Il piacere dell'incesto
Capitolo 3 - La perpetua.
Don Francesco era parroco della parrocchia di santa Maria, situata in un paesetto sulle colline. Era un giovane di 32 anni, alto m. 1,82, biondo, occhi chiari, una barbetta che lo rendeva simile ad un santo, gioviale ed estremamente atletico, molto amato da tutti i parrocchiani e concupito da un discreto numero di parrocchiane. Don Francesco era prete per vocazione. In tutta la parrocchia, era molto apprezzato, perché era una persona disponibile e gentile. Sempre disposto ad aiutare chi aveva bisogno, senza mai chiedere nulla in cambio, e non c'era assolutamente nessuno, che potesse puntargli il dito contro per una qualche colpa o omissione; di don Francesco si poteva dire che fosse una persona impeccabile, sotto tutti gli aspetti. Don Francesco era originario di una cittadina vicino alla capitale. Cresciuto in una famiglia profondamente religiosa, composta dai suoi genitori e da una sorella, Anna, sposata ma senza figli, di due anni più grande di lui. I genitori del prete però morirono improvvisamente, due anni fa, in un incidente stradale, in cui il marito di Anna, che era il conducente del veicolo, era rimasto in coma. Il pover'uomo, per un lungo tempo, aveva lottato tra la vita e la morte, che, alla fine, se l'era portato via. Francesco si trasferì a casa sua per esser al fianco di sua sorella e partecipare ai funerali. Anna era rimasta completamente sola e, dopo due giorni di discussioni ed un'animata insistenza, Francesco riuscì a convincerla ad accompagnarsi a lui nel paese dove era parroco e restare a vivere con lui. Anna è una donna alta m. 1,74, anche lei bionda, occhi chiari. Ha un suo modo di abbigliarsi, molto sobrio, con cui cerca di nascondere lo splendore del suo giovane corpo. Solitamente indossa abiti grigi, lunghi e piuttosto larghi. Appare come una persona molto casta, religiosa, seria e modesta. È molto difficile vederla per strada, e quando non è in casa, basta andare nella chiesa più vicina per trovarla. In una settimana, Francesco e Anna sistemarono tutti i loro affari nella capitale, per poi trasferirsi al paese. Francesco aveva, accanto alla canonica, una casa a ridosso di un lato della chiesa parrocchiale, di stampo moderno. La casa era strutturata su due piani. Al piano terra c'era una sala, l'ufficio di Francesco, la cucina ed un bagno. Il piano superiore era composto da 3 comode stanze con un bagno, quella in fondo al corridoio, era la stanza di Francesco; Anna scelse per sé la stanza al centro; entrambe le camere, avevano accesso diretto al bagno dal loro interno, in quanto il bagno era nel mezzo. Appena Anna si fu sistemata in questa nuova dimora, si era autonomamente presa cura della casa, attendeva alle pulizie, preparava i pasti, insomma si occupava di tutto e, dopo aver fatto la spesa quotidiana, andava in chiesa a leggere. Anna si era subito conquistato il rispetto dei vicini e dei parrocchiani per la sua serietà e modestia e, in brevissimo tempo, fu apprezzata da tutti per la sua gentilezza e disponibilità ad aiutare il prossimo: insomma era uguale a suo fratello. Nei primi mesi di permanenza di Anna nella casa, tutto era normale. Il rapporto tra i due fratelli era quanto di meglio poter sperare. Ciascuno si dedicava alle proprie cose, senza preoccuparsi più di tanto dell'una per l'altro. Anna si prendeva cura della casa e Francesco si occupava della chiesa ed i suoi parrocchiani. Tutto cominciò a cambiare un mattino quando Francesco, in mutande, aprì la porta di comunicazione interna del bagno e trovò Anna completamente nuda. I due rimasero immobili, guardandosi senza reagire, tranne che per un dettaglio: lo slip di Francesco divenne presto un grosso pacco, molto gonfio. In effetti lui era molto dotato, aveva un cazzo lungo e molto grosso e la cosa non passò inosservata ad Anna. Francesco reagì all'improvviso; si scusò con la sorella e se ne andò, chiudendo la porta del bagno.
«Oh, mio Dio! Scusami! Scusami, ero soprappensiero!»
