Vai al contenuto
Erotika
Campo Estivo - Vol.1 · Cap. 2
Aa
Dimensione testo
Tema
Salva
Capitolo 2 di 11 28 min di lettura

Sfregamenti Proibiti nel Buio

La gelosia infiamma il bungalow, facendo esplodere la tensione accumulata in una lussuria disperata. Corpi nudi e sudati si avvinghiano nel buio, arrivando a un solo, fatale millimetro dal punto di non ritorno.

Asiadu01
5 mesi fa · 1.5k letture · 9

Ridacchiò, per poi fissarmi con un sorriso sghembo, gli occhi resi languidi dalla sbronza.

«E mi raccomando, Ale...» strascicò le parole, ammiccando in modo così plateale che l'intera tavolata piombò nel silenzio. «So che la tentazione è tanta. Sette settimane, chiuso in un campo, beato tra le donne... ma cerca di non fare il dongiovanni con le mie ragazze.»

Si leccò il labbro superiore, lasciando scivolare lo sguardo sul mio torace per poi risalire, abbassando la voce in un sussurro rauco che rimbombò nel salone silenzioso.

«Scegline solo una da portarti a letto, eh. Non farcele litigare tutte per colpa tua.»

Il gelo.

Per un secondo lunghissimo si sentì solo il ronzio del frigorifero in cucina. Sotto il tavolo, il ginocchio di Anna si staccò dal mio di scatto. Vidi con la coda dell'occhio il suo viso, il collo e persino le spalle tingersi di un rosso violento per l'imbarazzo, mentre abbassava la testa fissandosi le mani.

Anto, di fronte a me, sembrava sul punto di esplodere. Il suo petto si alzava e si abbassava a un ritmo folle, gli occhi ridotti a due fessure omicide. La sola idea che io potessi portarmi a letto qualcuna in quel campo la stava divorando viva, una gelosia così tossica da essere quasi palpabile.

Dall'altra parte del tavolo, Tracy scoppiò in una risatina bassa, gutturale e incredibilmente erotica. Inclinò la testa, fissandomi con la sua solita espressione da predatrice che ha appena fiutato il sangue. Sembrava voler dire: ha ragione, ragazzino, vediamo chi scegli. E persino Fiona, per una frazione di secondo, alzò gli occhi dallo schermo, squadrandomi da dietro le lenti degli occhiali con un'indecifrabile aria di sfida, prima di tornare a ignorarmi.

Ero circondato. Sudavo freddo, il cuore che mi batteva all'impazzata contro le costole, schiacciato dall'imbarazzo ma, allo stesso tempo, attraversato da un'erezione fulminea e dolorosa causata da quell'immagine esplicita evocata da Maria davanti a tutte loro.

La cena si sciolse in un misto di sbadigli, imbarazzo residuo e le ultime risate alcoliche di Maria. Anto si alzò di scatto, fulminandomi con un’occhiata carica di veleno e intimandomi a denti stretti di "non fare troppo tardi", prima di marciare a passi pesanti verso il nostro bungalow. Tracy e Fiona sparirono insieme nel buio, mentre Maria si trascinò verso il suo alloggio borbottando tra sé e sé.

Io e Anna restammo da soli. Senza dircelo, ci incamminammo fianco a fianco verso l'area della piscina, lontani dai bungalow, per goderci un po' di fresco prima di chiuderci nelle stanze.

L'acqua azzurra, illuminata dai faretti sul fondo, creava riflessi ipnotici. Ci sedemmo vicini sul bordo in pietra ruvida, togliendoci le scarpe per immergere i piedi e i polpacci nell'acqua rinfrescante. L'odore del cloro si mischiava a quello dei pini.

«Okay, te lo devo chiedere,» esordii, rompendo il silenzio e girandomi verso di lei con un sorriso divertito. «Da uno a dieci, quanto volevi sotterrarti quando Maria ha fatto quell'uscita a fine cena?»

Anna scoppiò a ridere, una risata fresca e genuina che la costrinse a coprirsi il viso con le mani. «Dodici. Assolutamente dodici. Penso di aver raggiunto una sfumatura di rosso che la scienza ancora non ha catalogato.»

Mentre rideva, il tessuto leggero del suo vestitino estivo si tese, mettendo in risalto la rotondità dolce e contenuta del suo petto. Era una sensualità così naturale, priva di qualsiasi malizia o ostentazione, che la rendeva calamitante senza che lei facesse il minimo sforzo.

«Tranquilla, credo che il mio viso fosse della stessa tonalità,» le risposi, muovendo le gambe nell'acqua. «Maria ha decisamente un modo tutto suo per farti sentire a casa.»

«È... un uragano,» concordò Anna, abbassando le mani e guardando l'acqua increspata. Poi, con un sorriso furbo che non le avevo ancora visto, mi diede una leggera spallata amichevole. «Però ammettilo, Ale. L'idea di essere 'il prescelto' in un campo pieno di ragazze ti ha lusingato almeno un po'.»

«Ehi, non mettermi in bocca parole che non ho detto!» finsi di difendermi, alzando le mani in segno di resa. «Io sono qui per lavorare. E, tra l'altro, mi tocca la fascia d'età peggiore. Domani avrò a che fare con ragazzini in piena crisi ormonale. Altro che beato tra le donne, farò la fine del martire.»

Anna sorrise di nuovo, e nel girarsi verso di me, il suo ginocchio bagnato sfiorò accidentalmente il mio. Fu un contatto leggerissimo, scivoloso e fresco per via dell'acqua, ma mi mandò una piccola scossa dritta alla base dello stomaco. Nessuno dei due si ritrasse subito.

