Il piacere dell'incesto
Capitolo 11 - Il giovane stallone di casa. Prima parte
Mi chiamo Luca, ho 20 anni compiuti da poco, sono alto 1,85, capelli biondi, occhi azzurri ed un bel fisico, scolpito da anni di nuoto. Vivo ancora con la mia famiglia, studio alla facoltà di architettura. La mia famiglia è composta da Carlo, mio padre, un bell'uomo di 45 anni, con un bel fisico ben curato; poi c'è Anna, mia madre, anche lei 45 enne. È una bella donna alta, bionda, con gli occhi azzurri e un bel seno tondo, alto, con dei capezzoli ben pronunciati e, nonostante la gravidanza, ha conservato un bel ventre piatto, oltre ad avere uno splendido culo tondo e sodo posto al culmine di cosce lunghe e ben tornite. Da quando il nonno non c’è più, nonna Flavia è venuta a viver con noi. Ha sessantadue anni e, essendo rimasta incinta molto giovane, ha partorito solo mio padre, quando non aveva ancora 18 anni, Oggi si ritrova ad esser una splendida signora, con un corpo da invidia per tante donne ancor più giovani. È un po' più bassa di me ed il suo corpo è ben modellato: ha un seno di una terza misura, ancora bello tondo e sodo, uno splendido culetto che attira ancora gli sguardi di più di un maschio. È una donna allegra e solare e, essendo io figlio unico, sono stato sia il cocco della mamma, che della nonna. Ho un discreto successo con le donne; ammetto che la figa non mi manca, anche perché son munito di un bel gioiello fra le gambe, ben al di sopra della media, sia in lunghezza (quasi una ventina di centimetri), che in circonferenza; dato il notevole spessore del tronco, risalta a maggior ragione la cappella, che è un po' più piccola; comunque, con tutte le ragazze con cui sono stato, si sono sempre divertite, perché, ai predetti pregi, va unita anche una notevole resistenza. Trovandomi in un bel giro di ragazze, non avevo mai preso in considerazione le donne della mia famiglia, fino ad un giorno in cui ho fatto una scoperta quanto mai interessante. Ero tornato a casa prima del solito a causa di uno sciopero dei docenti, entrai in casa senza bussare, pensando che nonna fosse uscita per far la spesa. Una volta entrato, mi son subito diretto in camera mia, ma, per farlo, dovevo passare davanti a quella di nonna. Mentre mi trovavo davanti alla sua porta, udii dei lamenti provenire dalla camera. Ho temuto che la nonna potesse star male, stavo per entrare, quando l'iniziale lamento si trasformò in un gemito di piacere. Cercai di sbirciare attraverso lo spiraglio della porta socchiusa e rimasi basito per quello che riuscii a vedere: nonna, era distesa sul letto, a cosce aperte, e si penetrava la figa con un cazzo in lattice. Guardando quella scena, mi eccitai, tirai il cazzo fuori dai pantaloni ed iniziai a farmi una sega. Mi son goduto un po’ la scena e già ero pronto a sborrare, quando lei, avendo raggiunto il proprio orgasmo, si alzò dal letto per uscire dalla sua camera. Mi son rintanato in bagno, non senza notare che aveva in mano quel grosso cazzo; intimamente pensai che avrei fatto una figura di merda, se fosse entrata nel bagno e mi avesse trovato. Invece entrò nella camera dei miei e ne usci poco dopo, senza più quel maestoso fallo. Uscii silenziosamente, per poi rientrare facendo rumore. «Luca, sei tu? Da quando sei tornato?» «In questo momento, nonna, mi prepari qualcosa per favore?» «Sì, vieni, ho fatto un dolce.» Andai in cucina e mi diede sia il caffè che il dolce. Mentre mangiavo la osservavo, rendendomi conto che era ancora una gran bella donna e, dopo quello che avevo visto poco prima, anche sotto i vestiti non era niente male; stranamente ho realizzato che, per la prima volta, la guardavo