Campo Estivo - Vol.1

Capitolo 6 - Svuotato nella figa della "mammina" e incastrato dal generale

L'attrazione animale esplode nel bungalow di Tracy tra sudore, gemiti e piacere spudorato. Ma proprio al culmine del godimento, una spettatrice inattesa ribalta le dinamiche e cambia per sempre le regole del gioco.

A
Asiadu01

3 ore fa

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Seguire Tracy lungo il sentiero sterrato verso la zona est del campo fu un autentico test di resistenza cardiocircolatoria. Il sole a picco trasformava l'aria in un fluido denso e respirabile a fatica, ma il mio problema principale non era la temperatura esterna. Era la visuale.

Tracy camminava a due passi da me, e ogni suo singolo movimento era un inno alla lussuria più spudorata. Avanzava con una lentezza calcolata, dondolando i fianchi larghi e burrosi con una cadenza ipnotica. Il laccetto del costume leopardato, ancora slacciato, le pendeva lungo i fianchi, lasciandole la schiena completamente nuda e lucida di sudore e olio solare. Ma era la parte inferiore a sequestrare la mia sanità mentale: il minuscolo lembo di tessuto del tanga spariva letteralmente tra i suoi glutei sodi e carnosi a ogni passo, offrendomi uno spettacolo osceno e meraviglioso. Il mio respiro si fece pesante, e il nylon bagnato del mio costume divenne una prigione dolorosa per l'erezione feroce che mi pulsava tra le gambe.

Arrivammo al suo bungalow. Tracy spinse la porta, che cedette con un cigolio, e mi fece cenno di entrare per primo.

L'interno era in penombra, l'aria viziata e satura del suo inconfondibile profumo dolciastro misto a cocco. Mi fermai al centro della piccola stanza, il cuore che mi martellava contro le costole.

«Allora... dov'è questa finestra bloccata?» chiesi, la voce che mi uscì più roca e raschiante del previsto.

Lei chiuse la porta alle sue spalle. Il rumore della serratura che scattava fu come la chiusura di una trappola. Si voltò, appoggiandosi al legno con la schiena, e mi sorrise. Un sorriso lento, predatore, da vera vipera. Non fece nessun gesto per coprirsi il seno, che ora, senza i laccetti a sostenerlo, le ricadeva morbidamente sul petto, trattenuto a stento dai due piccoli triangoli leopardati.

«Proprio lì, sopra il letto,» sussurrò, indicando un infisso perfettamente chiuso con un cenno del mento. Iniziò ad avvicinarsi, muovendosi con la grazia sinuosa di un felino affamato. «Ma sai, credo che la finestra possa aspettare un minuto.»

Si fermò a un soffio da me. Il calore che emanava dal suo corpo, rimasto per ore sotto il sole, mi investì come una fiammata. Allungò le mani e me le posò sui fianchi, facendo scivolare i pollici sul bordo elastico del mio costume bagnato.

«Guardati, piccino,» tubò, abbassando lo sguardo esattamente sul rigonfiamento indecente che mi tendeva la stoffa. Si inumidì le labbra carnose con la lingua, gli occhi scuri carichi di una perversione sfacciata. «Sei così teso. Così duro. Quella ragazzina repressa ti ha lasciato a secco in piscina, eh? Ti ha fatto arrivare al limite e poi ti ha mollato lì, con le palle blu.»

«Tracy...» ringhiai a mezza voce, chiudendo gli occhi per un secondo mentre le sue dita iniziavano a tracciare piccoli cerchi proprio sopra il mio inguine, senza però toccarlo direttamente. La sua tattica era chiara: voleva farmi sudare. Voleva vedermi implorare.

«Shhh...» mi zittì, alzandosi sulle punte per soffiarmi le parole contro il collo, sfiorandomi la pelle con le labbra calde. «Le mamme sanno sempre di cosa hanno bisogno i loro cuccioli. Sento quanto lo vuoi, Ale. Sento come tremi. Ma non te lo renderò così facile. Devi meritartelo.»

Fece scivolare una mano lungo il mio addome scolpito, sfiorandomi i pettorali con le unghie laccate. «Sei così caldo...»

