«Anch'io ti ho guardato e, per questo, non credo possa succeder nulla. Dobbiamo dimenticare quella parentesi.»
Lui era incerto su cosa dire nella circostanza.
È vero, dovremo dimenticare, anche se temo che mi sarà difficile.»
Lei lo guardò dubbiosa. «Cosa intendi? Perché ti sarà difficile? Cosa ti preoccupa?» Lui abbassò il capo mentre parlava. «Non lo so, Anna, non lo so.» Don Francesco si alzò da tavola e, molto assorto, uscì di casa, andando in giro senza meta, meditando su quanto accaduto. La sua ansia era enorme. Mai, in vita sua, si era sentito preso da un minimo desiderio, tranne quello abituale per una persona celibe. A 32 anni, era ancora vergine, ma questo non gli aveva mai impedito di dormire serenamente. Oggi le cose erano di colpo cambiate. Sua sorella aveva risvegliato in lui qualcosa di totalmente sconosciuto. Il suo corpo e la sua mente avevano avuto come una scossa: si ritrovava di continuo con l'immagine di sua sorella nuda, impressa in testa. Non importava quanto lottasse per liberarsene, era diventato sempre più un pensiero fisso e le sue erezioni non gli davano tregua.
Anna andò nella sua stanza; il corpo le tremava come se avesse la febbre: nonostante avesse parlato serenamente con suo fratello, era lungi dall'esser calma. Il suo corpo fremeva e desiderava esser accarezzato. La sua vagina non aveva smesso di secernere così tanti liquidi al punto da farle credeva si trattasse di pipì. Andò a cambiarsi le mutandine ed ebbe modo di verificare che l'umidità avvertita era molto diversa dalla minzione. Era così sconcertata che cominciò a singhiozzare disperatamente. Cercava di allontanare dalla mente l'immagine di suo fratello, ma le riusciva impossibile. Si rese conto che, da quando aveva l'uso di ragione, si era innamorata di Francesco, senza mai volerlo ammettere. Il grande affetto che aveva sempre provato nei suoi confronti, lo aveva sempre attribuito al normale affetto di una sorella maggiore, mentre ora si rendeva conto che la realtà era ben diversa. Lo amava come femmina, non come sorella. Don Francesco, dopo aver trascorso parte della mattinata a passeggiare e buona parte pregando in chiesa, era tornato a casa. Era molto tardi ed Anna lo aspettava per desinare. Infatti Anna si stava già preoccupando per lui. Francesco le diede un tenero baciò sulla fronte, si scusò e si sedette a tavola. Quando Anna gli si mise di fronte, entrambi si guardarono negli occhi profondamente. Francesco arrossì, abbassò lo sguardo e prese a mangiare, anche se senza appetito. Dopo aver finito, entrambi si recarono in soggiorno per prendere il caffè. Era una cosa che normalmente facevano, ma, questa volta, Anna aveva preso una decisione: avrebbe sedotto suo fratello a tutti i costi! Dopo aver servito il caffè, Anna si lamentò del caldo, del resto erano in pieno luglio e, stranamente, in paese faceva un caldo terribile. Lei uscì un attimo dal soggiorno e, al suo ritorno, era coperta da una vestaglia leggera aderente, che metteva in risalto il suo corpo in modo alquanto poco decente, ma pur sempre meraviglioso. Francesco la guardò stupito, ma, allo stesso tempo, molto eccitato. Lei gli sorrise dolcemente e gli si sedette di fronte. Come per caso, la veste si era leggermente aperta e lasciava intravedere una generosa porzione delle cosce di Anna, che non si preoccupava affatto di coprire. Le cosce di sua sorella avevano su di lui l'effetto di una calamita, gli occhi di Francesco non riuscivano a staccarsi dall’ammirare cotanta bellezza: per quanto si sforzasse, finivano sempre nello stesso punto. Anna discorreva tenendosi sui gomiti, con l'intenzione di distrarre suo fratello e convogliarlo disinvoltamente verso il suo obiettivo. Mentre chiacchierava, Anna si muoveva di quel tanto giusto per far in modo che la sua vestaglia si aprisse sempre di più, finché le sue mutandine fossero visibili a Francesco, che ormai non staccava più gli occhi dalle cosce e mutandine della sorella. Il suo cazzo era da parecchio come un palo, lungo, teso, durissimo. Ad un certo punto, Anna si alzò e si sedette ai piedi di suo fratello, abbracciandogli le gambe ed appoggiando dolcemente la testa sulle sue ginocchia; si ritrovò con una guancia a ridosso di quella sbarra di ferro. Allora la sua voce ruppe il silenzio.
«Fratellino, ho l'impressione che stai molto male!