come donna e non come la madre di mio padre. Lei se ne accorse. «Che hai da fissarmi? Cosa c'è? Vuoi dirmi qualcosa? Qualche problema? Dai, parla, confidati!» In verità non sapevo cosa dire o fare; era sempre la madre di mio padre. Non potevo certo dirle così, su due piedi, che mi sarebbe piaciuto scoparla. Come fare? Una mossa sbagliata ed avrei potuto rovinare tutto lo splendido clima che c'era tra noi. In effetti, da sempre, avevamo raggiunto una certa complicità e, come già detto, mi ha sempre viziato e coperto ogni mia marachella, quindi ero molto titubante a rivelare il vero motivo per cui la stavo guardando. Poi fu lei a venirmi incontro. «Luca, verresti con me domani pomeriggio?» «Dove devi andare?» «Nel mio vecchio appartamento. Ho pensato di cederlo in locazione; vorrei recuperare degli oggetti personali.» «D’accordo, vengo: cosa non farei per la mia nonna preferita?» Subito si è schermita e mi ha guardato per un attimo con la faccia brutta, fingendo di esser adirata con me. «Basta! Mi fai sentire una vecchia e poi sono l’unica nonna vivente.» Io ci ho scherzato su. «Non ti lamentare! Sei mia nonna, cui voglio bene e non sei per niente vecchia. Sei stupenda!» La presi per i fianchi, prima le diedi un bacio sulla fronte, con la scusa di baciarle la guancia, finsi di esser impacciato e la baciai sulla bocca. Non si sottrasse, mi guardo stranita ma non persi il coraggio. «Sei bella! Tanto bella e mi fai impazzire!» La baciai di nuovo a fior di labbra. Lei sorrise contenta. «Ma lasciami perdere! Tu sei giovane e bello, fai girar la testa alle ragazze. Cosa vuoi da una vecchia come me?» «Baciarti!»
Non le diedi il tempo di replicare, che le misi la lingua in bocca e la tenni ferma. Rimase per qualche istante immobile, senza aver nessuna reazione ed ho interpretato questa sua passività, come un momento di indecisione; poi, lentamente si rilassò e prese a contraccambiare. Si era rilassata, non cercava di respingermi, iniziai ad accarezzarle il culo, le sollevai il vestito, era senza mutande. Passai le dita tra le sue natiche, le stuzzicai il buchetto del culo. Fece finta di tentare un'ultima inutile difesa, forse più per salvar la coscienza o le apparenze. «Luca, non possiamo: sono tua nonna?!» Ho intuito che era in procinto di capitolare e così ho insistito. «Che importanza vuoi che abbia? Siamo persone adulte e consenzienti e, soprattutto, tu sei una bella donna ed io ti desidero; voglio solo godere del tuo corpo e farti godere; questo è ciò che conta!» Le chiusi di nuovo la bocca, mi sbottonai i pantaloni, le feci prendere il cazzo, non si rifiutò. Rimase piacevolmente sorpresa nel trovarsi tra le mani la mia verga grossa e ben rigida. «Accidenti, amore mio: hai questo bel cazzo? Devo dire che sei il degno erede di tuo nonno; anche lui aveva una bella mazza, grossa come la tua!» Le misi un dito nella fica e, dopo un po’ che ci masturbavamo a vicenda, smisi, la feci girare, lei capi ed appoggio le mani sul tavolo; si piegò in avanti ed io le sollevai la gonna. «Nonna, che bel culo che hai! Oggi no, ma un altro giorno, lo degneremo di attenzione!» Guidai il cazzo, entrai in lei che era più che bagnata, scivolai dentro con gioia «Scopami, mio caro, sapessi quanto tempo è che questa mia fica non riceve un cazzo. Fottimi, fammelo sentire fin nello stomaco. Che bello, dai, così, mi piace; quando sarai pronto, sborrami in fica… che bello, si, cosi.» Ho preso a pomparla con un ritmo ben sostenuto e lei ha iniziato a godere di un orgasmo dopo l'altro, continuando a spronarmi a scoparla più forte. «Amore, mi fai venire! Continua, ti prego! Continua, che vengo! Luca, vengo!» Ho