Mi chiamo Mario, ho 26 anni, di media statura, moro, occhi marroni, un fisico nella norma, né grasso, né magro. Sono, per mia libera scelta, ancora single, un po’ perché amo troppo la mia libertà, ma anche perché, fra i tanti impegni, sia di lavoro che altro, non mi hanno mai predisposto a trovare una donna con cui avere una relazione stabile. Come ho detto, il mio lavoro di rappresentate di elettromedicali, strumenti ed attrezzature mediche, mi hanno potato a conoscere e scopare diverse donne che, quando hanno scoperto la mia dotazione, al di sopra della media sia in lunghezza che spessore, non hanno mai avuto nulla da obbiettare se, dopo averle fatte godere molto e bene, ho fatto loro anche il culetto, con estrema soddisfazione reciproca. Un ulteriore motivo che mi ha sempre fatto propendere per la mia libertà, è che vorrei una donna di larghe vedute, troia a letto, molto disinibita, ma, nello stesso tempo, che ambisca ad instaurare un rapporto di complicità e che si senta libera al punto da soddisfare, non solo i miei, ma anche i suoi desideri di sesso libero, senza crearsi problemi di gelosia o altro. Questo è il mio ideale di donna e, purtroppo, ancora non l’ho trovata, ma penso che, prima o poi, succederà. Una sera mi è capitato di conoscere Lucrezia e già il nome dovrebbe fornire la corretta indole di queta donna. Era la sera della vigilia di Natale, a casa dei miei zii, dove ogni anno ci si raduna per il cenone di Natale. Subito mio zio Pasquale, il fratello di mia madre, mi ha rivolto una battuta, che mi ha alquanto infastidito. «Allora, Mario, quando ce la fai conoscere la tua fidanzata? Non è che le donne non ti piacciono? Giulio, tuo cugino, ti ha battuto sul tempo: questa sera ci porterà a conoscere la futura sposa! Lui sì che non ha perso tempo!» Va precisato che mio zio è proprietario di sei centri commerciali ed ha tanti di quei soldi che gli fuoriescono anche dalle orecchie e Giulio, mio cugino, è più giovane di me di quattro anni, a scuola è sempre stato un secchione ed un mezzo imbranato con le donne, però ha un bel conto in banca e, diciamola tutta, non è per niente un figo, essendo basso e grassottello; quindi, ero curioso di capire chi potesse aver conquistato o se, piuttosto, era stata la lei ad aver espugnato il suo conto in banca. Sì, lo ammetto, sono stronzo! Ma non ne potevo più del sarcasmo di mio zio. Poi, d'un tratto è comparso mio cugino, con al fianco lei, Lucrezia, una gran bella ragazza dall'aspetto tranquillo e quanto mai semplice nel suo aspetto: la classica ragazza acqua e sapone in profumo di santerellina.
All'inizio, sono rimasto un po' deluso, perché mi aspettavo una donna molto attraente, la classica divoratrice di uomini, un'arrampicatrice sociale, che aspirava, in qualche modo, ad avere una vita agiata a spese di mio cugino. Invece? Eccola la, una ragazza dall'aspetto dimesso e tranquilla, anche un po’ timida. Quando me l'hanno presentata, lei mi ha dato un distratto abbraccio ed una stretta di mano, contenta di far la mia conoscenza. Inoltre ho scoperto che, con il loro matrimonio, l'impero economico di mio zio andava ancora di più ad aumentare, perché il padre di Lucrezia gestiva una rete di trasporto merci e, perciò, sicuramente sposava mio cugino per amore e non per interesse. «Ciao, tu devi esser Mario! Giulio mi parla spesso di te e ti considera come un fratello maggiore. Sono felice di fare la tua conoscenza.» Ho scambiato qualche altra parola con lei e mi son reso conto che fra di loro sembrava ci fosse una perfetta intesa. Ho avuto modo di incontrarli altre due o tre volte e, una sera, siamo anche andati a cena insieme, perché era il compleanno di Lucrezia e, in quell'occasione, ho avuto modo di conoscere Gianni, suo padre, e Stefano, suo fratello, oltre suo zio Enzo e suo nonno Piero. La madre di Lucrezia, Giovanna, era deceduta da almeno cinque anni e le altre due donne, presenti alla cena, erano Marisa, la moglie dello zio Enzo e Caterina, la cognata di Lucrezia. Ricordo che quella cena fu particolarmente divertente; fui colpito dal fatto che, fra Lucrezia e suo fratello, vi fosse un continuo scambio di occhiate, mentre, sia il padre che lo zio, continuavano a riempire il bicchiere di mio cugino. In quel momento non ho dato molto peso a questa circostanza, perché pensavo fosse un modo alquanto goliardico nei confronti del futuro genero, ma tutto mi è stato chiaro il giorno delle nozze. Quando mio cugino mi ha annunciato che si sarebbe sposato con Lucrezia, chiedendomi di far da testimone, ho accettato volentieri e così, una certa domenica mattina di maggio, ci siam trovati davanti ad una splendida chiesa, situata in cima ad una collina, da cui si dominava la valle sottostante, fino alla città. Il posto era alquanto conosciuto, perché in quella stessa chiesa ci erano sposati un po' tutti i componenti della mia famiglia. Ricordo che quella mattina son arrivato su alla chiesa, molto presto, perché mia madre voleva confessarsi e siamo giunti che erano appena le 10:00 del mattino, mentre il matrimonio era fissato per le 11:00. Era già presente parecchia gente e molti invitati erano già seduti all'interno della chiesa, in quanto forniva una certa frescura, elemento preferito in alternativa al caldo che già si faceva sentire fuori. Mentre mia madre era in