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Erotika
Campo Estivo - Vol.1 · Cap. 6
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Capitolo 6 di 11 14 min di lettura

Svuotato nella figa della "mammina" e incastrato dal generale

L'attrazione animale esplode nel bungalow di Tracy tra sudore, gemiti e piacere spudorato. Ma proprio al culmine del godimento, una spettatrice inattesa ribalta le dinamiche e cambia per sempre le regole del gioco.

Asiadu01
4 mesi fa · 2k letture · 0

Seguire Tracy lungo il sentiero sterrato verso la zona est del campo fu un autentico test di resistenza cardiocircolatoria. Il sole a picco trasformava l'aria in un fluido denso e respirabile a fatica, ma il mio problema principale non era la temperatura esterna. Era la visuale.

Tracy camminava a due passi da me, e ogni suo singolo movimento era un inno alla lussuria più spudorata. Avanzava con una lentezza calcolata, dondolando i fianchi larghi e burrosi con una cadenza ipnotica. Il laccetto del costume leopardato, ancora slacciato, le pendeva lungo i fianchi, lasciandole la schiena completamente nuda e lucida di sudore e olio solare. Ma era la parte inferiore a sequestrare la mia sanità mentale: il minuscolo lembo di tessuto del tanga spariva letteralmente tra i suoi glutei sodi e carnosi a ogni passo, offrendomi uno spettacolo osceno e meraviglioso. Il mio respiro si fece pesante, e il nylon bagnato del mio costume divenne una prigione dolorosa per l'erezione feroce che mi pulsava tra le gambe.

Arrivammo al suo bungalow. Tracy spinse la porta, che cedette con un cigolio, e mi fece cenno di entrare per primo.

L'interno era in penombra, l'aria viziata e satura del suo inconfondibile profumo dolciastro misto a cocco. Mi fermai al centro della piccola stanza, il cuore che mi martellava contro le costole.

«Allora... dov'è questa finestra bloccata?» chiesi, la voce che mi uscì più roca e raschiante del previsto.

Lei chiuse la porta alle sue spalle. Il rumore della serratura che scattava fu come la chiusura di una trappola. Si voltò, appoggiandosi al legno con la schiena, e mi sorrise. Un sorriso lento, predatore, da vera vipera. Non fece nessun gesto per coprirsi il seno, che ora, senza i laccetti a sostenerlo, le ricadeva morbidamente sul petto, trattenuto a stento dai due piccoli triangoli leopardati.

«Proprio lì, sopra il letto,» sussurrò, indicando un infisso perfettamente chiuso con un cenno del mento. Iniziò ad avvicinarsi, muovendosi con la grazia sinuosa di un felino affamato. «Ma sai, credo che la finestra possa aspettare un minuto.»

Si fermò a un soffio da me. Il calore che emanava dal suo corpo, rimasto per ore sotto il sole, mi investì come una fiammata. Allungò le mani e me le posò sui fianchi, facendo scivolare i pollici sul bordo elastico del mio costume bagnato.

«Guardati, piccino,» tubò, abbassando lo sguardo esattamente sul rigonfiamento indecente che mi tendeva la stoffa. Si inumidì le labbra carnose con la lingua, gli occhi scuri carichi di una perversione sfacciata. «Sei così teso. Così duro. Quella ragazzina repressa ti ha lasciato a secco in piscina, eh? Ti ha fatto arrivare al limite e poi ti ha mollato lì, con le palle blu.»

«Tracy...» ringhiai a mezza voce, chiudendo gli occhi per un secondo mentre le sue dita iniziavano a tracciare piccoli cerchi proprio sopra il mio inguine, senza però toccarlo direttamente. La sua tattica era chiara: voleva farmi sudare. Voleva vedermi implorare.

«Shhh...» mi zittì, alzandosi sulle punte per soffiarmi le parole contro il collo, sfiorandomi la pelle con le labbra calde. «Le mamme sanno sempre di cosa hanno bisogno i loro cuccioli. Sento quanto lo vuoi, Ale. Sento come tremi. Ma non te lo renderò così facile. Devi meritartelo.»

Fece scivolare una mano lungo il mio addome scolpito, sfiorandomi i pettorali con le unghie laccate. «Sei così caldo...»

Il contrasto tra l'umiliazione subita in piscina con Simona e l'offerta cruda, spietata e bagnata di Tracy fece saltare l'ultimo fusibile del mio autocontrollo. La logica sparì. Rimase solo una fame animale.

«Fanculo,» ringhiai.

Non le diedi il tempo di finire il suo gioco di negazione. Scattai in avanti, afferrandola per i fianchi morbidi e carnosi con una violenza che le fece sgranare gli occhi. La spinsi all'indietro, facendola cadere di schiena sul materasso sfatto del suo letto.

Tracy emise un verso di sorpresa che si trasformò immediatamente in un gemito gutturale di puro godimento. Non si oppose minimamente; anzi, spalancò le cosce nude, accogliendo il mio peso mentre le saltavo letteralmente addosso, incastrando le mie ginocchia tra le sue gambe.

Ero assatanato. Mesi di stress, quarantott'ore di follia in quel campo, l'odore dell'olio solare e il calore della sua pelle mi avevano ridotto a un fascio di istinti primordiali.

Con un gesto rapido e ruvido, infilai le mani sotto i triangoli leopardati del suo bikini e li spinsi brutalmente di lato, liberando del tutto i suoi seni enormi, pesanti e perfetti. La pelle chiara, che non aveva preso il sole, era un contrasto meraviglioso con il resto del corpo dorato.