continuato a pomparla per ancora un po' e, dopo un ennesimo orgasmo, lei stessa mi ha esortato a venire. «Amore, mi fai godere ancora! Però, ti prego, vieni! Non abbiamo molto tempo; ti prego, sborrami dentro! Fammi sentire ancora il piacere del maschio che inonda la mia vagina!» Le ho dato altri colpi ancor più veloci e poi le son venuto dentro. «Nonna, sta sborrando; che bello sborrarti dentro?!» Son rimasto piantato dentro di lei e mi son svuotato nel suo ventre. Lei mi ha lasciato schizzare a mio piacimento, poi si è sfilata e mi ha guardato dritto negli occhi. «Caro, saresti così gentile da spiegarmi come ti è venuto in mente di farmi questo?» La sua voce era calma, il suo tono tranquillo, sembrava più curiosa che altro. La sua voce era pacata, il suo tono tranquillo, sembrava più curiosità la sua. «Devo esser sincero con te. Son entrato in casa e c’era silenzio; lì per lì ho pensato che fossi uscita. Passando davanti alla tua camera, ho sentito un sospiro ed ho visto che ti davi piacere con un cazzo di gomma. Mi hai fatto arrapare così tanto che, non ho resistito ed ho voluto scoparti. Era il momento giusto: eri ancora eccitata.» Sorridendo, mi ha dato una carezza sul viso. «Sarei un'ipocrita, se dicessi che non mi sia piaciuto ciò che mi hai fatto. Va bene, è andata. Ammetto che prima, quando te l’ho preso in mano e l’ho sentito, mi son resa conto che hai un cazzo di tutto il rispetto e, in fica, l’ho sentito eccome; mi son sentita piena. Tiralo fuori, adesso che l’ho provato, ammetto che voglio ancora assaporare questo cazzo che mi ha fatto godere.» L’ho tirato fuori di nuovo. Era in uno stato di semi rigidità. «E veramente un gran bel cazzo! Davvero un bel cazzone!» Lo prese, lo accarezzò e, in risposta a quelle attenzioni, subito iniziò a crescere. Volle gustarselo in bocca. Si mise in ginocchio ed iniziò a leccare l’asta, inumidendola con saliva. Poi, prese la cappella tra le labbra e, usando bene la lingua, la leccava, girandoci intorno. Spinsi delicatamente per entrar del tutto e lei capì cosa desideravo. Ne prese quel tanto che le era possibile. Iniziai a scoparle la bocca, presi la sua testa tra le mani ed entravo ed uscivo nella sua bocca. Nonna, da troia esperta, prese i coglioni tra le mani e li accarezzava; non poteva non capire il momento in cui ero in procinto di sborrare e me li stringeva, facendo sì che ritardava la venuta. Si è gustato il mio membro in bocca, ancora un po' e, più di una volta, se lo è infilato tutto giù nella gola, dimostrando di esser un'esperta pompinara. «Brava, ingoialo tutto! Mi fanno impazzire le donne che me lo prendono tutto in gola. Tu sei l'unica che riesce a farlo sparire tutto in bocca; sei una pompinara eccezionale.» Ha continuato a leccarlo ed a succhiarlo, poi, d'un tratto, ha sollevato lo sguardo e, per un istante, se lo è sfilato dalla bocca. «Adesso, amore, fammi bere! Vorrei prolungare questo gioco all'infinito, ma è già molto tardi, quindi ti prego: sborrami in gola, perché è una cosa che mi manca da tanto tempo!» Immediatamente lo ha ripreso in bocca ed ha preso a succhiar la punta, mentre, con entrambe le mani, mi segava velocemente ed io ho preso a schizzarle in bocca tutto il mio piacere. «Sborro! Sto sborrando! Vengo! Bevi tutto, fino all'ultima goccia!» Lei ha golosamente raccolto fino all'ultima stilla del piacere che è sgorgato dal mio membro. Una volta che ci siamo ricomposti, sono stato io a farle una domanda. «Nonna, dimmi: ho visto che, quando hai finito di usare quel cazzo di gomma, l’hai portato nella camera della mamma; perché? Pensavo fosse tuo!» Mi ha guardato e risposto in assoluta complicità. «Mi raccomando