Il contrasto tra l'umiliazione subita in piscina con Simona e l'offerta cruda, spietata e bagnata di Tracy fece saltare l'ultimo fusibile del mio autocontrollo. La logica sparì. Rimase solo una fame animale.

«Fanculo,» ringhiai.

Non le diedi il tempo di finire il suo gioco di negazione. Scattai in avanti, afferrandola per i fianchi morbidi e carnosi con una violenza che le fece sgranare gli occhi. La spinsi all'indietro, facendola cadere di schiena sul materasso sfatto del suo letto.

Tracy emise un verso di sorpresa che si trasformò immediatamente in un gemito gutturale di puro godimento. Non si oppose minimamente; anzi, spalancò le cosce nude, accogliendo il mio peso mentre le saltavo letteralmente addosso, incastrando le mie ginocchia tra le sue gambe.

Ero assatanato. Mesi di stress, quarantott'ore di follia in quel campo, l'odore dell'olio solare e il calore della sua pelle mi avevano ridotto a un fascio di istinti primordiali.

Con un gesto rapido e ruvido, infilai le mani sotto i triangoli leopardati del suo bikini e li spinsi brutalmente di lato, liberando del tutto i suoi seni enormi, pesanti e perfetti. La pelle chiara, che non aveva preso il sole, era un contrasto meraviglioso con il resto del corpo dorato.

Senza chiederle permesso, abbassai il viso e presi a baciarle il collo, la clavicola, scendendo fino a quella carne morbida. Il sapore salato del sudore, unito al dolciastro del cocco, mi invase il palato. Tracy inarcò la schiena, infilandomi le mani tra i capelli bagnati e tirandomeli con forza, spingendomi esattamente dove voleva.

«Sì... cazzo, sì, cucciolo!» ansimò, la voce rotta dalla lussuria mentre avvinghiava le sue gambe scivolose attorno alla mia vita, premendo il suo inguine caldo contro il mio bacino in un ritmo già frenetico.

Spalancai la bocca e presi uno dei suoi seni, succhiandolo con una foga vorace, animalesca. La carne mi riempì la bocca. Tracy si contorse sotto di me, gemendo senza alcun pudore. Con la lingua, iniziai a tracciare cerchi umidi e decisi sulla sua areola scura, per poi stringere il capezzolo turgido tra le labbra e i denti, mordendolo con una pressione che la fece fremere di piacere.

«Ancora... fammi male, Ale, succhiami bene,» mi incitò, completamente abbandonata al suo lato più oscuro, le unghie che mi graffiavano la schiena in lunghi solchi eccitanti.

Spostai il viso sull'altro seno. Mi inumidii le labbra, raccolsi un grumo denso di saliva e glielo sputai direttamente sul capezzolo, guardandolo scivolare lucido sulla sua pelle prima di avventarmici sopra. Lo leccai, mescolando la mia saliva al sapore della sua carne, per poi tornare a succhiare con forza, tirando la pelle sensibile, le mani che le impastavano le cosce e i fianchi larghi.

Il calore all'interno del bungalow era asfissiante, una bolla d'aria densa che sapeva di polvere, olio di cocco e pura lussuria. Non c'era più traccia di razionalità, solo l'istinto animale di due corpi che cercavano disperatamente attrito.

Le mie mani scivolarono dai suoi seni pesanti ai fianchi larghi, stringendo la carne morbida e sudata. Con uno strattone ruvido, mi liberai del costume bagnato, calciandolo via e facendolo finire chissà dove sul pavimento di legno. Tracy non fu da meno: agganciò il minuscolo laccetto del suo tanga leopardato e se lo sfilò lungo le cosce con un movimento fluido, liberandosi dell'ultimo ostacolo.

La sua pelle era bollente. Il sudore aveva iniziato a imperlarci la fronte e i petti, rendendo i nostri corpi scivolosi. Una parte del mio cervello, quella ancora fottutamente lucida e logica, urlava per avvertirmi del disastro: stavo stringendo i fili di una ragnatela troppo complessa, incastrato tra il profumo di vaniglia di Anna, le gelosie di Anto e la tensione trattenuta di Simona. Ma con i seni nudi di Tracy schiacciati contro di me e la sua bocca che divorava la mia, la preoccupazione fu letteralmente spazzata via dal testosterone.