Uscito precipitosamente, si rese subito conto che l'immagine di Anna nuda, gli rimasta impressa nel cervello. Era davvero la prima volta, in vita sua, che vedeva il corpo di una donna nuda. E che donna! Il corpo di Anna era strepitoso. Aveva un seno sodo, di una terza misura, tondo e perfettamente proporzionato, un ventre assolutamente piatto, incorniciato da fianchi morbidi, che ospitavano un pube ricoperto di peli neri, lisci e perfettamente curati. Le sue gambe erano come due colonne di alabastro, insomma, quello che aveva visto era l'icona di una dea greca. Francesco non riusciva a togliersi dalla mente l'immagine di sua sorella nuda e, di conseguenza, il suo pene restava dolorosamente eretto. D'altra parte, Anna era terribilmente turbata. Anna, in realtà, era una donna molto calda ed il esso le mancava. Già in passato, aveva dovuto resistere a tante tentazioni e si era accontentata del sesso fatto con suo marito, un tipo molto pudico, religioso, che la scopava in silenzio, alla missionaria, e poi, una volta che era venuto, si metteva di lato a dormire, incurante se la moglie avesse raggiunto o meno l'orgasmo. Lei, allora, andava in bagno e, con la scusa di pulirsi, si masturbava fino a raggiungere il proprio piacere. Spesso si imponeva delle dure punizioni per questo, ma ora, nel vedere quel pacco gonfio di suo fratello, che puntava direttamente verso di lei, aveva provocato qualcosa dentro di lei. La sua vagina aveva preso ad emettere umori ed una certa sensazione di calore aveva attraversato tutto il suo corpo, aveva raggiunto i seni, facendo sì che i capezzoli divenissero duri come pietre. Inconsciamente, la sua mano destra si era portata al suo inguine, introducendo due dita in quel tunnel caldo e umido. La sua mano sinistra, invece, si era portata sui seni per carezzarli e strizzarne i capezzoli. In pochi secondi, Anna emise un gemito profondo ed ebbe un orgasmo. Fu il primo che aveva avuto, dopo l'incidente del marito. Fece la doccia, si vestì e scese a preparar la colazione. Nello stesso istante Francesco, sulla stessa sintonia di Anna, si era abbassato le mutande, aveva preso in mano il suo pene durissimo e, pensando al corpo della sorella, in pochi secondi era venuto, proprio come lei: gli orgasmi erano stati quasi simultanei. Quando Francesco scese per far colazione, Anna era già seduta al tavolo; rimasero un po' a guardarsi e, entrambi con il viso accalorato, cominciarono a scusarsi simultaneamente. Poi, fu Anna a parlare:
«Non scusarti, Francesco; è stata colpa mia che, per distrazione, non ho chiuso la porta di comunicazione; è stato un errore imperdonabile.»
Lui era turbato.
«Sì, Anna, ma avrei dovuto andarmene subito, invece non so cosa mi sia successo: son rimasto a guardarti e non avrei dovuto farlo.»
Anche lei era in imbarazzo.
«Anch'io ti ho guardato e, per questo, non credo possa succeder nulla. Dobbiamo dimenticare quella parentesi.»
Lui era incerto su cosa dire nella circostanza.
È vero, dovremo dimenticare, anche se temo che mi sarà difficile.»
Lei lo guardò dubbiosa. «Cosa intendi? Perché ti sarà difficile? Cosa ti preoccupa?» Lui abbassò il capo mentre parlava. «Non lo so, Anna, non lo so.» Don Francesco si alzò da tavola e, molto assorto, uscì di casa, andando in giro senza meta, meditando su quanto accaduto. La sua ansia era enorme. Mai, in vita sua, si era sentito preso da un minimo desiderio, tranne quello abituale per una persona celibe. A 32 anni, era ancora vergine, ma questo non gli aveva mai impedito di dormire serenamente. Oggi le cose erano di colpo cambiate. Sua sorella aveva risvegliato in lui qualcosa di totalmente sconosciuto. Il suo corpo e la sua mente avevano avuto come una scossa: si ritrovava di continuo con l'immagine di sua sorella nuda, impressa in testa. Non importava quanto lottasse per liberarsene, era diventato sempre più un pensiero fisso e le sue erezioni non gli davano tregua.