di non farne parola; tuo padre non ce la fa più, non so cosa gli sia successo, penso possa avere qualche problema di disfunzione erettile; di sicuro si tratterà di un episodio momentaneo, intanto tua madre, che è ancora giovane, è costretta ad arrangiarsi cosi. Certo, è bella e su questo, sarai d’accordo con me. Ha un'infinità di uomini che le ronzano intorno per portarsela a letto, ma non vuole tradire tuo padre.» Annuisco. «Sì, è davvero bella; un gran bel pezzo di fica.» Nonna ha sorriso. «Ma sei davvero un porco senza limiti?! Adesso mi vuoi far credere che hai messo gli occhi anche su di lei?» Le ho sorriso ed ho subito cercato di cambiar discorso, trovandomi leggermente in imbarazzo. In quel momento mi stavo rendendo conto che i miei genitori erano comunque un uomo ed una donna, ed il sesso aveva una parte importante nel loro rapporto; io ero venuto al mondo con una scopata, quindi, perché stupirsi se lo facevano, anzi, no, non lo facevano. «Nonna, quando andiamo a casa tua?» «Nel pomeriggio, se non hai impegni. Come mai tanta fretta e curiosità? Cosa ti passa per la mente?» Me la sono stretta tra le braccia.
«Ho in mente di leccarti la figa e far una scopata sul letto come si deve; tu che pensi? Ti piace il programma?» «Andiamo nel pomeriggio e, accidenti a te, mi hai messo una certa voglia, che…» Gli ho sorriso in modo molto allusivo. «Vado a studiare un po’; mi chiami per il pranzo?» Lei mi ha quasi cacciato dalla cucina. «Adesso vattene che poi ti chiamo! Devo darmi da fare, se no, arrivano i tuoi genitori e non è ancora pronto.» Non avevo voglia di studiare; desideravo restar da solo a rimuginare sulle novità. Mi son reso conto che mia madre mi piaceva molto come donna, non so quante seghe mi ero sparato pensando a lei, quando la spiavo. Mi son messo davanti al pc, guardando le sue foto al mare o quelle fatte in casa a sua insaputa, dove si potevano vedere le cosce scoperte. Una, in particolare, scattata un giorno che si era addormenta sul divano; la gonna era di quelle un po’ larghe, ma anche corta, e si vedevano le mutandine: quel giorno le aveva bianche. Quando guardavo quella foto, pensavo a quanto sarebbe stato bello poterle togliere e fiondarmi con la testa tra quelle cosce. Ora non la vedevo più come mamma, la vedevo in modo diverso: una donna insoddisfatta sessualmente e, dentro di me, ha preso forma l’idea di scoparla; ho deciso che ci dovevo provare, ma dovevo esser molto cauto, delicato e gentile, per non farla adirare: dovevo corteggiarla. Son rimasto un attimo a pensare e, subito dopo, ho realizzato che stavo vivendo momenti di pura follia. Chissà quanti schiaffi mi sarebbero arrivati?! Mi addormentai, mi svegliò la nonna che, fortunatamente, non vide le foto sul pc
«Vieni è pronto; è arrivata anche tua madre.» Andai in cucina, mamma era lì seduta per mangiare. «Ciao, mamma! Ben tornata!» Le diedi un bacio sulla guancia, mi guardò con uno sguardo interrogativo, stupita; erano anni che non la baciavo, perciò per lei era una sorpresa. «Mamma, e papà? Di solito non si inizia se non c'è lui.» Lei rispose laconica. «Oggi aveva molto da fare, mangia alla tavola calda; possiamo iniziare.» Il tavolo della cucina era piccolo. Mamma era sulla mia destra, spostai la gamba a toccar la sua; pensai, adesso si scosta, ma lei non lo fece, rimase con il contatto; dopo un po’, mossi la gamba quasi a farle una carezza; mi guardò e sorrise. Cosa poteva essere? Un invito a continuare? Oppure un normale sorriso di cortesia? Lo feci di nuovo, nulla; non si scostava, non lo so cosa mi abbia preso; cioè, sapevo bene cosa volevo: scopare con lei e qui sarebbe cascato l'asino! Continuai