Stavo per spingerla di nuovo contro il materasso, ma Tracy aveva altri piani.

Con un colpo di reni inaspettato e una forza che non le avrei mai attribuito, mi afferrò per le spalle e ribaltò le posizioni. Mi ritrovai con la schiena schiacciata contro le lenzuola sfatte, ansimante, mentre lei si metteva a cavalcioni su di me.

Era uno spettacolo devastante. I suoi seni abbondanti ondeggiarono liberi, pesanti e lucidi di sudore, i capezzoli scuri e turgidi che puntavano verso di me. Tracy mi guardò dall'alto in basso, i capelli neri che le ricadevano disordinati sulle spalle, un sorriso perfido e trionfante a incresparle le labbra carnose.

«Pensavi davvero di comandare tu, piccino?» tubò, la voce roca e carica di malizia.

Si spostò in avanti, piegando le ginocchia ai lati dei miei fianchi. Senza staccare i suoi occhi scuri e predatori dai miei, abbassò il bacino. Non mi fece entrare. Si limitò a far scivolare la sua intimità calda, nuda e già fottutamente bagnata direttamente contro la punta della mia erezione di marmo.

Il contrasto tra la pelle rovente e l'umidità scivolosa del suo sesso fu una scossa che mi fece inarcare la schiena con un gemito strozzato.

Tracy rise, una risata bassa e gutturale, continuando a strusciarsi lentamente contro di me, bagnandomi con i suoi umori a ogni movimento circolare dei suoi fianchi.

«Guardala,» sussurrò, inclinando il busto in avanti e passandosi due dita sul proprio sesso prima di portarsele alle labbra per leccarle. «Dimmi la verità, Ale... hai mai visto una figa così bella? Hai mai sentito qualcosa di così bagnato?»

«Cazzo, Tracy...» ansimai, le mie mani che scattarono in automatico, afferrando i suoi glutei sodi e compatti. Affondai le dita in quella carne morbida, stringendola con forza per fermare la sua tortura e spingerla verso il basso, ma lei fece resistenza, tenendomi sul filo del rasoio.

Si piegò completamente su di me. I suoi seni mi si schiacciarono contro il petto, e la sua bocca umida iniziò a percorrermi il collo. Mi leccò la pelle salata, mi morse leggermente la clavicola, sussurrando oscenità con un fiato caldo che mi faceva impazzire. «Ti svuoto io, ci penso io a farti dimenticare la verginella e l'amichetta del cuore. Sei mio, adesso.»

Con un gesto rapido e abituato, recuperò un preservativo da sotto il cuscino. Me lo infilò con una destrezza che parlava di totale esperienza, facendo scivolare le dita lungo la base in un modo che mi fece mancare l'aria.

Poi, finalmente, smise di giocare.

Si sollevò appena, si posizionò e si lasciò cadere su di me, accogliendomi dentro di sé con una spinta decisa e profonda.

Emettemmo entrambi un gemito gutturale. La sensazione fu indescrivibile: le pareti della sua figa erano calde, strette, e mi avvolsero completamente in una morsa umida e perfetta. Tracy chiuse gli occhi, gettando la testa all'indietro ed esponendo la gola bagnata di sudore, mentre si abituava alla mia lunghezza.

Poi iniziò a muoversi. Divenne una furia selvaggia. Sollevava e abbassava i fianchi con una violenza e una precisione spietate, cavalcandomi come se volesse sfinirmi. Il rumore dei nostri corpi sudati che sbattevano l'uno contro l'altro, quello schiocco umido di pelle su carne, rimbombava nel piccolo bungalow, coprendo il suono delle cicale all'esterno.

«Sì... oh, cazzo, sì!» ansimava Tracy, le mani piantate sul mio petto per darsi la spinta, i seni che sobbalzavano selvaggiamente a ogni affondo. «Sfondami, Ale... fammi sentire quanto lo volevi...»

