Il piacere dell'incesto
Capitolo 10 - Mi scopo il cazzo che mi ha creato.
Mi chiamo Monica, ho 19 anni, sono di media statura, bionda, occhi azzurri, un bel seno di una terza abbondante ed un bel culo a mandolino, che culmina su due cosce lunghe e snelle. Sono una ragazza molto simpatica, estroversa ma ho una grande passione, cui non so e non voglio rinunciare: amo Mario, mio padre! Lui è un bell’uomo. Alto, moro, con qualche canizie incipiente, spalle forti, mani enormi e braccia grandi, molto accoglienti. Da quando sono nata, si è sempre preso molta cura di me, dal momento che mia madre, che di professione fa il medico, è spesso sempre via per un motivo o l’altro. Lui invece fa l’architetto e, spesso, lavorava da casa per stare con me e non lasciarmi mai sola. Così, fra noi, è nata una relazione cui non voglio, per ora, rinunciare; anche se lui mi esorta a trovarmi un bravo marito, io, per il momento, non ci penso nemmeno. Anche questa sera dormirò con lui. Lo facciamo sempre, da quando l’ho voluto dentro di me, la prima volta. Sono diventata donna fra le sue braccia ed è una cosa che non avrei fatto con nessun altro. È stato lo scorso anno. Da tempo lo volevo, ma lui adduceva la scusa che ero minorenne e non voleva farlo, così ho atteso con pazienza i miei diciotto anni e poi me lo sono preso. Lui è stato dolcissimo. Mi ha eccitato e fatto godere tantissimo e, alla fine, mi ha dato quello che volevo: il suo cazzo meraviglioso, che mi ha deflorato senza nemmeno farmi male, da quanto ero eccitata e pronta a riceverlo. Da tempo assumevo la pillola per regolarizzare il mio flusso mestruale e, quando lui, dopo avermi fatto diventare donna, mi è esploso dentro, ho provato una tale emozione che ho pianto di gioia. Sentire il suo seme che mi inondava la vagina, mi ha emozionato. Il seme che mi aveva creato, ora si spandeva dento il mio ventre e, se non fosse che lui non vuole, mi farei anche ingravidare da lui. Adesso, appena abbiamo finito di cenare, sono andata a far la doccia e, quando ho finito, sono andata in camera di mamma, ho indossato un semplice baby-doll molto leggero, con niente sotto. Poco dopo è arrivato papà, si è spogliato e, in boxer, è entrato nel letto. Spenta la luce, ci siamo abbracciati e ci siamo baciati sulla bocca, perché lo sapevo che non aspettava altro. Con le mani è sceso fra le mie gambe e, risalendo, ha raggiunto la mia patatina, completamente depilata ed ha cominciato a farmi godere con le dita. Mi fanno impazzire le sue dita grosse, ma morbide; mi sconvolgono quando le insinua dentro di me.
«Sì, dai, così! Oddio, mi fai impazzire! Non ti fermare! Non ti fermare! Ancora, dai che vengo!» Gli sbrodolo in mano, come se non godessi da anni! Dopo aver goduto, mi son infilata sotto le coperte, ho raggiunto il suo cazzo. Gli ho tolto i boxer e l’ho preso in mano; era già era turgido, cosi l’ho accarezzato un po’ e l’ho infilato in bocca. Lui ha cominciato a gemere. «Oh, piccola, se fai cosi, sei fantastica! Mamma mia, che bocca! Mi uccidi, se mi succhi cosi! Amore, mi fai sborrare!» L’ho leccato e succhiato per un bel pezzo, poi, senza staccarmi da lui, mi son messa a 69, offrendo la mia micetta gocciolante alle sue labbra ed alla sua lingua. Mi ha fatto impazzire, sa leccare il mio bottoncino e mi fa impazzire di piacere. Mi ha fatto venire almeno tre volte, prima che mi scaricasse in bocca una buona dose di crema prelibata. «Adesso, amore, sborro! Adesso, bevi! Sei meravigliosa!» L’ho ingoiato tutto, mi piace il suo sapore, dolce, denso, abbondante e molto cremoso. L’ho ingoiato tutto, pulito e poi l’ho lasciato che già si stava ritirando, ma lui ha proseguito a leccarmi la passerina, finché non son venuta di nuovo. «Sì, dai, sei unico! Odddio! Mi… mi fai venire ancora! Fantastico! Solo tu sei capace di farmi impazzire così!» Dopo aver assaporato bene il mio orgasmo, son tornata con la testa sul cuscino e ci siamo baciati. «Sai, piccola mia, sono l’uomo più felice del mondo, perché ho te al mio fianco. Sei e resterai sempre la mia bambina, che mi conduce in paradiso come nessun’altra sa fare.» Mi son sentita orgogliosa, anche perché ormai ho 19 anni e sentirmi dire che per lui sono sempre la sua piccolina, mi ha fatto tanta tenerezza. Ho ricominciato ad accarezzargli il cazzo che, dopo un po’, è tornato duro. «Dai, adesso scopami che sono così vogliosa che non resisto più. Ti voglio dentro. Tutto dentro fino in fondo!» Lui si è messo supino ed io son scivolata sopra il suo corpo strusciando il suo arnese all’ingresso della mia patatina che fremeva; è bastata una lieve spinta ed era tutto dentro di me. Che bello sentirsi piena. «ooohhh! Sì! Mi fa impazzire sentimi riempita da te!»