il mio approccio, feci cadere il coltello, mi chinai per raccoglierlo, guardai le sue cosce, allungai la mano e le carezzai il ginocchio; attesi tremando una sua sfuriata, cosa che non ci fu. Anzi, aprì le cosce e le vidi il triangolo della mutandina; tutto accadde in pochi secondi, ritornai al mio posto. Non la guardavo, avevo il timore che mi potesse redarguirmi, invece mi parlò con calma, non avulsa da curiosità. «Luca, hai perso la lingua? Che ti succede oggi? Sembri diverso.» Ho minimizzato. «Niente, oggi vado con la nonna; volevo chiederti se potessi venir con me a far compere: ho bisogno del tuo giudizio.» Lei mi ha fissato ancor più incredula. «In genere vai da solo; come mai vuoi la mia compagnia?» Ho notato che mi ha sorriso, mentre parlava. «Lo so, ma ho anche capito che non sarebbe male un tuo giudizio; ho sempre il dubbio se un indumento mi sta bene o no. Pensavo di andare insieme, magari sabato, che sei libera dal lavoro?» Ha fatto un gesto compiaciuto con il capo. «Va bene, andremo sabato.» Nel frattempo ero rimasto con il mio ginocchio a contatto con il suo. In un momento che nonna si voltò di spalle, io rimisi la mano e le carezzai il ginocchio, salendo più su, lungo la coscia. Lei mi guardò, mosse solo le labbra, facendomi capire “Cosa ti prende?”; ero rimasto con la mano sulla coscia, risposi: “Sei bellissima, mi piace toccarti”. Sorrise, mi fece segno con il capo, indicando la nonna. Tolsi la mano, ero al settimo cielo; non si era irritata, anzi, mi sembrava contenta, la vedevo sorridente ed allegra. Appena finimmo di mangiare, andai in camera mia e mi distesi sul letto. Ero in attesa di uscire con la nonna per andare a scopare, quando entrò mamma. Chiuse la porta e si mise seduta sul letto, di fianco a me. La sua voce era calma, ma ferma e risoluta.
«Mi spieghi, per favore, cosa ti ha preso? E poi, far quel maneggio sotto il tavolo?» Ero pronto ad una sua sfuriata, invece, guardandola, notai che non era per niente adirata, era divertita, e questo mi rinforzò nella mia audacia. «Mamma, non posso spiegarti perché; non lo so, mi è venuta una voglia matta di toccarti; sgridami se vuoi, ma non ho potuto farci nulla.» Si mise a ridere. «E se nonna si fosse accorta di quello che stavi facendo? Come ti saresti giustificato? Ti rendi conto del rischio che abbiamo corso?» Ho capito che non le era dispiaciuto, ma era solo preoccupata delle conseguenze con la nonna. «Prima di farlo, mi son accertato che non potesse vedere: era di spalle.» Mi guardava sorridendo. Tesi la mano, presi quella di lei. «Mamma, sei bellissima!» La tirai verso di me, misi la mano dietro la sua nuca, la tirai giù verso di me; non lo so se lo desiderava o lo volesse anche lei, ma le nostre bocche si cercarono, le labbra si socchiusero e timidamente spinsi la lingua; lei schiuse le sue labbra e demmo inizio ad un bacio carico di sensualità. Le misi una mano tra le cosce, lei le aprì per agevolarmi, ma aveva i collant; così l’ho accarezzata da sopra la stoffa e, dopo un attimo, mi ha fermato. «Amore, fermati: ci son due motivi ad impedire ciò che vorresti fare. Primo, perché c'è tua nonna e, secondo, non abbiamo tempo; intendo far un discorso chiaro e serio, con te. Tuo padre soffre di un momentaneo problema di erezione ed io non ho nessuna intenzione di tradirlo con nessuno dei maschi, che mi ronzano intorno; lui, però, è pienamente cosciente del fatto che sono una donna ancora calda, con una certa voglia addosso e, per questo motivo, anche se non esplicitamente, mi ha fatto intendere che, se sfogassi la mia voglia con uno sconosciuto, lui sarebbe molto comprensivo nei miei confronti; purtroppo