Mi chiamo Luca, ho 20 anni compiuti da poco, sono alto 1,85, capelli biondi, occhi azzurri ed un bel fisico, scolpito da anni di nuoto. Vivo ancora con la mia famiglia, studio alla facoltà di architettura. La mia famiglia è composta da Carlo, mio padre, un bell'uomo di 45 anni, con un bel fisico ben curato; poi c'è Anna, mia madre, anche lei 45 enne. È una bella donna alta, bionda, con gli occhi azzurri e un bel seno tondo, alto, con dei capezzoli ben pronunciati e, nonostante la gravidanza, ha conservato un bel ventre piatto, oltre ad avere uno splendido culo tondo e sodo posto al culmine di cosce lunghe e ben tornite. Da quando il nonno non c’è più, nonna Flavia è venuta a viver con noi. Ha sessantadue anni e, essendo rimasta incinta molto giovane, ha partorito solo mio padre, quando non aveva ancora 18 anni, Oggi si ritrova ad esser una splendida signora, con un corpo da invidia per tante donne ancor più giovani. È un po' più bassa di me ed il suo corpo è ben modellato: ha un seno di una terza misura, ancora bello tondo e sodo, uno splendido culetto che attira ancora gli sguardi di più di un maschio. È una donna allegra e solare e, essendo io figlio unico, sono stato sia il cocco della mamma, che della nonna. Ho un discreto successo con le donne; ammetto che la figa non mi manca, anche perché son munito di un bel gioiello fra le gambe, ben al di sopra della media, sia in lunghezza (quasi una ventina di centimetri), che in circonferenza; dato il notevole spessore del tronco, risalta a maggior ragione la cappella, che è un po' più piccola; comunque, con tutte le ragazze con cui sono stato, si sono sempre divertite, perché, ai predetti pregi, va unita anche una notevole resistenza. Trovandomi in un bel giro di ragazze, non avevo mai preso in considerazione le donne della mia famiglia, fino ad un giorno in cui ho fatto una scoperta quanto mai interessante. Ero tornato a casa prima del solito a causa di uno sciopero dei docenti, entrai in casa senza bussare, pensando che nonna fosse uscita per far la spesa. Una volta entrato, mi son subito diretto in camera mia, ma, per farlo, dovevo passare davanti a quella di nonna. Mentre mi trovavo davanti alla sua porta, udii dei lamenti provenire dalla camera. Ho temuto che la nonna potesse star male, stavo per entrare, quando l'iniziale lamento si trasformò in un gemito di piacere. Cercai di sbirciare attraverso lo spiraglio della porta socchiusa e rimasi basito per quello che riuscii a vedere: nonna, era distesa sul letto, a cosce aperte, e si penetrava la figa con un cazzo in lattice. Guardando quella scena, mi eccitai, tirai il cazzo fuori dai pantaloni ed iniziai a farmi una sega. Mi son goduto un po’ la scena e già ero pronto a sborrare, quando lei, avendo raggiunto il proprio orgasmo, si alzò dal letto per uscire dalla sua camera. Mi son rintanato in bagno, non senza notare che aveva in mano quel grosso cazzo; intimamente pensai che avrei fatto una figura di merda, se fosse entrata nel bagno e mi avesse trovato. Invece entrò nella camera dei miei e ne usci poco dopo, senza più quel maestoso fallo. Uscii silenziosamente, per poi rientrare facendo rumore. «Luca, sei tu? Da quando sei tornato?» «In questo momento, nonna, mi prepari qualcosa per favore?» «Sì, vieni, ho fatto un dolce.» Andai in cucina e mi diede sia il caffè che il dolce. Mentre mangiavo la osservavo, rendendomi conto che era ancora una gran bella donna e, dopo quello che avevo visto poco prima, anche sotto i vestiti non era niente male; stranamente ho realizzato che, per la prima volta, la guardavo come donna e non come la madre di mio padre. Lei se ne accorse. «Che hai da fissarmi? Cosa c'è? Vuoi dirmi qualcosa? Qualche problema? Dai, parla, confidati!» In verità non sapevo cosa dire o fare; era sempre la madre di mio padre. Non potevo certo dirle così, su due piedi, che mi sarebbe piaciuto scoparla. Come fare? Una mossa sbagliata ed avrei potuto rovinare tutto lo splendido clima che c'era tra noi. In effetti, da