Risposi spingendo il bacino verso l'alto, andandole incontro con foga disperata, le dita piantate nei suoi fianchi per assecondare quel ritmo forsennato. Il mondo fuori era sparito. C'era solo l'odore del sesso, il calore asfissiante e l'orgasmo che si avvicinava come un treno merci in corsa. Ero al limite. La tensione accumulata si stava per riversare tutta dentro di lei in un climax che prometteva di svuotarmi l'anima.

Poi, proprio nel momento in cui il mio respiro si spezzò e stavo per venire con una spinta feroce...

CLACK.

La porta del bungalow si spalancò di colpo.

La luce cruda del sole inondò la stanza in penombra, colpendo in pieno i nostri corpi intrecciati, sudati e inequivocabilmente fusi l'uno nell'altra.

Fiona era ferma sulla soglia.

Il mio cuore si fermò. Il tempo stesso sembrò congelarsi in quell'istante di terrore puro.

Fiona non urlò, non si portò le mani al viso, non fece nessuna scena di finto moralismo. All’inizio restò perfettamente immobile, gelata. I suoi occhi scuri scattarono come uno scanner clinico, registrando ogni singolo fottuto dettaglio: il letto sfatto, l'assenza di qualsiasi problema alla finestra, i vestiti lanciati a terra, Tracy nuda a cavalcioni su di me, e la mia espressione pietrificata di chi è stato colto nel momento esatto del peccato.

Ma la sua immobilità durò solo un secondo. Vidi la sua mascella contrarsi con una forza tale da farle sbiancare i lineamenti. Il suo petto, fasciato dal bikini verde smeraldo, iniziò ad alzarsi e abbassarsi con respiri sempre più pesanti e irregolari. La scena che aveva davanti l’aveva colpita, forse anche innescando quella fame carnale che teneva repressa, ma in un battito di ciglia trasformò quel turbamento viscerale in un disgusto freddo e in un'aggressività letale.

«Beh?» esordì Tracy, rompendo il silenzio senza nemmeno accennare a coprirsi o a scendere da me. Anzi, si voltò verso la porta, appoggiando una mano sul mio petto con un sorrisetto sfacciato e provocatorio. «Gelosa, Fì? Bastava bussare. Oppure la tua astinenza ti fa dimenticare le buone maniere?»

Fu come gettare alcol su una fiamma viva.

Gli occhi di Fiona si restrinsero, iniettandosi di una rabbia gelida e trattenuta a stento. Non degnò Tracy di una risposta diretta, ma puntò quello sguardo omicida dritto su di me. Mi trafisse. Non era la rabbia per una regola infranta, o per aver beccato due colleghi a scopare. Era molto peggio. Era il disprezzo profondo per la mia falsità.

«Tu mi fai schifo più di lei, sai?» disse Fiona, e la sua voce era bassa, tremante di una rabbia fottutamente reale e radicata. «Lei almeno non finge. Tu invece fai la faccia da bravo ragazzo con Anna, ti fai difendere da Simona, abbassi gli occhi come se tutto ti capitasse addosso… e poi sei qui. Per scelta.»

Il fiato mi morì in gola. Le sue parole furono una pugnalata chirurgica. Aveva letto tutto il mio patetico teatrino e lo stava facendo a pezzi davanti ai miei occhi, spogliandomi non dei vestiti, ma della mia presunta innocenza.

Tracy sbuffò una risata. «Oh, andiamo, non fare la pesante-»

«Chiudi quella fottuta bocca, Tracy,» sibilò Fiona, così tagliente che persino la "mammina" del campo si zittì per un secondo.

Ma l'esitazione di Tracy durò esattamente un battito di ciglia. Invece di ritrarsi, di coprirsi o di scivolare via da me, il suo sorriso si allargò in una smorfia di pura, sfacciata perversione. Piantò le mani sul mio torace, inarcò la schiena nuda e riprese a muovere i fianchi.

Affondò su di me con una spinta brutale e bagnata, uno schiocco di carne contro carne che rimbombò osceno nella stanza.

«Non fare la suora repressa con me, Fì,» ansimò Tracy, mollando il peso dei suoi seni enormi e sudati contro il mio petto a ogni pompata. «Gli anni scorsi non ti scandalizzavi mica per queste cose. Anzi.» Accelerò il ritmo, strusciandosi contro il mio pube con una foga animalesca, mantenendo gli occhi piantati in quelli della collega. «Sei solo fottutamente invidiosa. Ti rode il fegato vedermi cavalcare questo cazzo duro come il marmo mentre tu stai a secco da mesi a fare la guardia giurata.»