io lo amo e non ho nessuna intenzione di tradirlo; così, è da un po' di tempo che ti osservo, perché, in un certo senso, a farlo con te, resterebbe tutto in famiglia e questo, penso, non costituirebbe un tradimento. Sapevo che, prima o poi, ti fossi fatto avanti, perché mi son accorta che mi stai spiando da un po' di tempo.» Son rimasto alquanto stupito dalle sue parole e, nello stesso tempo, mi son sentito orgoglioso nello scoprire che ero al centro dei suoi pensieri. «Allora, mamma, posso sperare? Come facciamo? Desidero da morire poter restare da solo con te.» Lei mi ha fatto una carezza. «Pazienza, amore mio, troveremo il modo.» Le ho lanciato una proposta. «Mamma, e se domani pomeriggio andassimo nella nostra casa al mare?» Lei ci ha riflettuto un attimo. «Possiamo farlo domenica mattina; in questi giorni, sono impegnata. Non diremo nulla, io uscirò da sola per lavoro e tu mi aspetti lontano da casa, altrimenti papà e la nonna, chiederanno di venir con noi.»
Poi mi ha dato un altro bacio e se n’è andata per tornare al lavoro. Un’ora dopo, sono uscito con nonna; era molto affettuosa con me, mi lasciava guidare la sua auto; prima di raggiungere l’appartamento, volle fermarsi a far delle compere. Siamo entrati in un negozio di abbigliamento e lei ha comprato delle gonne che le arrivavano appena sopra il ginocchio; mentre le misurava, io ho sbirciato di continuo nel camerino; ovviamente mi son ritrovato il cazzo duro e lei ha sorriso, compiaciuta. Siamo giunti a casa e, appena ha aperto la porta, io l’ho richiusa e l’ho presa in braccio. «Calma, mio giovane stallone! Un po' di pazienza! Perché tutta questa fretta?» «Non vedo l'ora di farti impazzire; devo scoparti sino a sfiancarti. Mi hai fatto fare troppo seghe in tutti questi anni.» Era una balla, non avevo mai pensato di scoparmela, ma sapevo per esperienza che ad una donna fa sempre piacere sentirsi desiderata. L’ho portata in camera, l’ho fatta distendere sul letto ed ho iniziato a spogliarla. Lei ha opposto una lievissima resistenza, giusto per salvare la sua dignità di femmina. «Luca, lascia, faccio io: mi vuoi nuda? Non sono una giovane, mi toglierò solo le calze e le mutandine; ti sta bene?» Ero eccitatissimo. «No, amore, sei troppo bella; togli tutto; ti prego!» Io ho fatto altrettanto. Siamo restati nudi entrambi; di certo non era più una ragazza, ma non era niente male. Il suo corpo era tonico, privo di qualsiasi forma di cellulite; il seno, alquanto piccolo, era ancora bello tondo e sodo. Sicuramente poteva competere con una donna di 40 anni e, in ogni caso, era uno splendore a guardarla. Mi son disteso al suo fianco e ci siamo abbracciati; abbiamo iniziato a baciarci. Poi ci siamo girati ed ho iniziato un bel 69, mettendo lei sopra; aveva la fica ricoperta di peli, appena grigio scuro, ma molto ben curati ed ho iniziato a leccarla, mentre con un dito la chiavavo e leccavo. Ben presto ha iniziato a gemere. «Luca, che bel cazzo che hai; è così duro che è un piacere succhiarlo. Lo terrei in bocca per ore; ma, adesso, scopami!» Ero troppo eccitato. «Nonna, voglio il culo; è troppo bello e fatto apposta per ricever cazzi.» Lei sorrise. «Come vuoi tu, inculami, se proprio lo desideri, ma vorrei impalarmi da sola; mi metto io sopra, vuoi?» «Fa come preferisci!» Mi son sdraiato supino e lei si è messa sopra; preso il cazzo, se lo portò al buco del culo. Poi, forzando verso il basso, lentamente, il suo culo si è aperto ed ha accolto il cazzo, sino alla radice. Si è inarcata un po’ all’indietro ed ho visto il buco del culo completamente riempito del mio cazzo. Ebbe ad emettere un gemito, tipo lamento, ma era di puro piacere.