Anna andò nella sua stanza; il corpo le tremava come se avesse la febbre: nonostante avesse parlato serenamente con suo fratello, era lungi dall'esser calma. Il suo corpo fremeva e desiderava esser accarezzato. La sua vagina non aveva smesso di secernere così tanti liquidi al punto da farle credeva si trattasse di pipì. Andò a cambiarsi le mutandine ed ebbe modo di verificare che l'umidità avvertita era molto diversa dalla minzione. Era così sconcertata che cominciò a singhiozzare disperatamente. Cercava di allontanare dalla mente l'immagine di suo fratello, ma le riusciva impossibile. Si rese conto che, da quando aveva l'uso di ragione, si era innamorata di Francesco, senza mai volerlo ammettere. Il grande affetto che aveva sempre provato nei suoi confronti, lo aveva sempre attribuito al normale affetto di una sorella maggiore, mentre ora si rendeva conto che la realtà era ben diversa. Lo amava come femmina, non come sorella. Don Francesco, dopo aver trascorso parte della mattinata a passeggiare e buona parte pregando in chiesa, era tornato a casa. Era molto tardi ed Anna lo aspettava per desinare. Infatti Anna si stava già preoccupando per lui. Francesco le diede un tenero baciò sulla fronte, si scusò e si sedette a tavola. Quando Anna gli si mise di fronte, entrambi si guardarono negli occhi profondamente. Francesco arrossì, abbassò lo sguardo e prese a mangiare, anche se senza appetito. Dopo aver finito, entrambi si recarono in soggiorno per prendere il caffè. Era una cosa che normalmente facevano, ma, questa volta, Anna aveva preso una decisione: avrebbe sedotto suo fratello a tutti i costi! Dopo aver servito il caffè, Anna si lamentò del caldo, del resto erano in pieno luglio e, stranamente, in paese faceva un caldo terribile. Lei uscì un attimo dal soggiorno e, al suo ritorno, era coperta da una vestaglia leggera aderente, che metteva in risalto il suo corpo in modo alquanto poco decente, ma pur sempre meraviglioso. Francesco la guardò stupito, ma, allo stesso tempo, molto eccitato. Lei gli sorrise dolcemente e gli si sedette di fronte. Come per caso, la veste si era leggermente aperta e lasciava intravedere una generosa porzione delle cosce di Anna, che non si preoccupava affatto di coprire. Le cosce di sua sorella avevano su di lui l'effetto di una calamita, gli occhi di Francesco non riuscivano a staccarsi dall’ammirare cotanta bellezza: per quanto si sforzasse, finivano sempre nello stesso punto. Anna discorreva tenendosi sui gomiti, con l'intenzione di distrarre suo fratello e convogliarlo disinvoltamente verso il suo obiettivo. Mentre chiacchierava, Anna si muoveva di quel tanto giusto per far in modo che la sua vestaglia si aprisse sempre di più, finché le sue mutandine fossero visibili a Francesco, che ormai non staccava più gli occhi dalle cosce e mutandine della sorella. Il suo cazzo era da parecchio come un palo, lungo, teso, durissimo. Ad un certo punto, Anna si alzò e si sedette ai piedi di suo fratello, abbracciandogli le gambe ed appoggiando dolcemente la testa sulle sue ginocchia; si ritrovò con una guancia a ridosso di quella sbarra di ferro. Allora la sua voce ruppe il silenzio.
«Fratellino, ho l'impressione che stai molto male!
Questa cosa dura che sento sotto la guancia, deve farti molto male! Mi consenti di darti sollievo? Non puoi restare in questo stato.» Lui tentò una parvenza di inutile protesta. «Ma Anna, questo è immorale, cosa vuoi fare? Non possiamo... Non dobbiamo...» Le proteste di Francesco non riuscirono ad ottenere alcun effetto, perché, in quel momento, Anna aveva preso ad accarezzare il suo bellissimo ed ardente fallo da sopra i pantaloni. Lui chiuse gli occhi e si appoggiò allo schienale del divano. Anna, abilmente, allentò la cintura dei pantaloni, ne abbassò la cerniera e tirò giù appena l'elastico della biancheria intima, facendo sì da liberare quel bellissimo cazzo, ormai alla sua massima erezione. Come in adorazione, lo prese con entrambe le mani e se lo introdusse in bocca lentamente, quasi come ipnotizzata: era una cosa che non aveva mai fatto in vita sua. Francesco, che provava quella cosa per la prima volta, sobbalzò e fissò sua sorella, mentre era già intenta a succhiare freneticamente, come se in vita sua non avesse fatto altro. Il piacere che Francesco provava era notevole ed ebbe una specie di sussulto. «Anna! Oddio, Anna. Io… sto venendo!» Francesco cominciò a sborrare, spruzzando sperma direttamente nella gola della sorella. Era la prima volta che lei sentiva il sapore dello sperma e, all'inizio, ebbe come un conato di vomito. Francesco la teneva per la testa e, data l'impossibilità di sfilarlo, non aveva scelta: dovette accoglier lo sperma tutto in bocca ed ingoiarlo. Il gusto di quel seme le piacque così tanto, che non ne perse nemmeno una goccia, lasciando il pene di suo fratello pulito e lindo. Non appena ebbe finito il suo compito, Anna si alzò di fronte a suo fratello e si tolse la vestaglia. Sotto indossava un completo di mutandine e reggiseno di un bellissimo colore azzurro. Il suo corpo era strepitoso e Francesco non poté trattenersi dall'afferrarla per la vita e tirarla a sé.