Non è un cazzo qualsiasi quello che mi sta scopando: è quello che mi ha generato! Lui ha preso a succhiarmi i capezzoli ed accarezzarmi tette e schiena, mentre io cavalcavo il suo cazzo. L’abbondante sborrata di prima, ha fatto sì che potesse durare molto di più, cosi abbiamo cambiato più volte posizione. Mi ha preso di schiena, di traverso, alla pecorina, lui sopra. Ciò che rendeva magica questa scopata era che cambiavamo posizione, senza mai sfilare il pene da me. Ho avuto una serie infinita di orgasmi, uno più bello dell'altro, poi, ad un tratto, mi son fermata e gli ho chiesto un attimo di tregua: ero letteralmente stremata! «Resta immobile dentro di me. Lasciami riprender fiato, perché tu, amore mio, mi porti allo stremo delle forze con questo cazzone, che mi sventra e mi fa godere in continuazione.» Lui mi ha sorriso e poi si è fermato. Era sconvolgente restar così, attaccati, perché per me non c’è nulla di più bello che sentirlo affondato dentro di me. «Piccola mia, non so fino a che punto posso resistere a starti dentro senza muovermi, ma cercherò di farti riprendere fiato.» Siamo rimasti per parecchio tempo immobili, ma poi non ho retto al piacere di sentirmi stantuffare e così ho ripreso a scoparlo, con lui che adesso aveva ricominciato con più vigore di prima; io l’ho assecondato nei movimenti. Mi ha avvertito che non avrebbe ancora retto a lungo, così ho rallentato il ritmo e, dopo circa una mezzora che mi scavava dentro, l’ho sfilato da me. Lui mi ha lasciato fare e, dopo averlo leccato un po’ per ritardare ancora di più il suo orgasmo, lui mi ha chiesto cosa volessi di più, prima che sborrasse. «Ti voglio ancora dentro, voglio che mi sfondi, per poi inondarmi il ventre. Voglio sentire il tuo piacere che mi scalda l’utero, che me lo riempie con la tua crema e vorrei tanto che lo fecondasse.» Lui mi ha guardato con occhi di rimprovero. «Quindi insisti ancora? Non è che mi fai un brutto scherzo? Le prendi sempre le precauzioni, vero? Non facciamo cazzate!» Gli ho sorriso e l’ho rassicurato che non ne facevo e allora lui si è piazzato dietro e, con mia sorpresa, non mi ha scopata subito, ma ha ripreso a leccarmi la passerina da dietro e, quando ero già pronta ad aver un nuovo orgasmo, lui, con un colpo veloce e secco, mi ha riempita di carne, durissima e poi si è ancorato alle mie tette ed ha preso a sferrare fendenti poderosi dentro di me. Mi devastava la fica a colpi di cazzo, con spinte molto forti, che me lo facevano arrivare fin nello stomaco.
