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Erotika
Campo Estivo - Vol.1 · Cap. 2
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Capitolo 2 di 11 28 min di lettura

Sfregamenti Proibiti nel Buio

La gelosia infiamma il bungalow, facendo esplodere la tensione accumulata in una lussuria disperata. Corpi nudi e sudati si avvinghiano nel buio, arrivando a un solo, fatale millimetro dal punto di non ritorno.

Asiadu01
5 mesi fa · 1.5k letture · 9

Si fermò al nostro lato del tavolo, guardandoci dall'alto in basso con un sopracciglio sollevato.

«Fiona,» bofonchiò, la voce bassa e priva di qualsiasi entusiasmo.

«Ale,» risposi, sperando di non sembrare imbambolato.

Anto si raddrizzò subito sulla sedia, accavallando le gambe per mostrare le cosce e sfoderando un sorriso fiero. «Io sono Anto. Piacere nostro,» disse, con quel tono da chi vuole stabilire subito le gerarchie.

Anna, dal canto suo, le fece un piccolo sorriso sincero, abbassando lo sguardo sulle mani intrecciate in grembo. «Ciao... io sono Anna.»

Fiona le guardò entrambe per mezzo secondo. Non fece il minimo sforzo per rispondere al sorriso di Anna né si lasciò scalfire dall'atteggiamento di Anto. Fece un cenno impercettibile col capo, come per dire sì, vabbè, e si allontanò con la sua camminata sinuosa. Andò a sedersi esattamente di fianco a Tracy, all'estremo opposto del tavolo. Afferrò una mela, si infilò le cuffiette nelle orecchie e si isolò completamente nei cazzi suoi, lasciando Anto con la bocca mezza aperta per essere stata snobbata in quel modo.

Sinceramente, dell'apparente astio tra Maria e Tracy, del continuo, disperato bisogno di Anto di mettersi in mostra con le più grandi e dell'asocialità cronica di Fiona, me ne fotteva meno di zero. Avevo passato una giornata infernale, il mio corpo era ancora un groviglio di tensione inespressa, e l'unica cosa che mi interessava in quel momento era la ragazza seduta accanto a me.

Per tutta la cena, il resto della tavolata divenne solo un rumore di fondo. Io e Anna finimmo per creare una piccola bolla isolata, ed era incredibile quanto fosse facile parlare con lei.

«Se questo campo estivo fosse un videogioco GDR,» le sussurrai, sporgendomi verso di lei in modo che solo lei potesse sentirmi, «Maria sarebbe palesemente il boss finale da sconfiggere per poter tornare a casa vivi.»

Anna scoppiò in una risata cristallina, coprendosi la bocca con il dorso della mano. Nel farlo, il suo respiro si fece più profondo, e il tessuto leggero del vestito si tese, mettendo in risalto la rotondità contenuta ma perfetta del suo seno. Era una sensualità così naturale e priva di malizia da risultare cento volte più eccitante di qualsiasi scollatura vertiginosa.

«E noi chi saremmo in questa squadra?» rispose lei, i suoi occhi vivi e luminosi che brillavano di puro divertimento. «Gli NPC di livello uno che le devono portare le pozioni di mana e subire i suoi insulti?»

«Parla per te,» ribattei con un sorriso sghembo, accorciando impercettibilmente la distanza tra noi. Sotto il tavolo, il mio ginocchio sfiorò il suo. Fu un contatto leggerissimo, ma nessuno dei due si ritrasse. Il calore della sua pelle attraverso il tessuto mi mandò una piccola, piacevole scossa lungo la gamba. «Io sono chiaramente il paladino del gruppo. E tu, potresti essere la nostra guaritrice. Hai decisamente la faccia da guaritrice.»

Anna si morse il labbro inferiore, un gesto che attirò immediatamente la mia attenzione su quella bocca morbida e invitante che avrei tanto voluto assaggiare qualche ora prima sui materassini. «Non sottovalutarmi, Paladino,» mormorò lei, il tono che da dolce si fece improvvisamente più giocoso e complice. «Potrei avere un paio di incantesimi offensivi nascosti nella manica.»

Quel feeling immediato era inebriante. Ma non passò inosservato.

«Di che diavolo state parlando? Quali incantesimi?» si intromise Anto, sporgendosi in avanti oltre il tavolo.

Il movimento fu calcolato al millimetro per far ricadere i suoi capelli castani all'indietro e mettere in mostra il seno morbido, compresso in modo quasi doloroso nel suo top scollato. Ci guardava male, con gli occhi allungati ridotti a due fessure cariche di gelosia. Cercava disperatamente di infilarsi nella nostra conversazione, non sopportando di vedermi dedicare tutte quelle attenzioni a un'altra ragazza, specialmente dopo quello che era successo nel nostro bagno.

«Niente che possa interessarti, Anto,» la liquidai freddamente, senza nemmeno guardarle la scollatura. «Parliamo di DnD e roba da nerd. Niente che tu possa trovare nei trend di TikTok.»

Anto sbuffò in modo plateale. Si ributtò all'indietro sulla sedia, incrociando le braccia sotto il seno per enfatizzarlo ancora di più, e mise su un broncio irritato, iniziando a scuotere la gamba nervosamente.

Dall'altra parte del tavolo, la situazione stava degenerando. Maria ci stava dando dentro con le birre, una dopo l'altra. Il suo viso era già rubicondo e la sua voce squillante rimbombava per tutto il salone.

