, ho ferito mia figlia, lui le provoca un orgasmo, lei urla. «Dai, sì, mi piace! Vengo!» Mentre urla, grosse lacrime rigano il suo volto. Mi avvicino, la bacio, lei piange. Lui la scopa con ancor più vigore. Sonia «Mamma, guardami, ti tradisco anch’io! Vedi? Posso farlo con chi voglio!»
La guardo e lei si rende conto solo ora dei miei sentimenti. Si avvicina, ma non demordo, voglio ferirla, sono furiosa. Incito il maschio, anche se, dentro di me, sento quel cazzo come un corpo estraneo, ma che, anche contro la mia volontà, riesce a farmi godere. Urlo, mamma mi si avvicina, le lacrime mi rigano il viso, lei mi bacia, solo ora mi rendo conto di aver fatto una stupidaggine. Stordita, non mi rendo quasi conto che Erika mi urla il suo piacere. «Vengo! Vengo!» Mi scarica dentro alcuni getti di sborra calda, malgrado il mio profondo disagio vengo con lui. Restiamo per un momento fermi, io guardo mamma ed Erika, che esce da dentro me. Il cazzo si sta ammosciando ed è sporco di sborra di color rosa: il sangue della mia verginità buttata via, per una stupida gelosia. Mi sento vuota. Mi alzo, vado verso il mare e mi immergo fino a che l’acqua non mi arriva ai seni, mi lavo, sento dolore fra le gambe, mamma mi raggiunge. Carla Vedo la mia bambina camminare ed entrare in acqua, la raggiungo, le metto un braccio intorno alla vita. «Amore, perdonami!» Non posso aggiungere altro, lei si gira, i nostri occhi si incrociano in uno sguardo dolcissimo, fatto di cose mai dette, di desiderio. Dalla riva ci chiamano Sophia ed Erika, ci salutano e se ne vanno. Restiamo abbracciate dentro l’acqua. «Amore, ti prego, scusami, sono stata una stupida: non mi ero resa conto di quanto tu mi amassi. Perdonami!» Sonia Lei si stringe ancora più a me. «Mamma, basta. Sono io la stupida! Basta scuse, non ho più alcun risentimento verso di te, è tutto passato. Ti amo tantissimo e l’ho scoperto solo adesso!» Senza aggiungere altro, le nostre bocche si uniscono in un bacio carico di passione e desiderio. Torniamo a riva, lei si distende sull’asciugamani, dove è visibile una macchia di sangue. «Questo non lo pulirò, voglio che resti così, per ricordami sempre di questo momento.»
Si distende, io prendo a toccarla, le accarezzo i seni, li bacio e, insieme, raggiungiamo un tenero orgasmo, il primo di una interminabile serie che, da allora, non smettiamo più di regalarci. Carla Terminata la vacanza, torniamo a casa e riprendiamo il solito ritmo di vita, ma, una domenica mattina, Sonia si alza dal letto dove abbiamo dormito e ci siamo amate e, improvvisamente, vacilla, si appoggia al mobile: io le sono subito vicino. «Amore, che hai? Che ti succede?» Lei mi guarda un po’ sconvolta. «Nulla! Son due giorni che non mi sento bene: ho nausea, al mattino.» La guardo, la rimetto a letto, le dico di non muoversi che torno subito. Dopo venti minuti, torno con un test di gravidanza; lei mi guarda stupita e il responso è positivo: mi guarda smarrita. «Amore mio, sta tranquilla! Vedrai sarà bellissimo! Avremo un bimbo tutto nostro!» Lei mi abbraccia e mi sussurra: speriamo che sia femmina!
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