«Piccola, sei meravigliosa! Amor mio, sei fantastica! Monica, sborro! Vengo dentro di te, amor mio!» Ho sentito chiaramente il suo membro che pulsava nella mia fighetta; ancora tre, quattro, cinque bordate poi si è calmato ed è rimasto aggrappato a me; poi ha chiesto di restare abbracciati per dormire. È stato bellissimo! Sentivo il suo succo che prendeva ad uscire dalla mia micetta slabbrata e il suo cazzo che perdeva consistenza dentro di me, finché non l'ho sentito più: era sgusciato fuori, mentre già dormiva, abbracciato a me. All’alba, mi son svegliata, lui dormiva su di un fianco, nel sonno non avevamo cambiato posizione; io ero ancora abbracciata a lui. Ho allungato una mano fra le mie cosce e l’ho passata sulla topina, trovandola, con mia grande sorpresa, ancora umida ed appiccicosa. Avevo dormito solo tre ore. Sono andata in bagno e, mentre camminavo, sentivo che usciva ancora da me il suo seme: doveva avermi riversato dentro anche l’anima. Ho fatto pipì e mi son vuotata, ho fatto una lavanda vaginale e, poi, son tornata a letto; appena mi son accoccolata accanto a lui, si è svegliato, dandomi un bacio sulla fronte: è stato il più bel risveglio di questa settimana. Poi, mi son dovuta alzare; solo poche ore ancora e sarebbe rientrata mia madre; non potevo lasciare che notasse le macchie sul lenzuolo e dovevo andare all’università. Uscendo dalla lezione ho incontrato Piero, un simpatico ragazzo che mi fa la corte ogni volta che mi vede. Lui ha due anni più di me, studia come me architettura e, spesso, studiamo assieme; c’è una buona intesa fra di noi. «Ciao, Monica, ti va di prendere un aperitivo insieme?» Vorrei declinare l’invito, ma a volte il suo aiuto mi è stato fondamentale per superare i primi esami e, quindi, accetto. Seduti al bar, parlando mi invita ad una festa che si terrà due sere dopo in un locale appena inaugurato, dove avevo intenzione di recarmi pure io. Ci lasciamo, fissando l'appuntamento per la nostra uscita e me ne torno a casa. Incontro mia madre che, come sempre, è intenta a fare mille telefonate e quasi ignora sia me che papà. La sera esce per andare al lavoro ed io mi infilo di nuovo nel letto con lui e me lo scopo, anche questa volta, con molto piacere. La sera dell'appuntamento, Piero passa a prendermi e ci rechiamo alla festa, dove scopriamo che si svolge una gran baldoria, con gente che beve, balla e fa un casino pazzesco, abbandonando ogni controllo. È durante uno di questi momenti, molto concitati, che, per evitare una bottigliata destinata a me, Piero si ritrova a subire il colpo, con un vistoso taglio sull’arcata superiore dell’occhio destro. Lo porto al pronto soccorso e, mentre sono in attesa che lo medicano, vedo, da una finestra, mia madre, che scende nel piazzale assieme ad un tizio, che non conosco e, allora, ci vado anch'io nel parcheggio; da dietro una vettura, vedo che mia madre si fa scopare dal tizio. L’uomo le fa i complimenti per quanto sia troia ed io mi sento molto furiosa. Filmo, in qualche modo, il convegno amoroso e poi, visto che non si è accorta di nulla, me ne torno dal mio amico. Lo porto a casa, lui mi ringrazia, mentre, intimamente, quasi ringrazio lui ad essersi ferito, permettendomi di aver la conferma di quanto immaginavo. Povero papà, non se lo merita di esser cornuto! Appena entro in casa, vado subito in camera di mio padre e, egli mostro il video. Lui mi sorride bonariamente. «Amore, lo sapevo che lei si facesse scopare da Stefano, il suo capo. È una cosa che va avanti da almeno tre anni.» Lo guardo senza capire e lui mi dice che, per non ferire la mia serenità, non aveva voluto riprenderla per quel suo comportamento fedifrago. Ma ora avrebbe preso dei provvedimenti. Il giorno dopo le ha parlato con calma, pacatezza e lei non ha avuto il coraggio di negar nulla. Si sono separati ed io, adesso, passo tutte le notti nel suo letto. Mi sprona a fidanzarmi con Piero ed io sono molto tentata, ma l’idea di non averlo più dentro di me, mi rende indecisa. Per ora mi sta bene così, poi si vedrà!
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