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Erotika
Sorella Sbagliata · Cap. 8
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Capitolo 8 di 10 22 min di lettura

Tre Ore da Fidanzata

Una notte sospesa tra ricatto, desiderio e normalità rubata porta Giulia nel letto di Franci.
Tra oggetti lasciati da Erika e attenzioni proibite, il confine tra gioco e scelta diventa sempre più pericoloso.

Alessia
2 mesi fa · 1.4k letture · 1

Si tirò su a sedere, allontanandosi dal mio corpo. Allungò il braccio verso il comodino e prese il telefono. Il mio stomaco si strinse in una morsa di panico. Pensai che stesse per premere invio, per far saltare in aria tutto visto che non riuscivo a darle l'attenzione totale che pretendeva.

Invece, sbloccò lo schermo. Aprì la chat con Erika. Mi guardò dritta negli occhi e il suo pollice premette sullo schermo.Elimina per tutti.

Il messaggio, la foto della sua guancia, la frase velenosa. Sparì tutto. Cancellato per sempre. Lo schermo tornò sulla lista delle chat. Lei bloccò il telefono e lo buttò sul pavimento, lontano dal letto.

Il silenzio nella stanza divenne assoluto. Rimasi senza parole, il cuore che mi batteva nel cranio. «Perché?» sussurrai, incapace di credere a quello che aveva appena fatto.

Giulia mi fissò, vulnerabile e bellissima. «Perché se resta lì, non saprò mai se mi stai scegliendo o se stai solo salvando lei.» Fece un respiro profondo, il petto nudo che si alzava. «Adesso non hai più una scusa.»

Era il punto di non ritorno. La dinamica era appena stata ribaltata. Non aveva più l'arma, non aveva più il controllo. Si era messa completamente, disperatamente nelle mie mani.

«Adesso puoi cacciarmi,» mormorò, abbassando lo sguardo sulle lenzuola stropicciate.

«Lo so.»

«E allora?»

Non risposi con le parole. Le presi il viso tra le mani e la baciai. E in quel bacio c'era il vero, imperdonabile tradimento. Non l'avrei mandata via. Potevo farlo, ero salvo, eppure restavo. Sceglievo lei.

La spinsi all'indietro sul materasso, mettendomi tra le sue gambe. Le slacciai i jeans e glieli sfilai facendoli scivolare lungo le caviglie, portandomi via anche l'intimo. Invece di risalire, rimasi inginocchiato ai piedi del letto. Le afferrai le cosce, morbide e calde, e gliele allargai. Giulia sussultò, il viso che le diventava di colpo rosso fuoco per l'imbarazzo e l'eccitazione di trovarsi così esposta, nella luce della mia camera, senza filtri.

Mi chinai su di lei, affondando il viso nella sua intimità. La sua pelle profumava di giovinezza e di sudore ansioso. La mia lingua scattò in avanti, leccandola con movimenti ampi, dal basso verso l'alto. Giulia emise un gemito acuto, strozzato, e istintivamente le sue cosce scattarono, stringendo con forza la mia testa in una morsa disperata. Non mi fermai. Usai le mani per tenerle aperti i fianchi e iniziai a succhiare il suo clitoride gonfiato, accarezzandolo con la punta della lingua in modo circolare, bagnandolo con la mia saliva. L'aiutai con due dita, scivolando dentro di lei. Era bagnata, ma tesa. I miei movimenti si coordinarono: la bocca implacabile sul suo centro di piacere e le dita che la massaggiavano dall'interno.

«Franci... ah... Dio...» urlò di piacere, inarcando la schiena così tanto che i suoi seni si sollevarono dal materasso. Le sue mani si aggrapparono alle lenzuola sopra la quale dormo con Erika, stringendole fino a far sbiancare le nocche.

Mi sollevai, spostandomi sopra di lei. Giulia, ansimante e con gli occhi annebbiati dal desiderio, allungò una mano verso la mia erezione, provando a stringermi e a segarmi, ma la fermai dolcemente per il polso. Allungai la mano verso il cassetto del comodino. Lo aprii e tirai fuori un preservativo. Era la stessa marca che usavo con Erika. Quelli che compravamo insieme al supermercato. Infilarmelo davanti agli occhi di sua sorella aveva un peso psicologico devastante.

Mi posizionai tra le sue gambe, appoggiandomi al suo ingresso. Provai a spingere con una pressione lenta. Giulia trattenne il fiato, stringendo i denti. Era tesa, il turbine emotivo della giornata le aveva irrigidito i muscoli, e l'attrito del lattice sulla sua pelle ci fece fermare quasi subito.

Giulia guardò oltre la mia spalla. Guardò la boccetta azzurra sul comodino. «Adesso voglio una cosa sua,» mormorò.