La testa di lui era proprio all'altezza del suo bel seno. I suoi capezzoli erano così eretti che sembravano voler bucare il tessuto del reggiseno. Francesco ne prese uno con in bocca e cominciò a succhiarlo con infinita delizia, anche se ancora imprigionato nel tessuto. Le sensazioni di Anna erano incredibili. Sollevò le mani e, con un rapido movimento, slacciò la chiusura dell'indumento, lasciando le sue bellissime tette a completa disposizione del caro fratellino. Lui prese tra le mani quelle magnifiche poppe e le accarezzò dolcemente. Come un affamato, afferrò l'altro capezzolo e lo succhiò avidamente. Anna sospirò di gioia, era da tantissimo che non provava quelle dolci sensazioni nel suo corpo. Francesco, da persona inesperta in tema di sesso, non aveva proprio idea di cosa fare: stava abbracciando il corpo di sua sorella, senza far altro che succhiarle i capezzoli. Allora Anna dové prendere l'iniziativa. Aveva sempre desiderato saper cosa si prova quando un uomo ti lecca la fica. A suo marito non aveva mai osato chiederlo. Suo marito era troppo puritano. I rapporti sessuali con lui erano troppo schematici e privi di fantasia. Quando lui si impegnava un po’ di più, Anna, di tanto in tanto, avvertiva qualcosa che poteva somigliare ad un orgasmo, ma tutto era racchiuso sempre nella più classica normalità. In passato, a volte, quando l’eccitazione era eccessiva, lei usava le sue dita e con esse cercava di soddisfarsi nel silenzio più assoluto. Questa volta, invece, decise che era giunto il momento di imparare l'arte dell'amore e di insegnarla anche al caro fratello, affinché la soddisfazione di entrambi fosse assoluta. Con entrambe le mani, afferrò la testa di Francesco e la spinse lentamente verso il basso. Francesco sembrò capire e la sua lingua iniziò a tracciare dei cerchi sulla pancia della sorella. Lei insisté a spingere lentamente. Francesco sembrava aver paura di abbassarle le mutandine, ma lei lo incoraggiò. Con lei mani, afferrò quelle di lui, e le mise sull'elastico, incoraggiandolo a tirarle giù: lui lo fece con decisione. Abbassò le mutandine di Anna fino ai suoi piedi e gliele sfilò. Rimase assurdamente ammaliato nel contemplare quella stupenda fica che la sorella serbava tra le sue belle cosce. Impaziente, Anna gli prese di nuovo la testa e la diresse dolcemente verso il suo monte di Venere; quando Francesco percepì il delizioso profumo che proveniva da quell'orchidea, ne aspirò l'essenza, così da restarne inebriato: quel profumo gli penetrò nel cervello e lo fece impazzire.
Le sue mani si posarono sulle natiche e, senza bisogno di alcuna indicazione, la sua lingua entrò nella fessura della sorella e cominciò a correre su e giù, esplorando le pieghe di quell'orchidea così profumata, che lo inebriava, ma, nello stesso tempo, lo sconvolgeva. Anna gridò di infinito piacere.
«Ooohhh! Sì! Sì! Ancora! Sì, mi fai impazzire!»
Finalmente sentì e capì cos'era una vera leccata, finalmente avvertì cos'era un intenso orgasmo . Francesco lo percepì e lo assaporò. Le aprì le gambe il più possibile. Si immerse in quella fonte del piacere. Nell'angolo superiore di essa, scoprì qualcosa di grosso e rigido; senza pensarci troppo, cominciò a succhiare e leccare quella piccola protuberanza. Anna inarcò il corpo in uno spasmo supremo e cominciò ad avere orgasmi in successione. La bocca di Francesco era inondata da un torrente di nettare. Anna era così stordita da tutto quel piacere, da restare praticamente priva di sensi. Francesco l'accarezzò amorevolmente. Lei gli era enormemente grata per il piacere provato. Lo baciò con passione, poi allargò le cosce e invitò il maschio a cavalcarla.