«Oddio, che bello! Mi stai squassando il culo! Però mi piace da morire: era proprio da tanto che non sentivo un cazzo che mi aprisse il culo; amore, tu mi ricordi tanto tuo nonno, che era un porco ai tuoi stessi livelli. Mi son innamorata subito di lui e, a 16 anni, già succhiavo il suo bel cazzone; poi, a 17, mi son fatta ingravidare per quanto godevo nel sentirmelo dentro; dai, amore, rompimi il culo, che mi piace da pazzi.» Ha iniziato un lento movimento a salire e scendere. Si alzava fin quasi a farlo uscire, poi scendeva e lo inghiottiva di nuovo. Le ho messo un dito tra le labbra della fica e la masturbavo. Poco dopo è arrivato il primo orgasmo. «Luca, amore, che inculata mi stai facendo godere! Erano anni che non lo prendevo nel culo! Accidenti, quanto mi mancava!» Ha aumentato il ritmo di salita e discesa, ero prossimo a sborrare. «Nonna, sto per venire, non resisto più.» «Sborrami nel culo, fammi sentire la tua sborra bollente.» Ho inarcato le gambe, ho preso a sbatterla dal basso, facendola sobbalzare sul mio membro su e giù; lei ha portato una mano davanti ed ha cominciato a masturbarsi, mentre mi incitava a sborrare nel suo magnifico culo sfondato. «Luca, amore, vieni! Riempimi il culo! Oddio mi fai venire ancora; Luca, sborra che ti voglio sentire!» Ancora qualche colpo e son venuto. «Nonna! Sto sborrando: è bellissimo riempirti questo culo da troia!» Mi svuotai in lei, che continuò a muoversi ancora un po’; poi gridò di nuovo il suo piacere. «Sì, lo sento! Sborrami nel culo, Luca, amore, sei portentoso; mi fa impazzire sentirmi schizzare nel culo!» Ci riposammo, per una mezzora. Mentre eravamo distesi sul letto, lei mi teneva tra le sue braccia; poi, dopo avermi baciato un po' sul collo, mi ha fatto un discorsetto che mi ha lasciato alquanto stupito. «Amor mio, sei uno stallone meraviglioso! Mi rendo conto che son vecchia, ma, ogni volta che vorrai il mio corpo, lo troverai a tua completa disposizione; dentro di me, oggi, mentre stavamo pranzando, riflettevo su una cosa, di cui voglio metterti a parte. Ero ancora piacevolmente percorsa dai brividi di piacere che mi avevi fatto provare poco prima, quando mi avevi montato, facendomi godere moltissimo; ho guardato tua madre e mi son resa conto che anche lei avrebbe bisogno di un bello stallone, che la soddisfi. Sono assolutamente sicura che, scopare con quel cazzo di lattice che tiene nel comodino, non la soddisfi più di tanto e, quindi, pensavo che forse dovresti dedicare qualche attenzione anche a lei. Ecco io... volevo dirti... insomma, cerca di capire, potresti soddisfare un po' anche la sua voglia, cosicché potrà evitare di andare a cercar fuori casa un cazzo; così facendo non perderebbe la sua dignità di donna sposata e non metterebbe in seria difficoltà quella di tuo padre, che, diversamente, dovrebbe riconoscere di esser "cornuto". Se fossi tu a scoparla, non lo saprebbe nessuno e lei, sicuramente si sentirebbe appagata da un maschio come te, che sa davvero far godere una donna!»
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