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Erotika
Sorella Sbagliata · Cap. 1
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Capitolo 1 di 10 26 min di lettura

L’odore della sua figa

l’evento scatenante che fa nascere la forte attrazione che franci prova per giulia.

Alessia
6 mesi fa · 3k letture · 5

Non risposi. Mi chinai su di lei, catturando le sue labbra in un bacio vorace, disordinato, mescolando i nostri respiri. La mia lingua cercò la sua mentre continuavo a spingere con forza, sentendo il calore umido della sua intimità stringersi intorno a me in spasmi sempre più frequenti. Erika si aggrappò alle mie spalle, le unghie che mi graffiavano leggermente la pelle sudata.

Non facevo l'amore con lei; stavo sfogando un'ossessione. I suoi seni perfetti pressati contro il mio petto, il suo corpo che rispondeva a ogni mio comando… era tutto fantastico, ma la mia mente era fottutamente altrove, alimentata da un feticismo deviato che si era appena risvegliato.

«Franci… sto per… ci sono…» mormorò contro la mia bocca, il corpo che si irrigidiva come una corda di violino.

Aumentai il ritmo, sordo a tutto il resto. L'attrito, il calore e l'immagine mentale di quel frammento di pizzo color carne chiuso nel mio zaino mi portarono oltre il limite. Raggiunsi il climax con un gemito rauco, sordo, svuotandomi dentro di lei mentre Erika tremava sotto di me, travolta da un orgasmo violento che la lasciò senza fiato, persa in me.

Crollai di lato, il respiro pesante che fischiava nel silenzio della stanza. Erika si rannicchiò immediatamente contro il mio fianco, posando la testa sul mio petto coperto di sudore. La sua mano scivolò pigramente sul mio addome.

«Mio dio…» sussurrò, con un sorriso stanco e appagato sulle labbra. «Oggi eri letteralmente insaziabile. Che ti è preso?» Le accarezzai distrattamente i capelli biondi, gli occhi fissi sul soffitto buio. «Avevo solo molta, molta voglia di te,» mentii, la voce ancora roca, recitando la parte del fidanzato perfetto.

Rimanemmo così per un po', coccolandoci nel buio. Erika mi parlò a mezza voce dell'università, di un esame che la preoccupava, e di come, in fondo, sperava che Giulia crescesse in fretta per non doverci litigare tutti i giorni. Ascoltavo il suono della sua voce diventare sempre più lento, impastato dal sonno e dalla stanchezza del sesso.

Quando il suo respiro si fece profondo e regolare, guardai la sveglia sul comodino. Era l'una passata.

«Eri,» le sussurrai dolcemente, baciandole la fronte. «Amore, dormi. Io devo andare a casa, domani mi alzo presto.» Lei mugugnò qualcosa di incomprensibile, stringendosi le coperte addosso. «Mmh… ok… scrivimi quando arrivi… ti amo.» «Anche io. Buonanotte.»

Mi alzai dal letto cercando di non fare rumore. Mi infilai i boxer, i jeans e la maglietta nel buio. Mi caricai lo zaino in spalla, il peso di quel segreto nascosto in fondo alla tasca sembrava quasi scottarmi la schiena e uscii dalla stanza, chiudendo la porta con un clic quasi impercettibile.

Il corridoio della casa era immerso nell'oscurità e in un silenzio tombale.

Feci per dirigermi verso l’ingresso, ma i miei piedi si piantarono sul parquet. In fondo al corridoio, la porta della camera di Giulia era socchiusa, lasciando filtrare una lama di luce lunare dalla finestra.of

Il mostro dentro di me prese il sopravvento. Non potevo andarmene senza prima guardarla. Solo per un fottuto secondo.

Mi avvicinai come un fantasma, spingendo la porta con la punta delle dita per aprirla quel tanto che bastava.

La stanza odorava di vaniglia e del suo profumo leggero. Giulia era stesa sul suo lettino singolo, profondamente addormentata. Il lenzuolo estivo era scivolato via, gettato a terra dalla calura o dall'irrequietezza.

Indossava un pigiama estivo: una canottiera bianca di cotone leggero e un paio di pantaloncini morbidi a quadretti, così corti da rivelare la linea perfetta e tornita delle cosce. Era stesa di lato, voltata verso la porta. Il respiro sollevava il suo torace in un ritmo calmo e infantile, le labbra leggermente socchiuse, il viso rilassato e privo di tutta quell'arroganza che usava come scudo da sveglia.

Ma il mio sguardo non si fermò sul suo viso. Scivolò verso il fondo del letto.

Giulia aveva le gambe leggermente piegate e i suoi piedi nudi sporgevano oltre il bordo del materasso, esposti alla luce fioca della stanza. Piccoli, delicati, con l'arco plantare rilassato. Fissai quei piedini scalzi nel buio, ricordando la sensazione della sua pelle accaldata contro i miei palmi solo poche ore prima.

Era l'immagine della purezza e dell'innocenza adolescenziale. Una sorellina minore che dormiva. Ma nella mia testa, ormai deviata e corrotta, era diventata la mia preda perfetta.