«E vi giuro, nel duemilaventi ho fatto piangere tre animatori in una sola settimana!» urlò Maria, sventolando una mezza pinta di birra, mentre il suo petto abbondante sussultava sotto la maglietta a ogni sua risata sguaiata. «Uno se n'è pure andato piangendo dalla madre! Qui dentro o avete le palle, o vi mangio vivi!»

Più in là, ignorando completamente i deliri alcolici della capoanimatrice, Fiona e Tracy sembravano aver trovato una loro macabra sintonia. Erano vicinissime, le teste chine l'una verso l'altra. Parlavano a bassa voce, scambiandosi sorrisi piccoli, quasi taglienti. L'immagine di quelle due insieme era letale: l'esibizionismo provocante e perverso di Tracy mescolato alle curve pesanti, femminili e all'atteggiamento scostante di Fiona. Una miscela che avrebbe fatto sudare freddo chiunque.

Ma a me non importava. Mi voltai di nuovo verso Anna. Lei mi stava guardando, un piccolo sorriso che le increspava le labbra. Il profumo di vaniglia e pulito che emanava sembrava cancellare l'odore di birra e tensione della mensa.

«Lasciali perdere,» le sussurrai, abbassando la voce fin quasi a sfiorarle la spalla con la mia. Sotto il tavolo, premetti un po' di più la mia coscia contro la sua. Anna sussultò leggermente, ma invece di allontanarsi, si inclinò verso di me, la nostra vicinanza che diventava sempre più elettrica e sensuale.

«Meno male che ci sei tu,» mi sussurrò di rimando, gli occhi incatenati ai miei, carichi di una promessa silenziosa. «Credo che questa squadra avrà davvero bisogno di un paladino.»

Tra l'alcol, le risate sguaiate di Maria e le occhiate infuocate che attraversavano il tavolo, la cena scivolò verso la fine. L'aria nel salone di legno si era fatta pesante e carica di odori: quello forte del cibo si mescolò presto all'aroma del caffè e al profumo pungente degli amari che i cuochi ci portarono su un vassoio d'acciaio.

Maria si versò un bicchierino colmo di liquore scuro, se lo buttò giù in un solo sorso e sbatté il vetro sul tavolo con un colpo secco che ci fece sobbalzare. Aveva le guance arrossate e gli occhi lucidi, decisamente su di giri.

«Bene, pulcini, prima che andiamo tutti a svenire nei letti, è il momento di dare i ruoli,» annunciò, appoggiandosi allo schienale con un sospiro pesante che fece sussultare il suo seno prosperoso. «Voglio le squadre operative da domattina alle otto in punto.»

Si passò una mano tra i capelli rossi e scompigliati, puntando il dito verso Anto e Anna.

«Antonella e Anna. Voi due siete la squadra asilo. Vi beccate i piccoli, dai quattro ai nove anni. Voglio vedere disegni, canzoncine e pisolini rispettati.»

Anto si irrigidì all'istante. Strinse le labbra, chiaramente irritata dall'idea di essere stata accoppiata con Anna e, soprattutto, separata da me. Anna, invece, mi lanciò un'occhiata di sottecchi, sfoderando un piccolo sorriso rassicurante, come a dirmi che ce l'avrebbe messa tutta.

«Ale,» continuò Maria, spostando i suoi occhi scuri e predatori su di me. «Tu hai l'onore e l'onere dei più grandi. Fascia dieci-quattordici anni. Ormoni a mille e zero voglia di ascoltare. Lavorerai in coppia con Simona, l'animatrice che arriva domani mattina.»

Sentii Anto sbuffare dal naso come un toro inferocito. Sotto il tavolo, la sua gamba iniziò a tremare per il nervosismo, sfiorandomi il polpaccio in un gesto possessivo che ignorai deliberatamente. L'idea di lavorare con una ragazza che non conoscevo mi incuriosiva, ma ammetto che una piccola parte di me avrebbe voluto passare le giornate nel "bunker" dei materassini con Anna.

«E per finire,» concluse Maria, voltandosi verso l'altro lato del tavolo con un sorriso che era un misto tra il perfido e il divertito, «Tracy e Fiona. Siete le regine del teatro. Copione degli altri anni: preparate gli spettacoli e gestite le due fasce d'età nei turni pomeridiani. Cercate di non traumatizzare nessuno.»

Fiona non alzò nemmeno lo sguardo dal telefono, limitandosi a un minuscolo cenno del capo, mentre la sua maglietta si tendeva leggermente sul seno pieno a ogni suo respiro annoiato. Tracy, invece, incrociò le gambe nude sotto il tavolo, si inumidì le labbra carnose e mi piantò gli occhi addosso con un'intensità che mi fece bruciare la pelle.

Poi, Maria si sporse in avanti, appoggiando i gomiti sul tavolo. Il movimento fu così sguaiato che la scollatura della sua maglietta cedette, rivelando la curva profonda e sudata del suo petto abbondante, premuto contro il legno. L'alcol le aveva sciolto ogni freno inibitorio.

«Ascoltate bene, belli miei,» riprese, il tono che si faceva improvvisamente più roco, denso di un umorismo malizioso e provocante. «Domani è sabato. Sarà solo un primo giorno conoscitivo, quindi niente panico. Preparate qualche gioco semplice, fateli stancare, fateli sudare. Ma per la settimana vera e propria... voglio un programma organizzato con i controcoglioni sulla mia scrivania entro domenica sera.» Si passò la lingua sulle labbra, sorridendo in modo sfacciato. «E chi non me lo consegna, finirà in punizione. Direttamente nel mio ufficio.»

Indice dei capitoli
9 Cap. 3

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