Mi bloccai. «Giulia...»

«No.» Alzò il viso verso di me, gli occhi limpidi. «Non per farle male. Perché voglio che anche una cosa lasciata da lei mi tocchi senza farmi sentire fuori posto. Voglio che per stanotte sia mio.»

Era un desiderio di appartenenza storto e bellissimo. Allungai la mano, presi la boccetta e versai il gel freddo sulle mie dita. Glielo spalmai delicatamente, massaggiando il suo ingresso, e poi ne aggiunsi sul lattice.

Mi riposizionai. Questa volta, complice il lubrificante di sua sorella, scivolai dentro di lei con una fluidità perfetta. Giulia lanciò un sospiro lungo, vibrante, le pareti della sua figa, strettissime, che avvolgevano il mio cazzo aderendo come un guanto caldo. «Così...» sussurrò, le lacrime che le inumidivano di nuovo le ciglia.

Iniziai a muovermi. Lento, dolce. Non c'era la foga rabbiosa del sesso punitivo. C'era un'intimità spaventosa. Le baciai le guance, le palpebre, il naso, per calmarla, per rassicurarla. Piano piano, l'intensità iniziò a salire. Il suono umido dei nostri corpi che sbattevano riempì la stanza. Il sudore ci incollava la pelle. Affondavo in lei fino in fondo, ritraendomi e spingendo di nuovo, il lubrificante che rendeva ogni movimento uno schiocco osceno e perfetto. I suoi gemiti diventarono più alti, ritmici.

Mentre il piacere ci spingeva verso il limite, Giulia mi strinse le spalle, conficcandomi le unghie nella carne. «Dillo,» ansimò, guardandomi dritto negli occhi.

«Cosa?» risposi, il fiato corto.

«Che adesso non stai pensando a lei.»

Esitai, una frazione di secondo in cui il ritmo delle mie spinte si fece più profondo.

«Non ti chiedo domani,» continuò lei, la voce rotta dal piacere imminente, stringendomi il viso tra le mani. «Non ti chiedo per sempre. Ti chiedo adesso.»

La guardai. Guardai la sua guancia impercettibilmente segnata, i suoi occhi in cui stavo annegando, il suo corpo che accoglieva il mio. E la barriera crollò. «Adesso voglio te,» le dissi, la voce roca e ferma, spingendo dentro di lei con tutta la forza che avevo.

Quella frase la spezzò in due. Non era una sostituzione. Era un desiderio diretto, puro, rivolto a lei. L'orgasmo di Giulia esplose in quell'istante. Gridò il mio nome, le sue pareti si contrassero attorno a me in spasmi violentissimi e serrati, un climax intenso, totale, che mi trascinò con sé oltre l'orlo del precipizio. Venni nel preservativo dentro di lei con un lamento sordo, svuotandomi completamente, lasciandomi cadere sul suo petto sudato, il cuore che mi rimbombava nelle orecchie.

Rimanemmo in silenzio per un tempo indefinito. L'aria della stanza si stava rinfrescando. Eravamo un groviglio di gambe e lenzuola stropicciate. Giulia era rannicchiata contro il mio fianco, la testa posata sul mio petto. Il suo respiro solleticava la mia pelle.

Non c'era panico, non ancora. C'era uno spazio sospeso, un minuto in cui Giulia stava provando davvero a vivere la sua fantasia.

«E adesso cosa fate di solito?» chiese all'improvviso, la voce morbida, pigra.

Sospirai, accarezzandole distrattamente la spalla. «Chi?»

«Tu e lei.»

Deglutii. Ma decisi di assecondarla, di restare in quel gioco di ruolo. «A volte parliamo. A volte lei è stanca per i turni in ospedale e si addormenta quasi subito.»

Giulia si strinse un po' di più contro di me. «Allora parla.»

«Di cosa?»

«Di una cosa normale.»

Era devastante. Aveva avuto il sesso, il potere, aveva scatenato un inferno psicologico, ma ora, in quel letto, voleva solo una cosa fottutamente normale.

Feci un respiro. E le raccontai dell'amministratore del condominio, di un vecchio del terzo piano che si era messo a urlare per l'orario in cui veniva passata l'aspirapolvere sulle scale, e della bolletta del Wi-Fi che stavano cercando di addebitarmi due volte. Una storia noiosissima, banale, stupida.

Lei ascoltò in silenzio. Teneva gli occhi chiusi, e per tre, lunghissimi minuti, sembrò davvero la mia ragazza, distesa nel mio letto dopo aver fatto l'amore, mentre la città fuori continuava a girare. Era un quadro di domesticità perfetta, eppure irrimediabilmente marcio alla radice.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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