«Tra...» provai a mormorare, il fiato corto, sopraffatto da quel mix letale di terrore e piacere.

Ma Tracy non voleva farmi parlare. Con un gesto fulmineo, premette il palmo della mano lucido di sudore direttamente sulla mia bocca, tappandomela con forza. Mi schiacciò la testa contro il materasso, costringendomi a ingoiare i miei stessi gemiti.

E la cosa più assurda, fottuta e malata, fu che il mio corpo non si ritrasse. L'idea di essere usato così, bloccato sotto una ragazza sfacciata e formosa, con la mano di lei a tapparmi la bocca e un'altra donna, spietata e bellissima, a farci da spettatrice a un metro di distanza, mi mandò completamente in cortocircuito. L'eccitazione esplose. Sentivo le pareti calde e strette di Tracy mungermi attraverso il lattice a ogni suo movimento feroce, e la vergogna si mescolò a un piacere viscerale, quasi doloroso, che mi portò a un millimetro dal limite.

Fiona strinse i pugni, il petto che si alzava e si abbassava rapidamente sotto il bikini smeraldo. I suoi occhi dardeggiavano dalla mano di Tracy sulla mia bocca al modo in cui i nostri bacini si scontravano.

«Siete patetici,» sputò Fiona, ma la sua voce tremava di una rabbia che faticava a coprire un'eccitazione distorta. Spostò lo sguardo su di me, i suoi occhi scuri carichi di un disprezzo assoluto. «E tu fai schifo. Guardati. Godi mentre ti fai usare come un fottuto giocattolo. Sei proprio l'ipocrisia fatta persona. Il bravo ragazzo che consola le amichette timide e poi si fa tappare la bocca qua dentro.»

«Hai finito il tuo monologo da rosicona?» la interruppe Tracy, togliendo la mano dalla mia bocca solo per afferrarmi i capelli bagnati e tirarli all'indietro, accelerando ancora di più i colpi del suo bacino, ormai madido dei nostri umori. «Perché adesso devo far venire il mio piccolino, e non mi piace il pubblico se non partecipa. Fuori dai coglioni, generale.»

Fiona fece un passo indietro, afferrando la maniglia della porta. Il suo volto era una maschera di delusione feroce, di eccitazione distorta e di potere nascente. Mi fissò per l'ultima volta, i suoi occhi che sembravano scavarmi dentro, piantando un seme nero e avvelenato che avrebbe distrutto la mia estate.

Fiona si fermò sulla soglia, senza voltarsi del tutto.

«Per ora non dico niente.»

Quel "per ora" mi rimase addosso più delle mani e del sudore di Tracy.

Poi uscì, sbattendo la porta di legno con un boato sordo che rimbombò nello stomaco.

Il rumore della serratura scattò come una frustata. Rimasti soli, l'adrenalina accumulata si trasformò in benzina pura. Tracy emise un grido roco, animale, e si piegò in avanti, schiacciando la sua pelle bollente contro la mia. Mi morse il lobo dell'orecchio, stringendo i muscoli interni in una morsa letale e inesorabile.

«Vieni per me, cucciolo!» ansimò lei, le unghie affondate nella mia carne. «Svuotati!»

Non riuscii più a trattenermi. L'immagine degli occhi carichi di ricatto di Fiona, fusa all'attrito bollente e scivoloso di Tracy, mi fece esplodere. Inarcai la schiena, affondando in lei con una spinta brutale, l'ultima, mentre il mio corpo si contraeva in un orgasmo violentissimo, lungo e rumoroso. Tracy mi seguì un secondo dopo, tremando incontrollabilmente sopra di me, i suoi seni pesanti premuti sul mio torace ansante e madido.

Rimanemmo lì, in quel groviglio di membra sudate e respiri spezzati, circondati dal silenzio afoso del pomeriggio. Ero stato svuotato, ma la prigione psicologica in cui mi aveva appena rinchiuso Fiona era appena stata sigillata. E la chiave, l'aveva portata via lei.

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