Questa cosa dura che sento sotto la guancia, deve farti molto male! Mi consenti di darti sollievo? Non puoi restare in questo stato.» Lui tentò una parvenza di inutile protesta. «Ma Anna, questo è immorale, cosa vuoi fare? Non possiamo... Non dobbiamo...» Le proteste di Francesco non riuscirono ad ottenere alcun effetto, perché, in quel momento, Anna aveva preso ad accarezzare il suo bellissimo ed ardente fallo da sopra i pantaloni. Lui chiuse gli occhi e si appoggiò allo schienale del divano. Anna, abilmente, allentò la cintura dei pantaloni, ne abbassò la cerniera e tirò giù appena l'elastico della biancheria intima, facendo sì da liberare quel bellissimo cazzo, ormai alla sua massima erezione. Come in adorazione, lo prese con entrambe le mani e se lo introdusse in bocca lentamente, quasi come ipnotizzata: era una cosa che non aveva mai fatto in vita sua. Francesco, che provava quella cosa per la prima volta, sobbalzò e fissò sua sorella, mentre era già intenta a succhiare freneticamente, come se in vita sua non avesse fatto altro. Il piacere che Francesco provava era notevole ed ebbe una specie di sussulto. «Anna! Oddio, Anna. Io… sto venendo!» Francesco cominciò a sborrare, spruzzando sperma direttamente nella gola della sorella. Era la prima volta che lei sentiva il sapore dello sperma e, all'inizio, ebbe come un conato di vomito. Francesco la teneva per la testa e, data l'impossibilità di sfilarlo, non aveva scelta: dovette accoglier lo sperma tutto in bocca ed ingoiarlo. Il gusto di quel seme le piacque così tanto, che non ne perse nemmeno una goccia, lasciando il pene di suo fratello pulito e lindo. Non appena ebbe finito il suo compito, Anna si alzò di fronte a suo fratello e si tolse la vestaglia. Sotto indossava un completo di mutandine e reggiseno di un bellissimo colore azzurro. Il suo corpo era strepitoso e Francesco non poté trattenersi dall'afferrarla per la vita e tirarla a sé.
La testa di lui era proprio all'altezza del suo bel seno. I suoi capezzoli erano così eretti che sembravano voler bucare il tessuto del reggiseno. Francesco ne prese uno con in bocca e cominciò a succhiarlo con infinita delizia, anche se ancora imprigionato nel tessuto. Le sensazioni di Anna erano incredibili. Sollevò le mani e, con un rapido movimento, slacciò la chiusura dell'indumento, lasciando le sue bellissime tette a completa disposizione del caro fratellino. Lui prese tra le mani quelle magnifiche poppe e le accarezzò dolcemente. Come un affamato, afferrò l'altro capezzolo e lo succhiò avidamente. Anna sospirò di gioia, era da tantissimo che non provava quelle dolci sensazioni nel suo corpo. Francesco, da persona inesperta in tema di sesso, non aveva proprio idea di cosa fare: stava abbracciando il corpo di sua sorella, senza far altro che succhiarle i capezzoli. Allora Anna dové prendere l'iniziativa. Aveva sempre desiderato saper cosa si prova quando un uomo ti lecca la fica. A suo marito non aveva mai osato chiederlo. Suo marito era troppo puritano. I rapporti sessuali con lui erano troppo schematici e privi di fantasia. Quando lui si impegnava un po’ di più, Anna, di tanto in tanto, avvertiva qualcosa che poteva somigliare ad un orgasmo, ma tutto era racchiuso sempre nella più classica normalità. In passato, a volte, quando l’eccitazione era eccessiva, lei usava le sue dita e con esse cercava di soddisfarsi nel silenzio più assoluto. Questa volta, invece, decise che era giunto il momento di imparare l'arte dell'amore e di insegnarla anche al caro fratello, affinché la soddisfazione di entrambi fosse assoluta. Con entrambe le mani, afferrò la testa di Francesco e la spinse lentamente verso il basso. Francesco sembrò capire e la sua lingua iniziò a tracciare dei cerchi sulla pancia della sorella. Lei insisté a spingere lentamente. Francesco sembrava aver paura di abbassarle le mutandine, ma lei lo incoraggiò. Con lei mani, afferrò quelle di lui, e le mise sull'elastico, incoraggiandolo a tirarle giù: lui lo fece con decisione. Abbassò le mutandine di Anna fino ai suoi piedi e gliele sfilò. Rimase assurdamente ammaliato nel contemplare quella stupenda fica che la sorella serbava tra le sue belle cosce. Impaziente, Anna gli prese di nuovo la testa e la diresse dolcemente verso il suo monte di Venere; quando Francesco percepì il delizioso profumo che proveniva da quell'orchidea, ne aspirò l'essenza, così da restarne inebriato: quel profumo gli penetrò nel cervello e lo fece impazzire.
