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Erotika
Il piacere dell'incesto · Cap. 3
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Capitolo 3 di 14 15 min di lettura

La perpetua.

un prete è sempre un uomo e sua sorella una donna.....

pennabianca
8 mesi fa · 998 letture · 0

Don Francesco era parroco della parrocchia di santa Maria, situata in un paesetto sulle colline. Era un giovane di 32 anni, alto m. 1,82, biondo, occhi chiari, una barbetta che lo rendeva simile ad un santo, gioviale ed estremamente atletico, molto amato da tutti i parrocchiani e concupito da un discreto numero di parrocchiane. Don Francesco era prete per vocazione. In tutta la parrocchia, era molto apprezzato, perché era una persona disponibile e gentile. Sempre disposto ad aiutare chi aveva bisogno, senza mai chiedere nulla in cambio, e non c'era assolutamente nessuno, che potesse puntargli il dito contro per una qualche colpa o omissione; di don Francesco si poteva dire che fosse una persona impeccabile, sotto tutti gli aspetti. Don Francesco era originario di una cittadina vicino alla capitale. Cresciuto in una famiglia profondamente religiosa, composta dai suoi genitori e da una sorella, Anna, sposata ma senza figli, di due anni più grande di lui. I genitori del prete però morirono improvvisamente, due anni fa, in un incidente stradale, in cui il marito di Anna, che era il conducente del veicolo, era rimasto in coma. Il pover'uomo, per un lungo tempo, aveva lottato tra la vita e la morte, che, alla fine, se l'era portato via. Francesco si trasferì a casa sua per esser al fianco di sua sorella e partecipare ai funerali. Anna era rimasta completamente sola e, dopo due giorni di discussioni ed un'animata insistenza, Francesco riuscì a convincerla ad accompagnarsi a lui nel paese dove era parroco e restare a vivere con lui. Anna è una donna alta m. 1,74, anche lei bionda, occhi chiari. Ha un suo modo di abbigliarsi, molto sobrio, con cui cerca di nascondere lo splendore del suo giovane corpo. Solitamente indossa abiti grigi, lunghi e piuttosto larghi. Appare come una persona molto casta, religiosa, seria e modesta. È molto difficile vederla per strada, e quando non è in casa, basta andare nella chiesa più vicina per trovarla. In una settimana, Francesco e Anna sistemarono tutti i loro affari nella capitale, per poi trasferirsi al paese. Francesco aveva, accanto alla canonica, una casa a ridosso di un lato della chiesa parrocchiale, di stampo moderno. La casa era strutturata su due piani. Al piano terra c'era una sala, l'ufficio di Francesco, la cucina ed un bagno. Il piano superiore era composto da 3 comode stanze con un bagno, quella in fondo al corridoio, era la stanza di Francesco; Anna scelse per sé la stanza al centro; entrambe le camere, avevano accesso diretto al bagno dal loro interno, in quanto il bagno era nel mezzo. Appena Anna si fu sistemata in questa nuova dimora, si era autonomamente presa cura della casa, attendeva alle pulizie, preparava i pasti, insomma si occupava di tutto e, dopo aver fatto la spesa quotidiana, andava in chiesa a leggere. Anna si era subito conquistato il rispetto dei vicini e dei parrocchiani per la sua serietà e modestia e, in brevissimo tempo, fu apprezzata da tutti per la sua gentilezza e disponibilità ad aiutare il prossimo: insomma era uguale a suo fratello. Nei primi mesi di permanenza di Anna nella casa, tutto era normale. Il rapporto tra i due fratelli era quanto di meglio poter sperare. Ciascuno si dedicava alle proprie cose, senza preoccuparsi più di tanto dell'una per l'altro. Anna si prendeva cura della casa e Francesco si occupava della chiesa ed i suoi parrocchiani. Tutto cominciò a cambiare un mattino quando Francesco, in mutande, aprì la porta di comunicazione interna del bagno e trovò Anna completamente nuda. I due rimasero immobili, guardandosi senza reagire, tranne che per un dettaglio: lo slip di Francesco divenne presto un grosso pacco, molto gonfio. In effetti lui era molto dotato, aveva un cazzo lungo e molto grosso e la cosa non passò inosservata ad Anna. Francesco reagì all'improvviso; si scusò con la sorella e se ne andò, chiudendo la porta del bagno.

«Oh, mio Dio! Scusami! Scusami, ero soprappensiero!»

Uscito precipitosamente, si rese subito conto che l'immagine di Anna nuda, gli rimasta impressa nel cervello. Era davvero la prima volta, in vita sua, che vedeva il corpo di una donna nuda. E che donna! Il corpo di Anna era strepitoso. Aveva un seno sodo, di una terza misura, tondo e perfettamente proporzionato, un ventre assolutamente piatto, incorniciato da fianchi morbidi, che ospitavano un pube ricoperto di peli neri, lisci e perfettamente curati. Le sue gambe erano come due colonne di alabastro, insomma, quello che aveva visto era l'icona di una dea greca. Francesco non riusciva a togliersi dalla mente l'immagine di sua sorella nuda e, di conseguenza, il suo pene restava dolorosamente eretto. D'altra parte, Anna era terribilmente turbata. Anna, in realtà, era una donna molto calda ed il esso le mancava. Già in passato, aveva dovuto resistere a tante tentazioni e si era accontentata del sesso fatto con suo marito, un tipo molto pudico, religioso, che la scopava in silenzio, alla missionaria, e poi, una volta che era venuto, si metteva di lato a dormire, incurante se la moglie avesse raggiunto o meno l'orgasmo. Lei, allora, andava in bagno e, con la scusa di pulirsi, si masturbava fino a raggiungere il proprio piacere. Spesso si imponeva delle dure punizioni per questo, ma ora, nel vedere quel pacco gonfio di suo fratello, che puntava direttamente verso di lei, aveva provocato qualcosa dentro di lei. La sua vagina aveva preso ad emettere umori ed una certa sensazione di calore aveva attraversato tutto il suo corpo, aveva raggiunto i seni, facendo sì che i capezzoli divenissero duri come pietre. Inconsciamente, la sua mano destra si era portata al suo inguine, introducendo due dita in quel tunnel caldo e umido. La sua mano sinistra, invece, si era portata sui seni per carezzarli e strizzarne i capezzoli. In pochi secondi, Anna emise un gemito profondo ed ebbe un orgasmo. Fu il primo che aveva avuto, dopo l'incidente del marito. Fece la doccia, si vestì e scese a preparar la colazione. Nello stesso istante Francesco, sulla stessa sintonia di Anna, si era abbassato le mutande, aveva preso in mano il suo pene durissimo e, pensando al corpo della sorella, in pochi secondi era venuto, proprio come lei: gli orgasmi erano stati quasi simultanei. Quando Francesco scese per far colazione, Anna era già seduta al tavolo; rimasero un po' a guardarsi e, entrambi con il viso accalorato, cominciarono a scusarsi simultaneamente. Poi, fu Anna a parlare:

«Non scusarti, Francesco; è stata colpa mia che, per distrazione, non ho chiuso la porta di comunicazione; è stato un errore imperdonabile.»

Lui era turbato.

«Sì, Anna, ma avrei dovuto andarmene subito, invece non so cosa mi sia successo: son rimasto a guardarti e non avrei dovuto farlo.»

Anche lei era in imbarazzo.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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