«Dai, te la caverai,» mi incoraggiò, gli occhi grandi e luminosi che brillavano alla luce della luna. Poi il suo sorriso si allargò, illuminandole il viso. «E poi lavorerai con Simona! Devi sapere che lei è la mia migliore amica, la conosco da una vita. Vedrai, è una forza della natura, con i ragazzini più grandi ci sa fare in un modo incredibile, sanno che con lei non si scherza ma la adorano. Praticamente ti salverà la vita e farà lei gran parte del lavoro.»

«Davvero?» risposi, genuinamente sollevato, allentando la tensione nelle spalle. «Beh, questa è la migliore notizia della serata. Speriamo solo non si accorga subito che io brancolo nel buio. Tu invece sei pronta per la 'squadra asilo' con Anto? Ti avverto, è la mia migliore amica, ma quando si mette in testa di comandare può essere più dispotica di Maria.»

Anna fece una piccola smorfia giocosa, arricciando il naso. «Me ne sono accorta a cena. Sembra... molto protettiva nei tuoi confronti.»

«È solo abituata ad avermi sempre intorno,» tagliai corto, non volendo rovinare il momento parlando di Anto.

L'atmosfera era rilassata, quasi magica. Anna tirò fuori le gambe dall'acqua, portandole al petto e abbracciandosi le ginocchia. Le gocce d'acqua scivolavano lungo la sua pelle chiara e liscia dei polpacci, brillando sotto i faretti della piscina. La guardai di profilo: il collo sottile, le labbra morbide socchiuse, quel senso di pace che emanava. Era il perfetto opposto dell'aggressività di Tracy o della freddezza di Fiona. Con lei si respirava.

Rimanemmo lì ancora un po', a scherzare sui possibili giochi da far fare ai bambini domani e a inventarci scenari disastrosi in cui i ragazzini prendevano in ostaggio la mensa. La chimica tra noi era innegabile, scorreva fluida e senza forzature, fatta di battute complici e sguardi che indugiavano un secondo in più del necessario.

«Si è fatto tardi,» disse infine lei, sciogliendo l'abbraccio alle ginocchia e alzandosi in piedi. Si sistemò il vestito, che le ricadde morbidamente sui fianchi. «Domani è il grande giorno. Meglio riposare.»

Mi alzai anch'io, passandomi una mano tra i capelli. «Già. Il grande inizio.»

«Buonanotte, Ale,» mi disse, regalandomi un ultimo sorriso dolce e un po' timido prima di voltarsi.

«Notte, Anna.»

La guardai allontanarsi verso il suo bungalow, la camminata leggera, godendomi la sensazione di tranquillità che mi aveva lasciato addosso. Eppure, mentre mi voltavo per dirigermi verso il mio alloggio, sapevo perfettamente che quella pace era solo un'illusione. Varcata la porta della stanza numero quattro, avrei dovuto fare i conti con l'uragano Anto.

Varcai la soglia del bungalow numero quattro preparandomi psicologicamente all'impatto, pronto a schivare insulti o oggetti volanti. Invece, fui accolto solo dal ronzio del piccolo frigorifero e da un silenzio denso.

La stanza era buia, illuminata solo dal bagliore freddo dello schermo del telefono di Anto. Era stesa sul suo letto, a pancia in su. Quando chiusi la porta, abbassò il cellulare e mi guardò. Indossava soltanto un completino per la notte: una canottierina di seta striminzita con le spalline sottilissime, che le fasciava il seno morbido lasciando ben poco all'immaginazione, e un paio di culotte abbinate che le scoprivano quasi del tutto le cosce piene e abbronzate.

L'aria nella stanza era viziata, calda, impregnata del profumo dolce della sua crema per il corpo. Mi tolsi le scarpe e mi lasciai cadere di peso sul mio materasso, a poco più di un metro dal suo.

«Hai finito di fare il casanova a bordo piscina?» mormorò lei. La voce non era tagliente o furiosa come mi aspettavo. Era stanca. Svuotata.

«Stavamo solo parlando, Anto. Cercando di smaltire la follia di Maria,» risposi, passandomi le mani sul viso. «Oggi è stata... una giornata allucinante. Dall'inizio alla fine.»

Lei sospirò, girando la testa sul cuscino per guardarmi. Nel buio, i suoi occhi allungati sembravano più grandi. «Lo puoi dire forte. Questa storia della convivenza, le altre ragazze, Maria che sclera... mi sento come se mi avessero buttata in un frullatore.» Si fermò un istante, mordicchiandosi il labbro inferiore. «E... questa stanza è un buco, Ale. Credo che ci stia dando alla testa a entrambi.»

Era la sua versione di una scusa. Un'ammissione di vulnerabilità che da Anto arrivava raramente. Mi girai sul fianco verso di lei, piegando un braccio sotto la testa.

«Sì, ci sta decisamente fottendo il cervello,» ammisi, la voce bassa. «Senti... mi dispiace per prima. Per aver alzato la voce. E... per la doccia. Non volevo farti sentire a disagio. È solo che ero carico di tensione e volevo un momento per me.»

Anto abbassò lo sguardo sulle proprie mani appoggiate sul ventre scoperto. Il petto le si alzò in un respiro profondo, e la seta della canottiera si tese sulle sue curve. «Mi hai spiazzata,» confessò in un sussurro. «Aprire quella porta e trovarti in quel modo... mi ha fatto uno strano effetto. Insomma, sei il mio migliore amico, non sono abituata a vederti... così.»

Indice dei capitoli
9 Cap. 3

Commenti

CallMeHot
Salva in una lista