fila per la confessione, per non annoiarmi ho deciso di fare un giro all'esterno; intorno alla chiesa c'è un bel parco e, per non farmi vedere da mia madre che uscivo, anziché attraversare la navata ed uscire dalla porta principale, ho imboccato un piccolo corridoio laterale, convinto di raggiungere l'esterno. Ho proseguito cercando una vera e propria via d'uscita. Ero convinto che quel corridoio mi avrebbe condotto all'esterno, perché mi sembrava di averlo percorso già un'altra volta, ma, ad un certo punto, devo aver sbagliato direzione, perché, anziché trovarmi verso l'uscita, son arrivato all'interno di un altro corridoio, un po' più largo e, d'un tratto, mi son reso conto che doveva esser un posto riservato alle spose, dove possono prepararsi per gli ultimi ritocchi. Anche al matrimonio di mia sorella, lei si era rifugiata in questo luogo per sistemarsi il vestito, a cui era partito un bottone. Stavo per tornare indietro, quando ho percepito dei leggeri rumori e risatine appena accennate, provenire dall’interno di una stanza. Incuriosito e desideroso di poter sbirciare la sposa, mi son avvicinato in silenzio a quella porta e, risatine e rumori vari, si son fatti sempre più distinti. La porta non era perfettamente chiusa, ma accostata e, attraverso lo spiraglio, si poteva osservare direttamente all'interno, in quanto la porta, essendo molto vecchia, aveva lo spigolo consumato. Subito mi son reso conto che all'interno vi erano quattro persone, oltre la sposa. La cosa curiosa però era che si trattava di quattro uomini, senza nessuna donna, tranne la sposa. Ho visto Lucrezia sdraiata su di un tavolo di legno, con intorno quattro uomini con i pantaloni abbassati, e Lucrezia che si crogiolava in mezzo a quattro cazzi, ridendo compiaciuta! Ho immediatamente silenziato il mio telefonino e, inserita la modalità video, l’ho infilato nello stretto spazio dello stipite in maniera da poter cogliere le immagini di ciò che si stava svolgendo all'interno. Ero sorpreso e, nello stesso tempo, molto eccitato nel vedere quella scena altamente erotica e dal sapore squisitamente pornografico, che mai mi sarei aspettato. Grande è stato il mio stupore quando ho riconosciuto le quattro persone a cazzo nudo intorno alla sposa: Gianni suo padre, Stefano suo fratello, Enzo suo zio e Piero suo nonno! Non ci potevo credere! Tra le gambe di Lucrezia si era posizionato Gianni, il padre della sposa, che penetrava energicamente quella vagina, che appariva stretta e un po’ pelosa. «Tieni, puttanella! Te la voglio sfondare ancora una volta, prima che diventi la moglie di quel cornuto! Solo perché mi fa comodo l'alleanza con suo padre, ti permetto di sposare quel perfetto imbecille! In ogni caso, è meglio che sia un coglione, perché così potrò continuare a scoparti anche in seguito!
Di certo quel cornuto non avrà mai il piacere di godersi la tua favolosa fica!» La scena era estremamente eccitante. Mentre lui la pompava con vigore, ai lati di Lucrezia c’era Enzo, che aveva il proprio membro inserito nella bocca della sposa, mentre Piero si godeva i suoi grossi seni, strusciandovi sopra il membro e titillando i capezzoli grossi e duri. Stefano, invece, era posizionato sopra la testa di Lucrezia e, con le mani di lei portate in alto, oltre la sua testa, si faceva masturbare il membro, segandolo lentamente. Il tempo passava, quando, ad un certo punto, Stefano si è rivolto a Gianni, pregandolo di darsi una mossa. «Andiamo, sbrigati a venire, che me la voglio scopare anch’io! Ora è il mio turno.» Gianni si è sfilato, dicendo che avrebbe sborrato in bocca alla troia, lasciando spazio al fratello di Lucrezia, che, con la verga dura in una mano, si è messo tra le sue cosce ben aperte. «Lucrezia adesso ti sborro dentro e realizzo la fantasia che avevamo coltivato fin da quando eravamo piccoli: ricordi? Volevi che fossi io ad ingravidarti?» Lei ha sorriso e gli ha detto che doveva scoparla subito. «Sì che mi ricordo! Sono certa che dovrai esser per forza tu ad ingravidarmi! Dai, adesso, scopami subito anche tu, che ho tanta voglia dei vostri cazzi!» Lui ha sbattuto con colpi decisi il cazzo grosso e duro sul clitoride di Lucrezia, che non poteva trattenersi dal mugolava per la voglia e poi, con una spinta decisa e violenta, glielo ha spinto tutto dentro quella fica vogliosa della sorella, iniziando a pomparla subito, con molto vigore. Gianni si godeva la scena, facendosi masturbare dalla mano della figlia, mentre adesso era Piero, il nonno, che se lo faceva succhiare e le reggeva la testa girata di lato, per scoparle la bocca velocemente, mentre Enzo, con il membro duro, giocava a farselo masturbare dai suoi grossi seni. Stefano se la godeva alla grande con lei che mugolava a bocca piena il suo piacere. «Che troia che sei, Lucrezia! La mia troia meravigliosa! La mia sorellina, calda e bagnata come sempre! Adesso ti sborro in fica, ma, questa sera, verrò a finire il lavoro, tanto il cornuto lo faremo dormire tranquillo!» Intanto Piero è venuto in bocca alla nipote. «Bevi, puttanella! Bevi la crema del nonno! Ha ragione tuo fratello: sei davvero una gran troietta!» Subito dopo è stato il turno di Enzo che è venuto nella bocca di Lucrezia, che non si è certo rifiutata di ingoiare tutto, per poi aprire la bocca e reclamare anche quella di suo padre.