sempre, avevamo raggiunto una certa complicità e, come già detto, mi ha sempre viziato e coperto ogni mia marachella, quindi ero molto titubante a rivelare il vero motivo per cui la stavo guardando. Poi fu lei a venirmi incontro. «Luca, verresti con me domani pomeriggio?» «Dove devi andare?» «Nel mio vecchio appartamento. Ho pensato di cederlo in locazione; vorrei recuperare degli oggetti personali.» «D’accordo, vengo: cosa non farei per la mia nonna preferita?» Subito si è schermita e mi ha guardato per un attimo con la faccia brutta, fingendo di esser adirata con me. «Basta! Mi fai sentire una vecchia e poi sono l’unica nonna vivente.» Io ci ho scherzato su. «Non ti lamentare! Sei mia nonna, cui voglio bene e non sei per niente vecchia. Sei stupenda!» La presi per i fianchi, prima le diedi un bacio sulla fronte, con la scusa di baciarle la guancia, finsi di esser impacciato e la baciai sulla bocca. Non si sottrasse, mi guardo stranita ma non persi il coraggio. «Sei bella! Tanto bella e mi fai impazzire!» La baciai di nuovo a fior di labbra. Lei sorrise contenta. «Ma lasciami perdere! Tu sei giovane e bello, fai girar la testa alle ragazze. Cosa vuoi da una vecchia come me?» «Baciarti!»
Non le diedi il tempo di replicare, che le misi la lingua in bocca e la tenni ferma. Rimase per qualche istante immobile, senza aver nessuna reazione ed ho interpretato questa sua passività, come un momento di indecisione; poi, lentamente si rilassò e prese a contraccambiare. Si era rilassata, non cercava di respingermi, iniziai ad accarezzarle il culo, le sollevai il vestito, era senza mutande. Passai le dita tra le sue natiche, le stuzzicai il buchetto del culo. Fece finta di tentare un'ultima inutile difesa, forse più per salvar la coscienza o le apparenze. «Luca, non possiamo: sono tua nonna?!» Ho intuito che era in procinto di capitolare e così ho insistito. «Che importanza vuoi che abbia? Siamo persone adulte e consenzienti e, soprattutto, tu sei una bella donna ed io ti desidero; voglio solo godere del tuo corpo e farti godere; questo è ciò che conta!» Le chiusi di nuovo la bocca, mi sbottonai i pantaloni, le feci prendere il cazzo, non si rifiutò. Rimase piacevolmente sorpresa nel trovarsi tra le mani la mia verga grossa e ben rigida. «Accidenti, amore mio: hai questo bel cazzo? Devo dire che sei il degno erede di tuo nonno; anche lui aveva una bella mazza, grossa come la tua!» Le misi un dito nella fica e, dopo un po’ che ci masturbavamo a vicenda, smisi, la feci girare, lei capi ed appoggio le mani sul tavolo; si piegò in avanti ed io le sollevai la gonna. «Nonna, che bel culo che hai! Oggi no, ma un altro giorno, lo degneremo di attenzione!» Guidai il cazzo, entrai in lei che era più che bagnata, scivolai dentro con gioia «Scopami, mio caro, sapessi quanto tempo è che questa mia fica non riceve un cazzo. Fottimi, fammelo sentire fin nello stomaco. Che bello, dai, così, mi piace; quando sarai pronto, sborrami in fica… che bello, si, cosi.» Ho preso a pomparla con un ritmo ben sostenuto e lei ha iniziato a godere di un orgasmo dopo l'altro, continuando a spronarmi a scoparla più forte. «Amore, mi fai venire! Continua, ti prego! Continua, che vengo! Luca, vengo!» Ho continuato a pomparla per ancora un po' e, dopo un ennesimo orgasmo, lei stessa mi ha esortato a venire. «Amore, mi fai godere ancora! Però, ti prego, vieni! Non abbiamo molto tempo; ti prego, sborrami dentro! Fammi sentire ancora il piacere del maschio che inonda la mia vagina!» Le ho dato altri colpi ancor più veloci e poi le son venuto dentro. «Nonna, sta sborrando; che bello sborrarti dentro?!» Son rimasto piantato dentro di lei e mi son svuotato nel suo ventre. Lei mi ha lasciato schizzare a mio piacimento, poi si è sfilata e mi ha guardato dritto negli occhi. «Caro, saresti così gentile da spiegarmi come ti è venuto in mente di farmi questo?» La sua voce era calma, il suo tono tranquillo, sembrava più curiosa che altro. La sua voce era pacata, il suo tono tranquillo, sembrava