«Dai, prendimi! Ti voglio dentro!»
Francesco si era messo goffamente sopra di lei. Anna aveva un problema congenito che le impediva di aver figli, quindi non avevano bisogno di cautelarsi in alcun modo. Allungò la mano, afferrò la grossa verga e la indirizzò verso la sua apertura ormai fradicia di umori, e lui, con un po’ di titubanza, glielo spinse dentro. Lei se lo sentiva entrare, si sentiva dilatare come se stesse per esser nuovamente sverginata. In effetti, per lui era così, mentre per lei era finalmente giunto il momento di godere con un vero cazzo.
«Sì, amore, spingimelo dentro! Oddio, mi sfondi! Sei enorme! Francesco scopami! Fammi impazzire!»
Per lui però fu davvero troppo. Sentirsi avvolgere il membro da quel guanto caldo e senza nessuna esperienza, fu sufficiente dare solo due spinte decise per esplodere dentro di lei, con un gemito che lo sconvolse. «Anna! Anna! Io sto… Anna, vengo!» Lei lo sentì sussultare dentro, mentre si sentiva riversare un fiume di sborra bollente, che ebbe l’effetto di farla godere ancora. Rimasero immobili. I loro cuori battevano come tamburi impazziti. Lui aveva assaporato il frutto proibito e ne era rimasto cosi piacevolmente affascinato, che ne voleva ancora e il suo cazzo non aveva avuto il minimo cedimento, nonostante l'abbondante schizzata. Prese Anna, la sollevo e la portò nella sua camera da letto; l’adagiò sul letto con dolcezza. Poi si spogliò velocemente e, quando lei gli aprì di nuovo le cosce per accoglierlo all'interno, lui non ebbe nessuna esitazione e glielo spinse dentro con un unico vigoroso affondo. Lei lo sentì entrare come un ariete. Inarcò il corpo per reggere all’impatto e, quando lui arrivò sul fondo, lei ricevette come una scarica elettrica che le parti dal cervello per scaricarsi sulle fibre della vulva, così da provocarle un nuovo lungo orgasmo.
«Sì, dai così! Mi fai impazzire! Vengo! Sei meraviglioso! Vengo!»
Sollevò le gambe e le cinse dietro di lui. Lui la scopò a lungo e venne ancora due volte. Poi, sfiniti, si addormentarono. All’alba, lei se lo trovò di fianco, ancora addormentato. Per un attimo ebbe timore che lui potesse essersi pentito di quello che era successo fra loro e restò in silenzio ad ammirarlo, convinta che, quando si sarebbe svegliato, tutto sarebbe finito. Ma non fu così. Lui aprì gli occhi e, nel vederla accanto a sé, le diede un bacio da perfetto innamorato.
«Amore, buon giorno.»
Lei rispose al bacio con ardore e passione. Fu in quel momento che sentì il cazzo già duro e, senza esitazione, gli salì sopra e si infilò dentro quella portentosa verga. Ora lo sentiva tutto in profondità e ne ricevette subito tanto piacere. Lui sollevo le mani, le afferrò i seni cosi belli, che quasi temeva di toccare.
«Sì, stringili! Dai, fammi male! Adoro che me li si strizzino forte!»
Per lui era tutto nuovo ed imparava in fretta. Fu una bella cavalcata, che culminò quando lei si sfilò e glielo prese in bocca, succhiandolo forte, fino a ricevere tutto il suo piacere in gola.
«Dai, fammi bere! Vienimi in bocca!»
Lui non esitò un attimo e le riversò in gola una grosso razione di crema, che lei assaporò e poi ingoiò. Da quel momento iniziarono a scoprire il piacere del sesso incestuoso. Lei fu una maestra davvero abile e vogliosa, che gli fece assaporare ogni tipo di piacere. Gli concesse tutto, anche il meraviglioso culetto, che lui sfondò con gusto. Per tutta la comunità del piccolo paese, erano però due persone molto apprezzate dai parrocchiani, che non ebbero mai sospetti sull'intimo rapporto che li univa. Essi, di comune accordo, decisero di condurre una vita normale: quella di PRETE e SORELLA del PRETE, ma, in privato, continuarono a dormire assieme, nello stesso letto.
Generi
Argomenti