Senza chiederle permesso, abbassai il viso e presi a baciarle il collo, la clavicola, scendendo fino a quella carne morbida. Il sapore salato del sudore, unito al dolciastro del cocco, mi invase il palato. Tracy inarcò la schiena, infilandomi le mani tra i capelli bagnati e tirandomeli con forza, spingendomi esattamente dove voleva.

«Sì... cazzo, sì, cucciolo!» ansimò, la voce rotta dalla lussuria mentre avvinghiava le sue gambe scivolose attorno alla mia vita, premendo il suo inguine caldo contro il mio bacino in un ritmo già frenetico.

Spalancai la bocca e presi uno dei suoi seni, succhiandolo con una foga vorace, animalesca. La carne mi riempì la bocca. Tracy si contorse sotto di me, gemendo senza alcun pudore. Con la lingua, iniziai a tracciare cerchi umidi e decisi sulla sua areola scura, per poi stringere il capezzolo turgido tra le labbra e i denti, mordendolo con una pressione che la fece fremere di piacere.

«Ancora... fammi male, Ale, succhiami bene,» mi incitò, completamente abbandonata al suo lato più oscuro, le unghie che mi graffiavano la schiena in lunghi solchi eccitanti.

Spostai il viso sull'altro seno. Mi inumidii le labbra, raccolsi un grumo denso di saliva e glielo sputai direttamente sul capezzolo, guardandolo scivolare lucido sulla sua pelle prima di avventarmici sopra. Lo leccai, mescolando la mia saliva al sapore della sua carne, per poi tornare a succhiare con forza, tirando la pelle sensibile, le mani che le impastavano le cosce e i fianchi larghi.

Il calore all'interno del bungalow era asfissiante, una bolla d'aria densa che sapeva di polvere, olio di cocco e pura lussuria. Non c'era più traccia di razionalità, solo l'istinto animale di due corpi che cercavano disperatamente attrito.

Le mie mani scivolarono dai suoi seni pesanti ai fianchi larghi, stringendo la carne morbida e sudata. Con uno strattone ruvido, mi liberai del costume bagnato, calciandolo via e facendolo finire chissà dove sul pavimento di legno. Tracy non fu da meno: agganciò il minuscolo laccetto del suo tanga leopardato e se lo sfilò lungo le cosce con un movimento fluido, liberandosi dell'ultimo ostacolo.

La sua pelle era bollente. Il sudore aveva iniziato a imperlarci la fronte e i petti, rendendo i nostri corpi scivolosi. Una parte del mio cervello, quella ancora fottutamente lucida e logica, urlava per avvertirmi del disastro: stavo stringendo i fili di una ragnatela troppo complessa, incastrato tra il profumo di vaniglia di Anna, le gelosie di Anto e la tensione trattenuta di Simona. Ma con i seni nudi di Tracy schiacciati contro di me e la sua bocca che divorava la mia, la preoccupazione fu letteralmente spazzata via dal testosterone.

Stavo per spingerla di nuovo contro il materasso, ma Tracy aveva altri piani.

Con un colpo di reni inaspettato e una forza che non le avrei mai attribuito, mi afferrò per le spalle e ribaltò le posizioni. Mi ritrovai con la schiena schiacciata contro le lenzuola sfatte, ansimante, mentre lei si metteva a cavalcioni su di me.

Era uno spettacolo devastante. I suoi seni abbondanti ondeggiarono liberi, pesanti e lucidi di sudore, i capezzoli scuri e turgidi che puntavano verso di me. Tracy mi guardò dall'alto in basso, i capelli neri che le ricadevano disordinati sulle spalle, un sorriso perfido e trionfante a incresparle le labbra carnose.

«Pensavi davvero di comandare tu, piccino?» tubò, la voce roca e carica di malizia.

Si spostò in avanti, piegando le ginocchia ai lati dei miei fianchi. Senza staccare i suoi occhi scuri e predatori dai miei, abbassò il bacino. Non mi fece entrare. Si limitò a far scivolare la sua intimità calda, nuda e già fottutamente bagnata direttamente contro la punta della mia erezione di marmo.

Il contrasto tra la pelle rovente e l'umidità scivolosa del suo sesso fu una scossa che mi fece inarcare la schiena con un gemito strozzato.

Tracy rise, una risata bassa e gutturale, continuando a strusciarsi lentamente contro di me, bagnandomi con i suoi umori a ogni movimento circolare dei suoi fianchi.

«Guardala,» sussurrò, inclinando il busto in avanti e passandosi due dita sul proprio sesso prima di portarsele alle labbra per leccarle. «Dimmi la verità, Ale... hai mai visto una figa così bella? Hai mai sentito qualcosa di così bagnato?»

«Cazzo, Tracy...» ansimai, le mie mani che scattarono in automatico, afferrando i suoi glutei sodi e compatti. Affondai le dita in quella carne morbida, stringendola con forza per fermare la sua tortura e spingerla verso il basso, ma lei fece resistenza, tenendomi sul filo del rasoio.

Si piegò completamente su di me. I suoi seni mi si schiacciarono contro il petto, e la sua bocca umida iniziò a percorrermi il collo. Mi leccò la pelle salata, mi morse leggermente la clavicola, sussurrando oscenità con un fiato caldo che mi faceva impazzire. «Ti svuoto io, ci penso io a farti dimenticare la verginella e l'amichetta del cuore. Sei mio, adesso.»

Prima di andare avanti…

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