più curiosità la sua. «Devo esser sincero con te. Son entrato in casa e c’era silenzio; lì per lì ho pensato che fossi uscita. Passando davanti alla tua camera, ho sentito un sospiro ed ho visto che ti davi piacere con un cazzo di gomma. Mi hai fatto arrapare così tanto che, non ho resistito ed ho voluto scoparti. Era il momento giusto: eri ancora eccitata.» Sorridendo, mi ha dato una carezza sul viso. «Sarei un'ipocrita, se dicessi che non mi sia piaciuto ciò che mi hai fatto. Va bene, è andata. Ammetto che prima, quando te l’ho preso in mano e l’ho sentito, mi son resa conto che hai un cazzo di tutto il rispetto e, in fica, l’ho sentito eccome; mi son sentita piena. Tiralo fuori, adesso che l’ho provato, ammetto che voglio ancora assaporare questo cazzo che mi ha fatto godere.» L’ho tirato fuori di nuovo. Era in uno stato di semi rigidità. «E veramente un gran bel cazzo! Davvero un bel cazzone!» Lo prese, lo accarezzò e, in risposta a quelle attenzioni, subito iniziò a crescere. Volle gustarselo in bocca. Si mise in ginocchio ed iniziò a leccare l’asta, inumidendola con saliva. Poi, prese la cappella tra le labbra e, usando bene la lingua, la leccava, girandoci intorno. Spinsi delicatamente per entrar del tutto e lei capì cosa desideravo. Ne prese quel tanto che le era possibile. Iniziai a scoparle la bocca, presi la sua testa tra le mani ed entravo ed uscivo nella sua bocca. Nonna, da troia esperta, prese i coglioni tra le mani e li accarezzava; non poteva non capire il momento in cui ero in procinto di sborrare e me li stringeva, facendo sì che ritardava la venuta. Si è gustato il mio membro in bocca, ancora un po' e, più di una volta, se lo è infilato tutto giù nella gola, dimostrando di esser un'esperta pompinara. «Brava, ingoialo tutto! Mi fanno impazzire le donne che me lo prendono tutto in gola. Tu sei l'unica che riesce a farlo sparire tutto in bocca; sei una pompinara eccezionale.» Ha continuato a leccarlo ed a succhiarlo, poi, d'un tratto, ha sollevato lo sguardo e, per un istante, se lo è sfilato dalla bocca. «Adesso, amore, fammi bere! Vorrei prolungare questo gioco all'infinito, ma è già molto tardi, quindi ti prego: sborrami in gola, perché è una cosa che mi manca da tanto tempo!» Immediatamente lo ha ripreso in bocca ed ha preso a succhiar la punta, mentre, con entrambe le mani, mi segava velocemente ed io ho preso a schizzarle in bocca tutto il mio piacere. «Sborro! Sto sborrando! Vengo! Bevi tutto, fino all'ultima goccia!» Lei ha golosamente raccolto fino all'ultima stilla del piacere che è sgorgato dal mio membro. Una volta che ci siamo ricomposti, sono stato io a farle una domanda. «Nonna, dimmi: ho visto che, quando hai finito di usare quel cazzo di gomma, l’hai portato nella camera della mamma; perché? Pensavo fosse tuo!» Mi ha guardato e risposto in assoluta complicità. «Mi raccomando di non farne parola; tuo padre non ce la fa più, non so cosa gli sia successo, penso possa avere qualche problema di disfunzione erettile; di sicuro si tratterà di un episodio momentaneo, intanto tua madre, che è ancora giovane, è costretta ad arrangiarsi cosi. Certo, è bella e su questo, sarai d’accordo con me. Ha un'infinità di uomini che le ronzano intorno per portarsela a letto, ma non vuole tradire tuo padre.» Annuisco. «Sì, è davvero bella; un gran bel pezzo di fica.» Nonna ha sorriso. «Ma sei davvero un porco senza limiti?! Adesso mi vuoi far credere che hai messo gli occhi anche su di lei?» Le ho sorriso ed ho subito cercato di cambiar discorso, trovandomi leggermente in imbarazzo. In quel momento mi stavo rendendo conto che i miei genitori erano comunque un uomo ed una donna, ed il sesso aveva una parte importante nel loro rapporto; io ero venuto al mondo con una scopata, quindi, perché stupirsi se lo facevano, anzi, no, non lo facevano. «Nonna, quando andiamo a casa tua?» «Nel pomeriggio, se non hai impegni. Come mai tanta fretta e curiosità? Cosa ti passa per la mente?» Me la sono stretta tra le braccia.