Deglutii a fatica, la mano stretta attorno alla cinghia dello zaino dove riposava il suo intimo rubato. Rimasi a fissarle i piedi nudi per lunghissimi istanti, assecondando la morsa oscura allo stomaco.

Il silenzio della camera era rotto solo dal fruscio ritmico del suo respiro. La mano che stringeva la cinghia dello zaino tremava. L’immagine di lei addormentata, così vicina e così ignara, fece saltare l’ultimo barlume di razionalità che mi era rimasto dopo il sesso con Erika.

Non potevo andarmene. Non ancora.

Feci un passo avanti, poi un altro, finché le mie ginocchia non sfiorarono il bordo del suo letto. Mi chinai su di lei, trattenendo il fiato. L’odore di vaniglia e di pelle pulita mi investì, mescolandosi al ricordo di quell'odore più muschiato che avevo impresso nelle narici. Allungai una mano, con una lentezza agonizzante. Le dita sfiorarono il tessuto della canottiera bianca, scivolando verso la curva morbida del suo seno.

La palpai con una delicatezza estrema, sentendo sotto il cotone leggero la consistenza soda e calda della sua carne. Giulia emise un piccolo mugugno nel sonno, ma non si svegliò. Incoraggiato, feci scivolare la mano più in basso per raggiungere il suo sedere. Il contatto con i pantaloncini sottili mi fece scattare una scarica elettrica lungo la colonna vertebrale. Strinsi la carne soda del suo gluteo nel palmo, saggiandone la compattezza, perdendomi nella rotondità di quel corpo minuto.

Ero posseduto. La afferrai per le spalle e, con un movimento millimetrico, la girai sulla schiena. Giulia si lasciò manovrare come una bambola di pezza, sistemandosi con un sospiro profondo che le fece sollevare il petto. Mi misi sopra di lei, puntando i gomiti e le ginocchia sul materasso per non schiacciarla con il mio peso,

La mia mano tornò sul suo seno, stringendolo con più foga stavolta, mentre chinavo il viso sul suo collo. Le diedi dei baci impercettibili, sfiorando la pelle bollente con la punta della lingua, risalendo verso il lobo dell'orecchio. «Giulia...» sussurrai, un soffio che non avrebbe dovuto uscire, mentre sentivo il suo calore invadermi i sensi.

Ero a un millimetro dal perdere totalmente il controllo. La mia erezione che quasi premeva contro il suo inguine, il cuore batteva così forte che temevo potesse svegliarla. Stavo per infilarle una mano sotto l'elastico dei pantaloncini, pronto a reclamare quel piacere che l'avevo visto darsi da sola poche ore prima.

Poi, un rumore. Uno scricchiolio nel corridoio o forse solo il peso della mia coscienza che crollava.

Mi bloccai. Guardai il suo viso angelico, le ciglia lunghe che le sfioravano le guance, la bocca socchiusa. Cosa cazzo sto facendo? Il pensiero mi colpì come uno schiaffo. Se si fosse svegliata, se Erika fosse uscita dalla stanza... sarebbe stata la fine di tutto.

Mi staccai da lei con uno scatto brusco, il respiro rotto e la fronte imperlata di sudore freddo. Indietreggiai barcollando verso la porta, il battito accelerato dal terrore e dalla bramosia. Uscii dalla stanza senza guardarmi indietro, infilando la porta di casa e ritrovandomi nell'aria fresca della notte.

Tornai a casa guidando come un automa. Non appena richiusi la porta della mia camera, il silenzio divenne il mio peggior nemico. Mi spogliai freneticamente, gettando i vestiti a terra, e mi infilai sotto le coperte.

Aprii lo zaino.

Recuperai quel frammento color carne, le sue mutandine ancora leggermente umide e appallottolate. Me le premetti contro il viso, affondando il naso nel tessuto, inalando in modo ossessivo quell'odore intimo, salato e muschiato che era rimasto intrappolato nelle fibre.

Iniziai a darmi piacere con una mano, mentre con l'altra stringevo lo slip contro la bocca. Ogni immagine di quel giorno mi travolse: la lite in camera di Erika, lei che inciampava sui tacchi, le sue dita che affondavano tra le cosce sul bordo del bidet, i suoi piedi nudi che sporgevano dal letto.

Raggiunsi il climax in pochi istanti, un'esplosione violenta e solitaria che mi lasciò svuotato e tremante nel buio.

Restai immobile, con il fiato corto, fissando il soffitto. Le mutandine di Giulia erano ancora lì, tra le mie dita. Mi sentivo un pezzo di merda. Un predatore che aveva tradito la fiducia di chi amava. Eppure, mentre il senso di colpa mi schiacciava il petto, sapevo che non avrei smesso. Ormai la miccia era accesa.

Era la sorellina della mia fidanzata. Ed era l'unica cosa che desideravo al mondo.

Prima di andare avanti…

Com'è finora?

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Alessia

Scrivo racconti da poco e spero davvero possano piacere!

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